“Non è solamente una saracinesca chiusa” | Videointervista

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Halima Ouanane, 2B

L’associazione Libera è nata il 25 marzo 1995 da Don Luigi Ciotti, con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia.

Attualmente sono oltre 650 associazioni e cooperative assegnatarie di beni in Italia, che si occupano di inclusione e servizi alle persone, di rigenerazione urbana e culturale, di accompagnamento alle vittime e ai loro familiari.

Siamo andati ad intervistare Maurizio Dall’Oro, un volontario dell’ associazione Libera di Genova, che ci ha raccontato la sua esperienza e il significato delle saracinesche dei beni confiscati alla criminalità organizzata che sono state dipinte nel corso degli anni nel centro storico di Genova.

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Il fenomeno del body shaming e la disperata ricerca della perfezione | Videointervista

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Gaia Castellini, Naomi Munoz e Alessia Setzu, 2B

Il body shaming è un fenomeno molto diffuso, soprattutto tra i giovani: alimentato dagli stereotipi e dai canoni di bellezza imposti dalla società e soprattutto dai mass media, è rimasto nell’ombra a lungo, ora si trova invece al centro degli argomenti affrontati sul web. 

Per approfondire meglio questo tema, ne abbiamo parlato con la psicologa Margherita Dolcino della ASL 3 di Genova. La dottoressa, lavorando ogni giorno a stretto contatto con i giovani, ci aiuta a comprendere ed affrontare questo problematica adolescenziale.

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Dopo 30 anni dagli attentati contro Falcone e Borsellino cos’è cambiato? | Videointervista

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Pietro Alongi, Lorenzo Giors e Niccolò Zunino, 2B

Dopo il picco raggiunto negli anni ’90, tranne alcuni casi sporadici, le stragi a opera della mafia sono andate via via diminuendo. Tuttavia le indagini, gli arresti e i processi continuano ad esserci, pur essendo spesso riportati solo su giornali locali. Per ottenere una testimonianza accurata di ciò, tre studenti hanno intervistato il Luogotenente Michele Amico, Comandante della Stazione dei Carabinieri di Nicosia, un paese nella provincia siciliana di Enna.

In una piccola realtà, specchio di tutta Italia, è cambiato qualcosa dal 1992?

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Diritto d’autore e social media: il copyright nell’era digitale | Videointervista

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Simone Maragliano, Angelica Marcenaro e Giorgia Marchetti, 2 B

L’avvocato Gianluca Marras spiega le norme sul copyright emanate a tutela degli autori per la diffusione delle loro opere nell’epoca dei social network e di come questo argomento sia diventato sempre più importante con l’avvento della didattica a distanza.

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Safer Internet Day 2021: Internet è un luogo sicuro? La parola agli esperti.

AZZOLINA: “BISOGNA CHE SCUOLA E FAMIGLIA COLLABORINO SINERGICAMENTE PER FORMARE GIOVANI CAPACI DI NAVIGARE IN MODO SICURO”

  • di Andrea Catzeddu

Non è stato possibile organizzarlo in presenza come gli altri anni, ma con lo stesso entusiasmo di sempre, martedì 9 febbraio, dal sito ufficiale del Ministero dell’Istruzione, è stato trasmesso online il “Safer Internet Day”, la giornata dedicata alla sensibilizzazione all’uso consapevole della rete.

All’evento hanno partecipato in partenariato diverse realtà della comunicazione e dell’istruzione, tra queste la Polizia di Stato, l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, il Ministero per i beni e le attività culturali, le Università Sapienza di Roma e degli studi di Firenze, Save the Children, l’agenzia di stampa Dire, Skuola.net, Telefono Azzurro, E.D.I. Onlus e l’Ente Autonomo Giffoni Experience.

Hanno inoltre deciso di supportare il progetto con attività per scuole e famiglie diverse società ed enti attivi nel campo della comunicazione digitale.

L’evento vero e proprio esordisce con l’intervento del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina (non era ancora avvenuto il passaggio di consegne con il Ministro Bianchi), che ribadisce quanto sia importante che scuola e famiglia collaborino sinergicamente al fine di formare giovani non solo in grado di navigare in modo sicuro, ma anche capaci di superare gli ostacoli e le insidie che nasconde la realtà digitale, di saper riconoscere e denunciare i fenomeni di violenza psicologica che sono ancora oggi troppo frequenti. “Oggi, alla luce di una pandemia che ha aperto le nostre più semplici abitudini alle nuove tecnologie e ad un uso preponderante di Internet, la rete si è mostrata nella sua più straordinaria potenza nel metterci in connessione a distanza, ma spesso ha nascosto insidie e pericoli. Noi adulti non possiamo certamente ignorare tali fenomeni, che spesso sfociano in violenze verbali o psicologiche che hanno nella rete terreno fertile e nei giovani i principali bersagli”, ribadisce il Ministro.

Attraverso il progetto “Generazioni Connesse”, la direzione generale per lo studente e l’inclusione ed orientamento scolastico del Ministero dell’Istruzione, tutela lo studente attraverso diverse campagne di sensibilizzazione e progetti sull’uso corretto della rete, dove vengono evidenziate le potenzialità del web ma anche i rischi in cui è possibile  incorrere durante la navigazione.

“Anche attraverso il progetto “Youth Panel”, solleviamo l’attenzione su quelli che sono i temi di maggior rilevanza e attualità, poiché è un linguaggio che cambia freneticamente, molto più di quanto un adulto possa percepire”, afferma Antimo Ponticiello, Direttore Generale della direzione generale per lo studente e l’inclusione ed orientamento scolastico.

Le scuole, inoltre, attraverso la piattaforma del Ministero, hanno la possibilità di percorrere un progetto di autovalutazione per verificare quanto gli studenti sono preparati su tali tematiche.

Il Safer Internet Day prosegue con l’intervento della cantautrice Federica Carta, che ha contribuito notevolmente alla sensibilizzazione dei giovani ai corretti comportamenti sulla rete anche attraverso la musica. Federica ha infatti inciso, insieme a Chadia Rodriguez, il brano “Bella così”, dove tratta temi delicati quali la violenza digitale, il cyber bullismo e il body shaming.

Vivendo in prima persona atti di cyber bullismo ed essendo a contatto con un pubblico molto giovane, mi sentivo in dovere di dare un messaggio di positività e di sensibilizzare su temi importanti come quelli trattati oggi al Safer Internet Day”, afferma la cantautrice.

L’evento prosegue con l’esposizione di alcuni dati statistici: lo scorso anno circa una persona su tre rimaneva connessa per più di cinque ore al giorno. Solamente un anno dopo, ben otto persone su dieci sono connessi per più di cinque ore. E’ proprio per questo che la sensibilizzazione dev’essere sempre maggiore. Il digitale è entrato a far parte della nostra vita in modo radicale. “Non esiste un tempo massimo in cui possiamo restare connessi, ma è comunque bene bilanciare l’uso del web per non trascurare le persone che ci amano e che ci stanno intorno”, afferma nuovamente Federica Carta.

La rete amplifica per tutti la possibilità di relazionarsi, soprattutto per le persone più timide”, esordisce Daniele De Martino, primo dirigente della Polizia Postale. “Il tempo che si trascorre su tali strumenti, però, può portare ad una vera e propria dipendenza, che può comportare una distorsione della privacy e dell’effettiva realtà: spesso la rete tende a distorcere il reale contenuto delle informazioni e delle comunicazioni”, continua De Martino.

“Quali potrebbero essere delle proposte per regolamentare l’uso dei social e per sensibilizzare ancora di più i giovani ad un uso consapevole di Internet?”, chiede Ludovica Berna dello Youth Panel a Sandra Cioffi, vicepresidente del Telefono Azzurro e presidente del Consiglio Nazionale Utenti. “Solo il fatto di essere qui oggi è la dimostrazione che esiste una grande voglia di sensibilizzare i nostri giovani ad un uso consapevole della rete. La positività della rete la vediamo anche nel fatto che avete potuto studiare e mantenervi in contatto con i vostri amici in un momento così difficile come quello della pandemia. La negatività la vediamo nell’aumento di reati consumati via internet. La sovraesposizione si verifica non quando si usa in modo cospicuo Internet, bensì quando l’uso intensivo della rete si fa in modo sbagliato, per cui ci sono stati fenomeni di over-sharing oppure di rifiuto di disconnessione. Il Telefono Azzurro è oggi ancora più vicino ai ragazzi e dai dati da esso forniti  riusciamo a capire se l’andamento è negativo o positivo”, risponde la vicepresidente.

La rete pertanto è uno strumento preziosissimo che ci viene fornito, sta a noi saperne fare buon uso e a non “cadere” nelle numerosissime insidie che nasconde.

Lo scopo del Safer Internet Day è proprio questo: non invitare a limitare o addirittura a non usare la rete, ma a conoscerne le insidie e insegnare ai giovani come reagire di fronte ai numerosi casi di abusi e violenze, che oggi come non mai, sono sempre più presenti online che nella realtà che ci circonda.

TIK TOK… chi è?

di Anna Di Paola e Asia Simonelli 2B

Martedì 9 febbraio si è tenuto su Zoom un incontro promosso da Generazioni Connesse riguardante il famoso social network che oggi spopola tra i giovani: Tik Tok.

A presiedere questo laboratorio di discussione c’erano Ivano Zoppi, educatore e segretario generale della Fondazione Carolina, e  Chiara Martinelli, sedici anni, giovane utente esperta di social.

Tik Tok”, afferma Chiara, “è diventato soprattutto in questo periodo un modo per poter riempire le giornate, è fonte di ispirazione, una via di comunicazione, è divertente da utilizzare e, se usato seriamente, può anche insegnare o approfondire un determinato argomento, come ad esempio le lingue straniere o la cucina”.

Ma tutte le medaglie hanno due facce. La colpa non è dei social, perché sono solo uno spazio a disposizione del pubblico, semmai è di chi ne approfitta per raggiungere scopi negativi e pericolosi. Per questo motivo, l’applicazione ha da poco tempo vietato l’utilizzo ai minori di 13 anni. Sicuramente il tragico episodio di Palermo, nonostante non si abbia ancora la certezza che fosse legato a Tik Tok, ha suscitato paura nei genitori di molti adolescenti, che si sono convinti del fatto che sottovalutare ciò che internet offre a loro e ai loro figli non sia affatto un bene.

Sicuramente parlare dei pericoli del web solo quando accadono tragedie del genere non è più tollerabile.

Per fare un buon lavoro di prevenzione e di sensibilizzazione”, afferma Zoppi, “si necessita di una continuità educativa: bisogna mantenere questo argomento sempre e costantemente acceso”. Infatti se i video più virali di Tik Tok spesso sono un facile passatempo anche questi, come altri contenuti condivisi sui social possono diventare cyberbullismo e  possono determinare tragiche conseguenze come il caso di  Carolina Picchio, una ragazza che si è tolta la vita nel 2013 perché vittima di cyberbullismo.

Commentando il fatto che tutto quello che diciamo in rete non si può cancellare, Ivano Zoppi ha condiviso lo slogan “Su Internet è Per Sempre“, consigliando di stare sempre attenti a ciò che postiamo sul web e all’utilizzo della parola. Così come bisogna prestare attenzione alle challenge su Tik Tok, ovvero le sfide a tema fra gli utenti a colpi di video. Queste possono essere tranquillamente innocue come molto pericolose, ma sta a noi decidere se vale la pena intraprenderle.

Come bisogna comportarsi se vediamo dei ragazzi fare delle challenge che possono nuocere alla loro salute e a quella altrui?

Ivano Zoppi risponde che è necessario rivolgersi ad un adulto e raccontare quello che sta succedendo. In caso di episodi di cyberbullismo ci si può rivolgere proprio alla Fondazione Carolina che ha un team di esperti disponibile ad ascoltare qualsiasi problema e ad intervenire. Inoltre, secondo la legge 71, ciascun minore ultraquattordicenne vittima di cyberbullismo può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito del social una istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco dei contenuti diffusi in Rete di cui è stato vittima.

In conclusione, se qualsiasi cosa, utilizzata con intenzioni malevoli, può essere un pericolo, non si può essere sprovveduti. Bisogna avere la consapevolezza e la maturità per navigare su internet senza danneggiare noi stessi e gli altri e, in caso contrario, è meglio richiedere l’intervento da parte degli adulti per farsi aiutare ed evitare così fatti spiacevoli o addirittura tragici.

Il digital storytelling e le sue potenzialità

di Francesco Ricci, 3B

 

Nella recente giornata dedicata all’uso consapevole e responsabile di internet (Safer Internet Day 2021) , svoltosi martedì 9 febbraio, il Ministero dell’Istruzione ha promosso una serie di attività digitali collaterali: laboratori e workshop con la collaborazione di esperti che hanno messo a disposizione degli studenti le loro competenze; una di queste attività, volta a promuovere non solo l’inizio uso responsabile ma anche creativo della tecnologia, riguarda il “Digital Storytelling”.

Per definizione essa è la narrazione, realizzata con strumenti digitali,  che organizza contenuti selezionati dal web in una struttura narrativa coerente, così da ottenere un racconto costituito da diversi elementi di varia tipologia (video, audio, immagini, mappe, testi, foto…)

Questa forma di comunicazione è utilizzabile in svariati campi. Pensiamo al grande potenziale che essa può avere nella didattica, sin dalla prima infanzia, per la sua grande attrattiva dal punto di vista grafico; può avere anche un grande valore didattico nel campo dei disturbi dell’attenzione, per la facilità che la contraddistingue, permettendo l ‘assimilazione di concetti attraverso immagini, più immediate di tante pagine scritte, di difficile memorizzazione, soprattutto per concetti astratti; inoltre, questa forma di comunicazione/narrazione/didattica aiuta a sviluppare creatività e a combinare le diverse conoscenze e competenze di uno studente o più studenti che collaborano insieme.

Anche nel campo della comunicazione politica, della pubblicità ( la promozione di un’azienda o di un prodotto) o del giornalismo, o nella promozione e divulgazione di pubblicità progresso, o di campagne di sensibilizzazione socialmente utili, il potenziale del Digital Storytelling è indiscutibile: l’informazione o il messaggio sono immediati, diretti, in grado di raggiungere un pubblico maggiore, di diverse età e livelli di istruzione/ scolarizzazione. Penso per esempio che potrebbe essere applicata con efficacia alla sensibilizzazione ambientale, all’inquinamento  e alla “green revolution”, argomenti ai quali dovremmo accostarci sin da piccoli.

Come si realizza una storia digitale? Non certo semplicemente postando foto o caricando video. Per raccontare una storia in digitale si deve partire da una strategia nella quale si studia il pubblico a cui ci si vuole rivolgere e si definisce il racconto; dopo bisognerà creare l’immagine del racconto (visual storyteller); successivamente definire l’uso  dei media ( media design) ed infine portare la narrazione nei diversi canali.

Non voglio addentrarmi ulteriormente nei dettagli tecnici che ognuno approfondirà in base al proprio interesse, ma più che altro portare l’attenzione verso un mezzo di comunicazione veramente interessante, moderno, giovane, accattivante e multifunzionale che, se usato con consapevolezza, può avere un grande valore aggiunto

“Il giorno delle memorie” nelle parole di Moni Ovadia

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Giovanni Mozzati e Giorgia Mori, 2b

Il 27 Gennaio 2021 in occasione  della  Giornata della Memoria, il liceo classico “Andrea D’Oria” insieme a molti altri istituti italiani ha partecipato ad un iniziativa promossa dall’associazione Circuito Cinema Scuole, che prevedeva sulla piattaforma #iorestoinsala la partecipazione all’ intervista livechat con Moni Ovadia e successivamente la visione del film “Lezioni di persiano” di Vadim Perelman.

Chi è Moni Ovadia?

E’ uno scrittore, attore, cantante, musicista, scrittore italiano, nato in Bulgaria e cresciuto a Milano in una famiglia di ascendenza ebraica sefardita, da molti anni impegnato nella promozione della tradizione artistica della cultura yiddish e mitteleuropea. La sua produzione è decisamente influenzata da una forte considerazione dell’etica che è emersa chiaramente nella dichiarazione delle sue opinioni sollecitate dalle domande degli studenti.

La prima riflessione ha riguardato il valore dei diritti umani e il rischio della loro perdita senza lo “strumento poderoso della memoria“. Ovadia ricordando un esempio di attualità come l’assalto a Capitol Hill a Washington, ha  sottolineato la somiglianza tra le logiche distorte e antiquate  appartenute a  personaggi  del passato e ritrovate in quelli odierni. Pertanto ha rafforzato l’idea che la memoria del passato serva a tenere vigile l’attenzione verso i momenti di destabilizzazione per mantenere viva la cultura dei diritti, perché come ha raccontato, con la storiella della diga,” il diluvio parte da un buco“,  enfatizzando così  il concetto che la privazione dei diritti  possa avvenire inaspettatamente.

Ha aggiunto poi una riflessione  più vicina ai ragazzi analizzando il fenomeno del  bullismo  come un atto di profonda arroganza, un atto insensato, discriminatorio  che apre alla cultura del poter giudicare le altre persone e sulla base di ciò perseguitarle con violenza fisica e verbale.  Bisogna secondo lo scrittore contrastare il pensiero che porta a questo arbitrio e ribadire che ogni essere umano e ogni essere vivente, ma anche  piante ed animali ( a questo proposito ha ricordato la sua scelta di essere vegetariano) sono compagni di vita che vanno rispettati nei loro diritti.

Infine Ovadia ha rimarcato che non si dovrebbe parlare di giorno della memoria ma di “giorno delle memorie” per ricordare lo sterminio da parte dei nazisti non solo quello efferato verso gli ebrei, ma anche quello contro  rom,  sinti, portatori di handicap, omosessuali,  testimoni di Geova,  antifascisti e verso tutti quelli contrari al regime perché questa tragedia di logiche razziste e discriminatorie non si debba più ripetere.

Bisogna diffondere la cultura del riconoscimento universale dell’essere umano, che ha una sola specie, sapiens sapiens africanus, a cui noi tutti apparteniamo e soprattutto bisogna irridere le vocazioni razziste, uscire dalla cultura dell’io e del noi per entrare nella cultura del tu e del voi per riconoscere l’altro come portatore dell’edificazione di una società di pace e di giustizia e di uguaglianza…. Dobbiamo imparare a riconoscere l’altro nella piena dignità di ciò che è.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La lingua come metafora della salvezza: “Lezioni di persiano”, un film interessante malgrado alcune scelte.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Davide Benvenuto e Lorenzo Giors 2B

Lezioni di Persiano”  è un film russo-tedesco del 2019 diretto dal regista ucraino Vadim Parelman. Il film si basa sul racconto di Wolfgang KohlhaaseErfindung einer Sprache (Invenzione di una lingua), ed è la storia di un ebreo belga di nome Gilles che, catturato dai nazisti, per sfuggire ad un’esecuzione sommaria, si finge Persiano. Questo gli permette di ricevere miracolosamente la grazia dell’ufficiale nazista, Klaus Koch, direttore del  campo di transito,  interessato all’apprendimento della lingua Farsi. Non conoscendo realmente la lingua, Gilles inventa parole per vocaboli a lui sconosciuti,  e, per non svelare l’inganno,  ogni giorno memorizza un vero e proprio vocabolario che diventa la lingua della sua salvezza.

Gli attori risultano molto convincenti, in particolare quelli dei due protagonisti, Nahuel Pérez Biscayart e Lars Eidinger.

 

Il primo oltre ad offrire un’ottima prestazione attoriale, anche dal punto di vista fisico sembra incarnare perfettamente il ruolo di vittima perennemente in pericolo. Il regista ha affermato che  gli attori hanno studiato molto per calarsi perfettamente nella propria parte. Purtroppo, però nell’edizione italiana del film, alcuni personaggi secondari non godono di un doppiaggio di altissimo livello, o comunque paragonabile a quello dei personaggi principali. Un altro problema, probabilmente causato dalla trasposizione italiana, è l’utilizzo di termini che risultano talora anacronistici.

Ciò non vuol dire che non ci siano personaggi secondari validi: per esempio i due italiani deportati, Marco e Giacomo Rossi, giocano un ruolo importante per la trama, e, nonostante occupino un breve minutaggio, il rapporto fra i due è ben costruito.

Come in tutti i film sulla Shoah, anche in questo ci sono scene cruente che mostrano la violenza ingiustificata del regime nazista. Si può citare come esempio  il momento in cui ad un’addetta delle cucine viene ustionata la mano soltanto perché non aveva rispettato le norme igieniche. Ma a sequenze come queste si alternano delle sottotrame  non fondamentali ai fini della storia, che  spesso spezzano il ritmo serio della narrazione, quasi a voler offrire una dimensione umanizzata dei personaggi ponendo l’olocausto sullo sfondo della vicenda.

La trama complessivamente è coerente, ma qualche volta trova delle fragilità, come quando Klaus scopre l’imbroglio di Gilles, ma nel giro di qualche giorno casca nuovamente nell’inganno, trascurando ogni evidenza.

Il film si conclude con Koch e Gilles che si separano, il primo salvando il secondo dallo sterminio. Koch va in Iran per cercare di realizzare l’apertura del ristorante e sfuggire alla condanna che incombe ormai su di lui. Da segnalare la sua reazione quando si rende conto di essere stato tradito da una persona di cui aveva imparato a fidarsi, questa scena quasi provoca pena nello spettatore.  Invece Gilles viene soccorso dagli Americani dopo la liberazione e diventa un aiuto fondamentale perché, grazie al suo metodo speciale per memorizzare nuovi vocaboli, riesce a fornire i nomi degli ebrei che erano transitati nel campo rendendo omaggio alla memoria delle numerose vittime del genocidio nazista.

Complessivamente “Lezioni di Persiano” è un film originale con una narrazione interessante, ma che soffre di alcune piccole imprecisioni che potrebbero infastidire alcuni spettatori.