La Terra chiede aiuto anche ai giovani

di Elisa Schena, 1 D

Il mondo sta soffocando, viene strozzato ogni giorno da tonnellate di rifiuti, solo noi possiamo e dobbiamo aiutarlo! Uno degli organismi che opera sul campo in maniera attiva è Legambiente che, tra le varie iniziative organizza in diversi comuni l’evento “puliamo il mondo“. Oggi ci troviamo nel Comune di Davagna, dove ho avuto la possibilità di intervistare Diego Cravino uno dei giovani partecipanti. Studente di terza media tra i più impegnati sul tema.

Ciao Diego, ho saputo che sei un giovane attivista in campo ambientale, come ti sei avvicinato a questo tema?

Ciao, ti hanno riferito una cosa vera, tengo molto a questo tema e mi impegno quotidianamente. Sono sempre stato un appassionato di camminate nei boschi e non posso accettare di vederli così sporchi e, questo evento mi permette di dimostrare a Madre Natura il mio impegno per cercare di far regredire il fenomeno dei rifiuti abbandonati in posti non opportuni.

Come hai scoperto questo evento a cui partecipi in maniera attiva e a cui tieni molto?

La scuola ed il mio comune, hanno avuto un ruolo determinante nel permettermi di conoscere questi strumenti che stimolano l’idea di appartenenza ad una comunità. 

                                                            

Percepisco la smania dei tuoi compagni di iniziare la loro eco-giornata, ti faccio le ultime domande e ti lascio andare. Come vedi i tuoi boschi tra dieci, venti, trenta anni?

Tra dieci anni purtroppo, non mi aspetto grandi differenze, perchè ci sarà ancora molto lavoro da fare  per sensibilizzare le persone al maggior rispetto dell’ambiente, tra venti anni subiremo conseguenze notevoli  ognuno di noi si impegnerà per ovviare al problema, finalmente tra trenta anni, il seme della cittadinanza attiva potrà germogliare nel terreno delle grandi industrie e dei governi.

Che messaggio vorresti lanciare ai tuoi coetanei?

Vorrei sensibilizzare tutti, ma in particolar modo i miei coetani perchè saranno le nostre generazioni a stabilire la rotta da seguire, a rispettare l’ambiente e impegnarci nel nostro piccolo a ovviare al problema dell’inquinamento. Se avete voglia di impegnarvi attivamente, vi consiglio di partecipare agli eventi organizzati dalla Legambiente, dove ci si rende utili divertendosi. Dobbiamo essere consapevoli della forza che ognuno di noi può avere contro meccanismi distorti dell’ economia mondiale.

Ti faccio i complimenti perchè non è così consueto trovare giovanissimi come te dagli ideali nobili e con una così matura consapevolezza.

Questi giovani d’oggi…

 

di Giovanni Catelani,1D

Il tema della cittadinanza attiva è particolarmente attuale e, specialmente tra i giovani, sta diventando sempre più motivo di impegno sociale.

In questa intervista, Alessia Lanfranchi, una studentessa universitaria di Parma, ci racconta la sua esperienza di volontaria nell’associazione “Muungano“. Dopo aver sentito parlare da alcuni giovani di un campo di lavoro estivo realizzato nella comunita di Torrile, si è lasciata contagiare dall’entusiasmo e ha deciso di recarsi  nella sede della associazione per poterne fare parte.

Con quali propositi hai deciso di entrare a fare parte di Muungano ?

 Mi è sempre piaciuto informarmi sui problemi della mia città e gradualmente interessarmi a quelli di altri popoli, spesso meno fortunati di noi. Mi si è presentata l’occasione di conoscere l'”Associazione Muungano Solidarietà” e ho deciso di entrare a farne parte nel mio tempo libero.

Quali sono i tuoi compiti nell’associazione? Rivesti un ruolo specifico?

Alcune mattine mi occupo del lavoro della segreteria che coordina le diverse attività di “Muungano”, in particolare dei rapporti con le scuole, della mostra itinerante, del mercatino e la gestione degli studenti stranieri presenti in comunità.

Quali sono la storia e le caratteristiche di questa associazione ?

E’ una comunità di religiosi, amici, volontari italiani e africani che cammina con il popolo congolese. Siamo nati a Torrile di Parma negli anni novanta come appoggio alle attività dell’omonima Associazione “Muungano Solidarietè” di Goma nella Repubblica Democratica del Congo.

Tutto è iniziato in Africa nel 1976, con una comunità di missionari saveriani e laici. “Muungano”, che in lingua Swahili significa “solidarietà”, nasce proprio per fare solidarietà, organizzazione di attività e sviluppo di questa città. Le prime attività iniziano nel 1980 con il centro nutrizionale gestito da personale locale che negli anni ha assistito più di 15.000 ospiti. Nel 1994 arriva la guerra e Goma diventa una città di rifugiati, scoppia anche il colera. In questo contesto nasce la “Casa dei Bambini” per assistere gli orfani. Nel 2002 il dramma di Goma si completa: la lava del vulcano Nyiragongo devasta quello che dopo la guerra era rimasto in piedi e anche l’Ospedale dei Bambini che viene ricostruito nel 2005. Riassumendo, queste sono le nostre principali attività: in Italia, sensibilizzazione nella cittadinanza e nelle scuole (incontri nella classi, mostre, conferenze..), accoglienza di giovani studenti stranieri, mercatino solidale “Mille Cose”, campo di lavoro estivo per giovani; in Africa, formazione professionale per ragazzi e ragazze, centro salute per la lotta alla malnutrizione e sostegno alla maternità, supporto ai poveri della città, ai carcerati, ai malati di AIDS.

Questi giovani d'oggi...
Due native percorrono la strada che collega il loro villaggio al pozzo più vicino.

Riguardo a Mungano, qual è stato uno dei momenti più piacevoli che hai trascorso da quando sei socia?

Un momento simpatico della vita della Comunità è il pranzo domenicale che spesso consiste nel mangiare insieme piatti confezionati con ricette italiane ed africane. Gli italiani esprimono, poi, il loro parere sul piatto africano e viceversa…tutto questo in allegria!

Cosa significa per te il volontariato?

Attraverso il volontariato mi si è aperta una finestra sul mondo, dandomi una ventata di aria nuova che mi ha rianimato, mi ha fatto uscire dal mio piccolo mondo chiuso ed aprire a nuovi orizzonti. Ho scoperto il valore della multiculturalità in tutta la sua diversità e ricchezza e la possibilità di diventare cittadini attivi e responsabili. Inoltre, la presenza di stranieri mi ha fatto sperimentare le possibilità dell’integrazione fra persone di diversa nazionalità e cultura.

In che modo l’emergenza Covid-19 ha modificato il tuo impegno?

Purtroppo l’emergenza Covid ha rallentato le iniziative e le attività, soprattutto ha fatto chiudere il mercatino dell’usato, fonte di aiuto economico per Goma, ha bloccato gli incontri a scuola e la mostra itinerante. Anch’io ho dovuto lavorare da casa per un certo periodo.

Hai mai avuto paura di rischiare il contagio, vista la situazione? Hai mai pensato di rinunciare?

Mi sono vaccinata, la situazione pandemica è lentamente migliorata e, quindi, ho ripreso le attività dell’associazione con lo stesso entusiasmo e con la speranza che la vita riprenda il suo normale cammino. Anche il mercatino è stato riaperto.

Per concludere: che consiglio daresti ai giovani che hanno il desiderio di intraprendere un percorso simile al tuo?

Più che un consiglio, vorrei trasmettere l’entusiasmo per questa avventura e suggerirei a te e ai tuoi coetanei di avvicinarvi al volontariato secondo i vostri interessi e disponibilità.

E poi non ci vengano a dire: “Questi giovani d’oggi…

“Grazie alla Croce Verde sono rinata”. La storia di Laura

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Benedetta Lorenzon, 1^ D

“In un momento in cui ero un po’ persa, quando non sapevo esattamente cosa volessi dalla vita, la Croce Verde mi ha fatta rinascere. Aiutando gli altri mi sono sentita realizzata, da bianco e nero tutto è tornato a colori ed improvvisamente la mia vita aveva di nuovo un senso”.

Ho conosciuto persone speciali che porterò sempre nel cuore. Ogni persona che ho incontrato mi ha lasciato qualche insegnamento che porterò con me per tutta la vita. La Croce Verde di Casella è la mia seconda famiglia dichiara Laura.

La Croce Verde è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro che opera nel campo sanitario.

Laura Campi, ventenne volontaria della Croce Verde di Casella, ha iniziato a frequentare questa comunità all’età di sedici anni.

A sedici anni frequentavo i corsi interni e mi occupavo di seguire attività promozionali e raccolte fondi. A diciassette ho iniziato ad accompagnare le persone a fare alcune terapie ed ho iniziato ad osservare come si comportavano i ragazzi con maggiore esperienza nelle varie situazioni”. Con un po’ di emozione, Laura continua a parlare dicendo “al compimento dei diciott’anni, svolgendo i corsi abilitanti, sono diventata un membro attivo della Croce Verde ed ho iniziato a svolgere attività più concrete, come uscire in ambulanza”.

La Croce Verde è un ambiente in cui i giovani svolgono una cittadinanza attiva, infatti esercitano attivamente dei diritti e dei doveri.

Un milite ha diversi doveri. In primis mi sento di citare il dovere di mantenere un comportamento morale irreprensibile, di soccorrere chiunque ne abbia bisogno anche quando si è fuori servizio” afferma la milite “ovviamente, come in ogni situazione, il rispetto per gli ambienti e le persone sta alla base di tutto”.

All’interno della Croce Verde non abbiamo solo doveri, ma, ovviamente, anche diritti” inizia Laura “ognuno ha il diritto di essere ascoltato. All’interno di questa comunità tutti hanno diritto di parola, anche i giovani più inesperti. Questo, però, non vuol dire che non esista una gerarchia. Infatti i militi con più esperienza hanno il diritto di insegnare, e talvolta rimproverare, quelli più inesperti”.

Con orgoglio la ragazza dichiara “chiunque abbia frequentato l’ambiente della Croce Verde avrà sicuramente più probabilità di fare qualcosa di grande nella vita. Molti ragazzi si sono appassionati al settore socio-sanitario ed ora sono medici ed infermieri”.

Ma non solo questo” continua “chiunque abbia frequentato la Croce Verde ha acquisito dei valori indispensabili per vivere. Tra cui: l’altruismo, l’empatia, la collaborazione, il lavoro di squadra e il rispetto per la gerarchia”. “Se avete la possibilità, fate volontariato, in qualsiasi sua forma. Vi aiuterà a farvi sentire meglio con voi stessi, vi farà rinascere. Parola mia“.

Così, con una nota d’orgoglio e commozione, Laura torna a fare ciò che più la gratifica: aiutare gli altri.

La tutela del diritto alla salute del cittadino straniero: Stato e Associazioni collaborano.

di Ginevra Venturi, 1D

 

L‘art. 118 comma 4 della Costituzione permette agli Enti territoriali (Comune, Provincia ecc…) di favorire l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attivita’ di interesse generale. Queste comprendono forme di auto-organizzazione come, ad esempio, il volontariato per la tutela di beni comuni o per sostenere soggetti in condizioni di debolezza. Tale dovere appartiene, in primis, allo Stato (o Enti territoriali) che possono avvalersi della collaborazione di liberi cittadini, siano essi giovani studenti e non,  singolarmente o uniti tra loro in Associazioni. Per fare un esempio possiamo citare le ONLUS o la CARITAS, che si occupano di tutela dei diritti dei cittadini in vari ambiti: scuola, salute, giustizia, cittadinanza ecc… Per quanto riguarda le strutture pubbliche che svolgono anche funzione sociale troviamo le ASL (per la Regione Liguria – Azienda Sanitaria Locale) che, ad esempio negli ultimi anni con l’aumento dell’immigrazione, ha messo a disposizione per i cittadini stranieri centri di ascolto ed assistenza in collaborazione, con Associazioni di vario tipo, al fine di supportarli, soprattutto dal punto di vista dell’accoglienza e sanitario. A tal proposito giova citare l’articolo 32 della Costituzione

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettivita’, e garantisce cure gratuite agli indigenti…”

 

Migranti arrivati al porto di Augusta
– Foto Agenzia Lapresse –

Per capire un po’ piu’ a fondo in quale modo il nostro paese assista degnamente gli stranieri, bisognosi di ogni genere di cure, e come si prenda cura di loro, ho posto alcune domande ad un dipendente ASL ligure che ogni giorno si occupa di queste problematiche.

Puo’ riferirmi di cosa si occupa esattamente?

”Lavoro nell’ambito dell’assistenza sanitaria agli stranieri con patologie o donne gravide o bambini molto piccoli che arrivano in Italia e non hanno nulla, collaborando spesso con l’Associazione CARITAS, al fine di garantire loro continuita’ di cure o assistenza. Premetto che lo Stato italiano prevede l’assistenza sanitaria gratuita a tutti coloro che entrano nel paese ed hanno permesso di soggiorno valido ma anche a chi non lo possiede ed ha bisogno di cure per patologie pregresse o gravi, ovvero necessita di cure immediate”.  

In cosa consiste la collaborazione con CARITAS?

”E’ proprio CARITAS o associazioni analoghe che si occupano di vigilare ed assistere i centri di accoglienza e segnalare al Sistema Sanitario Nazionale i casi particolarmente bisognosi e gravi al fine di poter risolvere problematiche sanitarie o contribuire alle cure”.

In che modo collaborate?

”Dopo aver ricevuto segnalazione dei casi, si mette in moto la macchina burocratica degli aiuti, in cui volontari ed associazioni in genere accompagnano il paziente nella compilazione delle richieste assistenziali, Successivamente si organizzano incontri con volontari, quasi sempre giovani studenti o tirocinanti che volontariamente accompagnano e supportano in tutto il percorso specialmente le donne e i bambini in difficolta’ all’interno dei Centri di Accoglienza. I volontari sono molto sensibili alle problematiche sociali e si danno molto da fare accompagnando, per tutto il percorso soprattutto morale e di vicinanza, i ”pazienti” presso le ASL o le strutture ospedaliere per le cure o le informazioni di cui necessitano. Sono giovani che hanno scelto il sociale spesso come percorso di vita”.

Giovane volontario che aiuta cittadini stranieri.

Si e’ mai domandata o ha mai domandato ad uno di questi   giovani che cosa si potrebbe migliorare per rendere ancora piu’   efficaci e veloci gli aiuti?

”Servirebbe meno burocrazia e un modo efficace di coinvolgere   ancora di piu’ i giovani nel sociale in generale, sensibilizzandoli   maggiormente a mettersi al servizio di tutto cio’ che e’ patrimonio     comune. Parlare di sociale non fa mai male, continuare a parlarne   per incentivare i giovani e’ un obbligo civile; non bisogna mai smettere di farlo”.

Il problema dell’accoglienza e della tutela dei diritti degli immigrati e’ un argomento molto attuale, se ne parla ovunque, sui TG, Media, social, proprio per sensibilizzare e contribuire a trovare nuove soluzioni umanitarie e civili per aiutare gli stranieri ad integrarsi nei paesi che li ospitano. Purtroppo, la maggior parte di essi proviene da situazioni sociali di degrado dovute a guerre o poverta’, ed uno Stato civile ha l’obbligo ed il dovere di tutelarli, accoglierli e curarli e sarebbe un grande traguardo se ognuno di noi contribuisse a farlo.   

 

 

     

Centri sociali a Genova: tra cultura e divertimento

di Federico Frau, classe 1° D

Ultimamente i centri sociali sono un grande tema di attualità a Genova: infatti si è discusso per diverse settimane della polemica derivata dalla chiusura della Terra di Nessuno, uno dei centri sociali più famosi e vecchi di tutto il capoluogo ligure.

Sgombero Terra di Nessuno, foto: Liguria.Today

Le manifestazioni di protesta alla presa dello stato del territorio sono state diverse e anche l’opinione pubblica è divisa, tra chi considerava questi luoghi ambienti positivi per la socializzazione e per lo scambio di pensieri e tra chi invece

etichetta i membri di questi gruppi come dei reietti sociali buoni a nulla.

Per questo ho voluto intervistare una diretta interessata alla questione, Juliette Charpentier, ragazza francese di 18 anni, proveniente da Tour, che negli ultimi mesi sta vivendo a Genova, partecipando attivamente alle riunioni e alle attività di alcuni centri sociali, come  Libera Collina di Castello o Buridda Lab

Prima di arrivare in Italia anche in Francia eri a conoscenza di questi luoghi? Ci eri mai andata?

In Francia ero a conoscenza della presenza di strutture simili a quelle presenti qui, ma la scuola occupava molto del mio tempo e il restante lo passavo spendendolo con amici, quindi prima dell’Italia non ero mai stata in luoghi del genere.

Quindi come ti sei interessata all’argomento ?

Ho approfondito i centri sociali grazie a miei amici italiani, che mi hanno incentivato a riscoprirli e rivalutarli, fino ad andarci e essere un membro attivo della “comunità” se così si può definire.

Quali sono le principali attività svolte in questi gruppi?

La cosa che apprezzo maggiormente è che è uno spazio libero dove si può fare tutto quello che si vuole. Cantare, ballare, leggere, cucinare. Tutto quello che ti viene in mente. Puoi esprimerti in qualunque modo tu voglia.

Secondo te perché le persone vanno in posti come questi? perché tu ci vai?

Penso che la principale ragione sia il voler socializzare, l’espandere il proprio bagaglio culturale con la conoscenza di ragazzi che vengono da tutta la città, da ogni ceto sociale. Nessuno ti giudicherà per quello che sei, verrai accettato in qualunque cosa tu faccia.

 E’ un po’ come una seconda famiglia.

Cosa ne pensano gli altri membri della recente chiusura della Terra di Nessuno?

 Era uno dei punti di riferimento cardine a livello di importanza e di attività stimolanti, quindi molte persone non condividono la scelta della chiusura, pensano che lo stato voglia avere controllo su tutto. E’ una situazione molto complicata, mi trovo in difficoltà a esprimermi sulla questione, anche perché non penso di essere informata sufficientemente.

 

A piccoli passi nel FAI

di Maia Fornaroli 1D

 

Una ragazza spumeggiante, appassionata d’arte e con tanta voglia di fare. Questa è la descrizione di Roberta Bani, una giovane volontaria del FAI (Fondo Ambiente Italiano) della delegazione di Albenga – Alassio, associazione che si occupa di tutelare e valorizzare i beni culturali in un determinato territorio.  La volontaria ha iniziato a collaborare con quest’organizzazione all’inizio del suo percorso di studi universitari. 

Dalla pagina Facebook FAIGiovani-Albenga Alassio

Cosa significa per te cittadinanza attiva?

“In realtà non ho mai realmente ragionato su questo concetto, perché portare avanti la storia e la cultura di un territorio ha sempre fatto parte di me, è qualcosa che ho sempre sentito come un elemento principale della mia vita. Considero che sia un mio diritto e anche un mio dovere il poter dire la mia e quindi far  comprendere alle persone l’importanza e il valore della cultura. La cultura è infatti secondo me un bene prezioso per tutti che DEVE essere divulgato e tutelato e che tutti hanno il DIRITTO di conoscere. ”    

Quindi per il tuo impegno nel FAI, ti reputi una cittadina attiva?

 “Beh, diciamo che non mi sono mai definita tale, perché mi sembrerebbe un po’ presuntuoso, dato che faccio volontariato perché sento dentro di me che è una cosa giusta.  Sicuramente ho sempre fatto dei piccoli passi in ciò in cui credevo e credo, e quindi sì, penso che dei piccoli passi possano fare la differenza, anche minima. Collaboro anche con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e mi impegno nel ricordare e trasmettere la storia dei partigiani e soprattutto nel diffondere l’antifascismo.” 

Ci puoi spiegare cos’è il FAI?

“Il FAI è un’associazione nata nel 1975 ed è attiva su tutto il territorio italiano e non solo. Il fine del FAI è quello di valorizzare e tutelare i beni culturali e si divide in delegazioni. Io sono una volontaria della delegazione di Albenga – Alassio della Liguria e il nostro territorio si estende dall’entroterra del Finalese fino ad Andora. Esso presenta coste con cittadine non particolarmente interessanti dal punto di vista storico (tranne Albenga, Laigueglia e in parte Loano), ma ha un’entroterra caratterizzato da numerosi borghi medievali. Nel FAI-giovani, di cui faccio parte, si può entrare come tesserati attivamente con ruoli specifici, dai 18 anni fino ai 35 anni, ma già a partire dai 14 si può iniziare a collaborare e dare un aiuto concreto e assicuro che è un’esperienza molto bella. 

Il FAI organizza molte attività sia a livello regionale che a livello istituzionale, oltre alle giornate FAI di autunno, sono molto interessanti le giornate FAI di primavera durante le quali si collabora con i ragazzi delle scuole e si dà loro la possibilità di essere “ciceroni”, ovvero vivere e raccontare da protagonisti i luoghi più belli della propria città.”  

Dalla pagina Facebook FAIGiovani-Albenga Alassio

A questo punto ti chiedo: cosa vuoi fare di grande?

“In verità sto già facendo qualcosa di grande, partendo dalle piccole cose e facendo parte di un gruppo. Fin da quando ero piccola mio padre mi diceva che, piantando dei semini per realizzare ciò in cui credevo, avrei potuto davvero portare una svolta, anche nel mio piccolo. In più in questo mio impegno non mi trovo sola, ma sono in un gruppo e quindi, compiendo i passi insieme ad altri, nella stessa direzione e con lo stesso scopo, si potrà davvero cambiare la situazione. Perciò attraverso il FAI mi impegno a piantare un semino nella mente di coloro che mi ascoltano, senza lasciarlo disperdere nel vento, perché magari potrebbe far nascere un fiore, una curiosità. 

Inoltre mi occupo di beni artistici, un’argomento che mi sta molto a cuore, quindi credo di riuscire a trasmettere questa passione agli altri e, collaborando con il FAI, riesco ad agire concretamente. Per esempio la mia delegazione si sta prendendo cura di una necropoli romana scoperta in un garage ad Albenga, facendo conoscere e tutelando questo bene privato. Quindi la nostra delegazione ha stipulato una convenzione con il Comune di Albenga e il condominio in cui si trova il garage e abbiamo dato così la possibilità alle persone di accedere a questo sito che altrimenti sarebbe rimasto nascosto.       

 

Dalla pagina Facebook FAIGiovani -Albenga Alassio Roberta nella necropoli romana

 

Roberta a fine intervista, invita me e tutti i giovani a inseguire i propri sogni e desideri, con l’impegno e la voglia di cambiare ed io sento che la sua esperienza arricchirà il mondo.                         

 

                                

 

 

Vogliamo il nostro futuro. Da oggi.

Intervista a Gloria Pallotta, attivista di Fridays for future

di Vittoria Marfella, 1B

L’Attivismo non è un ruolo, è una lotta. 

Essere attivista vuol dire prendere una posizione e battersi, non solo per le nostre battaglie ma anche per quelle degli altri.

Non esiste un manuale o una regola per partecipare in modo attivo alla vita di tutti i giorni, ma ognuno, in base alle proprie esigenze combatte in modo diverso; c’è chi scrive, chi manifesta e chi fa volontariato.

Spesso sembra che solo poche manifestazioni ottengano risultati concreti, ma in realtà queste sono tanti piccoli pezzetti  che servono a costruire un futuro migliore. Prendiamo come esempio i diritti delle donne, centinaia di anni fa sono iniziate rivolte per ottenerli ed è solo da pochi anni che si vedono i risultati delle loro battaglie. 



Esistono molti movimenti attivisti, fra i quali il Fridays  for future.

Chiamato anche FFF, Fridays for future è un movimento ambientale apartitico contro qualsiasi tipo di consumismo; il suo nome deriva dalle manifestazioni che vengono organizzate ogni venerdì.



Naturalmente tutti possono essere attivisti, ma soprattutto noi giovani dovremmo partecipare in modo attivo alla vita di tutti i giorni, perché ne va di mezzo il nostro futuro.

Spesso molte tragedie ambientali, sociali, politiche non interessano e ci rendono indifferenti perché, magari, si verificano in paesi distanti dai nostri. Ma se un giorno colpissero noi?

I disastri ambientali che definivamo “occasionali” si verificano sempre più costantemente e ben presto potrebbero devastare anche i paesi globalizzati, non solo i più poveri. Dovremmo quindi metterci in gioco e batterci per ottenere un giorno un futuro sicuro. Spargere la voce è creare piccole ribellioni è il modo migliore per iniziare.

Troviamo esempio nell’esperienza di una giovane attivista di Genova, Gloria Pallotta.

Gloria è un attivista di 23 anni che fa parte del movimento ambientale del Fridays for future e racconta di avere iniziato il suo percorso nel 2018, osservando per la prima volta attentamente le problematiche dei migranti.

-“Mi sono resa conto che una grossa fetta di immigrati migra a causa delle condizioni climatiche”-.

Da questa semplice riflessione ha iniziato la sua ricerca e e si è informata: “Ho notato che solo l’1% della popolazione più ricca emette il 50% dei gas serra, che 100 industrie producono il 70% delle emissioni mondiali”-

Ormai sono quasi quattro  anni che manifesta e combatte senza paura di farsi sentire, usando anche l’arte come forma di denuncia sociale, oltre alla parola.

-“L’attivismo mi ha dato tanto ma mi ha anche tolto qualcosa. La consapevolezza ha cancellato per sempre l’ingenuità che mi faceva vedere con sguardo positivo ma irrealistico il mondo”-.


-“Toglietemi tutto ma non il futuro”-

Una delle tante manifestazioni da lei organizzate è stata quella del 24 settembre 2021 nella quale urlò al mondo, addirittura senza vestiti, di lasciarle il futuro.

Per questo oggi lottiamo per il domani, per essere parte attiva del cambiamento.

I consigli di Livia Sambrotta per essere uno scrittore di successo

di Gloria Oppedisano, 1B

Può capitare di ritrovarsi a pensare quali siano nel mondo odierno i ritmi di vita di una scrittrice, che oltre a portare avanti la sua più grande passione, si trova anche impegnata in un lavoro che la appassiona e che le è utile per vivere.

Livia Sambrotta, nata a Roma nel 1979  è una giovane scrittrice di thriller. La routine di questa donna  ruota intorno all’amore della sua vita: la lettura. Sin da quando è bambina, l’autrice di Amazing Grace si avvicina e si appassiona alla lettura grazie alla poesia e al fascino di libri a lei molto cari.

Incontrandola abbiamo avuto il piacere di porle alcune domande allo scopo di comprendere quale fosse il fulcro della scrittura. Nel  corso della breve intervista Livia ci racconta che l’autore che più l’ha avvicinata allo stile horror e a quello thriller è il conosciutissimo Stephen King.

Crescendo , quella che un tempo era una ragazzina incuriosita dalle inquietanti storie che le venivano narrate ,diventa una figura matura e adulta che decide di intraprendere una strada, quella di scrivere libri con trame noir. Lavorando, l’autrice, deve trovare un compromesso fra la vita d’autrice di libri e quella di donna che lavora nel cinema.

”Quando scrive? E quanto spesso?”.

Livia Sambrotta ci svela che la caratteristica più importante di un narratore, di qualsiasi genere, è la costanza. Lei scrive ogni giorno due ore prima di andare al lavoro e nei weekend si trova a produrre per sei o avvolte addirittura otto ore. “Perché la continuità per uno scrittore è tanto fondamentale? ” L’autrice ci spiega: vivendo, ogni giorno anche se inconsciamente, maturiamo nel modo di essere e di pensare. Se lavoriamo i nostri elaborati con lunghi periodi di distanza ci ritroviamo ad avere più pezzi incongruenti fra loro, nella forma di scrittura , nel lessico utilizzato ed infine anche nel modo di introdurci all’interno dei personaggi.

Entrare nell’anima dei personaggi ed analizzarla è il compito più importante e anche il più interessante. Dare spessore al personaggio nei romanzi gialli gioca un ruolo fondamentale. Lo scrittore, attraverso una preparazione accurata del carattere degli individui, riesce a trasmettere il vissuto del personaggio. Le emozioni sono ciò che spinge i protagonisti  a svolgere le azioni che compiono.

Per produrre anche solo una base su cui scrivere un libro la scrittrice impiega molto tempo, così anche per lo sviluppo e la revisione finale dei suoi testi. L’impegno che la donna mette nella stesura dei suoi brani crea un legame affettivo con le sue opere.

Durante il suo lavoro la Sambrotta lascia che i suoi testi siano letti  dalle persone a lei più care, come ad esempio il marito Sono le figure più professionali della casa editrice, però, a guidare la correzione finale in modo corretto e totalmente oggettivo.

Alla domanda “Qual è il tuo libro a cui sei più legata?”, la giovane donna risponde: ”I miei libri sono tutti importanti, un aspetto che ho notato è che più vado avanti più il mio modo di scrivere è evoluto, quindi tutti e tre i miei lavori non sono paragonabili, anche se la mia prima pubblicazione rimarrà sempre un po’ come il primo figlio per me:”

Come viene descritta quindi la scrittura da Livia Sambrotta?

L’arte dello scrivere secondo Livia è formata da passioni e sentimenti che vengono trasmessi al lettore: se lo scrittore è bravo nel suo lavoro, oltre alla continuità, mette in primo piano l’umiltà.

“Lo scrittore bravo non è uno sbruffone, nonostante i tanti intrighi e la continua suspense non si prende mai gioco del lettore. Un bravo scrittore è inizialmente umile.” Questo è il consiglio finale che la scrittrice ci dà per diventare un autore di successo: onestà e dedizione.

Verso una nuova vita

di Eleonora Majorana

Intervista a Cesare Tizzani, farmacista di Sturla, volontario dell’associazione di San Marcellino.

Cesare, insieme a tantissimi altri volontari accoglie i senza tetto e li aiuta a riprendere in mano la propria vita. Grazie al loro aiuto le persone bisognose possono vivere felici, come tutti noi meritiamo .

Lo abbiamo intervistato per comprendere meglio il suo impegno e quello degli altri volontari di San Marcellino.

” San Marcellino comprende un centro di ascolto con due accoglienze notturne, quindici alloggi assistiti, cinque laboratori di educazione al lavoro, due centri diurni, tre mense, una ambulatorio medico, una equipe di strada e varie attività di sostegno. San Marcellino supplisce alle mancanze del pubblico servizio e sostiene le persone che hanno bisogno non solo per esigenze materiali, quali cibo e un tetto dove dormire, ma soprattutto sul piano umano, perché si instaura con gli ospiti un rapporto personale e di confidenza per capire i motivi per cui si trovano in questa condizione”.

Si fa un percorso di piccoli passi alla volta, di crescita, dove ognuno tira fuori quello che ha dentro di sé per ritrovare la serenità, riprendere la propria vita, riavvicinare gli affetti. Il compito di noi volontari è soprattutto quello di aiutarli a reinserirsi nella società. Tutto questo rende San Marcellino un’attività di volontariato speciale di cui Genova dovrebbe andare fiera”.

  • Quando ha iniziato l’attività di volontariato?

” Ho iniziato a conoscere la realtà di San Marcellino circa 30 anni fa frequentando i Padri Gesuiti. Con il tempo mi sono inserito cercando di dare il mio contributo in quanto ogni volontario è prezioso e può contribuire ad aiutare a seconda delle proprie competenze e disponibilità”.

  • Cosa ha motivato e motiva ancora oggi il suo impegno?

“A San Marcellino ho aperto gli occhi di fronte a una realtà che purtroppo esiste, ossia la presenza di persone senza dimora, fragili, con gravi problemi familiari e di salute, sicuramente più sfortunate di me, che hanno il diritto di vivere e di superare la propria condizione di emarginazione. Il motivo per cui ho deciso di intraprendere questa attività è perché penso sia giusto restituire ai più sfortunati la dignità , in quanto su di essi si hanno pregiudizi. spesso vengono allontanati dalla società. Dare una mano è motivo di gioia e di arricchimento, perché non solo io do qualcosa a loro ma loro stessi danno qualcosa a me. Per questo sono fiero e felice di far parte di questa grande famiglia”.

  • In che modo lei offre il suo contributo?

“Come farmacista e ovviamente in collaborazione con medici volontari dispenso medicine e cerco di instaurare un dialogo per poter convincerli a fidarsi di me e a farsi curare. Principalmente riscontro patologie respiratorie, soprattutto in inverno, della pelle e purtroppo anche casi di alcolismo. Il nostro ambulatorio è un vero centro di pronto soccorso, in cui cerchiamo di soccorrere al meglio i bisognosi e di accoglierli anche umanamente.”

  • Cosa le ha insegnato l’esperienza in questa associazione?

” Mi ha insegnato il valore della vita e non dare nulla per scontato, mi ha fatto apprezzare quello che ho e mi ha arricchito come persona, mi sembra quasi di aver più ricevuto che dato. Ho conosciuto persone stupende sia tra i volontari che tra gli ospiti, tanto da diventare tutti una grande famiglia di cui non si riesce più a fare a meno. Questa è una esperienza che consiglio a tutti”.

Per contattare l’Associaizone di San Marcellino:

Sede

Via al Ponte Calvi, 2/4 – 16124 Genova
Tel. +39 010.2470229 – Fax. +39 010.2467786
segreteria@sanmarcellino.it – C.F. 95017440108
fondazione@sanmarcellino.it – C.F. 95025370107

Padre Nicola Gay sj – gay.n@gesuiti.it

Centro di ascolto

Piazza San Marcellino, 1
16124 Genova
Tel +39 0102465400
Giorni: Lun – Mar  e Gio – Ven
Orari: 9.00 – 12.00

Come nasce un romanzo secondo Livia Sambrotta

di Pietro Barosso, classe 1B

“Sono le nostre esperienze personali ad influenzare la nostra narrazione” . Lo afferma la scrittrice Livia Sambrotta, autrice di Non Salvarmi e Tango Down, che ha introdotto la figura dello scrittore alla classe 1B, sottolineando la necessità di un impegno costante e continuativo che questo mestiere comporta: scrivere ogni giorno è infatti la chiave per la riuscita di una narrazione chiara, coerente e precisa.

 

Ma è stata la creatività dello scrittore il punto su cui forse è stato più interessante soffermarsi.

La Sambrotta ha infatti raccontato come nascano le idee per i suoi nuovi romanzi: le trame non si ispirano unicamente alla fantasia, da cui nasce soltanto l’idea iniziale, che contribuisce a rendere la storia più avvincente e gradevole, ma anche alla realtà di tutti i giorni, che rende l’intero brano più realistico e permette al lettore di sentirsi meno alieno alla vicenda.  La narrazione infatti prende a volte spunto dalla vita che tutti quanti noi conduciamo nelle nostre azioni quotidiane e nella nostra routine. La scrittrice, lavorando a stretto contatto con il mondo del cinema e frequentando studi cinematografici in tutto il mondo, ha ripreso alcuni atteggiamenti di produttori e attori reali, colti anche da un punto di vista che il grande pubblico non conosce, inserendoli nella caratterizzazione dei personaggi all’interno dei suoi romanzi. “Ma non sempre è necessario conoscere un set cinematografico per creare un personaggio, l’ispirazione – spiega Livia Sambrotta – può arrivare da azioni semplici, come una passeggiata nel magico silenzio della natura o un’uscita con gli amici, momenti in cui la realtà che ci circonda magari per un attimo ci riporta alla mente un’idea, un pensiero o un ricordo che dà sfogo alla fantasia e alla creatività!”. “Uno scrittore – conclude Sambrotta – rielabora sempre la realtà e le sue esperienze personali con la fantasia, per dar vita ad una narrazione e convincente e coinvolgente”.