Giovan(n)i in una casa per vecchi

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Rocco Ciliberti, 1B

L’esperienza di Giovanni, giovane attore ventitreenne che, da liceale, quasi per caso, ha voluto fare un’esperienza di volontariato in una casa di riposo.

Siamo abituati a leggere di quanto i giovani d’oggi siano disinteressati, annoiati, disimpegnati e privi di quei valori che appartenevano alle generazioni precedenti.

In realtà se ci si guarda intorno si scopre che molti giovani sono impegnati nel volontariato, spesso non in grandi associazioni, ma in piccole realtà, talvolta in modo continuativo e altre volte invece per brevi periodi. Qualunque sia la forma di volontariato scelta si tratta comunque di un’esperienza utile per gli altri e formativa per chi la fa, soprattutto per un giovane, come dimostra l’esperienza di Giovanni.

Giovanni mi racconti cosa facevi nell’estate alla fine del terzo anno del liceo? Mi avevi raccontato una tua esperienza di volontariato.

Te ne avevo già parlato, ma forse non ti ricordi… Attraverso una parrocchia, insieme ad alcuni compagni di scuola abbiamo trascorso i pomeriggi di una settimana dentro una casa di riposo con persone anziane. Erano persone che trascorrevano la vita in questa struttura, di fatto non avendo l’opportunità di recarsi fuori. Ricordo che alcuni erano in carrozzella e non erano in buone condizioni di salute.

Perché lo hai fatto?

Inizialmente ho aderito a questa idea perché alcuni miei amici lo avevano fatto l’anno prima e un po’ mi incuriosiva.

Come è stata questa esperienza?

Beh è stata un’esperienza che mi ha molto coinvolto emotivamente e che ricorderò sempre. Gli anziani erano teneri e sembravano quasi dei bambini piccoli, ma allo stesso tempo ci apparivano anche molto soli.

Si vedeva che avevano voglia di parlare con noi ma anche di ascoltarci.

Cosa ti ha colpito di questa esperienza?

All’inizio mi ha colpito il sentimento di solitudine che si respirava in quei locali anonimi, arredati malamente, dove le persone sembravano perse nel loro mondo, in seguito ho colto la facilità con cui gli anziani si avvicinavano a noi, facevano domande ed erano curiosi di conoscere la nostra vita, in particolare quella scolastica. A quel punto entravano in relazione con noi e ci raccontavano le loro vecchie esperienze scolastiche di un mondo che oggi non c’è più.

Devo dire che anche per noi è stato interessante ascoltare i loro racconti.

Mi piacerebbe un giorno recitare un ruolo all’interno di una casa di riposo, magari traendo spunto da questa esperienza che, per quanto triste ha avuto anche dei momenti divertenti e curiosi.

Anziani, volontari su tutto il territorio nazionale per assistere i più  fragili: servizi di prossimità per le persone sole - la Repubblica

Il servizio civile: una scelta importante

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Elena Iannacchino, 1B

Il Servizio Civile Universale (S.C.U) è la scelta di dedicare alcuni mesi della propria vita al volontariato, è un’esperienza importante per i giovani, nell’ambito della propria formazione professionale e personale

Ho intervistato Sara, detta Picabo,  24 anni, volontaria del Servizio Civile Universale.

Picabo presta servizio da maggio 2021 ed è al suo settimo mese di volontariato presso la cooperativa sociale Agorà. Ha terminato i suoi studi universitari ed ha una laurea in Scienze del Servizio Sociale, attualmente studia per l’esame di stato, in modo da ottenere l’abilitazione.

Perché essere volontari?

“È  importante fare del bene per l’altro. Per questo trascorro nella Comunità “Il ponte esclamativo” più di 25 ore a settimana”.

Qual è il tuo compito quando arrivi nella comunità?

“Ogni giorno affianco gli educatori nel lavoro con gli adolescenti inseriti nella Comunità dai Servizi Sociali del Comune, quasi sempre a causa di problemi legati ad incapacità genitoriale; la routine comprende l’aiuto nello studio, la preparazione dei pasti, la cura degli spazi personali e comuni e il supporto in tutti gli altri impegni classici degli adolescenti.”

È la tua prima esperienza nell’ambito del volontariato?

“Questa non è la mia prima esperienza come volontaria: ho lavorato come animatrice in un oratorio parrocchiale, proprio come mio padre, ed entrambe le esperienze sono state importanti per me; per maturare e crescere.”

Com’è stato il tuo arrivo nella comunità?

“Sono stata accolta subito dai miei colleghi, che sono stati molto gentili e disponibilissimi”

Qual è l’età minima per prestare servizio nel Servizio Civile Universale?

L’età minima per aiutarci è la maggiore età”

Cosa hai imparato facendo volontariato?

“Impari ad aprirti all’altro e vedi una realtà totalmente differente da dalla tua.”

Più precisamente che insegnamento ti ha lasciato l’esperienza a “ Il ponte esclamativo”?

“Nell’esperienza svolta come Servizio Civile mi hanno colpito le storie dei ragazzi ospitati e il coraggio con cui le affrontano; li invidio per la loro tenacia. Mi ha anche sorpreso, positivamente, quanto siano diversi fra loro, ma capaci di accettarsi l’un l’altro”.

Consiglieresti a qualche ragazzo di entrare a far parte del Servizio Civile Universale?

“Lavorare in una comunità come me richiede, naturalmente, grande responsabilità rispetto al servizio in un ente parrocchiale, ma consiglio l’esperienza del volontariato, affiancandola magari allo studio o al lavoro”.

Per ulteriori informazioni sul Servizio civile e sulla Comunità “Il ponte esclamativo”:

Sito web: https://www.agoracoop.it/

Tel. +39 010 20 91 901

Email: info@agoracoop.it

Sede Legale in:
Vico del Serriglio 3
16124 Genova

 

Impegnarsi nel sindacato: una scelta ancora attuale.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Intervista ad Adriano Garofalo, delegato FIOM 

di Gloria Oppedisano, 1B

L’attività sindacale è una parte molto importante dell’impegno attivo nel sociale. E’, nel diritto del lavoro, un’ente che rappresenta le parti sociali in un rapporto lavorativo. Grazie ai sindacati, i lavoratori, hanno ottenuto diritti fondamentali, che cercano di mantenere, come ad esempio il Contratto Collettivo Nazionale dei Lavoratori.

Quest’ultima è una legge che constata come tutti i lavoratori abbiano diritti pari, indipendentemente dal luogo in cui lavorano. Molto discusso e sottovalutato, il CCNL, è messo oggi a rischio, secondo chi da anni si impegna nel sindacato,  da poteri politici ed economici che preferiscono una contrattazione diretta fra datore di lavoro e lavoratori.

All’interno di un sindacato ci sono molti ruoli differenti: ho avuto l’onore di parlare con uno dei volontari della FIOM, per farmi spiegare come funziona l’organizzazione interna.

 

Buongiorno Adriano, ti posso chiedere di presentarti  brevemente?

Certo. Sono Adriano Garofalo e lavoro presso Acciaierie d’Italia di Genova e sono un delegato della FIOM di Genova

 

Il tuo lavoro di volontario in cosa consiste?

Come volontariato svolgiamo diverse attività organizzate con altre fabbriche, con altri delegati della FIOM. Principalmente abbiamo un ruolo di delegati all’interno della fabbrica, poi il volontariato si svolge anche fuori dal luogo di lavoro, quindi sul territorio, nella città. Abbiamo fatto varie iniziate: raccolte di giocattoli, di vestiti ed altre attività, abbiamo portato anche la spesa a casa nel momento del lock down. Varie attività quindi, svolte sempre dai delegati, fuori però dall’ambiente di lavoro.

                        

Qual è l’organizzazione di un sindacato? Chi c’è a capo? Che ruolo hanno le persone che presenti al suo interno?

Noi abbiamo un delegato sindacale esentato dalla fabbrica per quanto riguarda Acciaierie d’Italia, Viene eletto dai lavoratori, come tutti i delegati, con la maggioranza di voti. Lui è l’esentato di fabbrica, quello che si occupa poi, un po’ per capacità, un po‘ per ruolo, di tutte le attività sindacali che gestisce all’interno di Acciaierie d’Italia.

 

Siete tutti volontari o chi ricopre un ruolo superiore ha anche un riconoscimento economico ?

Noi delegati veniamo eletti dai lavoratori. All‘interno dei luoghi di lavoro vengono svolte delle elezioni  in cui vengono votati i lavoratori stessi. Chi ha ruoli un po‘ più “importanti”, come il segretario nazionale della FIOM, così come quelli sotto il segretario nazionale, viene stipendiato,. Ad esempio il nostro delegato sindacale è anche un funzionario della FIOM. Quindi esistono delle paghe e le persone possono essere stipendiate in funzione del ruolo che ricoprono.

Noi delegati che lavoriamo in fabbrica non siamo stipendiati dal sindacato.

C’è chi sostiene che il sindacato sia inutile, tu ovviamente non sei una di quelle persone (l’intervistato si mette a ridere), ma secondo te perché si tratta di un’attività utile alla collettività?

Principalmente per tenere uniti i lavoratori. È giusto che ci sia un’organizzazione che consenta ai lavoratori di non perdere i diritti acquisti fino ad oggi. Poi ci sono anche dei regolamenti interni ai luoghi di lavoro. Ad esempio: se un lavoratore ha bisogno di chiedere qualcosa all’azienda, non va direttamente dal direttore o chi per esso, ma i delegati sindacali organizzano incontri con la proprietà per affrontare i vari problemi emersi nei luoghi di lavoro.

 

Da che età è possibile fare parte del sindacato?

Non c’è un’età definita, noi ad esempio abbiamo effettuato delle attività di volontariato collaborando anche con gli studenti. E‘ normale che ci si avvicini al mondo sindacale magari cominciando a lavorare, però ci sono anche delle eccezioni. Ci sono studenti che svolgono attività sindacale, organizzate con il sindacato, fuori dai luoghi di lavoro.

Quali sono i problemi che si incontrano facendo questo tipo di attività?

Nei luoghi di lavoro, quando ci sono delle attività un po‘ particolari, come ad esempio nella nostra Acciaierie d’Italia, realtà molto complessa, con posti di lavoro a rischio, cassa integrazione, eccetera, a volte si fanno anche delle azioni forti, chiamiamole così, che chiaramente l’azienda non sempre gradisce. Il delegato, come tutti i lavoratori che partecipano a queste attività, ha un nome, un cognome  e una matricola. Non sempre dall’azienda è ben visto, a volte si possono avere delle ripercussioni personali. Chiaramente i delegati sono quelli maggiormente esposti a questo rischio. E‘ normale, nella quotidianità del lavoro. Quando io contesto una mancanza di sicurezza o una cosa che non va bene, all’azienda non fa sempre piacere. Questi sono i rischi in cui ci si può imbattere a livello personale.

 

C’è stato un momento in cui ti sei sentito particolarmente fiero del lavoro che avevi fatto?

Noi, nella nostra lunga storia come Acciaierie d’Italia e ILVA prima, abbiamo vissuto diversi momenti. Il più significativo, secondo me, è stato quello del 2012, quando abbiamo avuto veramente un tracollo aziendale in base alle vicende legali legate alla proprietà e quindi alla famiglia Riva. I Riva sono stati arrestati, sono state espropriate le aree di stabilimento e noi avevamo messo in campo un’azione forte. Abbiamo fatto quattro giorni di occupazione della fabbrica, dormendo nello stabilimento, facendo una manifestazione a Roma un po‘ sentita. Quello è stato uno dei momento più significativi. Quando si fanno delle attività sindacali, degli scioperi, si creano anche legami con altri delegati, con altre persone che poi diventano amici. La discussione si allarga un po’, non è più solo legata al ruolo del delegato e alle attività che si svolgono, c’è poi anche un contesto di amicizia e di socializzazione.

 

Consigli ai giovani lavoratori di provare a diventare rappresentanti sindacali o comunque a svolgere l’attività che fai tu?

Certo, lo consiglio perché serve a conoscere bene il proprio  luogo di lavoro e i problemi che si verificano in azienda. Oggi il lavoro sta cambiando. Le aziende affrontano ogni giorno problemi sempre diversi, occupazionali, di ristrutturazione dei luoghi di lavoro e quindi chiaramente un’organizzazione sindacale all’interno è sempre importante. Quindi  lo consiglierei ai giovani perché spero che, prima o poi, anche noi andremo in pensione. Lo consiglio vivamente non solo per un ricambio generazionale, ma anche perché accresce il bagaglio personale e culturale. Si conoscono bene tante situazioni e inoltre c’è un aspetto sociale, di impegno per gli altri. Non è da scartare neppure l’aspetto umano. Si formano dei legami, come dicevo prima, di amicizia e di conoscenza.

 

Hai mai pensato di smettere?

No assolutamente no, anzi io quando posso incremento sempre la mia attività sindacale: all’interno  e all’esterno della fabbrica. Chiaramente tutto deve essere rapportato al tempo che ognuno può dedicare, perché ci sono poi ovviamente gli impegni personali. Però io quando ho tempo incremento le mie attività sindacali, cerco di essere sempre presente ad ogni iniziativa. 

A livello europeo, come è visto il sindacato?

Il lavoro sta cambiando, tutte  le leggi verso cui stiamo andando non sono sicuramente a favore dei lavoratori. Noi come Acciaierie d’Italia e come FIOM di Genova abbiamo organizzato, già qualche anno fa, attività sindacali con organizzazioni straniere, che chiaramente non sono FIOM, ma sono comunque di metalmeccanici spagnoli, tedeschi, francesi. Noi siamo stati anche a Marsiglia e loro a Genova. Abbiamo riscontrato che in Europa i problemi sul lavoro sono comuni nel settore metalmeccanico: occupazione; salario; problemi di  pensione. L’organizzazione sindacale serve a questo, non solo in Italia, ma anche in Europa. La politica europea sta schiacciando la classe operaia, passami questo termine. Noi, da tempo, stiamo provando ad organizzare un sindacato anche europeo, ma il cammino è molto lungo, non è una cosa molto semplice. Ma l’idea di organizzare un sindacato europeo esiste.

 

Per contatti ed informazioni:

FIOM Genova – segreteria 0104217862  

  

Riceviamo più di quel che doniamo

INTERVISTA

di Christian Giannini, 1B

La comunità Auxilium è un luogo in cui donne con i propri figli, in un momento di difficoltà, hanno la possibilità di avere uno spazio per concentrarsi su di sé, riconoscere e valorizzare le proprie risorse, ri-progettare la propria vita futura. La struttura ospita mamme italiane e straniere, maggiorenni, con figli o in stato di gravidanza, inserite su richiesta dei Servizi Sociali. Ce lo racconta una giovane volontaria: “Ciao, sono Chiara Olmo, ho 25 anni e vivo a Genova. Attualmente frequento l’ultimo anno del corso magistrale Digital Humanities presso l’università di Genova.” 

 

Quando hai cominciato con l’attività di volontariato e perché?

“Ho cominciato sei anni fa, nel 2015, insieme a mia mamma, perché ci piaceva l’idea di impiegare il nostro tempo facendo qualcosa per gli altri, insieme.”

 

Che tipo di attività svolgi?

“Il mio ruolo consiste nel giocare con i bambini e occupare il loro tempo nelle ore serali, precedenti alla cena, mentre le mamme cucinano. Mi è anche capitato spesso di aiutare i ragazzi più grandi a studiare e a svolgere i compiti di scuola.”

 

Cosa ti ha spinto a fare proprio questo tipo di volontariato?

“Inizialmente ci siamo informate su tutti gli ambiti in cui avremmo potuto svolgere la nostra attività di volontariato, ma io avevo già un’idea: volevo potermi dedicare ai bambini e ragazzi giovani. Così siamo venute a conoscenza della Comunità Genitore Bambino Il Cedro, uno dei servizi di Auxilium rivolti proprio a minori e famiglie.” 

 

Avresti fatto dell’altro tipo di volontariato?

“No, non credo ma ciò non pregiudica il fatto che, magari, un domani, possa dedicarmi ad altro. All’inizio ho avuto la possibilità di scegliere. Auxilium si occupa infatti  di moltissimi settori, ma ho deciso di dedicarmi ai bambini.”

 

Come funziona e come è strutturata l’associazione?

“La Comunità Genitore Bambino Il Cedro accoglie un massimo di 7 nuclei famigliari, composti da mamme e figli (maggiorenni e minorenni, italiani e stranieri), per un totale di 18 posti letto. La comunità organizza percorsi di sostegno per genitori fragili e l’accesso avviene attraverso la richiesta di assistenti sociali e giudici, nel caso in cui ci sia la necessità di valutare le competenze genitoriali delle madri.”

Cercate altri volontari? Come si può entrare a farne parte?

“Purtroppo adesso la questione del volontariato è sospesa a causa della pandemia. In una situazione normale c’è sempre bisogno di aiuto e di supporto!

Partecipare è semplicissimo, bisogna andare sul sito della fondazione Auxilium e candidarsi.”

 

Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

“Questa esperienza mi ha lasciato davvero tanto e mi ha insegnato a capire quanto siamo fortunati ad avere una famiglia, ma soprattutto ad essere cresciuti in ambienti accomodanti, caldi e ricchi di valori e amore famigliare.”

 

Perché un giovane dovrebbe fare un’esperienza simile?

“Credo sia importante per un giovane svolgere questo tipo di esperienze perché aiutano a prendere consapevolezza di moltissime situazioni che ci si trova a vivere ogni giorno. L’attività di volontariato ti mette di fronte a te stesso, alle tue fragilità e ai tuoi punti di forza, ti aiuta a capire che persona sei e che persona vorrai essere in futuro. Ciò che si acquisisce da queste esperienze ti arricchisce senza ombra di dubbio. 

Credo che una persona che fa volontariato sia vista come una persona che impiega il suo tempo per aiutare gli altri, quindi per “dare” un qualcosa agli altri. La realtà è il contrario, sono le persone che pensi di aiutare che, in fin dei conti, danno qualcosa a te.

Riceviamo più di quel che doniamo.”

 

 “Tutti quelli che rimangono hanno studiato”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Luca Bizzarri in assemblea al D’Oria

di Christian Giannini,1b

Luca Bizzarri è un notissimo attore comico e conduttore televisivo che ricopre la carica di presidente della Fondazione Palazzo Ducale di Genova. Forse non tutti sapevano che è un ex alunno del nostro liceo.

Il 22 novembre è tornato nell’aula magna del suo vecchio liceo per parlare in assemblea ai ragazzi del D’Oria: “Sono qui per raccontare quello che è stato il mio percorso nel mondo del teatro e della recitazione e per rispondere ad eventuali vostre domande. Dopo gli anni passati qui al liceo, sono entrato a far parte della scuola del Teatro Stabile di Genova, ma non è stato facile: il mio passato è stato segnato dalla dipendenza da alcune sostanze.

Questa scuola mi ha aiutato molto perché la serietà che ho appreso qui l’ho poi praticata allo Stabile di Genova dove ho finalmente iniziato a studiare. Credetemi, lo studio è fondamentale, soprattutto in questo periodo in cui la fama non conta molto, conta più “rimanere”. Tutti “quelli che rimangono” hanno studiato. Di sprovveduti che non hanno studiato nel mio lavoro ne ho incontrati davvero pochi, il talento è solo una piccola parte.

 

Com’è stato lavorare in questo periodo caratterizzato dal COVID-19?

In quest’ultimo paio d’anni è la paura che indirizza le nostre scelte, si fa fatica a trovare una strada.  Per quanto riguarda la mia esperienza è stato complicato inizialmente condurre programmi o fare spettacoli senza il pubblico, guardando semplicemente la telecamera. Anche se ho fatto più fatica poi quando il pubblico è tornato … ormai mi ero abituato a parlare da solo!

 

Come ha scoperto la sua passione per il teatro?

Mi divertivo a far ridere le persone.  Quando ero un ragazzino della vostra età, ero uno sfigato in confronto con mio fratello che era un bel ragazzo, però io facevo ridere le persone.  Un giorno andai a vedere a teatro “Il grigio” di Giorgio Gaber e  capii che sarebbe potuto diventare il mio lavoro.  Successivamente, con molto studio e qualche scelta fortunata, sono entrato allo Stabile di Genova: studiavo fino a dieci ore al giorno mentre i miei amici uscivano. Diciamo che mi sono messo i paraocchi e ho cominciato a correre e me li sono tolti solo qualche anno fa.

 

Che consiglio darebbe a chi volesse fare teatro?

 “Lasciate perdere finché siete in tempo” è il consiglio che un buon insegnante darebbe, ma allo stesso tempo è il consiglio che non dovresti seguire.  E’ un percorso complicato, bisogna lavorare su se stessi, sulle proprie emozioni, bisogna mettersi in gioco.  Per fare gli attori bisogna inevitabilmente frequentare una scuola professionale come lo Stabile.

 

Preferisce il mondo del teatro, del cinema o della televisione?

È sempre lo stesso mestiere, ma bisogna far vedere qualcosa di diverso di sé. Quello che fai vedere non sei tu, è una parte di te, è quello che vuoi far vedere. Da ragazzino volevo fare teatro, adesso voglio fare cinema perché ho ancora troppa ansia del pubblico. Non vorrei fare televisione, anche se quello che faccio, perché ultimamente è in calo rispetto qualche anno fa.  Quindi, rispondendo alla domanda, preferisco fare teatro e cinema rispetto che televisione.

 

Ha parlato di aver avuto delle dipendenze, potrebbe approfondire questo argomento?

La dipendenza è una maledizione dell’essere umano. Quello che è successo a me è stato nascondermi dietro alle sostanze, perché non mi facevano vedere il mio fallimento, la mia nullità.  Le mie dipendenze si interrompevano quando entravo in teatro e sono finite quando ho iniziato a fare il mio lavoro.

Ho avuto la fortuna, per quanto possa essere strano da dire, di vivere da drogato in mezzo ai drogati e quindi sapevo a cosa stava andando incontro, ne ho visti morire tantissimi.

Ci nascondevamo dietro gli stessi muri. Esistono una marea di dipendenze e non solo riguardanti le sostanze. Penso che un padre o una madre che non riescono a staccarsi dal proprio figlio siano dipendenti.  Al giorno d’oggi, più che mai, siamo dipendenti dai social, non serve il fumo o le sostanze per essere dipendenti, ciò che bisogna combattere è la dipendenza, non le sostanze. Per combattere la dipendenza serve la cultura, serve che gli adulti non vi facciano sentire delle nullità, dandovi una via d’uscita.

 

Cosa ne pensa della censura e del politicamente corretto?

Penso che qualsiasi cosa che faccia ridere debba esistere, massima libertà su qualsiasi tema, chi si dovesse sentire offeso ha la libertà di ignorare. Il contrario, quindi censurare ciò che potrebbe far ridere, potrebbe creare problemi. A volte scherzo su battaglie che sostengo. La satira dovrebbe attaccare i potenti, ma penso che la satira abbia il potere di attaccare chi vogliamo.

Chi decide “chi mette i paletti”?

I comici alle volte sono terribili, pensate che su cinque battute che scrivo, tre le scarto. Ecco quello che penso, penso che viviamo nell’era della suscettibilità.

 

Può l’insegnamento influenzare la cittadinanza attiva dei giovani ?

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Nicol Sánchez ,1d

La buona crescita di giovani cittadini attivi,  non riguarda solo i giovani, ma anche chi insegna.

Ho intervistato il professore Manuel Enrique Ramirez, il quale insegna attualmente nella scuola https://cooperativodefunza.es.tl/  a Funza Cundinamarca (Colombia). Laureato in filosofia, insegna lingua spagnola, filosofia, scienze politiche. Mi spiega come il suo lavoro possa influenzare i giovani per renderli cittadini attivi.

Perché hai deciso di intraprendere il tuo lavoro di insegnante?

Con la mia professione riesco a scoprire la possibilità di comunicare con molti giovani e molte persone che sono in un momento di crescita personale e allo stesso tempo come esseri umani; è un modo per contribuire a livello sociale perché  tra alcuni anni saranno i futuri dottori, pompieri e artisti….. e tutto dipende dal lavoro che faccio, loro saranno il risultato.

Cosa ti ha motivato a studiare filosofia ?

La filosofia è la madre di tutte le scienze, permette di conoscere molti argomenti, e allo stesso tempo, permette di approfondire la vita, ti fa sapere che il mondo non è finito, ma anzi, c’è ancora molto da scoprire. La filosofia ti insegna a  migliorare ogni volta di più, ed è questo il lavoro dei giovani, quando, in un dato futuro, il peso della società ricadrà su di loro, dovranno ripensare il mondo a livello filosofico e sociale e costruire nuove opportunità.   

Come credi che il tuo lavoro aiuti la cittadinanza attiva dei giovani ?

Il mio lavoro aiuterà i giovani perché ognuno di loro si formerà ed arricchirà le proprie conoscenze così che possano essere critici di fronte alla società,  e siano in grado di metterla in discussione e discutano e cerchino di riformare il mondo. Cerchino, soprattutto, di creare standard che permettano a tutti di  vivere come degli essere umani, essere migliori ogni volta di più, cambiare le prospettive della vita, ed essere transformatori di un nuovo mondo. Questa sarebbe la mia maggior contribuzione come docente, prendere parte ad un cambiamento per il quale la nostra società sia un mondo migliore.              

 

 

             

 

     

 

 

 

NOI SIAMO IL NOSTRO FUTURO

Chiara Bonagiunti, 1 D

Ho intervistato, Vittoria Canessa, 27 anni, che si occupa di politica, è l’attuale responsabile per lo Sviluppo Economico e Politiche per l’innovazione della segreteria del PD genovese, pratica volontariato e fa parte del  C.I.F.

volontariato giovani

Cos’è la cittadinanza attiva dei giovani in due parole?

L’attivismo civico, la politica nei vari ambiti. Portare avanti le proprie idee, convinzioni e progetti.

Dal punto di vista sociale invece?

Aiutare le persone, sopratutto quelle in difficoltà, e quindi anche  l’associazionismo.

Riguardo questo tema, di cosa ti occupi in particolare?

Mi occupo di politica e politiche pubbliche. Faccio parte del partito democratico dal 2010 e mi ci trovo benissimo!   Sono iscritta anche al C.I.F., Centro Italiano Femminile, e mi occupo quindi anche dei diritti delle donne, sopratutto straniere, che accogliamo e aiutiamo. Le istruiamo, ad esempio diamo ripetizioni, in modo che riescano a trovarsi un lavoro più facilmente.

 Qualcosa riguardo il tuo interesse per la politica?

Fin da bambina la politica mi ha sempre interessato e affascinato, fino a quando ho desiderato fare qualcosa di utile per la mia città e sono entrata in questo mondo, dove spero di fare qualcosa di utile, per ora, lo sto facendo in piccolo, ma per il futuro punto un pò più in alto. Sono sicura che la politica possa cambiare in meglio il nostro paese e combattere anche le piccole ingiustizie di ogni giorno . 

Pensi il ruolo di noi giovani in politica sia importante?

Si, certamente, è molto importante la nostra partecipazione alle decisione per il nostro futuro. Anche se purtroppo non siamo in molti ad essere interessati a quest’argomento, e un pò mi spiace quando ci penso.  

Perché ti piace fare volontariato?

Tra le attività di volontariato che svolgo, ad esempio, c’è quella di leggere qualche storia italiana, della cultura occidentale, a dei bambini stranieri una volta alla settimana. Gli offriamo una merenda e si siedono in cerchio attorno a noi. Sono sempre molto contenti. Mi piace rendere felici le persone che aiuto. Ogni domenica, poi,  partecipo al pranzo con dei  “senza fissa dimora”, e oltre al cibo gli diamo l’affetto, la cosa più importante per loro e per noi, oltre alle cose materiali.

 Come vedi il rapporto giovani e volontariato ?

Come per la politica il nostro coinvolgimento è importante. Credo sia un buon rapporto perché sempre più giovani si interessano ad aiutare il prossimo ed è una buona cosa. A quest’attività inoltre partecipano bambini, ragazzi, adulti e perfino anziani, coinvolge tutte le fasce d’età, ma sopratutto questo è un tema che sta a cuore ai giovani. Migliora la società e aiuta i bisognosi. Una volta alla settimana, una volta al mese, è un’attività che possono fare tutti!

 

Non vasi da riempire, ma fiaccole da accendere

di Benedetta Pittaluga,  1D

“La domanda giusta da porsi non è cosa farò da grande ma cosa farò di grande?” così lo scrittore e giornalista Alessandro D’Avenia nella sua lectio «I giovani, protagonisti del cambiamento». Infatti, nonostante la loro giovane età, i ragazzi sono in grado di fare qualcosa di grande per l’ambiente nel quale vivono.

In questo articolo, vengono trattate le modalità con le quali i ragazzi sperimentano la loro cittadinanza attiva nella piccola società di un gruppo A.C.R. (Azione Cattolica Ragazzi). Intervistando un’educatrice, è stato possibile conoscere da vicino gli obbiettivi che vengono posti ai giovani per farli diventare, in futuro, degli adulti consapevoli dell’importanza del loro ruolo all’interno della società.

“Per insegnare ai ragazzi come partecipare attivamente nella società bisogna prima far loro conoscere il mondo in cui vivono”, così l’educatrice motiva le scelte degli argomenti trattati durante le riunioni; precisa che gli argomenti discussi sono attuali e, spesso, portano ad una riflessione su se stessi. Tra i tanti, ha citato l’inquinamento, la discriminazione e il bullismo. ”L’obbiettivo di queste associazioni, prima di tutto, è quello di fornire ai ragazzi un luogo sicuro, dove sentirsi protetti, e non fuori posto, come, purtroppo, spesso accade”. In questi gruppi, infatti, è importante  sensibilizzare i ragazzi sotto questo aspetto e far in modo che si creino delle relazioni sane e stabili tra coetanei: per far si che questo accada, vengono organizzate attività di squadra dove i ragazzi possono comprendere un altro importante valore della vita, la collaborazione.

I ragazzi, facendo parte attivamente di queste piccole società, imparano ad aiutare il prossimo e a praticare attività che possano contribuire al loro benessere e a quello altrui. Infatti  si occupano  di attività volte alla salvaguardia dell’ambiente o, semplicemente, di aiutare altri gruppi A.C.R..

L’educatrice racconta dei “campi estivi”, ovvero un breve periodo di  villeggiatura che i ragazzi passano insieme: ”Durante i campi, i ragazzi si avvicinano molto di più rispetto a quanto accade durante le attività in sede, grazie anche alla convivenza e quindi alla collaborazione; le attività praticate sono le stesse, ma vengono affrontate diversamente, in maniera più approfondita, perché tra i ragazzi si crea una confidenza maggiore e, perciò, sono disposti ad affrontare gli argomenti con una riflessione più profonda”

Per concludere,  dice: “Questi gruppi sono sicuramente dei luoghi dove imparare ad essere cittadini attivi, dove la collaborazione, l’altruismo e la partecipazione sono alla base. Essendo piccoli insiemi di persone, preparano i ragazzi a far parte attivamente della società”.

Attraverso questa intervista ad un’educatrice di un’associazione A.C.R., è stato possibile scoprire il vero scopo che hanno questi gruppi: l’obbiettivo non è solo quello di socializzare, ma anche insegnare ai ragazzi a far parte di una società attraverso semplici attività, che possono far riflettere e accendere un fuoco dentro i ragazzi, perché come dice Plutarco: ”I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.

 

un gruppo di giovani lavora insieme

 

I custodi del paese

di Agnese Traverso

Intervista a Sabrina Novaro, membro associazione Pro Loco di Montoggio 

Sabrina Novaro, 50 anni, abita a Montoggio ormai da molti anni, e ha deciso di dedicare il suo tempo al volontariato. E’ infatti un membro attivo dell’associazione Pro Loco di Montoggio.

Di che cosa si occupa la Pro Loco?

L’associazione Pro Loco si occupa di salvaguardare il territorio di Montoggio e di organizzare, custodire e portare avanti le tradizioni locali. Una tradizione che per esempio portiamo avanti da molti anni è la Notte Bianca. Questa festa è organizzata dalla nostra associazione per fare divertire non solo gli adulti e gli anziani, ma anche i ragazzi. 

Per poter partecipare quanti anni bisogna avere?

Per poter essere attivi in questa associazione sarebbe meglio avere 18 anni. Però non si esclude il fatto che anche ragazzi più giovani possano partecipare. Infatti nella mia esperienza ci sono stati molti ragazzi di 16 anni interessati a fare volontariato, e ovviamente abbiamo aperto le porte a tutti loro che hanno potuto aiutarci in molte situazioni.

A chi è consigliato partecipare a questa associazione e perché? 

Partecipare a questa associazione è consigliato a chi ha voglia e tempo di aiutare gli altri e il proprio paese. Infatti uno degli obbiettivi principali della Pro Loco è quello di migliorare il territorio di Montoggio. Una caratteristica molto importante che può essere utile è la creatività. Infatti spesso soprattutto ai ragazzi viene richiesto di svolgere attività apparentemente semplici, ma nelle quali l’uso della creatività è molto importante. Vorrei ricordare che questa associazione oltre ad essere utile per il paese, serve anche per dare sfogo ai ragazzi, farli divertire e mettere in vista le loro passioni. 

Partecipare può essere quindi utile o istruttivo per i ragazzi?

Certamente, perché possono imparare a relazionarsi con gli adulti e con i loro coetanei. Inoltre possono riuscire ad organizzarsi e avere una certa autonomia per lo svolgimento del lavoro richiesto, in un determinato periodo di tempo. Abbiamo visto che dare ai ragazzi molte responsabilità li porta ad impegnarsi con tutte le loro forze per portare a termine nel miglior modo possibile il compito affidato. 

Da quanti membri è composta la vostra associazione?

La nostra associazione è composta da sette membri principali della Pro Loco, più tutti i volontari di cui non c’è un numero preciso .

Da quanto tempo si dedica al volontariato?

Faccio volontariato nella Pro Loco da otto anni, e spero di continuare a farlo per molto tempo. Vorrei trasmettere questa passione anche a mia figlia, che spesso coinvolgo nelle attività dell’associazione perché anche lei come è molto altruista. Inoltre le piace dare sfogo alla sua creatività per aiutare il paese, soprattutto quando bisogna organizzare delle feste, o inaugurare nuovi posti.

Le piace fare volontariato?

Mi piace molto aiutare le persone e il nostro paese. Inoltre non mi dispiace stare in mezzo alla gente per discutere di idee che verranno poi messe in atto per la salvaguardia del paese e anche degli abitanti. Fare volontariato è quindi una mia passione e faccio parte di altre due associazioni, che alterno con la Pro Loco riuscendo a svolgere tutti i compiti, e una volta finiti questi mi danno molta soddisfazione personale. 

Trova utile fare volontariato?

E’ utile perché molte tradizioni culturali senza il nostro aiuto e la nostra collaborazione andrebbero perse e con il tempo smarrite, fino a dimenticarle. Inoltre mi aiuta nell’organizzazione, infatti da quando faccio volontariato riesco ad essere più precisa e puntuale sia nei lavori che devo svolgere, che nella vita quotidiana. 

Per poter contattare la Pro Loco di Montoggio vi lasciamo qui sotto il riferimento della loro pagina Instagram:

@prolocomontoggese

  • L’immagine usata come foto in evidenza è stata presa dalla pagina ufficiale di Facebook della Pro Loco Montoggese