Non vasi da riempire, ma fiaccole da accendere

di Benedetta Pittaluga,  1D

“La domanda giusta da porsi non è cosa farò da grande ma cosa farò di grande?” così lo scrittore e giornalista Alessandro D’Avenia nella sua lectio «I giovani, protagonisti del cambiamento». Infatti, nonostante la loro giovane età, i ragazzi sono in grado di fare qualcosa di grande per l’ambiente nel quale vivono.

In questo articolo, vengono trattate le modalità con le quali i ragazzi sperimentano la loro cittadinanza attiva nella piccola società di un gruppo A.C.R. (Azione Cattolica Ragazzi). Intervistando un’educatrice, è stato possibile conoscere da vicino gli obbiettivi che vengono posti ai giovani per farli diventare, in futuro, degli adulti consapevoli dell’importanza del loro ruolo all’interno della società.

“Per insegnare ai ragazzi come partecipare attivamente nella società bisogna prima far loro conoscere il mondo in cui vivono”, così l’educatrice motiva le scelte degli argomenti trattati durante le riunioni; precisa che gli argomenti discussi sono attuali e, spesso, portano ad una riflessione su se stessi. Tra i tanti, ha citato l’inquinamento, la discriminazione e il bullismo. ”L’obbiettivo di queste associazioni, prima di tutto, è quello di fornire ai ragazzi un luogo sicuro, dove sentirsi protetti, e non fuori posto, come, purtroppo, spesso accade”. In questi gruppi, infatti, è importante  sensibilizzare i ragazzi sotto questo aspetto e far in modo che si creino delle relazioni sane e stabili tra coetanei: per far si che questo accada, vengono organizzate attività di squadra dove i ragazzi possono comprendere un altro importante valore della vita, la collaborazione.

I ragazzi, facendo parte attivamente di queste piccole società, imparano ad aiutare il prossimo e a praticare attività che possano contribuire al loro benessere e a quello altrui. Infatti  si occupano  di attività volte alla salvaguardia dell’ambiente o, semplicemente, di aiutare altri gruppi A.C.R..

L’educatrice racconta dei “campi estivi”, ovvero un breve periodo di  villeggiatura che i ragazzi passano insieme: ”Durante i campi, i ragazzi si avvicinano molto di più rispetto a quanto accade durante le attività in sede, grazie anche alla convivenza e quindi alla collaborazione; le attività praticate sono le stesse, ma vengono affrontate diversamente, in maniera più approfondita, perché tra i ragazzi si crea una confidenza maggiore e, perciò, sono disposti ad affrontare gli argomenti con una riflessione più profonda”

Per concludere,  dice: “Questi gruppi sono sicuramente dei luoghi dove imparare ad essere cittadini attivi, dove la collaborazione, l’altruismo e la partecipazione sono alla base. Essendo piccoli insiemi di persone, preparano i ragazzi a far parte attivamente della società”.

Attraverso questa intervista ad un’educatrice di un’associazione A.C.R., è stato possibile scoprire il vero scopo che hanno questi gruppi: l’obbiettivo non è solo quello di socializzare, ma anche insegnare ai ragazzi a far parte di una società attraverso semplici attività, che possono far riflettere e accendere un fuoco dentro i ragazzi, perché come dice Plutarco: ”I giovani non sono vasi da riempire, ma fiaccole da accendere”.

 

un gruppo di giovani lavora insieme

 

I custodi del paese

di Agnese Traverso

Intervista a Sabrina Novaro, membro associazione Pro Loco di Montoggio 

Sabrina Novaro, 50 anni, abita a Montoggio ormai da molti anni, e ha deciso di dedicare il suo tempo al volontariato. E’ infatti un membro attivo dell’associazione Pro Loco di Montoggio.

Di che cosa si occupa la Pro Loco?

L’associazione Pro Loco si occupa di salvaguardare il territorio di Montoggio e di organizzare, custodire e portare avanti le tradizioni locali. Una tradizione che per esempio portiamo avanti da molti anni è la Notte Bianca. Questa festa è organizzata dalla nostra associazione per fare divertire non solo gli adulti e gli anziani, ma anche i ragazzi. 

Per poter partecipare quanti anni bisogna avere?

Per poter essere attivi in questa associazione sarebbe meglio avere 18 anni. Però non si esclude il fatto che anche ragazzi più giovani possano partecipare. Infatti nella mia esperienza ci sono stati molti ragazzi di 16 anni interessati a fare volontariato, e ovviamente abbiamo aperto le porte a tutti loro che hanno potuto aiutarci in molte situazioni.

A chi è consigliato partecipare a questa associazione e perché? 

Partecipare a questa associazione è consigliato a chi ha voglia e tempo di aiutare gli altri e il proprio paese. Infatti uno degli obbiettivi principali della Pro Loco è quello di migliorare il territorio di Montoggio. Una caratteristica molto importante che può essere utile è la creatività. Infatti spesso soprattutto ai ragazzi viene richiesto di svolgere attività apparentemente semplici, ma nelle quali l’uso della creatività è molto importante. Vorrei ricordare che questa associazione oltre ad essere utile per il paese, serve anche per dare sfogo ai ragazzi, farli divertire e mettere in vista le loro passioni. 

Partecipare può essere quindi utile o istruttivo per i ragazzi?

Certamente, perché possono imparare a relazionarsi con gli adulti e con i loro coetanei. Inoltre possono riuscire ad organizzarsi e avere una certa autonomia per lo svolgimento del lavoro richiesto, in un determinato periodo di tempo. Abbiamo visto che dare ai ragazzi molte responsabilità li porta ad impegnarsi con tutte le loro forze per portare a termine nel miglior modo possibile il compito affidato. 

Da quanti membri è composta la vostra associazione?

La nostra associazione è composta da sette membri principali della Pro Loco, più tutti i volontari di cui non c’è un numero preciso .

Da quanto tempo si dedica al volontariato?

Faccio volontariato nella Pro Loco da otto anni, e spero di continuare a farlo per molto tempo. Vorrei trasmettere questa passione anche a mia figlia, che spesso coinvolgo nelle attività dell’associazione perché anche lei come è molto altruista. Inoltre le piace dare sfogo alla sua creatività per aiutare il paese, soprattutto quando bisogna organizzare delle feste, o inaugurare nuovi posti.

Le piace fare volontariato?

Mi piace molto aiutare le persone e il nostro paese. Inoltre non mi dispiace stare in mezzo alla gente per discutere di idee che verranno poi messe in atto per la salvaguardia del paese e anche degli abitanti. Fare volontariato è quindi una mia passione e faccio parte di altre due associazioni, che alterno con la Pro Loco riuscendo a svolgere tutti i compiti, e una volta finiti questi mi danno molta soddisfazione personale. 

Trova utile fare volontariato?

E’ utile perché molte tradizioni culturali senza il nostro aiuto e la nostra collaborazione andrebbero perse e con il tempo smarrite, fino a dimenticarle. Inoltre mi aiuta nell’organizzazione, infatti da quando faccio volontariato riesco ad essere più precisa e puntuale sia nei lavori che devo svolgere, che nella vita quotidiana. 

Per poter contattare la Pro Loco di Montoggio vi lasciamo qui sotto il riferimento della loro pagina Instagram:

@prolocomontoggese

  • L’immagine usata come foto in evidenza è stata presa dalla pagina ufficiale di Facebook della Pro Loco Montoggese

Ce.sto, l’associazione per i giovani

 

 

di Alessandro Pastore, 1B

Partecipazione, condivisione e integrazione. Sono i principi ispiratori dell’attività svolta dal Ce.Sto , associazione no profit , con sede a Genova ai Giardini Luzzati. Ne parliamo attraverso un’intervista a Marco Montoli, presidente del Ce.Sto.

 

Come e quando è nata questa associazione?

“Il Ce.Sto è nato 50 anni fa con il principale obiettivo di aiutare a integrare le persone provenienti dal sud Italia”.

Qual è il significato del nome che ha l’associazione?

“Ce.Sto ha un doppio significato: il primo sta per Centro storico , il secondo significato riguarda la sua caratteristica di contenitore di idee , persone e iniziative”.

Qual è il principale obiettivo del Ce.Sto?

“La nostra associazione è impegnata nel raggiungimento di molti obiettivi: il principale è quello di aiutare i migranti a integrarsi, rendendoli a tutti gli effetti nuovi cittadini. Un altro obiettivo è quello di rendere più bello possibile il Sestiere del Molo, che poi è la zona dove noi lavoriamo. Sempre nel Centro storico noi ci occupiamo di movida, cercando di renderla piacevole per i ragazzi che la frequentano e vivibile per i residenti”.

Quali sono le età delle persone che operano nel Ce.Sto?

“Nell’associazione l’età media è di trent’anni, sono presenti ragazzi di 16 anni , ma anche persone di 70 anni. Nel Ce.Sto lavorano sia volontari, sia persone che vengono retribuite”.

La vostra associazione è particolarmente sensibile ai giovani?

“Sicuramente sì. Abbiamo l’obiettivo di rendere protagonisti i giovani e di farli collaborare con le altre generazioni”.

Come avete gestito il Covid-19?

“Abbiamo cercato di espanderci attraverso i social network, e poi abbiamo ideato il progetto “Good morning Genova” , una piazza virtuale con sede ai Giardini Luzzati che in un momento così complesso cerca di essere solidale per tutti e vicino a chi soffre maggiormente”.

Da quanto tempo gestite i Giardini Luzzati?

“Dieci anni fa è arrivata una proposta di gestione e abbiamo accettato: ai Giardini Luzzati organizziamo spesso incontri, ma abbiamo anche molti altri luoghi dove siamo impegnati per l’integrazione sociale, come la scuola d’Italiano e gli alloggi per bambini”.

La vostra associazione ha in mente in futuro di collaborare con altri soggetti come voi?

“Certamente, noi già quotidianamente collaboriamo con altre associazioni e in futuro vorremmo creare una rete con l’intento di aiutare il maggior numero possibile di persone”.

Marco Montoli, presidente del Ce.Sto

La lingua del clima

Intervista a Sophia Kianni, fondatrice di Climate Cardinals

di Anna Moscatelli, 1B

Sophia Kianni è un attivista giovanissima, studentessa a Stanford che ha ottenuto grande successo negli ultimi anni. Ha fondato un’associazione chiamata Climate Cardinals e ha collaborato con Fridays for Future. Recentemente ha partecipato al COP26 e fa parte del United Nations Advisory Council.

Innanzi tutto da dove vieni e come è nata la tua passione per l’attivismo?

Attualmente vivo negli Stati Uniti in Virginia ma la mia famiglia è di origine iraniana. Ultimamente ho subito numerosi spostamenti a causa dei numerosi impegni con Climate Cardinals. La mia passione per il clima è nata molto tempo fa quando avevo circa dodici anni e sono andata a trovare i miei parenti. Mi sono accorta che le condizioni climatiche in Iran erano molto gravi. Ma il fatto più preoccupante era che i miei parenti non ne erano consapevoli. Così li convinsi a iniziare a tradurre articoli, saggi e documenti riguardanti il cambiamento climatico per rendere consapevole almeno la gente del mio piccolo paese

Questa è l’idea che fece nascere Climate Cardinals giusto?

Esattamente. Climate Cardinals è un gruppo numeroso di studenti che traducono materiale scritto sul clima in tantissime lingue diverse. Questi studenti ottengono ore di servizio per la comunità per tradurre questo materiale. È un modo originale per diffondere il nostro messaggio in moltissimi paesi.  

Qual è il tuo ruolo invece all’interno del United Nations Youth Advisory Group? 
Il mio ruolo è di aiutare il Segretario Generale delle Nazioni Unite a prendere decisioni sul piano strategico per il cambiamento climatico, ruolo che ho assunto anche durante il COP26. Tutto ciò che devo fare infine è dare un feedback sulle sue decisioni in modo da ottenere risultati che influenzino tutti.

La tua età è mai stato un problema all’interno di questo ambiente lavorativo?

Non sempre. Fortunatamente ho collaborato con organizzazioni gestite principalmente da giovani della mia età. Però spesso la parte adulta coinvolta in certi eventi non è molto di supporto. Spesso non vengo presa sul serio perché pensano che qualcuno che non ha ancora finito l’università non può sapere quello che sta facendo. Si sbagliano. La maggior parte di persone influenti in questo ambiente sono spesso più giovani di me.

Come sfrutti invece i social media per aumentare la consapevolezza sul clima?

I social sono una grande calamita per i ragazzi. Otteniamo molto più riscontro da un post piuttosto che da un articolo di giornale. Le nostre piattaforme principali sono il nostro sito ufficiale, climatecardinals.org e Instagram. Molte collaborazioni e consensi sono nati dai nostri post. Abbiamo attirato anche molta attenzione da piattaforme importanti come MTV News e il Washington Post.

Come si può partecipare a questa organizzazione?

Basta mandare una richiesta di partecipazione sul nostro sito ufficiale citato prima. Vi proporremo una traduzione e se sarà eseguita attentamente sarete subito accettati!

 

Questo è il messaggio principale di Sophia e i suoi collaboratori.

Sono sempre accettati nuovi traduttori e se siete abili nella traduzione dall’inglese all’italiano aiutereste molto a diffondere il loro messaggio anche qui in Italia!

 

 

 

    

 

Un anno in Casa famiglia.

Intervista a Stefano Passaggio

di Martina Cao, 1B

 

Fra le tante strutture che accolgono ragazzi con disabilità, vi è la Casa Famiglia di Via Gropallo, dove operano, come volontari, ragazzi a partire dai diciott’anni; è stata fondata nel 1988 e il suo scopo è quello di aiutare persone disabili che hanno bisogno di conforto. 

Oggi ho avuto la possibilità e il piacere di intervistare uno di loro, Stefano Passaggio, 21 enne studente universitario alla facoltà di Informatica, che da tre anni svolge attività di volontariato nella suddetta struttura.

 L’unione fa la forza

 

Ciao Stefano, ho saputo che svolgi un’attività di volontariato in Casa Famiglia e vorrei farti alcune domande inerenti a questa iniziativa. Quando hai iniziato questa attività? E perché hai voluto intraprendere questo percorso? Sei stato stimolato o è stata una tua scelta?

Sono entrato in Casa Famiglia perché era una scelta di servizio proposta dagli Scout: faccio parte del gruppo Scout Genova 26; usualmente i capi Scout fanno una proposta di servizio che può essere servizio interno (aiuto capo) oppure esterno (casa famiglia, associazioni centri ragazzi). Mi avevano proposto, appunto, di andare per un anno in Casa Famiglia e ho accettato. 

 

Che attività svolgi in Casa Famiglia?

È una casa per ragazzi con varie disabilità; alcuni, per esempio, sono in carrozzina e devono avere un supporto, come un deambulatore, per camminare; noi volontari facciamo ogni giorno tre turni, mattino, pomeriggio e notte, a seconda dei nostri impegni di studio/lavoro e familiari. Il nostro supporto si basa sull’aiuto nelle attività quotidiane, come lavarsi, vestirsi, preparare i pasti e, nel tempo che ci resta, stare in loro compagnia, rendere i ragazzi felici, giocare a carte, fare attività di svago, nel pomeriggio.

 

Quanti giorni alla settimana presti servizio lì? Hai un turno fisso?

Non vado tutte le mattine, anche perché ho lezione all’Università, per cui sarebbe impossibile; vado nel fine-settimana e svolgo principalmente il turno della mattina, con la colazione, o il turno del pranzo.

Il mio orario inizia alle 7.50 del sabato mattina e termina all’ora di pranzo.

 

All’inizio hai avuto qualche difficoltà ad approcciarti con i ragazzi?

All’inizio sì, soprattutto per la mia timidezza e perché, quando sono entrato lì, gli altri volontari erano più grandi di me: quindi ho avuto difficoltà un po’ per la differenza d’età, un po’ per le nuove attività che dovevo svolgere e per le quali non ero preparato. Si ha la sensazione di “invadere” la casa di altri e ci si può sentire a disagio; inoltre non sai dove mettere le mani.

Ho avuto la fortuna di avere dei colleghi volontari molto disponibili a spiegarmi e a darmi una pacca sulla spalla quando sbagliavo qualcosa. Inizialmente avevo difficoltà a rapportarmi ai ragazzi, perché non conoscevo le loro esigenze e perché non è facile entrare in sintonia con loro. 

 

Il rapporto di amicizia con i ragazzi che aiuti si è subito legato o hai avuto qualche fatica a comunicare?

Innanzitutto, i ragazzi sono cinque, di cui due donne, ma io mi occupo solo dei maschi ed è per questo che con loro ho un rapporto più stretto; rispetto a quando sono entrato in Casa Famiglia, uno di loro è arrivato dopo e ho iniziato a costruire con lui da poco un rapporto, ma, essendo una persona molto estroversa, è stato più facile conoscersi e stabilire un legame più stretto. L’altro coinquilino, invece, ha un carattere un po’ più difficile, quindi ho avuto un po’ più di difficoltà, ma dopo aver capito le sue criticità ed il suo carattere, siamo entrati in sintonia ed ora siamo grandi amici. 

 

Che influenza ha avuto il Covid sulla vostra attività? 

Questi ragazzi in sedia a rotelle  hanno una storia difficile alle loro spalle; in tutto questo si è aggiunto il Covid a complicare le cose; l’isolamento legato alla pandemia per loro è stato ancora più opprimente e pesante: se in qualche modo noi potevamo uscire a farci un giro, loro sono rimasti chiusi nella casa per un anno non potendo andare praticamente da nessuna parte. Hanno bisogno di comunicare, di sentirsi protetti e lo stare ogni giorno chiusi e limitati dalle solite attività quotidiane può risultare asfissiante.

Nel periodo delle quarantene, la Casa Famiglia, ovviamente, era aperta a tutti i volontari, perché sono un aiuto molto importante e i ragazzi sono molto limitati senza aiuto esterno, eravamo visti come un servizio indispensabile. 

 

Avendo un legame con i ragazzi, si confidano con te o sono più riservati, avendo le loro ragioni?

Sì, mi raccontano di come sia andata la loro settimana, se è stata impegnativa; ci sono stati momenti in cui si sono aperti molto con me e, visto che ero quello arrivato da poco, mi ha fatto molto piacere sapere che sono riuscito ad entrare in confidenza con loro. 

Bisogna sempre avere qualcuno con cui confrontarsi, a cui raccontare le proprie paure: questo aiuta a crescere e ad affrontare gli ostacoli quotidiani con più forza, sapendo di avere vicino persone che ti sostengono; poi ognuno ha un’empatia differente nei confronti di diversi volontari.  

Un legame speciale

In casa famiglia, nel pomeriggio ci sono varie attività; esempi?

Ognuno ha le sue passioni e hobby: c’è una ragazza che mi ha molto colpito, perché, nonostante la sua disabilità ha dimostrato una forza ed una costanza da portarla a laurearsi in Storia e Giornalismo e spesso mi fa leggere gli articoli che scrive; un’altra ragazza dipinge e a Natale crea bellissime e creative palline per l’albero, che vengono vendute al mercatino di San Nicola.

 

Natale è alle porte. Durante la festività, cosa si fa in Casa Famiglia? Come si trascorrono questi momenti di felicità e spensieratezza per tutti i ragazzi?

E’ come passare un Natale in famiglia, sono tanti i momenti di spensieratezza e allegria nel preparare la tavola imbandita e mangiare le pietanze preparate con amore dalle volontarie “cuoche eccezionali”, scambiare i doni e fare insieme la tombolata.

 

Quali sono le tue più grandi soddisfazioni?

Le mia più grande soddisfazione è quella di aver creato uno splendido rapporto con i ragazzi in poco tempo, un rapporto così solido che mi ha fatto capire che vale la pena continuare ad andarci.

Ho stretto rapporti anche con i volontari che sono tutte persone generose, altruiste e in gran parte estroverse. 

Inoltre ho dimostrato a me stesso di saper gestire non solo il mio tempo, ma anche di avere una capacità di adattamento, di organizzazione e di altruismo, qualità che prima non sapevo di avere. 

 

Se qualcuno vuole entrare nella Casa Famiglia di Via Gropallo 6/1, ne hanno sempre bisogno: potete contattare gli operatori che gestiscono l’organizzazione, con il numero 0108592577. 

Chi volesse saperne di più, può cliccare sui link qui allegati:

Casa Domani: c’è bisogno di nuovi volontari – Genova (mentelocale.it)

Mercatino di San Nicola 2021 a Genova: date e location. «Stiamo tornando. Vi aspettiamo» (mentelocale.it)

 

 

 

 

 

Il “ma” e il “se” sono parenti del niente

Intervista a Silvana Ozzano, responsabile dell’associazione Ita Kwe Flavio Quell’Oller

Di Margherita Fazioli, 1B

L’associazione Ita Kwe Flavio Quell’Oller, nata quasi dieci anni fa a Pontedecimo, si fonda sul messaggio di fratellanza e carità di Flavio Quell’Oller, un volontario laico che per molti anni ha dedicato la sua vita nelle missioni dei frati cappuccini liguri in Centrafrica.

Purtroppo, dopo una malattia, nel 2010 Flavio è mancato, così la moglie, i loro quattro figli e altri volontari vicini alla famiglia, hanno creato l’associazione in suo ricordo, che oggi conta trecento tesserati.

La loro opera si basa sul libro che Flavio ha scritto dal titolo “Prima che sia troppo tardi”, dove viene raccolta e portata avanti la sua eredità spirituale e la convinzione che chi non prova a fare qualcosa si ferma e chi si ferma è perduto.

Flavio e Silvana missionari in Africa

Che cosa vuol dire Ita Kwe?

“Ita Kwe” vuol dire fratello di tutti nella lingua del Centrafrica “ita” “significa fratello e “kwe” di tutti.

Perché secondo Flavio prima di aiutare gli altri dobbiamo innanzitutto sentirci fratelli, quindi tutti uguali.”

Leggendo le pagine del vostro sito ho letto una frase che mi ha colpito: il “ma” e il “se” sono parenti del niente…

Sì, queste parole le diceva spesso Flavio: il mondo è pieno di ingiustizie, guerre, malattie, problemi climatici.

Con i ma e con i se non andiamo da nessuna parte, quindi la domanda che ci dobbiamo porre è: di fronte a tutti questi mali cosa posso fare io concretamente? E poi agire!

Cosa fate per i popoli del Centrafrica?

Per aiutare i popoli in Centrafrica noi volontari dell’associazione raccogliamo fondi e contribuiamo alla creazione di pozzi per l’acqua potabile, ristrutturazione di scuole e ospedali, diamo sostegno a bambini orfani, figli di profughi e ragazze madri. Inoltre prepariamo i container da spedire con cibo, attrezzature e materiali fondamentali per la sopravvivenza delle popolazioni.

Operate anche a livello locale?

Sì, siamo sempre molto attivi presso la nostra sede del convento dei cappuccini a Pontedecimo.

Qui raccogliamo e distribuiamo alimenti e indumenti dismessi, inoltre collaboriamo con il cappellano della Casa Circondariale locale e, Covid permettendo, lo assistiamo nello svolgimento della messa con canti e attività ricreativa per coinvolgere  i detenuti.

Se dei ragazzi volessero avvicinarsi alla vostra associazione come volontari, come potrebbero aiutarvi? Esiste un limite di età?

Per diventare soci e per collaborare all’interno della Casa Circondariale è necessaria la maggiore età.

Ragazzi minorenni come voi potrebbero aiutarci a raccogliere alimenti durante le giornate della Colletta Alimentare che si svolgerà proprio sabato 27 novembre nei supermercati, distribuendo anche i volantini sulla nostra associazione.

Altrimenti potreste aiutarci a realizzare le bomboniere che noi creiamo per i giovani sposi, comunioni e cresime.

In quali modi un volontario può avvicinarsi a voi?

Innanzitutto è fondamentale leggere il libro di Flavio per capire la sua e la nostra idea di fratellanza e di aiuto verso gli altri. Si può partecipare semplicemente con una donazione di 10 o 30 euro all’anno e rendersi disponibili a prestare la propria opera sia in Italia o all’estero con viaggi a proprie spese per verificare i progetti in corso.

L’associazione ha sede presso il convento dei cappuccini in Via San Bonaventura 5 a Pontedecimo.

Per saperne di più:

Telefono: 010714419

Email: itakwe_flavio@gmail.com

Sito: itakweflavio.altervista.org

Logo dell’associazione Ita Kwe

Gli angeli del verde

Intervista a Sergio Rossi, membro fondatore dell’associazione di volontariato a Montoggio

di Pietro Barosso 1B

Ad essere stato intervistato questa volta è Sergio Rossi, nato nel 1958 e vissuto a Montoggio per i primi anni della sua vita, noto giornalista, scrittore nonché autore di numerosi libri riguardanti la cultura culinaria ligure, che in collaborazione con la “Proloco” e il Comune di Montoggio, aiuta a mantenere puliti i sentieri e le aree boschive dell’entroterra genovese.

Come è nata l’idea di creare un gruppo che si occupasse della pulizia delle zone boschive dell’entroterra?

“Beh la risposta a questa domanda viene da sé, l’idea iniziale è nata come un modo per valorizzare l’ambiente delle zone verdi del comune. Subito queste uscite non erano nemmeno programmate, si decideva di andare al mattino e si tornava la sera sul tardi, a lavoro terminato.

101giteinliguria.it

Con il tempo sempre più persone hanno deciso di partecipare, anche lo stesso ente comunale ha apprezzato moltissimo il gesto facendo diventare questo tipo di attività una parte integrante della vita del paese, e, per conferirle maggiore visibilità si è deciso di accorparla all’associazione “Proloco” di Montoggio, impegnata anch’essa a vivacizzare la vita del paese con feste tradizionali, come ad esempio la festa dei cacciatori, che, spesso e volentieri, al termine della stagione di caccia partecipano alla pulizia di sentieri utilizzati durante numerose escursioni e scampagnate. A partecipare non sono solo gli abitanti, ma anche chi,  pur vivendo in città, ha una seconda casa o è particolarmente affezionato al paese. Infatti la maggior parte degli incontri sono considerati come un vero e proprio momento di ritrovo dove stringere nuove amicizie e fare nuove conoscenze.” 

 Questa associazione svolge altre funzioni all’interno della vita del paese?

“Chiaramente le persone che si offrono di aiutarci non si occupano solo della pulizia dei sentieri o dei boschi, ma aiutano anche persone che magari vivono situazioni di disagio, a causa, nella maggior parte dei casi, della loro età  avanzata. Per questo motivo si è deciso di supportarle, aiutandole nello svolgere commissioni e incombenze.

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Da non dimenticare è l’aiuto che i volontari hanno fornito nella “risistemazione” del paese di Montoggio a seguito dell’alluvione nell’ottobre del 2014 e l’anno seguente, con l’inondazione del 2015.

Questi “angeli del fango” avevano il compito di liberare le case e le strade dal fango, hanno lavorato giorni interi senza mai fermarsi, aiutando numerose famiglie le cui case erano sommerse dalla melma.”

Chi può partecipare a queste attività di volontariato?

“Chiaramente chiunque voglia può partecipare senza limiti di età, di conseguenza anche i minorenni sono ben accetti; anzi sono il tipo di volontari che speriamo partecipi con più interesse. Infatti i “lavori” che svolgiamo sono prettamente manuali e talvolta comportano degli sforzi che persone di una certa età non riuscirebbero a svolgere.

Ovviamente determinati ruoli possono essere svolti unicamente da maggiorenni, come ad esempio l’uso di un tagliaerba elettrico o la guida di veicoli che hanno la possibilità di circolare per strada, principalmente per garantire la sicurezza dei ragazzi e per rispettare le regole del corretto comportamento su strade pubbliche.”

Quali caratteristiche bisogna avere per poter partecipare?

“Per partecipare non occorrono numerosi requisiti, infatti i minorenni che partecipano devono essere dotati solo di una manleva firmata dai genitori. Essi firmando acconsentono alla partecipazione del proprio figlio alle attività di volontariato consapevoli del fatto che un ragazzo minorenne non potrà utilizzare strumenti che potrebbero ferirlo.”

A chi devo rivolgermi per partecipare?

“Per partecipare basta semplicemente rivolgersi alla “Proloco”, tramite i suoi account sui vari social come ad esempio:

-Facebook: Pro Loco Montoggese

-Instragam: prolocomontoggese 

-Gmail: prolocomontoggese@gmail.com

Realizziamo desideri

Intervista a Paola Bassino, vice presidente di Make-A-Wish Italia

di Irene Collufio 1B

  • La salute psicologica di bambini affetti da malattie gravissime è fondamentale nella fase di guarigione. Make-A-Wish realizza i desideri di questi giovani per infondere loro la speranza e la voglia di lottare.

Chi ha fondato Make-A-Wish e quando?

Make-A-Wish Italia è nata nel 2004, fondata da Fabio e Sune Frontani, in ricordo della figlia Carlotta, scomparsa a dieci anni a causa di una grave malattia.  Make-A-Wish era già stata fondata negli Stati Uniti nel 1980 e adesso è presente in 50 paesi nei 5 continenti. Può contare sull’aiuto di più di 45.000 volontari, di cui 250 sul territorio italiano.

Quali caratteristiche deve avere un volontario?

Per fare volontariato da noi bisogna avere almeno ventun anni. Inoltre è necessario essere delle persone sensibili che vadano d’accordo con i bambini e che siano consapevoli delle situazioni difficili che si creano a causa delle loro malattie.

Come finanziate i desideri che esaudite?

Realizziamo i desideri tramite autofinanziamento. Ad esempio, organizziamo eventi come mercatini, concerti, mostre e spettacoli teatrali, ma non riceviamo alcun aiuto dallo stato, tranne il 5×1000, che purtroppo viene sfruttato poco.

I desideri si possono anche adottare finanziandoli di tasca propria.

Quanti desideri avete realizzato  da quando Make-A-Wish è stata fondata?

Abbiamo realizzato 2344 desideri dalla fondazione e realizziamo circa 250 desideri all’anno. Con il covid abbiamo realizzato solo 70 desideri, perché tutti quelli che riguardavano viaggi all’estero al momento non sono realizzabili.

Nonostante le difficoltà causate dalla pandemia, i volontari sono riusciti a realizzare oltre 70 desideri, tra cui la costruzione di una casetta sull’albero per Isabella , una bambina di nove anni affetta da sindromi neurologiche, e  un incontro per Veronica, ragazza di diciotto anni malata di leucemia, con Giada Romano, illustratrice e fumettista a cui Veronica si ispira per il suo futuro professionale.

 

https://www.makeawish.it/

 

Conosciamo l’Associazione G.A.U.

di Sabrina Pieralisi  1B

Maria Costanza Balletto, presidentessa del gruppo giovani dell’Associazione Giovani Amici Uniti (GAU) ci spiega che  l’associazione, nata nel 1965 da una trentina di giovani, ha lo scopo di promuovere l’amicizia come vincolo d’amore, di rispetto e di aiuto del nostro prossimo.

Di che cosa si occupa la vostra Associazione con il contributo dei giovani?

Con i giovani gestiamo vari settori. Molto importante è la parte di pubblica assistenza, che tramite ambulanze e macchine aiuta i bisognosi o gli anziani trasportandoli negli ospedali per effettuare visite o dialisi e fornisce servizio di pronto soccorso per le urgenze, chiamando il 112. Una parte si occupa dell’ambiente, pulendo il Bisagno, l’Acquedotto e i giardini di Struppa. Per quanto riguarda gli eventi organizziamo, con l’aiuto di tutta l’associazione, sagre, feste e laboratori per i bambini in cui farli divertire e ritrovare insieme.

Qual è il numero dei volontari che fanno parte del gruppo giovani?

Siamo circa settanta e all’inizio ognuno aveva un ruolo ben definito. Tre anni fa abbiamo organizzato una settimana comunitaria in cui siamo stati sempre insieme vivendo nel nostro centro sociale, riuscendo così a creare un gruppo  più unito dove tutti possono occuparsi di ogni settore.

Da che età si può entrare a far parte dell’Associazione?

Intorno ai quattordici anni si può entrare a far parte del gruppo giovani, ma in realtà già a dodici anni se si vuole dare una mano si è ben accetti, l’unico vincolo sta nella pubblica assistenza che si può iniziare ai diciott’anni.

Ci sono dei corsi da seguire per far parte dell’Associazione?

No, non ci sono corsi da seguire per entrare nell’Associazione ma sempre per quanto riguarda la pubblica assistenza, quando si raggiunge l’età richiesta, si può partecipare ai corsi formativi , soprattutto per il pronto soccorso.

Avete in mente qualche progetto da mettere in pratica quest’anno?

Nelle festività natalizie abbiamo intenzione di organizzare un centro invernale per i bambini , in modo da aiutare i genitori che lavorano, offrendo loro un luogo sicuro in cui lasciare i propri figli. Inoltre stiamo realizzando un progetto nella nostra vecchia sede, trasformando il piazzale in una zona attrezzata in cui i bambini potranno ritrovarsi e divertirsi in modo sicuro.