Uno sguardo diverso sul mondo

Intervista alla scrittrice Livia Sambrotta

di Serena Ferrari, 1B

“La lettura regala la possibilità di recarsi in mondi inverosimili, che hanno origine dalla realtà”.

Questa frase, che può essere una fonte di ispirazione per tanti aspiranti scrittori, è stata pronunciata dalla scrittrice Livia Sambrotta, durante un incontro con la classe 1B del liceo classico A. Doria. Livia Sambrotta, nata a Roma e laureata in lingue e letterature straniere con indirizzo spettacolo, fin dalla più giovane età ha manifestato interesse verso il mondo del cinema. Una passione tuttora presente nella sua vita lavorativa in quanto è attualmente coordinatrice della promozione per il sud Europa nella società internazionale UCI Cinemas.

Nell’incontro avvenuto il 5 novembre 2021 l’autrice ha sottolineato ai ragazzi che la destrezza nello scrivere deriva dall’esperienza, ottenuta con l’esercizio quotidiano frutto di dedizione e diligenza, ma che la caratteristica più importante che deve possedere uno scrittore è la fantasia, la capacità di uno sguardo diverso sul mondo. Per questo uno scrittore prima di tutto è un osservatore, il quale sa analizzare la realtà, rielaborandola e “insediandosi” nella mente dei personaggi per capirne il ruolo nella società, per penetrarne la sfera emotiva e le intenzioni, proprio come potrebbe fare un attore.

In che modo riesce a immedesimarsi nei personaggi che scrive?

“La vita personale di uno scrittore influisce molto sulla composizione di un testo. Un autore infatti deve prima di tutto immedesimarsi nei personaggi e per farlo deve ricorrere alla vita reale, legandosi ad esperienze passate. Nell’ultimo romanzo che ho scritto, Non salvarmi, il mio lavoro reale, legato al settore del cinema, mi ha permesso di definire le psicologie di personaggi come Carl e Greg, protagonisti del mio ultimo romanzo. 

Ha delle abitudini che la aiutano a scrivere?

Innanzitutto per portare a termine una storia ci vogliono esperienza e dedizione. Ma tutti gli scrittori necessitano di abitudini: solitamente scrivo alla mattina nei giorni lavorativi, durante i quali il tempo che posso dedicare alla scrittura è ridotto notevolmente.

In genere scrivo alla mattina presto, prima di andare a lavorare, per due ore. Nei giorni festivi scrivo anche otto ore al giorno.”

“Ho sempre amato l’immaginazione fin da piccola, volevo dare una forma a quello che vedevo”  Livia Sambrotta

 

 

Con il thriller dentro la mente dell’autore

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

I suggerimenti per scrivere un noir della scrittrice Livia Sambrotta.

Di Egle Gatto,classe 1b

“Lo scrittore è un osservatore“, spiega la scrittrice Livia Sambrotta agli studenti della classe 1B del Liceo D’Oria.

Nella stesura di un romanzo giallo, l’autore riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo della vicenda.

Un buon libro richiede la più assoluta conoscenza sia del tempo che del luogo in cui sono ambientate le vicende, ma soprattutto dei personaggi, dei quali è necessario analizzare l’aspetto psicologico e sociale. Nel caso del genere noir bisogna indagare la parte interiore, nascosta, di ognuno: dai conflitti e dai sentimenti d’angoscia scaturisce infatti la relazione tra vittima e killer.

Il romanzo giallo deve catturare l’attenzione del lettore, attraverso colpi di scena, suspense, scene e personaggi velati da mistero e colmi di segreti, provocando l’effetto denominato “volta-pagina“, ovvero una curiosità talmente forte da indurre il lettore a leggere il capitolo successivo senza poter resistere.

Uno degli obiettivi principali di chi scrive un thriller è deviare l’attenzione del lettore verso particolari insignificanti quando la scena è caratterizzata da dettagli fondamentali per la risoluzione del mistero, infatti, come la scrittrice Livia Sambrotta ci ricorda, scrivere un thriller significa porre una domanda all’inizio e rispondere,malgrado la curiosità del lettore,solamente alla fine.

Una nuova sfida per Elio: il teatro di Gaber

Elio incontra gli studenti del Liceo D’Oria

di Noemi Chiasserini, Giulia Corona e Federico Davini, 3B 

«E’ la storia di un uomo di mezza età, un intellettuale, che nel mezzo del proprio percorso si guarda intorno e dice: “Chi sono io? Cosa voglio io dalla vita?”» afferma Giorgio Gallione, celebre regista genovese, raccontando la trama dell’opera teatrale di Giorgio Gaber Il GrigioGallione riprende questo monologo e, per interpretarlo, sceglie il famoso musicista Elio (di Elio e le Storie Tese), che lo riadatta aggiungendo dieci canzoni dello stesso Gaber.

In occasione del debutto nei teatri genovesi, Gallione ed Elio sono stati invitati al Liceo classico Andrea D’Oria di Genova. Un applauso scrosciante li ha accolti in Aula Magna giovedì 4 novembre.

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Elio e il regista Giorgio Gallione a colloquio con i ragazzi del D’Oria. Modera la prof.ssa Marina Terrana.

«Il protagonista dell’opera, – continua a raccontare Gallione – colpito da una profonda crisi esistenziale, si trasferisce in una casa di campagna. Ad un certo punto percepisce la presenza di un topo: “il grigio”, che è una realtà, ma è anche una metafora», . Il personaggio interpretato da Elio è alla ricerca della pace, ma viene angosciato dal piccolo animale, infatti «gli basta percepire il passaggio di questa “ombra nera” per essere turbato, ma ovviamente si tratta di una scusa, è un sintomo di fragilità. Questa scusa a cui lui si aggrappa diventa una sorta di allucinazione che lo porta a confrontarsi con i mostri che ha dentro. Il topo è una sorta di Mr. Hyde, ognuno di noi ha dentro di sé una parte “non risolta”», infatti una delle canzoni che accompagnano tutto lo spettacolo si intitola proprio I mostri che abbiamo dentro.

Il video preparato dagli studenti del corso F scorre alle spalle di Elio

Elio, con la sua tipica comicità, precisa: «Questo spettacolo è già andato in scena almeno una sessantina di volte, però prima della pandemia, poi ho preso il Covid e mi sono dimenticato tutto». In seguito, rivolgendosi agli estimatori del teatro di Gaber, aggiunge che non vedranno la versione originale de Il Grigio, perché sotto sua pressione è stato aggiunto l’aspetto musicale, «inserendo delle canzoni questo progetto si avvicina di più alle mie possibilità».

Durante l’incontro Elio incita gli studenti a sperimentare cose nuove, nei limiti delle proprie capacità: «Non avrei mai pensato di arrivare a fare teatro, per cui non ponetevi ostacoli: se vi piace fare una cosa, fatela.»

“I Persiani” di Eschilo, dai giovani per i giovani.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Davide Benvenuto e Lorenzo Giors, 2B

Nel pomeriggio di venerdì 28 maggio 2021 si è tenuta in tutta Italia la Notte bianca dei licei classici. Anche il Liceo D’Oria di Genova ha partecipato a questa iniziativa giunta ormai alla settima edizione.

A causa delle pandemia di Covid-19 la manifestazione si è svolta in streaming, sul canale ufficiale del Liceo D’Oria, dove i video sono tuttora disponibili. Tra le tante performance ispirate ad un’opera della letteratura classica spicca quella presentata dagli alunni della classe 1B. Con l’aiuto dei professori Andrea Del Ponte e Mauro Pagan, i giovani studenti hanno proposto I Persiani”,  la tragedia greca di Eschilo che ambientata a Susa racconta la battaglia di Salamina, decisiva per la vittoria dei greci contro la potenza persiana.

L’esibizione è suddivisa in due parti. Nella prima, due alunne introducono l’autore e l’opera, con una contestualizzazione storica molto utile e dettagliata. Nella seconda il resto della classe interpreta alcuni stralci della tragedia, dando vita al quadro desolante dei soldati sconfitti e ai lamenti e ai pianti disperati che seguono l’annuncio della totale disfatta.

Lo spettacolo risulta interessante soprattutto grazie alla lunga sequenza introduttiva che permette di affrontare in maniera più consapevole la tragedia greca. Sicuramente arrivare al risultato finale ha richiesto molto impegno considerando anche le complicazioni dovute alla situazione pandemica: la registrazione, svoltasi nel cortile esterno della scuola, subisce il rumore di sottofondo che a volte disturba la voce narranti.

Tuttavia il lavoro svolto risulta molto interessante e soprattutto espressivo nel mostrare con riprese ravvicinate lo sguardo del genuino impegno di questi giovani ragazzi nell’interpretazione di un’opera non semplice anche per degli attori professionisti.

Fare di necessità virtù: cittadinanza attiva alla Notte Nazionale dei Licei Classici

di Simone Maragliano e Niccolò Zunino, 2B

La Notte Nazionale dei Licei Classici, sin da quando è stata istituita, è sempre stata un punto di riferimento per tutti gli studenti di tali scuole.

Ogni anno si organizzavano esibizioni teatrali, canore e musicali; poi con l’arrivo della Pandemia da Covid19 ci si è dovuti reinventare: niente più spettacoli dal vivo, niente più pubblico, solo dei video caricati sulla piattaforma di YouTube.

Tuttavia alcuni hanno colto le esigenze della situazione come opportunità per promuovere un’attività svolta: gli alunni delle classi 3°C del Liceo Classico Andrea D’Oria e 2°B del Liceo Classico Giuseppe Mazzini di Genova si sono impegnati nel progetto “Pulisci e Stupisci”.

In un video caricato su YouTube, i ragazzi ci spiegano come ogni terzo sabato del mese si siano radunati nel magnifico Centro Storico di Genova per ripulirlo e scoprirlo: armati di scopa e paletta hanno voluto scoprire le bellezze della città, facendo però un’opera di viva cittadinanza.

Partendo dal chiostro della Basilica delle Vigne, hanno proseguito nel loro itinerario arrivando prima a Palazzo Squarciafico, nella storica piazza Invrea, e approfondendone la magnifica storia, per poi arrivare al Santuario di Nostra Signora delle Grazie, riuscendo ad arrivare sino alla cappella dedicata ai santi Nazario e Celso.

Mentre ammiravano le bellezze della città, si sono sempre impegnati nel pulire i luoghi del loro passaggio, con il proposito di incentivare il rispetto verso un patrimonio storico così vasto.

La loro è una cittadinanza attiva, che si propone di difendere la propria città nella maniera migliore: preservarne il patrimonio artistico e architettonico.

Palazzo Squarciafico, Genova

La straordinaria edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico: uniti ma distanti

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Anna Di Paola e Asia Simonelli, 2B

Sono state molteplici le difficoltà che lo scorso anno abbiamo vissuto e che tutt’ora stiamo vivendo. Il Covid-19 ci ha dapprima demotivati, limitati e costretti a modificare la nostra idea di quotidianità fino a dividerci; tuttavia, alla fine, siamo stati in grado di trasformare quella che si presentava come una tragedia in una lezione di vita e di tornare uniti seppur distanti. Ed è stato proprio quest’ultimo l’obiettivo di questa straordinaria edizione della Notte Nazionale Del Liceo Classico. Straordinaria poiché, a differenza degli anni passati, si è svolta online.

Le performance degli studenti sono state registrate precedentemente e si è poi tenuta una live su YouTube il giorno 28 maggio 2021. Le esibizioni sono state varie e disparate: c’è stato chi si è cimentato nella recitazione, chi nel canto, chi nel montaggio di video, nella fotografia o nello scrivere testi musicali accompagnati da altri studenti che si sono occupati, invece, del sottofondo, suonando diversi strumenti

Una rappresentazione che ha saputo unire ballo, canto e recitazione, utilizzando inoltre originalità e comicità, è stata quella ideata dalla classe 1E, la quale ha messo in scena una rappresentazione dell’Oracolo di Delfi, affrontando questioni come l’importanza che le sue premonizioni avevano per i cittadini e la loro ambiguità. Gli alunni hanno preso canzoni celebri come “Felicità” di Al Bano e Romina Power, ma anche più moderne come “Soldi” di Mahmood, e le hanno poi rivisitate, modificandone le parole ed adattandole al contesto. Si sono dimostrati abili nell’organizzarsi nonostante le inusuali circostanze e hanno trasmesso leggerezza pur avendo portato in scena un tema piuttosto complesso. Un modo, insomma, per trasmettere anche a coloro che hanno seguito l’evento la passione per la cultura greca che accomuna tutti gli studenti del Liceo A. D’Oria e di tanti altri licei classici in tutta Italia. 

Notte Nazionale dei Licei Classici: una visione alternativa

di P.Gnecco, G.Marini, S.Puggioni e F.Vassallo, 2d

Nonostante il ritardo di alcuni mesi e le restrizioni sanitarie, Venerdì 28 maggio 2021, dalle ore 16:00 alle ore 20:00 si svolgerà la settima edizione della Notte Dei Licei Classici, con la partecipazione di circa 300 licei in tutta Italia.

Ormai siamo giunti quasi alla fine di questo particolare e complicatissimo anno scolastico. A causa della difficile situazione in cui ci troviamo, le rinunce fatte sono state tante e hanno gravato moltissimo sulle iniziative e i progetti organizzati dalle scuole.

Anche la Notte quest’anno ha rischiato di non avere la sua settima edizione ma grazie al grande impegno di docenti e studenti sarà possibile.

Locandina Notte nazionale dei Licei classici 2021
La locandina parla chiaro: proprio come la ragazza disegnata, la scuola si trova in una situazione surreale, ma dalla Notte si leva un elemento di speranza, la scritta ευδαιμονία (avere un buon δαίμων,  che possa guidarci fuori dal labirinto attuale).

E’ un evento simbolo di un nuovo modo di fare scuola: più innovativo, più coinvolgente e più creativo. Aiuta a ricordare l’importanza della cultura classica nella formazione di ogni individuo, anche attraverso i numerosissimi talenti degli studenti partecipanti.

A Genova, il liceo classico “Andrea D’Oria” ha organizzato con alcune classi diversi spettacoli, che spaziano da musica, teatro, a letture animate. Le prime attività proposte, comuni a tutti i licei, saranno la lettura dell’Inno della Notte, la visione di un video con i saluti del Coordinatore Nazionale, il prof. Rocco Schembra, e l’ascolto della poesia vincitrice del concorso legata all’interpretazione della locandina del 2021.

In seguito, verranno pubblicati i contenuti realizzati dagli studenti del D’Oria. Nella scaletta si trovano una rappresentazione da “I Persiani” di Eschilo; un immaginario dialogo dai toni satirici “Due pazzi a confronto…storia di Caligola e Nerone”; una lettura di “Litania” di Giorgio Caproni; interviste impossibili; un monologo tratto da “La vita di Galileo” di Bertolt Brecht; infine uno spettacolo che mette in luce alcune peculiarità dell’oracolo di Delfi, tra ambigui responsi e gas anestetizzanti.

In conclusione ci sarà la lettura, comune a tutti i licei, del passo tratto dall’epillio “Ero e Leandro” di Museo Grammatico.

Per riuscire a svolgere tutto in sicurezza, l’edizione di quest’anno sarà organizzata con l’ausilio della tecnologia. Ogni esibizione verrà pubblicata sul canale YouTube del liceo entro l’orario previsto, così chiunque vorrà, potrà vedere l’incredibile lavoro svolto da studenti ed insegnanti, inoltre gli allievi dell’indirizzo giornalistico promuoveranno i momenti significativi della Notte postandoli sull’account Twitter del liceo.

Eventi come questo e la determinazione con cui vengono organizzati e portati avanti negli anni, ci donano un po’ di quella speranza e normalità di cui tutti abbiamo bisogno ed è proprio per questo motivo che è importante supportarli, anche solo guardando i video che verranno pubblicati.

 

Musica e Covid: una difficile convivenza | Intervista a Francesca Pongiluppi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Gabriele Coli, 1B

In questo periodo molti settori, dalla ristorazione al mondo dell’intrattenimento, si sono fermati, la musica è tra questi.  Abbiamo avuto la possibilità di intervistare Francesca Pongiluppi, cantante del gruppo genovese “Anaïs“, per scoprire come hanno affrontato l’emergenza Covid-19. 

Cosa provi quando canti su un palco? E quali sono gli aspetti che ti mancano di più dell’esibirti in pubblico? [btx_image image_id=”74888″ link=”/” position=”right” size=”medium”]

Quando canto posso esprimere parti di me che nella quotidianità non trovano spazio: è un modo di completarmi. Esibirsi in pubblico è completamente diverso da esibirsi a distanza; dall’anno scorso abbiamo usato la tecnologia per sopperire alla mancanza di occasioni per esibirsi live, ma usare una piattaforma ti priva del riscontro immediato del pubblico rispetto alla tua esibizione: sul palco si genera un’energia dinamica tra il pubblico che non è solo ascoltatore passivo, ma mittente di messaggi e feedback di gradimento e piacere che online non sono riproducibili.


Quindi avete avuto la possibilità di esibirvi durante questo periodo?

Abbiamo prodotto qualche video, però ad agosto dell’anno scorso abbiamo potuto esibirci live in un locale all’aperto al Porto antico in due date diverse. 

Cosa hai provato a suonare live dopo diverso tempo?

È stata una liberazione, un po’ come andare in bicicletta dopo molto tempo: non si disimpara mai. In quell’occasione abbiamo cominciato a proporre al pubblico il nostro nuovo album che, causa pandemia, era rimasto bloccato.

L’impossibilità di suonare dal vivo come ha influito sul rapporto con chi vi segue?

Ci ha allontanati ma abbiamo compensato con l’uso dei social. Però come dicevamo prima, non consentono di riprodurre la stessa situazione anche se permettono di tenere aggiornati e solleticare la curiosità e l’attenzione di chi ci segue.

Siete riusciti a registrare nuova musica durante questo periodo?

Sì, a dicembre scorso abbiamo registrato in sala di registrazione un pezzo e contestualmente girato un video. Si tratta di una cover di “No fun“, uno dei primi pezzi punk del gruppo degli Stooges: “Nessun divertimento” . Ci sembrava un modo per esorcizzare lo spirito poco lieto delle imminenti vacanze di Natale, limitate dalle restrizioni per il contenimento del contagio.


Riprendendo il discorso delle esibizioni, secondo te  in futuro, come avviene per lo sport, sarà possibile unire i concerti dal vivo con i concerti virtuali?

Alcune dirette Facebook le abbiamo già fatte, ma la qualità del suono lascia a desiderare. Ci hanno proposto di fare delle riprese da mandare in onda, ma non della durata di un intero concerto, perché inevitabilmente l’attenzione da casa cala rispetto a quella che il pubblico avrebbe durante un live di un’ora.

Dal punto di vista musicale la quarantena ha avuto anche degli effetti positivi?

Sì e no; da un punto di vista creativo, la coercitività non ha sempre funzionato da stimolo. Qualche pezzo nuovo è stato composto ma non così tanti quanti quelli prodotti in precedenza. Non appena ci siamo rivisti per la zona gialla, abbiamo prodotto più facilmente i pezzi, con l’apporto di tutti.

 

 

“Il teatro molto più di un luogo di incontro, molto più di un lavoro”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Virginia Salustri, 1B

Il teatro è uno dei settori che ha sofferto di più durante questa pandemia; ho approfondito questa problematica con Christian Zecca, film-maker, director, acting coach, performer e presidente della società La Quinta Praticabile, scuola di teatro per bambini e ragazzi a Genova.

Come si è organizzato il teatro per poter continuare a fare le lezioni ai ragazzi, durante il periodo di lockdown?

Durante il Lockdown come sai non ci è stato possibile fare lezione in presenza e abbiamo così optato per un lavoro online. Il lavoro dell’attore nasce dalla relazione: prima la relazione con se stessi – il proprio corpo, le proprie emozioni e la propria mente – poi la relazione con gli altri. Sono i compagni con i loro respiri, i loro sguardi e i loro silenzi che determinano la tua recitazione. Si può dire che recitare sia “reagire” più che agire, perdendo se stessi e il proprio ego in funzione del personaggio.

Tutto questo non si può fare online.

Abbiamo però approfittato dell’online per proporre alcune lezioni teoriche, per ri-scoprire la storia del teatro o le principali tecniche di recitazione. Essendo la nostra una Scuola con tante iniziative al suo interno, tra cui un premio dedicato ai giovani attori, alcuni nostri docenti hanno sfruttato questo momento per insegnare le regole base della drammaturgia, oppure i meccanismi di costruzione di una battuta comica. Infine io ho cercato di lavorare sul personaggio partendo dalla scrittura per arrivare al “corpo scenico”, ovvero analizzare lo schema motorio (posture, gesti), le emozioni (sempre legate al respiro) e i pensieri (che proviamo a dedurre da ciò che il personaggio dice, dunque immaginando il “sottotesto” che innesca le battute) del personaggio che (prima o poi) prenderà vita sulla scena.

Nell’ultimo anno è stato possibile in qualche momento fare spettacoli dal vivo? 

Purtroppo no. Speriamo di poter tornare in scena dal vivo il più presto possibile.

Quali metodi alternativi avete adottato?

Per quanto riguarda il saggio di fine anno, un momento così importante per noi, perché di “restituzione” del nostro lavoro al pubblico,  abbiamo pensato di trasformarlo in un video del saggio, girato da un film maker, che abbiamo regalato alle famiglie dei nostri allievi.

Come intendete organizzarvi non appena sarà possibile allestire spettacoli dal vivo?

Stiamo sperando con tutto il cuore che ci permettano di tornare in scena (seppure con le regole di distanziamento del pubblico ovviamente contingentato, con i dispositivi di sicurezza e tutto ciò che sarà necessario) già a giugno e stiamo facendo di tutto per arrivare all’appuntamento preparati. Non possiamo fare altro che avere fiducia che questo terribile virus venga presto sconfitto.

Cosa ritenete sia andato perduto in termini economici e soprattutto dal punto di vista formativo e di arricchimento culturale?

Preferisco non parlarti delle perdite economiche che ci hanno portato a un passo dalla chiusura della nostra Scuola, che vive da più di trent’anni ed è un patrimonio culturale nazionale e senz’altro un’istituzione nel panorama genovese. Per quanto riguarda ciò che è andato perduto dal punto di vista culturale e formativo, il danno è incalcolabile. Questo non soltanto perché il teatro è un catalizzatore di cultura (la letteratura, la musica, la danza, le arti pittoriche con le scenografie) ma anche di conoscenze pratiche, di un saper-fare (parlo di tecnici, macchinisti, ma anche dell’antico sapere che l’attore sperimenta nel provare a diventare qualcun altro, il personaggio con un diverso stato fisico, emotivo e mentale). Il danno è incalcolabile perché il teatro – e sicuramente il nostro modo di fare teatro – ha una finalità pedagogica ed educativa. Educa al bello, certo, e alla cultura, ma anche ad esprimersi liberamente con la voce e con il corpo. Insegna ad essere liberi di esprimere le proprie emozioni e di comunicare le proprie idee senza paura. In breve, ci insegna ad essere delle persone sempre migliori e in relazione con gli altri. Il motto de “La Quinta Praticabile” è: “Senza Amore non c’è Arte possibile”. Io penso proprio che questo sia vero. L’amore che ogni nostro insegnante mette nel cercare con tutto se stesso di passare la propria tecnica e la propria esperienza ai giovani, ma anche l’amore per la relazione, per vivere con gli altri e condividere uno stesso copione, uno stesso spazio con i propri compagni e poi, alla fine di un lungo percorso di lavoro con un pubblico che viene in teatro per gioire con te e applaudirti, questo amore manca a noi e manca ai ragazzi che ultimamente sembrano quasi rassegnati a una vita che non contempla più un contatto umano in presenza, non contempla più l’idea di darsi una mano, di potersi abbracciare. Noi ci siamo, convinti che il teatro sia molto più di un luogo di incontro, molto più di un lavoro. Noi ci siamo e speriamo di tornare presto a fare spettacoli non solo perché è quello che sappiamo fare, ma perché questo è il nostro modo di amare.

 

Sport e cultura: un modo per reagire alla pandemia. Intervista all’Assessore regionale Ilaria Cavo

di Alessio Lulli, IB

Il mondo dello sport e della cultura sono stati particolarmente penalizzati a causa della pandemia. Per comprendere meglio la situazione abbiamo intervistato l’Assessore Ilaria Cavo, che da anni si occupa della promozione di questi ambiti.

Cosa si sente di dire in merito alle decisioni del Governo per arginare la pandemia?

I territori hanno attuato le decisioni con grande responsabilità; penso al grande lavoro per la ripartenza delle scuole ai tavoli convocati dai prefetti. A livello globale, però, le misure prese in queste ore appaiono altalenanti e non sempre comprensibili; è stato giusto chiudere ed è giusto chiudere quando i dati del contagio ed i parametri per il territorio lo richiedono perché la salute è al primo posto. Le chiusure omogenee per tutta l’Italia durante le festività trattano in modo uguale situazioni diverse e tutto ciò è incomprensibile.

Come si sono organizzati lo sport e la cultura per reagire a questo difficile periodo di crisi?

Dopo una prima fase particolarmente difficile, durante la quale non sapevamo come orientarci, abbiamo deciso di riaprire tutte le attività sportive a livello agonistico, perché crediamo nell’importanza dello sport come presidio socio-culturale. Speriamo presto di poter dare a tutti la possibilità di praticare le discipline sportive che desiderano, ovviamente in piena sicurezza.

In ambito sportivo sono state promosse molte iniziative, ma il mondo culturale non le sembra ancora molto penalizzato?

Purtroppo sì, le indicazioni che sono state date dal Governo in quest’ultimi 14 mesi, non hanno per niente favorito molti settori della cultura, come teatro, cinema e musei. Dobbiamo impegnarci tutti per debellare al più presto la pandemia e sostenere la ripresa di questi ambiti così importanti per le vite di ciascuno di noi. La cultura, in tutte le sue forme, va sempre preservata e incentivata. 

Come si può concretamente raggiungere questi ambiziosi obiettivi?

Con investimenti pubblici e l’uso delle più moderne tecnologie. Pensiamo ai tour virtuali dei musei, ai concerti e alle rappresentazioni teatrali on-line. Purtroppo molte cose sono cambiate a causa della pandemia, ma è proprio nei momenti più difficili e complessi che bisogna aumentare energie e impegno e porsi nuovi obiettivi da raggiungere.

Invece a riguardo dello sport nelle scuole come si potrà procedere?

Le iniziative al servizio della scuola sono aumentate e grande attenzione dedicheremo sempre di più al sociale, promuovendo lo sport come strumento di inclusione.

Ringrazio Ilaria Cavo per l’ intervista rilasciata e la sua grande disponibilità, augurandole un buon lavoro.