Partecipazione, condivisione e integrazione. Sono i principi ispiratori dell’attività svolta dal Ce.Sto , associazione no profit , con sede a Genova ai Giardini Luzzati. Ne parliamo attraverso un’intervista a Marco Montoli, presidente del Ce.Sto.
Come e quando è nata questa associazione?
“Il Ce.Sto è nato 50 anni fa con il principale obiettivo di aiutare a integrare le persone provenienti dal sud Italia”.
Qual è il significato del nome che ha l’associazione?
“Ce.Sto ha un doppio significato: il primo sta per Centro storico , il secondo significato riguarda la sua caratteristica di contenitore di idee , persone e iniziative”.
Qual è il principale obiettivo del Ce.Sto?
“La nostra associazione è impegnata nel raggiungimento di molti obiettivi: il principale è quello di aiutare i migranti a integrarsi, rendendoli a tutti gli effetti nuovi cittadini. Un altro obiettivo è quello di rendere più bello possibile il Sestiere del Molo, che poi è la zona dove noi lavoriamo. Sempre nel Centro storico noi ci occupiamo di movida, cercando di renderla piacevole per i ragazzi che la frequentano e vivibile per i residenti”.
Quali sono le età delle persone che operano nel Ce.Sto?
“Nell’associazione l’età media è di trent’anni, sono presenti ragazzi di 16 anni , ma anche persone di 70 anni. Nel Ce.Sto lavorano sia volontari, sia persone che vengono retribuite”.
La vostra associazione è particolarmente sensibile ai giovani?
“Sicuramente sì. Abbiamo l’obiettivo di rendere protagonisti i giovani e di farli collaborare con le altre generazioni”.
Come avete gestito il Covid-19?
“Abbiamo cercato di espanderci attraverso i social network, e poi abbiamo ideato il progetto “Good morning Genova” , una piazza virtuale con sede ai Giardini Luzzati che in un momento così complesso cerca di essere solidale per tutti e vicino a chi soffre maggiormente”.
Da quanto tempo gestite i Giardini Luzzati?
“Dieci anni fa è arrivata una proposta di gestione e abbiamo accettato: ai Giardini Luzzati organizziamo spesso incontri, ma abbiamo anche molti altri luoghi dove siamo impegnati per l’integrazione sociale, come la scuola d’Italiano e gli alloggi per bambini”.
La vostra associazione ha in mente in futuro di collaborare con altri soggetti come voi?
“Certamente, noi già quotidianamente collaboriamo con altre associazioni e in futuro vorremmo creare una rete con l’intento di aiutare il maggior numero possibile di persone”.
Intervista a Sophia Kianni, fondatrice di Climate Cardinals
di Anna Moscatelli, 1B
Sophia Kianni è un attivista giovanissima, studentessa a Stanford che ha ottenuto grande successo negli ultimi anni. Ha fondato un’associazione chiamata Climate Cardinals e ha collaborato con Fridays for Future. Recentemente ha partecipato al COP26 e fa parte del United Nations Advisory Council.
Innanzi tutto da dove vieni e come è nata la tua passione per l’attivismo?
Attualmente vivo negli Stati Uniti in Virginia ma la mia famiglia è di origine iraniana. Ultimamente ho subito numerosi spostamenti a causa dei numerosi impegni con Climate Cardinals. La mia passione per il clima è nata molto tempo fa quando avevo circa dodici anni e sono andata a trovare i miei parenti. Mi sono accorta che le condizioni climatiche in Iran erano molto gravi. Ma il fatto più preoccupante era che i miei parenti non ne erano consapevoli. Così li convinsi a iniziare a tradurre articoli, saggi e documenti riguardanti il cambiamento climatico per rendere consapevole almeno la gente del mio piccolo paese.
Questa è l’idea che fece nascere Climate Cardinals giusto?
Esattamente. Climate Cardinals è un gruppo numeroso di studenti che traducono materiale scritto sul clima in tantissime lingue diverse. Questi studenti ottengono ore di servizio per la comunità per tradurre questo materiale. È un modo originale per diffondere il nostro messaggio in moltissimi paesi.
Qual è il tuo ruolo invece all’interno del United Nations Youth Advisory Group? Il mio ruolo è di aiutare il Segretario Generale delle Nazioni Unite a prendere decisioni sul piano strategico per il cambiamento climatico, ruolo che ho assunto anche durante il COP26. Tutto ciò che devo fare infine è dare un feedback sulle sue decisioni in modo da ottenere risultati che influenzino tutti.
La tua età è mai stato un problema all’interno di questo ambiente lavorativo?
Non sempre. Fortunatamente ho collaborato con organizzazioni gestite principalmente da giovani della mia età. Però spesso la parte adulta coinvolta in certi eventi non è molto di supporto. Spesso non vengo presa sul serio perché pensano che qualcuno che non ha ancora finito l’università non può sapere quello che sta facendo. Si sbagliano. La maggior parte di persone influenti in questo ambiente sono spesso più giovani di me.
Come sfrutti invece i social media per aumentare la consapevolezza sul clima?
I social sono una grande calamita per i ragazzi. Otteniamo molto più riscontro da un post piuttosto che da un articolo di giornale. Le nostre piattaforme principali sono il nostro sito ufficiale, climatecardinals.org e Instagram. Molte collaborazioni e consensi sono nati dai nostri post. Abbiamo attirato anche molta attenzione da piattaforme importanti come MTV News e il Washington Post.
Come si può partecipare a questa organizzazione?
Basta mandare una richiesta di partecipazione sul nostro sito ufficiale citato prima. Vi proporremo una traduzione e se sarà eseguita attentamente sarete subito accettati!
Questo è il messaggio principale di Sophia e i suoi collaboratori.
Sono sempre accettati nuovi traduttori e se siete abili nella traduzione dall’inglese all’italiano aiutereste molto a diffondere il loro messaggio anche qui in Italia!
Fra le tante strutture che accolgono ragazzi con disabilità, vi è la Casa Famiglia di Via Gropallo, dove operano, come volontari, ragazzi a partire dai diciott’anni; è stata fondata nel 1988 e il suo scopo è quello di aiutare persone disabili che hanno bisogno di conforto.
Oggi ho avuto la possibilità e il piacere di intervistare uno di loro, Stefano Passaggio, 21 enne studente universitario alla facoltà di Informatica, che da tre anni svolge attività di volontariato nella suddetta struttura.
L’unione fa la forza
Ciao Stefano, ho saputo che svolgi un’attività di volontariato in Casa Famiglia e vorrei farti alcune domande inerenti a questa iniziativa. Quando hai iniziato questa attività? E perché hai voluto intraprendere questo percorso? Sei stato stimolato o è stata una tua scelta?
Sono entrato in Casa Famiglia perché era una scelta di servizio proposta dagli Scout: faccio parte del gruppo Scout Genova 26; usualmente i capi Scout fanno una proposta di servizio che può essere servizio interno (aiuto capo) oppure esterno (casa famiglia, associazioni centri ragazzi). Mi avevano proposto, appunto, di andare per un anno in Casa Famiglia e ho accettato.
Che attività svolgi in Casa Famiglia?
È una casa per ragazzi con varie disabilità; alcuni, per esempio, sono in carrozzina e devono avere un supporto, come un deambulatore, per camminare; noi volontari facciamo ogni giorno tre turni, mattino, pomeriggio e notte, a seconda dei nostri impegni di studio/lavoro e familiari. Il nostro supporto si basa sull’aiuto nelle attività quotidiane, come lavarsi, vestirsi, preparare i pasti e, nel tempo che ci resta, stare in loro compagnia, rendere i ragazzi felici, giocare a carte, fare attività di svago, nel pomeriggio.
Quanti giorni alla settimana presti servizio lì? Hai un turno fisso?
Non vado tutte le mattine, anche perché ho lezione all’Università, per cui sarebbe impossibile; vado nel fine-settimana e svolgo principalmente il turno della mattina, con la colazione, o il turno del pranzo.
Il mio orario inizia alle 7.50 del sabato mattina e termina all’ora di pranzo.
All’inizio hai avuto qualche difficoltà ad approcciarti con i ragazzi?
All’inizio sì, soprattutto per la mia timidezza e perché, quando sono entrato lì, gli altri volontari erano più grandi di me: quindi ho avuto difficoltà un po’ per la differenza d’età, un po’ per le nuove attività che dovevo svolgere e per le quali non ero preparato. Si ha la sensazione di “invadere” la casa di altri e ci si può sentire a disagio; inoltre non sai dove mettere le mani.
Ho avuto la fortuna di avere dei colleghi volontari molto disponibili a spiegarmi e a darmi una pacca sulla spalla quando sbagliavo qualcosa. Inizialmente avevo difficoltà a rapportarmi ai ragazzi, perché non conoscevo le loro esigenze e perché non è facile entrare in sintonia con loro.
Il rapporto di amicizia con i ragazzi che aiuti si è subito legato o hai avuto qualche fatica a comunicare?
Innanzitutto, i ragazzi sono cinque, di cui due donne, ma io mi occupo solo dei maschi ed è per questo che con loro ho un rapporto più stretto; rispetto a quando sono entrato in Casa Famiglia, uno di loro è arrivato dopo e ho iniziato a costruire con lui da poco un rapporto, ma, essendo una persona molto estroversa, è stato più facile conoscersi e stabilire un legame più stretto. L’altro coinquilino, invece, ha un carattere un po’ più difficile, quindi ho avuto un po’ più di difficoltà, ma dopo aver capito le sue criticità ed il suo carattere, siamo entrati in sintonia ed ora siamo grandi amici.
Che influenza ha avuto il Covid sulla vostra attività?
Questi ragazzi in sedia a rotelle hanno una storia difficile alle loro spalle; in tutto questo si è aggiunto il Covid a complicare le cose; l’isolamento legato alla pandemia per loro è stato ancora più opprimente e pesante: se in qualche modo noi potevamo uscire a farci un giro, loro sono rimasti chiusi nella casa per un anno non potendo andare praticamente da nessuna parte. Hanno bisogno di comunicare, di sentirsi protetti e lo stare ogni giorno chiusi e limitati dalle solite attività quotidiane può risultare asfissiante.
Nel periodo delle quarantene, la Casa Famiglia, ovviamente, era aperta a tutti i volontari, perché sono un aiuto molto importante e i ragazzi sono molto limitati senza aiuto esterno, eravamo visti come un servizio indispensabile.
Avendo un legame con i ragazzi, si confidano con te o sono più riservati, avendo le loro ragioni?
Sì, mi raccontano di come sia andata la loro settimana, se è stata impegnativa; ci sono stati momenti in cui si sono aperti molto con me e, visto che ero quello arrivato da poco, mi ha fatto molto piacere sapere che sono riuscito ad entrare in confidenza con loro.
Bisogna sempre avere qualcuno con cui confrontarsi, a cui raccontare le proprie paure: questo aiuta a crescere e ad affrontare gli ostacoli quotidiani con più forza, sapendo di avere vicino persone che ti sostengono; poi ognuno ha un’empatia differente nei confronti di diversi volontari.
Un legame speciale
In casa famiglia, nel pomeriggio ci sono varie attività; esempi?
Ognuno ha le sue passioni e hobby: c’è una ragazza che mi ha molto colpito, perché, nonostante la sua disabilità ha dimostrato una forza ed una costanza da portarla a laurearsi in Storia e Giornalismo e spesso mi fa leggere gli articoli che scrive; un’altra ragazza dipinge e a Natale crea bellissime e creative palline per l’albero, che vengono vendute al mercatino di San Nicola.
Natale è alle porte. Durante la festività, cosa si fa in Casa Famiglia? Come si trascorrono questi momenti di felicità e spensieratezza per tutti i ragazzi?
E’ come passare un Natale in famiglia, sono tanti i momenti di spensieratezza e allegria nel preparare la tavola imbandita e mangiare le pietanze preparate con amore dalle volontarie “cuoche eccezionali”, scambiare i doni e fare insieme la tombolata.
Quali sono le tue più grandi soddisfazioni?
Le mia più grande soddisfazione è quella di aver creato uno splendido rapporto con i ragazzi in poco tempo, un rapporto così solido che mi ha fatto capire che vale la pena continuare ad andarci.
Ho stretto rapporti anche con i volontari che sono tutte persone generose, altruiste e in gran parte estroverse.
Inoltre ho dimostrato a me stesso di saper gestire non solo il mio tempo, ma anche di avere una capacità di adattamento, di organizzazione e di altruismo, qualità che prima non sapevo di avere.
Se qualcuno vuole entrare nella Casa Famiglia di Via Gropallo 6/1, ne hanno sempre bisogno: potete contattare gli operatori che gestiscono l’organizzazione, con il numero 0108592577.
Chi volesse saperne di più, può cliccare sui link qui allegati:
Intervista a Silvana Ozzano, responsabile dell’associazione Ita Kwe Flavio Quell’Oller
Di Margherita Fazioli, 1B
L’associazione Ita Kwe Flavio Quell’Oller, nata quasi dieci anni fa a Pontedecimo, si fonda sul messaggio di fratellanza e carità di Flavio Quell’Oller, un volontario laico che per molti anni ha dedicato la sua vita nelle missioni dei frati cappuccini liguri in Centrafrica.
Purtroppo, dopo una malattia, nel 2010 Flavio è mancato, così la moglie, i loro quattro figli e altri volontari vicini alla famiglia, hanno creato l’associazione in suo ricordo, che oggi conta trecento tesserati.
La loro opera si basa sul libro che Flavio ha scritto dal titolo “Prima che sia troppo tardi”, dove viene raccolta e portata avanti la sua eredità spirituale e la convinzione che chi non prova a fare qualcosa si ferma e chi si ferma è perduto.
Flavio e Silvana missionari in Africa
Che cosa vuol dire Ita Kwe?
“Ita Kwe” vuol dire fratello di tutti nella lingua del Centrafrica “ita” “significa fratello e “kwe” di tutti.
Perché secondo Flavio prima di aiutare gli altri dobbiamo innanzitutto sentirci fratelli, quindi tutti uguali.”
Leggendo le pagine del vostro sito ho letto una frase che mi ha colpito: il “ma” e il “se” sono parenti del niente…
Sì, queste parole le diceva spesso Flavio: il mondo è pieno di ingiustizie, guerre, malattie, problemi climatici.
Con i ma e con i se non andiamo da nessuna parte, quindi la domanda che ci dobbiamo porre è: di fronte a tutti questi mali cosa posso fare io concretamente? E poi agire!
Cosa fate per i popoli del Centrafrica?
Per aiutare i popoli in Centrafrica noi volontari dell’associazione raccogliamo fondi e contribuiamo alla creazione di pozzi per l’acqua potabile, ristrutturazione di scuole e ospedali, diamo sostegno a bambini orfani, figli di profughi e ragazze madri. Inoltre prepariamo i container da spedire con cibo, attrezzature e materiali fondamentali per la sopravvivenza delle popolazioni.
Operate anche a livello locale?
Sì, siamo sempre molto attivi presso la nostra sede del convento dei cappuccini a Pontedecimo.
Qui raccogliamo e distribuiamo alimenti e indumenti dismessi, inoltre collaboriamo con il cappellano della Casa Circondariale locale e, Covid permettendo, lo assistiamo nello svolgimento della messa con canti e attività ricreativa per coinvolgere i detenuti.
Se dei ragazzi volessero avvicinarsi alla vostra associazione come volontari, come potrebbero aiutarvi? Esiste un limite di età?
Per diventare soci e per collaborare all’interno della Casa Circondariale è necessaria la maggiore età.
Ragazzi minorenni come voi potrebbero aiutarci a raccogliere alimenti durante le giornate della Colletta Alimentare che si svolgerà proprio sabato 27 novembre nei supermercati, distribuendo anche i volantini sulla nostra associazione.
Altrimenti potreste aiutarci a realizzare le bomboniere che noi creiamo per i giovani sposi, comunioni e cresime.
In quali modi un volontario può avvicinarsi a voi?
Innanzitutto è fondamentale leggere il libro di Flavio per capire la sua e la nostra idea di fratellanza e di aiuto verso gli altri. Si può partecipare semplicemente con una donazione di 10 o 30 euro all’anno e rendersi disponibili a prestare la propria opera sia in Italia o all’estero con viaggi a proprie spese per verificare i progetti in corso.
L’associazione ha sede presso il convento dei cappuccini in Via San Bonaventura 5 a Pontedecimo.
Intervista a Sergio Rossi, membro fondatore dell’associazione di volontariato a Montoggio
di Pietro Barosso 1B
Ad essere stato intervistato questa volta è Sergio Rossi, nato nel 1958 e vissuto a Montoggio per i primi anni della sua vita, noto giornalista, scrittore nonché autore di numerosi libri riguardanti la cultura culinaria ligure, che in collaborazione con la “Proloco” e il Comune di Montoggio, aiuta a mantenere puliti i sentieri e le aree boschive dell’entroterra genovese.
Come è nata l’idea di creare un gruppo che si occupasse della pulizia delle zone boschive dell’entroterra?
“Beh la risposta a questa domanda viene da sé, l’idea iniziale è nata come un modo per valorizzare l’ambiente delle zone verdi del comune. Subito queste uscite non erano nemmeno programmate, si decideva di andare al mattino e si tornava la sera sul tardi, a lavoro terminato.
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Con il tempo sempre più persone hanno deciso di partecipare, anche lo stesso ente comunale ha apprezzato moltissimo il gesto facendo diventare questo tipo di attività una parte integrante della vita del paese, e, per conferirle maggiore visibilità si è deciso di accorparla all’associazione “Proloco” di Montoggio, impegnata anch’essa a vivacizzare la vita del paese con feste tradizionali, come ad esempio la festa dei cacciatori, che, spesso e volentieri, al termine della stagione di caccia partecipano alla pulizia di sentieri utilizzati durante numerose escursioni e scampagnate. A partecipare non sono solo gli abitanti, ma anche chi, pur vivendo in città, ha una seconda casa o è particolarmente affezionato al paese. Infatti la maggior parte degli incontri sono considerati come un vero e proprio momento di ritrovo dove stringere nuove amicizie e fare nuove conoscenze.”
Questa associazione svolge altre funzioni all’interno della vita del paese?
“Chiaramente le persone che si offrono di aiutarci non si occupano solo della pulizia dei sentieri o dei boschi, ma aiutano anche persone che magari vivono situazioni di disagio, a causa, nella maggior parte dei casi, della loro età avanzata. Per questo motivo si è deciso di supportarle, aiutandole nello svolgere commissioni e incombenze.
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Da non dimenticare è l’aiuto che i volontari hanno fornito nella “risistemazione” del paese di Montoggio a seguito dell’alluvione nell’ottobre del 2014 e l’anno seguente, con l’inondazione del 2015.
Questi “angeli del fango” avevano il compito di liberare le case e le strade dal fango, hanno lavorato giorni interi senza mai fermarsi, aiutando numerose famiglie le cui case erano sommerse dalla melma.”
Chi può partecipare a queste attività di volontariato?
“Chiaramente chiunque voglia può partecipare senza limiti di età, di conseguenza anche i minorenni sono ben accetti; anzi sono il tipo di volontari che speriamo partecipi con più interesse. Infatti i “lavori” che svolgiamo sono prettamente manuali e talvolta comportano degli sforzi che persone di una certa età non riuscirebbero a svolgere.
Ovviamente determinati ruoli possono essere svolti unicamente da maggiorenni, come ad esempio l’uso di un tagliaerba elettrico o la guida di veicoli che hanno la possibilità di circolare per strada, principalmente per garantire la sicurezza dei ragazzi e per rispettare le regole del corretto comportamento su strade pubbliche.”
Quali caratteristiche bisogna avere per poter partecipare?
“Per partecipare non occorrono numerosi requisiti, infatti i minorenni che partecipano devono essere dotati solo di una manleva firmata dai genitori. Essi firmando acconsentono alla partecipazione del proprio figlio alle attività di volontariato consapevoli del fatto che un ragazzo minorenne non potrà utilizzare strumenti che potrebbero ferirlo.”
A chi devo rivolgermi per partecipare?
“Per partecipare basta semplicemente rivolgersi alla “Proloco”, tramite i suoi account sui vari social come ad esempio:
Intervista a Paola Bassino, vice presidente di Make-A-Wish Italia
di Irene Collufio 1B
La salute psicologica di bambini affetti da malattie gravissime è fondamentale nella fase di guarigione. Make-A-Wish realizza i desideri di questi giovani per infondere loro la speranza e la voglia di lottare.
Chi ha fondato Make-A-Wish e quando?
Make-A-Wish Italia è nata nel 2004, fondata da Fabio e Sune Frontani, in ricordo della figlia Carlotta, scomparsa a dieci anni a causa di una grave malattia. Make-A-Wish era già stata fondata negli Stati Uniti nel 1980 e adesso è presente in 50 paesi nei 5 continenti. Può contare sull’aiuto di più di 45.000 volontari, di cui 250 sul territorio italiano.
Quali caratteristiche deve avere un volontario?
Per fare volontariato da noi bisogna avere almeno ventun anni. Inoltre è necessario essere delle persone sensibili che vadano d’accordo con i bambini e che siano consapevoli delle situazioni difficili che si creano a causa delle loro malattie.
Come finanziate i desideri che esaudite?
Realizziamo i desideri tramite autofinanziamento. Ad esempio, organizziamo eventi come mercatini, concerti, mostre e spettacoli teatrali, ma non riceviamo alcun aiuto dallo stato, tranne il 5×1000, che purtroppo viene sfruttato poco.
I desideri si possono anche adottare finanziandoli di tasca propria.
Quanti desideri avete realizzato da quando Make-A-Wish è stata fondata?
Abbiamo realizzato 2344 desideri dalla fondazione e realizziamo circa 250 desideri all’anno. Con il covid abbiamo realizzato solo 70 desideri, perché tutti quelli che riguardavano viaggi all’estero al momento non sono realizzabili.
Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, i volontari sono riusciti a realizzare oltre 70 desideri, tra cui la costruzione di una casetta sull’albero per Isabella , una bambina di nove anni affetta da sindromi neurologiche, e un incontro per Veronica, ragazza di diciotto anni malata di leucemia, con Giada Romano, illustratrice e fumettista a cui Veronica si ispira per il suo futuro professionale.
Maria Costanza Balletto, presidentessa del gruppo giovani dell’Associazione Giovani Amici Uniti (GAU) ci spiega che l’associazione, nata nel 1965 da una trentina di giovani, ha lo scopo di promuovere l’amicizia come vincolo d’amore, di rispetto e di aiuto del nostro prossimo.
Di che cosa si occupa la vostra Associazione con il contributo dei giovani?
Con i giovani gestiamo vari settori. Molto importante è la parte di pubblica assistenza, che tramite ambulanze e macchine aiuta i bisognosi o gli anziani trasportandoli negli ospedali per effettuare visite o dialisi e fornisce servizio di pronto soccorso per le urgenze, chiamando il 112. Una parte si occupa dell’ambiente, pulendo il Bisagno, l’Acquedotto e i giardini di Struppa. Per quanto riguarda gli eventi organizziamo, con l’aiuto di tutta l’associazione, sagre, feste e laboratori per i bambini in cui farli divertire e ritrovare insieme.
Qual è il numero dei volontari che fanno parte del gruppo giovani?
Siamo circa settanta e all’inizio ognuno aveva un ruolo ben definito. Tre anni fa abbiamo organizzato una settimana comunitaria in cui siamo stati sempre insieme vivendo nel nostro centro sociale, riuscendo così a creare un gruppo più unito dove tutti possono occuparsi di ogni settore.
Da che età si può entrare a far parte dell’Associazione?
Intorno ai quattordici anni si può entrare a far parte del gruppo giovani, ma in realtà già a dodici anni se si vuole dare una mano si è ben accetti, l’unico vincolo sta nella pubblica assistenza che si può iniziare ai diciott’anni.
Ci sono dei corsi da seguire per far parte dell’Associazione?
No, non ci sono corsi da seguire per entrare nell’Associazione ma sempre per quanto riguarda la pubblica assistenza, quando si raggiunge l’età richiesta, si può partecipare ai corsi formativi , soprattutto per il pronto soccorso.
Avete in mente qualche progetto da mettere in pratica quest’anno?
Nelle festività natalizie abbiamo intenzione di organizzare un centro invernale per i bambini , in modo da aiutare i genitori che lavorano, offrendo loro un luogo sicuro in cui lasciare i propri figli. Inoltre stiamo realizzando un progetto nella nostra vecchia sede, trasformando il piazzale in una zona attrezzata in cui i bambini potranno ritrovarsi e divertirsi in modo sicuro.
Intervista ad Arianna, volontaria della comunità di Sant’Egidio
I giovani svolgono un ruolo importante, quasi decisivo per il progresso e il miglioramento delle condizioni della società odierna.
Arianna, 19 anni , volontaria della comunità di sant’ Egidio da circa tre anni, ci ha illustrato la sua esperienza.
Quali motivazioni ti hanno spinto ad impiegare il tuo tempo libero nella Comunità?
L’esigenza di fare qualcosa e di sentirmi “utile”, anche se, in realtà, ho iniziato a frequentare la Comunità senza rifletterci troppo, dopo che mi era stato proposto a scuola.
Con il tempo, però, è diventato un impegno sempre più importante
Dove svolgi il tuo servizio?
scuola della pace
Do una mano alla Scuola della Pace del centro storico, che è una sorta di doposcuola per i bambini della zona.
Oltre a fare i compiti insieme, si cerca soprattutto di essere loro amici, ascoltando i loro bisogni, in una società che spesso li trascura o non offre loro le stesse possibilità degli altri.
Non so se definirei quello che faccio un “servizio”, nel senso che non vorrei che sembrasse qualcosa che richieda un particolare spirito di sacrificio o un alto senso morale; è qualcosa che possono fare e sarebbe bello facessero tutti.
Una volta terminato il servizio torni alla tua vita. Con quale umore? Stanca, ma felice di aver aiutato o moralmente provata dai problemi che hai visto ?
Sicuramente c’è sempre la soddisfazione di aver impiegato bene qualche ora del proprio tempo e la felicità di aver ritrovato i bambini dopo una settimana.
Certo, c’è qualche giorno, in cui, dopo aver incontrato una situazione difficile, ci si sente amareggiati, indignati, sconcertati: ma queste occasioni non sono mai una fonte di sconforto, quanto piuttosto un incoraggiamento a fare di più e meglio.
Raccontami una esperienza che ti ha toccato particolarmente e perché.
In realtà le esperienze da raccontare sarebbero tantissime: la gioia nel vedere una bambina timida e silenziosa aprirsi e diventare vivacissima, o la soddisfazione nel restituire a un bambino incupito e arrabbiato la spensieratezza per qualche ora.
Una delle esperienze più importanti è stata aiutare una bambina a non perdere la fiducia nelle proprie capacità, dopo essersi sentita dare della stupida a scuola
Quest’estate è migliorata moltissimo in tutte le materie e, da settembre, non è solo la prima a finire i compiti, ma è anche molto più coinvolta nelle attività di gioco e di gruppo.
Vederla uscire dal proprio guscio, costruire con lei un’amicizia bellissima e averla aiutata nel mio piccolo a non scoraggiarsi, è stata ed è tutt’ora una fonte grandissima di gioia.
I tuoi amici cosa dicono del tuo impegno? E’ capitato che qualcuno si interessasse e venisse anche solo per curiosità a lavorare con te?
In generale tutti i miei amici si sono sempre dimostrati interessati, e alcuni di loro sono venuti a volte a dare una mano.
Tuttavia spesso i miei inviti sono caduti nel vuoto: sia perché nella frenesia degli impegni quotidiani sembra sempre di non avere tempo per nulla, sia perché cambiare le proprie abitudini appare sempre più faticoso di quello che è.
Per questo, secondo me, è importante venire di persona a provare (anche solo per un paio d’ore a settimana) quanto sia invece efficace l’impegno della Comunità.
A te o a qualche altro volontario è capitato che nascesse una amicizia con un “bisognoso”?
L’amicizia è l’elemento fondamentale della Scuola della Pace e, in generale, delle attività della Comunità.
L’aiuto che si offre non si esaurisce mai in beni materiali, ma consiste sempre nell’instaurare un legame personale, affettivo, di fiducia reciproca e di amicizia.
Per quanto mi riguarda, i legami che ho costruito con i bambini mi hanno arricchito enormemente e non penso sia esagerato dire che, ogni aiuto che offro, mi torna indietro.
Chi vuole offrire aiuto può contattare la Comunità tramite i social o tramite i numeri di telefono di Sant’Egidio Liguria:
Intervista a Sergio Casali, volontario della comunità di Sant’Egidio
La fondazione della Comunità di Sant’Egidio – come ci spiega Sergio Casali – è stata ispirata dalla lettura del Vangelo, con lo scopo di offrire assistenza, morale e materiale, a persone bisognose che vivono in condizione emarginata e di povertà, persone senza dimora, anziani, bambini e famiglie.
In una realtà frenetica, piena di incombenze, spesso non si dà rilievo ai problemi del mondo attuale che, se ignorati, continueranno a persistere.
Quando una persona si dedica a fare qualcosa non più per sé stessa, ma per le persone meno fortunate, inizia a comprendere che, fino a quel momento, si era limitata a soddisfare prevalentemente i propri bisogni.
Come si avvicinano i volontari alla Comunità e a che età generalmente?
Statisticamente le persone che si avvicinano alla Comunità di Sant’Egidio sono molto eterogenee, di tutte le età e religioni, ma sono persone accomunate da una stessa domanda interiore:
“Cosa posso fare io per rendere meno dura la vita di questi bisognosi?”.
Quali sono le risorse economiche che finanziano il vostro lavoro sociale?
Ci basiamo sull’autofinanziamento e sul supporto derivante dalle donazioni.
La Comunità riceve tanti aiuti mirati: per esempio riceviamo donazioni perché ci si occupi di fare regali ai bambini per Natale o per dare da mangiare ai senza tetto bisognosi.
Nonostante ciò, la vera grande risorsa è il lavoro volontario, a prescindere dal tempo che ognuno può dedicare ai bisognosi: questa risorsa non ha paragoni.
Tra un mese è Natale. Che Natale faranno le persone in difficoltà che si rivolgono alla Comunità di Sant’Egidio? Cosa riuscirete ad organizzare?
Sicuramente organizzeremo qualcosa di bello. Il Natale deve essere un momento di felicità, ma purtroppo non possiamo e non vogliamo dimenticare le importanti restrizioni presenti per il contenimento del contagio da Covid-19.
Faremo il nostro Pranzo di Natale in tanti piccoli luoghi della città per le persone munite di Green Pass.
Verrà effettuata una consegna di pacchi speciali per tutte le persone che, non potendo recarsi presso le nostre strutture, si troveranno nelle loro rispettive abitazioni da sole.
I volontari li andranno a trovare sul pianerottolo fuori casa, portando loro un pacco con cibo pronto oppure un piccolo pensiero personalizzato.
Purtroppo la Pandemia da Covid-19 ha messo in difficoltà tante famiglie che prima non avevano problemi economici. Avete notato un aumento delle persone bisognose?
Si, purtroppo c’è stato un notevole incremento.
Tante persone sono state colpite duramente ma è stato molto bello per noi riscontrare un altrettanto sensibile aumento della solidarietà soprattutto tra i giovani.
Tanti di essi si sono presentati dicendo che vorranno ricordarsi un domani di questo brutto periodo di emergenza non come un momento nel quale hanno vissuto passivamente, bensì dove hanno fornito il proprio aiuto alla comunità.
Pertanto è aumentato il bisogno, ma è aumentata molto anche la solidarietà.
a gente che ignora questi problemi, non solo non fa nulla per migliorarli ma non vedendone la gravità non appoggia né sostiene le persone che si impegnano realmente per il bene di tutti.
Occorre una sensibilizzazione maggiore per sostenere queste associazioni socialmente utili.
Chi vuole offrire aiuto può contattare la Comunità tramite i social o tramite i numeri di telefono di Sant’Egidio Liguria:
Numero di telefono: 010 246 8712 Istagram: @sant’egidio Facebook: @Sant’Egidio (06 429 2929) Email: @infosantegidio.org