Nata in Italia, e presente in 73 paesi di 5 continenti, la comunità di Sant’Egidio opera per le persone più deboli e sostiene l’accordo tra le nazioni, prendendo sostegno dalla preghiera. Ne parliamo con un’attivista ex allieva del liceo D’Oria.
Luca Bizzarri, comico, attore, conduttore televisivo insieme a Paolo Kessisoglu e attuale Presidente della Fondazione PalazzoDucale di Genova, il 22 novembre è tornato nel proprio liceo come ospite d’onore all’Assemblea Studentesca per parlare della propria esperienza e di questo periodo difficile.
Esordisce:
Io non posso farvi da maestro e questa è l’era della cagnara e della suscettibilità, non vi invidio.
Rievoca i ricordi personali, dal fratello Roberto, alla consapevolezza di non essere stato uno studente modello. Ammette: “ho passato più tempo ai parchi di Nervi che qui dentro” oppure “perché se mia mamma veniva a parlare con i professori a casa volavano le pentole”.
Riferendosi poi all’entrata della scuola e alle imponenti scale dell’istituto, rivela che allora le guardava con terrore.
Racconta anche della sua Professoressa di matematica, la Prof. Stegagnini, che lo andava a vedere quando recitava alla Sala Carignano, dove ha iniziato a fare teatro. Aggiunge il ricordo del grande insegnamento che la scuola gli ha donato, la grande versatilità nel suo lavoro, l’adattarsi al contesto, saper interpretare la scena, svolgendo al meglio la richiesta, spesso astratta.
Cercavo un posto nel mondo, il teatro me lo ha donato. Non mi vedo in nessun’altra professione.
Luca e Paolo a Camera Cafè
Aggiunge ironicamente: Ero alto un metro e trenta e pesavo trenta chili, ero uno sfigato; a rimarcare il suo debito e la sua devozione verso il teatro.
Racconta che la sua passione per la scena si accese particolarmente dopo aver visto “Il Grigio” di Giorgio Gaber.
Nonostante ciò sottolinea che i valori e la serietà che questa scuola gli ha insegnato li applica tutt’oggi nel suo mestiere. Nell’Aula Magna lascia un pensiero su questo periodo così complesso:
Per noi attori il pubblico non può mancare, mi sono ritrovato in studi televisivi a parlar da solo- all’inizio sembri un pazzo, poi ti ci abitui- per la prima volta durante l’emergenza pandemica molti aspetti della mia vita quotidiana sono cambiati; fa impressione che ci si possa abituare talmente tanto che, quando il pubblico è ritornato, io ero abituato a non averlo più.
Aggiunge ancora, Il Coronavirus ha trasformato tutti e tutto, facendo adattare l’essere umano a circostanze paradossali, come recitare senza pubblico. Secondo Bizzarri è ammirevole lo spirito di adattamento dell’uomo, ma dall’altra parte, si rischia di perdere la testa.
Sono tante le minacce che mettono a repentaglio la sopravvivenza della fauna selvatica: l’inquinamento, la deforestazione, i cambiamenti climatici, ma anche la scarsa attenzione e il poco rispetto da parte dell’uomo nei confronti delle varie specie animali, ogni anno sterminati in percentuali sempre più elevate, e dei loro ecosistemi.
Fortunatamente esistono numerosi enti che si occupano di soccorrere e curare gli animali e si battono per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo argomento. Un esempio è il CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici, dell’ENPA, Ente Protezione Animali, che a Genova ha sede a Campomorone. Questa associazione, che coinvolge numerosi giovani volontari, si impegna ogni giorno a salvare e proteggere le specie a rischio. Davide Rufino, uno dei tanti volontari che offrono il loro aiuto all’interno di questo centro, ha spiegato in cosa consiste il suo lavoro.
Quello che facciamo noivolontari non è per nulla semplice: io e i miei colleghi svolgiamo, ogni giorno, una serie di attività molto importanti. La prima è sicuramente quella di salvare gli animali selvatici, infatti, ogni giorno, arrivano moltissime chiamate da parte di persone che trovano nei boschi animali feriti, o in difficoltà, e il nostro compito è appunto quello di andare a prenderli e portarli nel nostro centro. A quel punto li curiamo e provvediamo ai loro bisogni ed è forse questa la parte più complicata del nostro lavoro: riuscire a somministrare ai vari animali tutte le cure prescritte dai veterinari è impegnativo, poiché molti esemplari arrivano nel nostro centro in situazioni critiche, quindi hanno bisogno di una particolare attenzione e questo talvolta può comportare anche di doverli assistere tutta la notte. Infine, l’ultima cosa che facciamo è reinserirli in natura una volta guariti e in condizioni migliori, e questa è la parte del lavoro che ci dà più soddisfazione, perché per noi è un successo vedere un animale guarito, e ormai sano, ritornare nel proprio habitat.
Oltre a questo, Davide Rufino ha voluto spiegare perché fa volontariato
Già da bambino avevo la passione per gli animali, in particolare quelli selvatici mi hanno da sempre affascinato. Leggevo e studiavo le enciclopedie sulla natura e seguivo tutti i documentari in televisione,ma sentivo il bisogno di fare qualcosa di concreto così ho cominciato a collaborare con questo centro dove ho avuto la possibilità di osservare e conoscere gli animali da vicino e anche di aiutarli. Così mi rendo utile e, al tempo stesso, riesco a fare ciò che mi rende felice.
Un grande amore, quello per gli animali e per l’ambiente, che potrebbe un giorno diventare anche una professione per Davide.
Penso proprio che seguirò questa strada nella vita, dopo gli studi in Scienze naturali continuerò a occuparmi della fauna selvatica come zoologo, non in laboratorio, ma nei boschi, in mezzo alla natura, perché è solo lì che gli animali stanno davvero bene. E anche io.
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I giovani possono conoscere varie forme di volontariato per esercitare la cittadinanza attiva.
Una di queste forme è l’oratorio dove molto spesso i bambini si riuniscono per passare delle belle giornate in compagnia.
Soprattutto in piccole comunità l’oratorio è un luogo di riferimento importante: lo abbiamo chiesto a Don Stefano, parroco di Casella, comune di 3136 abitanti dell’entroterra di Genova.
Come può un oratorio riguardare la cittadinanza attiva?
Un luogo di incontro e di divertimento come un oratorio è importante perché insegna ai ragazzi molte cose. Ad esempio nel ruolo di animatori i ragazzi sono di fronte ai primi doveri, come riordinare e ripulire il piazzale dopo una festa o controllare i giochi dei più piccoli.
Qual è lo scopo di un oratorio?
E’ un luogo che si propone come una “famiglia“, una comunità dove si può sempre trovare qualcuno con cui confrontarsi e divenire il luogo dove ci si prende cura dei più giovani.
L’animatore, ha un ruolo molto importante per un oratorio, deve dimostrare di poter assumere le proprie responsabilità attraverso un’azione propositiva cioè deve evidenziare una maturazione umana attraverso le proprie azioni e, non meno importante, deve essere un modello per i bambini più piccoli che prendono come esempio il suo comportamento.
Parlando ancora di cittadinanza attiva, don Stefano aggiunge che è molto importante avere un oratorio poiché aiuta a prendere coscienza di una comunità che non significa solo un usufruire dei servizi forniti, ma anche l’aiutarsi vicendevolmente, mettersi in giocoper edificare una casa comune, non pensare che tutto converga su di se’ ma volgersi al bene comune.
L’oratorio che nasce dalla tradizione, è una ricchezza che il mondo moderno deve mantenere viva per restare in compagnia e per insegnare ai ragazzi i propri doveri che devono rispettare con attenzione.
di Serena Biscari, 1D Il semplice fatto di abitare in un posto ci rende cittadini, ma si può fare di più per rendere la propria casa un posto migliore. I cittadini attivi si impegnano ad aiutare la propria città e le persone che la abitano e questo vale anche per molti giovani. Tra questi c’è Chiara che si dedica al volontariato nella casa famiglia per persone con disabilità FA.DI.VI. e Oltre, in questa intervista ci racconta qualcosa in più:
–Da quanti anni fai volontariato? Ho iniziato tre anni fa, a 15 anni, ma già da prima partecipavo ad alcuni eventi con mio padre, che è volontario da molti anni.
–Cosa fai come volontaria? In particolare mi occupo della lettura; per un certo periodo di ogni anno ci incontriamo una volta a settimana e leggiamo insieme ad altri volontari un libro scelto in precedenza, una volta finito teniamo un incontro con i ragazzi che hanno seguito le letture per discutere del libro letto. Oltre a questo partecipo a eventi e gite organizzate dai volontari, uscite al cinema, cene, concerti e altro.
–Venerdì 29 ottobre hai partecipato ad una manifestazione dedicata a persone con disabilità, di cosa si trattava? Era una manifestazione riguardo le barriere architettoniche per persone in carrozzina, hanno partecipato volontari, disabili, amici e parenti, abbiamo girato per Via San Lorenzo e i vicoli del centro storico di Genova passando nei vari negozi; bar, ristoranti, farmacie e altri chiedendo se fossero accoglienti, dato che, per le persone costrette in carrozzina, un gradino di entrata di un negozio è un ostacolo, chiedevamo se avessero a disposizione una pedana per permetterci di entrare.
–Perchè il volontariato è importante per te? Secondo me è importante perchè penso sia giusto aiutare le persone come anche io vorrei essere aiutata in caso di bisogno, e quando si ha tanto, si può dare un po’ del proprio tempo per aiutare chi nella vita ha più ostacoli da superare.
Solo il 6% dei giovani compresi tra i 18 e 29 anni compiono attività di volontariato e in un mondo in cui i diritti dei più deboli sono sempre meno tutelati, il volontariato rappresenta un grande aiuto. Per cui noi giovani essendo unici eredi del mondo, dobbiamo rappresentare il futuro per questa importante forma di attivismo.
A Genova due giovani volontari raccontano la loro esperienza a Music for Peace, associazione di volontariato che si occupa di offrire aiuto a popolazioni estere e a famiglie sul territorio locale.
Giulia, 20 anni, è volontaria al Music for Peace da sette mesi. È arrivata nell’associazione ad Aprile 2021, insieme ad una amica. Il suo scopo era quello di impiegare il tempo libero in qualcosa che potesse essere utile anche ad altri. Giulia si occupa principalmente di distribuzione. Questa attività consiste nel preparare pasti caldi, da donare ai senza tetto in luoghi come stazioni.
“Perché fai volontariato e che cosa provi nel fare ciò?”
“Faccio volontariato perché è bello poter aiutare qualcuno più bisognoso, stare a contatto con le persone fa riflettere sulle diverse realtà che ci circondano e sul fatto che non tutti siamo fortunati allo stesso modo. Nel svolgere ciò provo piacere e soddisfazione e ora che ha iniziato non ho intenzione di smettere per nessun motivo”.
Abud è un altro giovane volontario in questa associazione, ha venti anni è palestinese. Finite le scuole superiori dalla Striscia di Gaza è riuscito ad arrivare in Italia per studiare lingue.
“Come hai fatto arrivando dalla Striscia di Gaza a conoscere l’associazione? Che significato ha per te ciò che fai?”
“Mio padre, in Palestina, collabora con Music for Peace. Per cui quando sono arrivato a Genova conoscevo già l’associazione di cui poi sono diventato volontario. Per me fare volontariato significa fare un piccolo gesto, che se fosse fatto da tante persone, ognuna nel proprio piccolo, potrebbe diventare l’esempio di un qualcosa di grande per il bene dell’umanità e per il futuro”.
La cittadinanza attiva nei giovani, cos’è? È così frequente al giorno d’oggi? Per rispondere a queste domande ho intervistato due giovani che svolgono attività differenti, ma con un unico scopo: migliorare la società.
Ilaria Busca, 30 anni, volontaria alla Scuola della Pace fondata dalla comunità di Sant’Egidio per aiutare i bambini con difficoltà.
Per Ilaria un cittadino attivo è colui che si prende cura di chi ha bisogno, affinché il mondo possa migliorare. Affiancare i bambini nei compiti dopo scuola, instaurando un rapporto di amicizia, rappresenta il suo modo di essere una cittadina attiva. Le famiglie di questi bambini solitamente hanno alle spalle una storia complicata. Aiutarle, è un modo per poter fare qualcosa di concreto, unendo le forze con tutti i volontari.
Ilaria mi ha raccontato che spesso si avverte la tentazione di mollare perché le situazioni risultano molto complesse. L’integrazione sembra un problema insormontabile, ma è proprio con piccoli passi e gesti semplici che si arriva a grandi risultati. Solitamente i volontari della Comunità non si scontrano con le Istituzioni, ma cercano di fare da “ponte” tra esse e le famiglie che si sentono abbandonate.
Inoltre, mi spiega che tra i cittadini genovesi si percepisce il sentimento comune di voler aiutare. Si tratta di un sentimento che non aspetta altro che essere tirato fuori, basterebbe solo prenderne consapevolezza. L’obiettivo che Ilaria vuole raggiungere è che tutti i bambini della Scuola della Pace possano continuare gli studi con le stesse possibilità che tutti i bambini hanno diritto di avere.
Federico Traverso, 15 anni, componente del gruppo Scout.
Secondo Federico un cittadino attivo è colui che deve cercare di migliorare la qualità della vita nella società. Fa parte di molti gruppi tra cui gli Scout, grazie a cui ha potuto sperimentare cosa significa prendersi cura della propria città. L’attività organizzata è stata quella di pulire la spiaggia di piazzale Kennedy a Genova. Un lavoro sporco e lungo, ma gratificante. Grazie all’aiuto di ogni componente del gruppo hanno raccolto 79 sacchi di rifiuti. Queste esperienze potrebbero aiutare moltissimi giovani a capire le conseguenze delle loro azioni e a sensibilizzarli. Il suo obbiettivo è proprio risolvere i problemi del pianeta e i danni causati da molti esseri umani.
Francesco Baruzzo, quest’anno coreferente regionale per Libera Liguria, una rete diffusa in tutta Italia di oltre 1600 associazioni, scuole, comitati, cooperative, parrocchie, sindacati con l’intento di contrastare la cultura mafiosa e le organizzazioni criminali promuovendo la giustizia sociale, la trasparenza e la legalità democratica attraverso progetti di formazione, educazione e animazione sociale, ha iniziato a interessarsi a questa tematica all’età di quindici anni:
“La mia classe fu coinvolta in un progetto di formazione condotto da Libera proprio sul tema della cittadinanza attiva. Il progetto si chiamava “Valdimagra allo specchio” e aveva lo scopo di coinvolgere gli studenti su ciò che accadeva quotidianamente sul loro territorio. L’intenzione non era solo conoscere il radicamento delle mafie nelle nostre città, ma anche creare e proporre progetti sociali per animare gli spazi che vivevamo come la scuola, le aree verdi e, soprattutto, i beni confiscati alle mafie.”
Le attività principali dell’associazione sono i percorsi di educazione alla legalità democratica nelle scuole, la promozione di progetti di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, la memoria delle vittime innocenti delle mafie e il cammino a fianco dei loro familiari.
immagine proveniente da: liberaliguria.it
Libera sostiene particolarmente la cittadinanza attiva:
“Libera progetta e conduce percorsi di educazione alla responsabilità e alla legalità democratica in oltre 5.000 scuole e università, con lo scopo non solo di educare e sensibilizzare i più giovani ma anche di accompagnarli in percorsi di partecipazione per la costruzione di pratiche di contrasto civile alle ingiustizie sociali. Investe molto nei percorsi educativi nelle scuole, perché è il luogo in cui i giovani imparano a crescere e diventano cittadini.”.
Importante anche l’impegno di Libera per sostenere e promuovere il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie:
“Sono il segno più evidente della presenza della criminalità mafiosa nella vita economica e civile. Questi beni (appartamenti, ville, terreni, garage, etc.) vengono tolti alle mafie e diventano pubblici ma troppo spesso purtroppo rimangono inutilizzati per difficoltà economiche o assenza di progettualità, come testimonia il report ‘Fattiperbene’ pubblicato da Libera lo scorso marzo. Nel solo comune di Genova, ad esempio, ci sono oltre 70 beni ancora inutilizzati! Proprio per questo Libera si batte per generare reti e comunità che si occupino, interessino e operino sui beni confiscati, in modo da innescare processi di sviluppo locale e accrescere la coesione sociale.”
I principali obbiettivi di Francesco Baruzzo, in qualità di coreferente, saranno: “estendere e rafforzare ancora di più la rete di Libera su tutto il territorio regionale, aumentando il numero di tesserati e di volontari per poter garantire ancor più efficacia al nostro impegno”, “continueremo i percorsi educativi che conduciamo ogni anno in decine di scuole in tutta la regione e non ci fermeremo nell’insistere per il riutilizzo sociale delle centinaia di beni confiscati ancora in disuso in Liguria, cercando di stimolare le associazioni e cooperative del territorio affinché creino, elaborino e conducano percorsi di riutilizzo”, ed infine “migliorare e approfondire l’attività di sensibilizzazione della cittadinanza sulla presenza delle mafie in Liguria, dato che in un nostro rapporto pubblicato nel 2018, ‘Liberaleidee‘, è emerso che solo il 30% dei liguri considera che la presenza in Liguria della mafia sia un fenomeno preoccupante e socialmente pericoloso”.
Molto importante è l’attenzione dei più giovani, secondo Francesco il modo più efficace per coinvolgere i più giovani è quello di renderli protagonisti.
“Troppo spesso si parla di giovani anziché parlare “per” e “con” i giovani, pensando di poter intrepretare a senso unico senza alcun confronto i loro bisogni, sogni e sensibilità. Per includere anche i più giovani nel dibattito pubblico è necessario aumentare le occasioni di aggregazione e condivisione tra i giovani, garantendo loro spazi di protagonismo in cui possano confrontarsi in una prospettiva di crescita, impegno e partecipazione sociale. Affinché il confronto sia non superficiale ed efficace è fondamentale curare anche l’aspetto della formazione e dell’educazione: i più giovani devono essere messi nelle condizioni di poter comprendere i complessi fenomeni sociali, politici ed economici che governano la nostra società globale. La creatività non si trasmette. Ma ognuno incontrando l’occasione di poterla sperimentare, può accendersene.”
Intervista a Sergio Malatesta, poliziotto di quartiere e padrone di Mario
di Rachele Poggio, 1B
Sergio Malatesta, 40 anni, poliziotto nel quartiere di Sampierdarena, è padrone di Mario, un cane sanbernardo molto grande che lo aiuta a risollevare l’umore dei bambini malati. Insieme collaborano con un’associazione molto particolare, a cominciare dal nome, come ci spiega lui stesso. “Frequento un’associazione che si fa chiamare I Supereroi, che si occupa di bambini afflitti da gravi malattie: vado a trovarli in ospedale per donare loro un po’ di allegria durante il giorno”.
-Come mai hai scelto di unirti ai “Supereroi”?
Ho cominciato a partecipare agli eventi organizzati dall’associazione da quando, dopo aver adottato Mario, mi resi conto di quanto i bambini lo adorassero. Cercai allora di contattare qualcuno che mi potesse aiutare ad entrare al Gaslini, l’ospedale dei bambini, per fare in modo che il mio cagnone, nonché mio grande amico, portasse un sorriso a chi era stato più sfortunato di me.
–Chi partecipa oltre a Mario?
Il resto della squadra è composto da una serie di ragazzi dai 20 ai 30 anni che nel loro tempo libero si travestono da supereroi per far credere ai bambini che la fantasia si possa tramutare in realtà.
-Che tipo di cane è Mario?
Mario è un San Bernardo, ha 4 anni e da circa un anno fa parte della mia famiglia, è di stazza molto grande e pesa all’incirca 80 kg: 80kg di dolcezza e coccole. Pur essendo così gigantesco, i bambini appena lo vedono gli corrono incontro abbracciandolo.
–Perché hai scelto Mario?
Questo meraviglioso amico è entrato nella mia vita dopo la perdita del mio precedente cane: ero molto sofferente ed un amico mi ha parlato di un associazione che si chiama Passione San Bernardo che si occupa di salvare questa razza di cane. Mario è stato abbandonato e maltrattato, dopo essere scappato dal sua aguzzino è stato ritrovato nei boschi dell’Abruzzo e portato presso la sede di questa associazione che si trova in Toscana.
La prima volta che ci siamo incontrati, ricordo che rimasi stupefatto di quanto fosse sporco e sottopeso, ma è subito scattato un sentimento inspiegabile al punto che dopo poche settimane me lo sono portato a casa. Nel giro di pochi mesi ha acquistato 30 kg e ha perso la paura dei bastoni. Solo allora ho capito quante violenze dovesse aver subito.
–Come è la vita di Mario oggi?
Mario abita a Sampierdarena, lì ormai lo conoscono tutti; al punto di fermarlo per la strada continuamente per accarezzarlo o per scattare qualche fotografia insieme a lui.
Qualche giorno dopo averlo preso mi è venuta l’idea di aprire un profilo Instagram a suo nome, che ad oggi ha più di 2500 followers!
Intervista a Pierluigi Bruschettini, fondatore e presidente della “Band degli Orsi” (originariamente “Gaslini Band Band”)
Di Vittoria Gandolfo, 1B
La “Band degli Orsi” è un’associazione che si occupa di accogliere i giovanissimi pazienti dell’ospedale pediatrico Giannina Gaslini e le loro famiglie. Fornisce loro alloggio, cibo, istruzione. Pierluigi Bruschettini, 75 anni, è il presidente di questa associazione, nonché fondatore.
La “Band Degli Orsi” riassume il proprio obiettivo in una frase: “Esserci, sempre”.
Pierluigi Bruschettini, 75 anni
-L’associazione della “Band degli Orsi” è aperta anche ai giovani? Qual è l’età minima richiesta per poter partecipare?
I giovani sono più “utili” ed entusiasti rispetto agli adulti, e la “Band degli Orsi” è aperta a tutte le età, anche a un ragazzino di quattordici anni. Naturalmente un ragazzo così giovane non può entrare subito a contatto con i medici, le famiglie o i bambini, tuttavia può rendersi utile in altri modi: servire il pranzo ai Mercatini di San Nicola, pulire, fare pubblicità, o aiutare a capire cosa può migliorare e cosa va bene all’interno della “Band degli Orsi”
Portachiavi della “Band degli Orsi”
-Sono richieste delle caratteristiche particolari per diventare volontari della “Band Degli Orsi”?
Noi non ci possiamo permettere di andare a controllare a fondo il curriculum di tutte le persone che si offrono per fare volontariato, perciò accettiamo tutti. Spesso questo ci si ritorce contro, ma la “Band degli Orsi” è basata sulla fiducia. È capitato che alcune persone venissero a chiederci aiuto semplicemente per vivere a nostre spese, o per rubare. Ma noi non possiamo saperlo, e offriamo aiuto a tutti.
Il calendario 2022 della “Band degli Orsi”
-Quante sedi ha la “Band degli Orsi”? Dove sono situate?
Attualmente su Google Maps figuriamo tre volte, con la Tana degli Orsi, la Tana degli Orsetti e il Rifugio degli Orsi. Ora stiamo lavorando per ristrutturare la “Casa Rossa”, che prenderà il nome di “Covo degli Orsi”, a Sturla, e per renderla agibile a ospitare diverse famiglie. Puntiamo a ospitare la prima famiglia entro Natale 2021. Questa “Casa Rossa” dispone di diversi alloggi, una cucina, una sala da pranzo e un salotto comune (con due terrazzi). È presente anche un ascensore che ci è stato regalato da Ikea. Inoltre la “Band degli Orsi” dispone di un asilo, ed è l’unico ospedale al mondo ad averlo. Molte aziende hanno contribuito (con donazioni, oppure mettendo a disposizione saloni e teatri) alla creazione di questa nuova sede, tra cui Balocco, BonelliErede, MSC crociere, Basko, la gelateria Chicco, e molte altre.
-Come possono rendersi utili dei ragazzi o delle ragazze, e qual è un punto di partenza per iniziare a fare volontariato per la “Band degli Orsi”?
Si deve sempre partire da un incontro dal vivo, per esempio venerdì 17 novembre alle ore 17:00 sarò a Sala San Giorgio per una festa. Un lavoro che può essere adatto a un giovane potrebbe essere per esempio “lavorare” alla reception. La “Band degli Orsi” inoltre ha ricevuto una grande quantità di crema spalmabile alla nocciola, prodotta da Venchi , ma confezionata dalla “Band degli Orsi”, in particolare da un gruppo di studentesse.
La crema alle nocciole di Venchi, ribattezzata “Crema degli Orsi”Il menù per i diversi giorni in cui si terranno i “Mercatini di San Nicola”
Infine, ecco alcuni informazioni utili per chi dovesse essere interessato: