“No volveremos a la normalidad, porqué la normalidad era el problema”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

          di Alice Vassallo 2B

Come ha potuto un organismo così piccolo e apparentemente innocuo mettere in ginocchio l’intera popolazione mondiale? Perché non riusciamo a capire che prevenire è sempre meglio che curare?

Questo virus sarà riuscito a farci capire l’importanza della libertà e dei valori che fino ad adesso abbiamo sempre dati per scontati o appena sarà finito tutto questo dimenticheremo e torneremo ad essere le persone di  sempre? 

In questi giorni sta girando sul web la foto di una scritta che è stata proiettata su un palazzo a Santiago del Cile :“Non torneremo alla normalità perché la normalità era il problema.” (https://vitaminaproject.com/non-torneremo-alla-normalita-perche-la-normalita-era-il-problema/)                   

Il virus ci ha portato a fare i conti con una realtà a noi sconosciuta; ci ha privato della libertà, del contatto umano ma soprattutto della normalità.

È diventata una sfida fare la spesa, andare al lavoro e fare una semplice passeggiata.

Ci siamo ritrovati ad affrontare uno stato di quarantena con il divieto di uscire passando giornate in piena solitudine, sempre connessi ad un portatile per rimanere in contatto tra noi e vivendo con la paura che il virus potesse contagiare un nostro familiare o qualcuno di importante per noi.

Questo killer non è riuscito però a fermare l’istruzione: è ripartita subito, più forte che mai, e più o meno tutti sono riusciti ad adattarsi al nuovo metodo scolastico procurandosi i dispositivi necessari e imparando ad usare la tecnologia in modo corretto.

Di positivo c’è stato solo l’impatto che il Covid ha avuto sull’ambiente; l’inquinamento è diminuito drasticamente, soprattutto grazie ad una riduzione dello spostamento, e gli animali e la natura si sono ripresi i propri spazi.( https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/cuneo/2020/04/12/news/con-l-emergenza-coronavirus-meno-traffico-cosi-gli-animali-si-riprendono-i-loro-spazi-1.38707905)

Ovviamente ognuno di noi ha vissuto la quarantena in modo differente; chi, non dovendosi preoccupare dell’aspetto economico, ha continuato a condurre una vita per così dire “normale”, chi, rimasto senza lavoro, combattendo ogni giorno per riuscire a sfamare i propri figli e chi, invece, la quarantena nemmeno l’ha vissuta, ignorando appena possibile i divieti e uscendo lo stesso di nascosto senza portare rispetto a tutte le persone che non sono riuscite a sopravvivere a questo mostro.

Adesso, sta per iniziare la fase due e finalmente, ritorneremo alla vita di sempre o almeno a qualcosa che gli assomigli…

Nonostante tutto la maggioranza delle persone si sta rialzando, sta iniziando a fare piccole prove per ritornare ad una parvenza di normalità.

Ma dobbiamo davvero dare la colpa di quello che è successo solo ed esclusivamente al virus? Anche noi avremmo potuto fare qualcosa?

Purtroppo, al giorno d’oggi, gran parte degli individui si comporta in modo superficiale, trascurando il peso delle proprie azioni e abitudini quando basterebbe solo più attenzione e meno egoismo per prevenire molte situazioni invece di piangersi addosso e ritrovarsi ad agire quando ormai il danno è fatto.

Avremmo potuto fare qualcosa e ridurre di molto la diffusione del virus se solo ci fossimo resi conto della gravità della situazione in cui ci stavamo trovando e se solo non la avessimo sottovalutata.

Siamo rimasti chiusi in casa, come mai prima d’ora, rinunciando alla nostra vita di sempre ma probabilmente – se non fossimo stati obbligati -quanti di noi avrebbero scelto spontaneamente di sottostare a tali restrizioni, pur bombardati di notizie di persone che morivano ogni giorno?(https://www.lastampa.it/topnews/edizioni-locali/cuneo/2020/04/12/news/con-l-emergenza-coronavirus-meno-traffico-cosi-gli-animali-si-riprendono-i-loro-spazi-1.38707905)

La verità è che purtroppo l’essere umano è terribilmente egoista e finché non è toccato direttamente dagli eventi tende a sottovalutarli…

Vogliamo davvero andare avanti e fra qualche tempo fare finta che tutto questo non sia mai successo? Vogliamo continuare ad essere noncuranti di tutti gli errori che facciamo come se tutto fosse lecito?

E se la prossima volta non potessimo più rimediare ai nostri errori?

Questo virus ci deve servire di lezione, dobbiamo imparare a capire che ad ogni azione corrisponde una reazione.

Dobbiamo ovviamente tornare alla normalità, ma dobbiamo tornarci facendo in modo che tale ritorno sia un cambiamento, ed ognuno di noi deve fare la sua parte; non dobbiamo aspettare che lo facciano gli altri perché l’indifferenza è sempre il crimine peggiore, il vero cambiamento parte da noi stessi : non è mai troppo tardi per cambiare il mondo.

                                                                  

5g e COVID-19: le “bufale” riguardanti il nuovo sistema di telefonia mobile e il coronavirus

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Sergio Bolog, II B

 

Fin dall’inizio della pandemia che ha congelato il mondo moderno, si sono diffuse in rete voci riguardanti un presunto nesso tra la diffusione del 5G, il nuovo sistema di telefonia mobile che dovrebbe, in un futuro non molto lontano, offrire connessioni più rapide e altri servizi tramite la rete cellulare nella maggior parte del mondo, e quella del COVID-19.

I diffusori di tali voci, principalmente siti complottisti, credono che il 5G possa ridurre le difese immunitarie delle persone esposte alle sue onde radio o diffondere in modo “non ancora conosciuto” il Coronavirus.             

Queste affermazioni sono totalmente prive di basi scientifiche o prove certe, e sono quindi “bufale” diffuse da siti cospirazionisti e gruppi interessati a bloccare la diffusione del 5G.  

 

C’è inoltre chi crede   che le onde radio emesse dai ripetitori, pur non avendo niente a che fare con il Coronavirus, siano dannose per la salute delle persone in altri modi.                                                                                                                    

Anche questa affermazione è falsa e infondata: in anni di ricerche gli specialisti non hanno mai scoperto elementi a favore dell’idea che le onde radio possano danneggiare il corpo umano.    

   

Molti, inoltre, covano il sospetto che il governo russo abbia dato inizio, o che abbia almeno incoraggiato la diffusione di queste “fake news”, dato lo svantaggio dal punto di vista tecnologico della Russia rispetto agli altri paesi.

Il 5G  è completamente privo di rischi per la salute, nonostante le affermazioni dei complottisti, ed è anche un elemento che, secondo gli esperti cambierà in modo positivo le vite di molte persone intorno al globo: infatti, il nuovo sistema di telefonia mobile potrebbe portare a grandi innovazioni tecnologiche, riguardanti automobili, connessione e addirittura ospedali.  

Coronavirus: qual è l’impatto sull’ambiente?

Di Elena Dellacasa 2B

Esiste un collegamento tra il coronavirus e l’inquinamento? Il COVID-19 è solo un virus o è una richiesta d’aiuto da parte del nostro pianeta? Abbiamo commesso degli errori e questa è una lezione che dobbiamo imparare?

Il coronavirus, epidemia che dall’inizio della sua diffusione ad oggi ha provocato nel mondo 4.589.529 casi confermati e 310.391 morti, secondo alcuni scienziati americani è fortemente legato all’inquinamento.

Negli Stati Uniti un gruppo di ricercatori dell’Università di Harvard ha avviato uno studio attraverso modelli statistici per capire se i livelli di PM (particolato atmosferico, ovvero l’insieme delle sostanze solide e liquide sospese nell’aria, prodotte sia da attività naturali come polveri e pollini, sia da quelle umane come industrie e traffico stradale) possano in qualche modo essere associati agli effetti sanitari del virus. L’unica informazione certa al momento è che l’inquinamento atmosferico aumenta il rischio di contrarre malattie non trasmissibili relative ai sistemi cardiocircolatorio e respiratorio (infarto, ictus, asma, cancro dei polmoni, ecc.). I ricercatori hanno perciò ipotizzato che ciò possa avvenire anche nel caso in cui si trattasse di infezione da COVID-19, fattore che spiegherebbe l’elevato numero di decessi proprio in aree particolarmente inquinate. Molti altri studi hanno ugualmente segnalato come l’inquinamento atmosferico contribuisca ad indebolire le difese del sistema immunitario.

Una seconda correlazione tra l’inquinamento e l’epidemia è stata valutata in Italia dall’ISS (Istituto Superiore di Sanità) e dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) in collaborazione con il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Questi hanno dato inizio ad una ricerca per analizzare la possibilità che il particolato sia un facile veicolo per la diffusione del virus per via aerea, al di fuori delle goccioline di saliva (“droplet”) emesse dagli infetti quando tossiscono o starnutiscono. L’ISS però ricorda che alcune zone esposte ad un notevole livello di inquinamento sono state escluse o poco interessate dall’epidemia. Sono state invece soggette al contagio aree densamente abitate o contrassegnate da frequenti spostamenti di popolazione.

E’ comunque necessario precisare che tutti gli studi sono ancora in fase preliminare, hanno perciò bisogno di maggiori verifiche ed approfondimenti a riguardo.

Un ultimo elemento ricollegabile all’inquinamento in generale, è riscontrabile in merito al lockdown applicato dai singoli Paesi europei: grazie alle severe misure di quarantena imposte, Madrid, Milano e Roma  hanno registrato una riduzione dell’inquinamento di circa il 45%, mentre Parigi addirittura del 54%.

I ricercatori olandesi del Royal Netherlands Meteorological Institute attraverso le immagini satellitari hanno confrontato le concentrazioni di biossido di azoto dal 13 marzo al 13 aprile 2020 con quelle registrate nel 2019. Poiché la concentrazione di questo inquinante è fortemente influenzata dalle variazioni di emissioni e di condizioni metereologiche da un giorno all’altro, le medie sono state calcolate su un periodo più lungo, della durata di un mese. L’incertezza del 15% espressa dai ricercatori è infatti una conseguenza di queste variabili.

Lockdown, ecco gli effetti sull'inquinamento atmosferico in Europa

Lockdown, ecco gli effetti sull'inquinamento atmosferico in EuropaLockdown, ecco gli effetti sull'inquinamento atmosferico in Europa

Oltre ad un minore inquinamento atmosferico – per quanto riguarda la diminuzione di traffico e di gas prodotti dalle industrie – si può notare anche un valore decrescente di rumore sismico (ridotto di circa un terzo) ed una maggiore presenza di animali selvatici che ora si sono spinti fino al cuore dei centri cittadini.

Solo in questa triste situazione è stato possibile ammirare le città per come dovrebbero presentarsi anche in normali circostanze. L’uomo è consapevole dei propri sbagli che stanno distruggendo la sua stessa casa, ma forse tutto ciò che accade è un segno per ricordarci che il tempo per rimediare verrà sempre più a mancare, e questa è una delle nostre ultime possibilità per agire.

Purtroppo l’uomo non è riuscito a cambiare, neanche di fronte al risultato ed alle evidenti conseguenze delle proprie azioni, ma un’epidemia mondiale forse è l’unico stimolo che potrà davvero portare cambiamenti in un futuro, o forse – come temono i più pessimisti – non  accadrà in nessun caso. Nel link, il video – divenuto virale – LETTERA DAL VIRUS: Non stiamo bene. Fino a che punto arriveremo? “

Fonti: 

IlFattoQuotidiano, LaStampa, ilPost, TriestePrima

COVID-19: come sta cambiando il nostro mondo?

Articolo di Chiara Zuanazzi, II B

L’epidemia di COVID-19 ha completamente sconvolto le nostre abitudini, trasportandoci in una quotidianità del tutto diversa, per certi versi decisamente spaventosa. Tra videolezioni, mascherine e distanziamento sociale, quella che sempre abbiamo considerato la vita vera e propria, sembra ormai un lontano ricordo.

La società globale si trova ora davanti ad un bivio decisivo: da una parte la ripresa delle attività economiche, dall’altra la propria salute. Ma come scegliere in un momento di crisi come questo, caratterizzato da scontento, paura, incertezza e morte?

In tutti gli ambiti la tecnologia sta avendo un ruolo fondamentale: lo smart working e la DaD, sebbene da molti vengano considerati come inefficienti, stanno scandendo la routine di molti italiani, dando la possibilità ad impiegati e studenti di svolgere le proprie mansioni.

In molti altri ambiti però la tecnologia sembra non possa fornire alcun aiuto. Nelle scorse settimane infatti, in tutto il mondo, si sono verificate numerosissime rivolte da parte di lavoratori stanchi di non poter tornare a svolgere il proprio mestiere e preoccupati per la situazione economica che stanno attraversando.

Tra le molte proteste avvenute, la maggior parte sembra essersi verificata negli Stati Uniti, dove lo stesso presidente Donald Trump ha affermato di voler far ripartire l’economia degli USA il prima possibile. A Denver, Colorado, la manifestazione ha infatti raggiunto dimensioni notevoli, con addirittura episodi di violenza; armi, odio e rabbia infatti hanno caratterizzato il corteo, infuriato contro il governatore dello stato che, preoccupato per la situazione sanitaria, aveva da poco deciso di imporre dure restrizioni.

Sebbene l’allerta sia stata percepita in ogni luogo del pianeta, le procedure di contenimento del virus, risultano molto differenti tra loro, generando a tratti confusione.

All’interno dell’ambiente europeo infatti, ogni Stato si sta comportando differentemente, in base alla gravità della situazione sanitaria. Paesi come l‘Italia e la Spagna, duramente colpiti dalla malattia, hanno nelle ultime ore richiesto una proroga riguardo allo stato di emergenza, mentre, stati come la Germania o l’Austria sembrano essere decisamente più propensi alla riapertura totale.

Nonostante l’ottimismo che, almeno in Italia, si inizia a percepire, l’allerta è ancora alta; la preoccupazione ricade infatti sulla possibilità di una seconda ondata del virus, in seguito alle misure meno restrittive da poco emanate.

L’arrivo di un vaccino, che possa porre fine al dolore che sta investendo l’intera popolazione mondiale, pare essere ancora lontano; per ora è necessario rispettare le norme imposte, sperando di riuscire a sconfiggere questo virus che negli ultimi mesi ha totalmente sconvolto il nostro 2020.

Covid-19, parla un’infermiera dell’ospedale Gaslini: “Non ci si può tirare indietro.”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Alessia Gerini classe 2B

In seguito all’improvviso avvento del COVID-19, il mondo intero ha visto impegnati nella lotta contro questa epidemia, milioni di medici ed infermieri, che da molte persone sono stati definiti, giustamente, “eroi”.     Gli operatori sanitari, in un certo senso, sono diventati simbolo di questa battaglia mondiale, veri rappresentanti di coraggio e di speranza. 

Gli ospedali hanno certamente dovuto adeguarsi a questa situazione estrema, costringendo il personale medico ad attrezzarsi adeguatamente per affrontare l’epidemia. Tra questi,  l’Istituto Giannina Gaslini, ospedale pediatrico di Genova. A questo proposito, abbiamo intervistato un’infermiera pediatrica, operante nel reparto di percorso nascita, Lina G., che combatte in prima linea proprio presso l’Istituto Gaslini. 

Lina ci ha descritto  la situazione e i cambiamenti, che l’ospedale ha dovuto apportare per garantire la salute sia dei pazienti, che del personale. 

“Tutto il personale medico si è unito per un unico obbiettivo, ovvero quello di proteggerci a vicenda e proteggere i pazienti. Questo è stato possibile grazie al continuo uso dei dispositivi di protezione. Siamo diventati una squadra.”

Lina sottolinea, inoltre, l’aumento del carico di lavoro di questo periodo.  Difatti, molti ospedali, per focalizzarsi sull’emergenza COVID, hanno chiuso diversi reparti, tra i quali quelli del percorso nascite, aumentando così l’affluenza dei ricoveri dei neonati e delle madri all’ospedale Gaslini.

Una delle numerose modifiche apportate , riguarda  proprio il rapporto tra le neo mamme e il personale medico. “Il contatto con le pazienti è inevitabile, ma dobbiamo seguire dei protocolli specifici. Non è più possibile assisterle come si faceva prima.” 

Mantenere alto l’umore all’interno del reparto non è facile, si cerca però di trovare la forza di andare avanti,  grazie anche al sostegno fra i colleghi. “Lavorare in questo reparto durante la situazione che stiamo vivendo, è un po’ un paradosso. – spiega – Si torna a casa stanchi, si sente il bollettino dei decessi e ci si rattrista, ma poi, pensando alla nascita di tutte quelle nuove vite, si tira un sospiro di sollievo. La vita non ha smesso di sbocciare. E’ strano pensare che, mentre una vita giunge alla sua fine, nello stesso momento, un’altra vede il suo inizio.” 

Il livello di preoccupazione delle madri ricoverate, è sicuramente aumentato, probabilmente anche per la  mancanza di sostegno e vicinanza fisica, a causa dei provvedimento del distanziamento sociale.

 “Le pazienti desidererebbero avere acconto a sé i proprio cari, questo aumenta sicuramente il loro stato di ansia e di preoccupazione, ma il conseguente avvicinamento con il neonato, colma in parte questa mancanza.” E’ dunque importante anche una sorta di assistenza psicologica da parte del personale, per mantenere un clima di tranquillità, per quanto possibile, all’interno del reparto. “Basta anche solo uno sguardo comprensivo, affinché i pazienti si possano sentire più sicuri, per far sapere che non sono soli.”

E’ fondamentale in questo momento, una collettiva ferrea forza di volontà, e un grande sostegno fra gli operatori sanitari. “Non ci si può tirare indietro, non bisogna mai farlo. Il nostro è come un giuramento, occorre rimboccarsi le maniche ed andare avanti. Questo è un dovere.”

25 Novembre: una data che mi sta particolarmente a cuore

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Anna Di Paola, 1B

In principio le ricorrenze annuali erano efficaci per sensibilizzare le persone a proposito di argomenti seri, come la lotta contro l’AIDS o il cancro al seno, ma oggi si celebra la Giornata del gatto e degli incontri con gli extraterrestri.”

Oggi le ricorrenze annuali nazionali e internazionali sono sempre di più, tanto che non conosciamo l’esistenza di molte di esse. Per esempio, è noto a tutti che il 5 Febbraio è la Giornata mondiale della Nutella? O che il 28 Gennaio è la Giornata mondiale della sclerosi multipla, ma allo stesso tempo anche dell’hamburger? Immagino di no. Il fatto è che attualmente si festeggia praticamente di tutto. Esiste la Giornata mondiale della lentezza (27 Febbraio), del sonno (17 Marzo), del naso (16 Giugno) e addirittura quella dei blogger (2 Maggio).

Ma quali sono le giornate davvero speciali che vale la pena celebrare?

Il 25 Novembre di ogni anno, a partire dal 1999, si festeggia la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Perché è auspicabile che stia particolarmente a cuore questa data? Soprattutto perché milioni di donne sono morte a causa di violenze domestiche, psicologiche o abusi. Le statistiche affermano che il 31,9 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni (quindi poco meno di 7 milioni di donne al mondo) dichiarano di essere state vittime di violenza fisica, sessuale o morale, almeno una volta nella loro vita. Riguardo allo stupro, invece, “solamente” il 4,8 per cento (circa un milione di donne). E in base al numero di femminicidi (circa 88 ogni giorno), nell’80 per cento dei casi l’aggressore abita nella stessa casa della vittima. 

Come la schiavitù dei neri nella seconda metà dell’800, anche la violenza sulle donne è considerata una violazione dei diritti umani e, malgrado ciò, in questo periodo di lockdown, i casi di violenze domestiche sono aumentati. Fortunatamente, nonostante l’emergenza Covid, i centri di assistenza sono comunque rimasti aperti e disponibili ad aiutare quelle donne che, per sfuggire al pericolo che si trova all’interno della loro dimora, sono costrette ad affrontarne un altro al di fuori.

Ma solo da pochi anni la violenza sulle donne è diventato tema e dibattito pubblico.

Ogni 25 Novembre, in tutte le piazze d’Italia come in tutto il mondo, le panchine e le fontane si tingono di rosso, e migliaia di scarpe rosse si spargono per le strade delle città lasciando ad occhi aperti i passanti.

Questa iniziativa, ideata dall’artista messicana Elina Chauvet e denominata “Red Shoes“, ha l’obbiettivo di sensibilizzare e diffondere il simbolo della lotta contro la violenza di genere. La prima manifestazione di questo tipo si svolse nel 2009 proprio grazie ad Elina, che raccolse 33 paia di scarpe color sangue e le espose in modo tale da simulare una marcia silenziosa, ma profondamente d’impatto. Anche io, per cultura familiare e sentendomi nel profondo femminista, ho partecipato più di una volta a eventi simili, e ho avuto l’occasione e la fortuna di ascoltare, con molta compassione nell’animo, testimonianze di varie donne e ragazze che sono state vittime di abusi e/o violenze da parte di sconosciuti, colleghi di lavoro, amici o addirittura familiari. 

Un’altra iniziativa un po’ più recente ma molto bella ed emozionante, è il flash mob partito da un gruppo femminista del Cile, Las Tesis, e giunto in tutto il mondo, anche in Italia. Decine di donne, rispettivamente bendate e accompagnate dal suono dei tamburi,  si ritrovano in piazza intonando un testo di denuncia contro lo Stato, il sistema e gli agenti di sicurezza, denominato “Un violador en tu camino” (“Uno stupratore sul tuo cammino”).

Lo stupratore sei tu, la colpa non era mia, né di dove mi trovavo, né di come ero vestita“, gridano le donne eseguendo coordinatamente una coinvolgente coreografia. Il testo originariamente cileno, è stato poi tradotto in Italiano con l’aggiunta di un’altra importante frase: “Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che più non hanno voce“.

Come “Red Shoes“, anche “Un violador en tu camino” è  un grido per dire basta ai femminicidi e alla violenza di genere. Invito sentitamente chiunque, soprattutto i miei coetanei che spesso sottovalutano e ignorano queste manifestazioni di protesta e di giustizia, ad assistere alle prossime iniziative. Io ci sarò di sicuro!

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Cos’è realmente il Coronavirus?

Di Giulia Angerosa (IIB)

Il Coronavirus è senza dubbio onnipresente da mesi sulle pagine dei giornali, ma c’è ancora moltissima disinformazione sui rischi che comporta e sulla sua provenienza.

Sappiamo dettagliatamente cos’è il Covid-19?

Le comunicazioni che abbiamo ricevuto in questo periodo sono spesso discordanti tra loro: ci sono fonti che dicono sia giunto ad attaccare l’organismo umano partendo da quello dei  pipistrelli, altre che lo ritengono un virus non particolarmente dannoso, per finire con chi pensa sia frutto di esperimenti scientifici..

L’origine del virus  non è ancora del tutto chiara, ma per garantire l’adozione di comportamenti sicuri per noi stessi e per la nostra comunità, dovremmo conoscere i sintomi e i pericoli a cui ci esponiamo.

Il Covid-19 è una malattia appartenente alla famiglia dei coronavirus, chiamati in questo modo poiché attaccano le vie respiratorie. Nella vita di tutti i giorni si possono riscontrare numerosi coronavirus, come ad esempio HCoV-OC43 e HCoV-HKU1 che sono comuni raffreddori; l’agente patogeno attuale ha avuto un impatto così negativo perché è rimasto sconosciuto alla scienza fino a pochi mesi fa, ed è infatti chiamato “nuovo coronavirus” o SARS-CoV-2 (poiché proveniente dallo stesso che ha provocato la SARS).

Il Covid-19 è stato denominato così non per la sua diciannovesima mutazione, come si pensava, bensì per l’anno in cui è stata rinvenuta. Ciò fa intuire quante false informazioni stiano circolando in rete ultimamente.

Secondo alcuni sondaggi svolti, una parte della popolazione italiana non conosce ancora i sintomi del Covid-19, che assomigliano molto a quelli di un raffreddore invernale, ossia febbre, stanchezza, indolenzimento muscolare, congestione nasale e tosse secca, il che porta a confonderla con  una comune influenza.

Per fortuna, secondo le statistiche, solo una persona su cinque che si ammala gravemente di questo virus giunge rapidamente alla morte. Inoltre, soprattutto in bambini e giovani adulti, i sintomi si manifestano lievemente o, addirittura, non si manifestano.

Il bilancio dei morti quindi è molto alto, non per la percentuale di mortalità, ma per la velocità e semplicità con cui si propaga il virus; le distanze di sicurezza, infatti, servono proprio per evitare il contatto e il rischio di propagazione del virus. 

Per maggiori informazioni: http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp