La paternità artistica va tutelata?

“Attività svolta nell’ambito del progetto We All Say No. Il progetto, svolto da Adiconsum e Agenzia Dire, gode del patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, ed è finanziato da EUIPO – Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale”.
 

di Giovanni Agosti e Tommaso Agostini, 1B 

E’ sempre meno inconsueto imbattersi in persone che violano il diritto d’autore, sia per una riproduzione abusiva di contenuti audio e video, sia con scopo di lucro.

Il diritto d’autore tutela i diritti di un artista riguardo alla propria opera, che essa sia di tipo letterario, cinematografico, musicale, teatrale, scientifico o creativo…ma spesso l’importanza di questa tutela viene sottovalutata.

Ci è dunque giunto spontaneo domandarci se sia un esperienza comune quella di violare il diritto d’autore o il copyright.

Ci siamo quindi recati in alcune delle aree più popolate della città metropolitana di Genova, la stazione ferroviaria di Genova Principe, Piazza De Ferrari e il parco di Nervi, per chiedere alle persone quanto ne sapessero e se avessero mai violato le leggi relative al diritto d’autore.

Abbiamo quindi  riscontrato che tra gli interrogati, la cui età è compresa tra i quindici e venticinque anni, la quasi unanime risposta riguardo alla violazione del diritto d’autore è stata affermativa. E che vi fosse stata una consequenziale trasgressione delle norme sopracitate, nonostante fossero a conoscenza dell’illegalità del loro operato.

Invece tra le persone tra i trenta e i quaranta anni, abbiamo riscontrato una maggiore variabilità delle risposte, sia nel primo che nel secondo ambito. Va notato però che chi affermava di essere a conoscenza della violazione del  diritto d’autore era spesso proprio chi ammetteva poi di aver commesso l’illecito. 

Invece la fascia di età che si è rivelata più ignorante e mal informata, riguardo a questo argomento, è sta quella tra i cinquanta e i sessanta anni.

Abbiamo quindi deciso di intervistare in modo un po’ più approfondito persone di differenti fasce d’età.

Donato ha ventun anni: l’abbiamo incontrato mentre passeggiava con il suo cane ai parchi di Nervi.

-Donato sai cos’è il diritto d’autore?

“ Sì, più per sentito dire che per conoscenze mie esatte” 

-Ti è mai capitato di craccare applicazioni dedite alla riproduzione di musica “per esempio sul tuo                        

smartphone”, oppure di fare uso di siti internet illegali per la visione di film o video.

“Sì, mi è capitato di scaricare APK per giocare in maniera gratuita, ma non ho mai craccato nessun tipo di applicazione sul mio cellulare.”

-Sai quali sono i rischi di violare il diritto d’autore o il copyright?

“Sì lo so, però so anche che molte persone, come me, hanno compiuto gli stessi illeciti e la maggior parte non è mai andata incontro ad alcuna sanzione.”

La seconda intervistata è stata Rosa, una donna sulla cinquantina, intenta ad ammirare la fontana in piazza de Ferrari.

-Rosa, ha mai sentito parlare di copyright?

“Me ne ha parlato mio figlio, che è musicista, mi sembra che con il copyright chi crea arte possa avere la sicurezza che questa non possa essere copiata da un altro.”

-Le è mai capitato di scaricare qualche film, di registrare qualche film in videocassetta o di  masterizzare qualche CD illegalmente.

“Sì, quando ero giovane mi è capitato di compiere queste azioni.”

Infine ci risponde Luigi, un uomo di sessantatré anni, che stava discutendo con un capotreno sul peggioramento delle ultime generazioni:

-Luigi secondo lei è giusto che il creatore di un determinato contenuto sia tutelato dal fatto che nessuno possa usufruire di tale contenuto, a meno che non sia per commenti o recensioni?

“No, penso che il diritto d’autore sia una tutela poco significativa per i creatori di un determinato prodotto. Anzi, secondo me è giusto poterne usufruire e sfruttarlo.”

-A sentire la sua risposta mi sorge spontanea una domanda: “Sa cos’è il diritto d’autore?”

“Sinceramente no, però non trovo sia necessario saperlo.”

Queste tre interviste sono rappresentative  della maggior parte delle risposte date dalle persone intervistate.

L’originalità del marchio, caratteristica o requisito? Il caso Chanel- Huawei

“Attività svolta nell’ambito del progetto We All Say No. Il progetto, svolto da Adiconsum e Agenzia Dire, gode del patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, ed è finanziato da EUIPO – Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale”.
 

di Pietro Barosso e Sabrina Pieralisi 1B    

Prima di poter dare una definizione di marchio, bisogna capire quale è il suo scopo:

che cosa va a modificare il marchio posto su un prodotto?

Un marchio consente a una azienda di distinguere i propri prodotti da quelli di altra provenienza. Il marchio non è quindi solo fondamentale per le tutela dell’immagine del brand ma soprattutto per impedire che terze parti sfruttino questo prodotto definendolo come proprio facendogli perdere il suo carattere distintivo.

 ma cosa può essere davvero considerato un marchio?

Un marchio può essere un segno grafico, contrassegnato da lettere, parole o numeri, o delle semplici combinazioni di colori, come alcuni noti brand il cui colore degli imballaggi e del packaging è diventato più riconoscibile del nome del brand stesso. Come ad esempio la nota catena produttrice di gioielli Tiffany&Co, il cui colore delle confezioni ha reso il marchio famoso in tutto il mondo.

 quando è che un marchio non è più tale?

Un marchio non può essere considerato tale quando coincide con la forma della natura stessa del prodotto, ad esempio non sono registrabili come marchi i colori puri, o semplici forme geometriche. Insomma un marchio deve essere pienamente riconoscibile senza possibilità di essere confuso con altri a lui similiQuesto impone che i marchi siano unici e perfettamente distinguibili gli uni dagli altri. Questo per evitare confusione nei consumatori e per impedire la contraffazione dei prodotti stessi.

i marchi di Chanel (destra) e di Huawei (sinistra)

Un esempio di “analogia” fra marchi si era verificato inizialmente nel 2017, quando, il celebre brand di moda francese, Chanel aveva deciso di portare all’attenzione di un giudice la stretta somiglianza del suo marchio distintivo, la doppia “c” incrociata, con quello della nota compagnia specializzata nella produzione di dispositivi elettronici Huawei. 

Nel 2019 gli uffici della dirigenza di Chanel hanno deciso di portare avanti la causa.  Finalmente a gennaio del 2021 il tribunale ha sentenziato la netta distinzione tra le due immagini dei brand. Essi non erano confondibili per forma, categoria del prodotto e dettagli iconografici.  

La consapevolezza della pirateria e i suoi pericoli

“Attività svolta nell’ambito del progetto We All Say No. Il progetto, svolto da Adiconsum e Agenzia Dire, gode del patrocinio del Ministero dell’Istruzione, Ministero dell’Università e della Ricerca, ed è finanziato da EUIPO – Ufficio dell’Unione Europea per la proprietà intellettuale”.
 

di Eleonora Majorana e Anna Moscatelli, 1B

La differenza tra copyright e diritto d’autore

Il copyright è il diritto del proprietario che conferisce utilizzo esclusivo dell’opera. Quando una persona crea un opera originale ne possiede automaticamente il copyright. In campo musicale e letterario prende il nome di diritto d’autore.

Le diverse forme di pirateria

Nel mondo della musica, violare i diritti d’autore prende nome di pirateria musicale.
La pirateria musicale di fatto è illegale e può avere grandi ripercussioni.
Il termine “pirateria” indica la VOLONTARIA violazione dei diritti d’autore.

Nel settore musicale il termine si applica generalmente alla riproduzione non autorizzata, reato che si può suddividere in due

categorie:
-Riproduzione non autorizzata: duplicazione di un opera musicale originale senza il consenso del proprietario dei diritti;

-Contraffazione: è una forma di pirateria molto pericolosa perché procura danni anche al consumatore e spesso si tratta di frode in commercio.
Nella contraffazione si utilizzano prodotti identici all’originale per ingannare le persone facendo pensare di comprare prodotti autentici.

I nuovi strumenti di streaming 

Con l’arrivo di internet aumenta anche il crimine e la diffusione illegale.
Adesso internet e la rete sono i mezzi principali di pirateria. Le nuove tecnologie di fatti consentono di distribuire e scaricare canzoni in pochi minuti senza particolari competenze o attrezzature. Un caso molto recente di pirateria è stato denunciato poche settimane fa.

Una diffusione semplice per tutti

Probabilmente un hacker, entrando illegalmente nel sistema informatico, è riuscito a pubblicare un album intero del noto cantante inglese prima della data di uscita, scatenando una reazione da parte dei fan.
Tutte queste canzoni infatti sono state diffuse da tantissime persone su piattaforme come Tik Tok, Instagram e altre piattaforme online di streaming.

L’anonimato, l’immediata disponibilità dei file desiderati e la rapidità hanno provocato un aumento incredibile nella diffusione di musica illegale e questo è l’esempio lampante di come sia facile ormai entrare in un sistema così sofisticato.

Tuttavia nell’ultimo decennio abbiamo assistito alla nascita di piattaforme di mercato di musica legale online che contribuisce a contrastare il fenomeno della pirateria online: sono ormai tantissimi gli store che vendono singoli o album così come sono numerose le piattaforme streaming tramite le quali è possibile accedere legalmente a moltissime canzoni con prezzi economici per avere tutta la musica che si desidera.

Tarcisio Mazzeo, quando l’amore diventa professione

 

Intervista al giornalista Rai Tarcisio Mazzeo

(con videointervista realizzata da Andrea Catzeddu e Chiara Zuanazzi)

Tarcisio Mazzeo, giornalista professionista dal 1982 – (dal Lavoro di Genova al Giorno di Milano), voce di “Tutto il calcio minuto per minuto”, giornalista RAI dal 1990

Il celebre giornalista della Rai Tarcisio Mazzeo ha di recente partecipato ad un progetto formativo assieme alla classe IV B del Liceo classico Andrea D’Oria dell’indirizzo giornalistico. Mazzeo, personalità di spicco all’interno dell’ambiente dell’informazione regionale, nazionale e non solo, grazie alla sua carriera quarantennale, ha saputo spiegare e rispondere alle domande dei giovani alunni riguardo a cosa voglia dire fare giornalismo ai giorni nostri.

“In un mondo sempre più complesso, dove fare informazione sembra essere alla portata di tutti -ha spiegato il giornalista- diventare professionisti risulta essere sempre meno semplice e rapido. Ad oggi sono infatti necessarie competenze indispensabili, come la conoscenza approfondita di una seconda lingua ed una sempre maggiore padronanza dei mezzi digitali, che hanno inciso particolarmente nel mondo dell’informazione”.

L’impegno, la dedizione, la disponibilità e la passione rendono vivo, proficuo e longevo questo straordinario mestiere, che vede Mazzeo impegnato da ben quarant’anni.

Il giornalista, attraverso interventi ed argomentazioni interessanti, puntuali e competenti, ha saputo cogliere l’attenzione degli studenti, aprendo loro gli occhi sul significato ed il peso della parola, sulla valenza del suo utilizzo, sull’importanza di una buona comunicazione e sulle possibilità lavorative offerte dal suo ambiente.

Il percorso di vita e di carriera del giornalista ha più di tutto insegnato ai ragazzi quanto una passione, quando sentita nel profondo, possa diventare la ragione di vita di ognuno, se coltivata e perseguita con impegno, dedizione, studio e devozione

 

 

 

Al termine del percorso formativo, durato alcuni mesi, gli alunni hanno inoltre avuto la possibilità di intervistare il professionista, ponendo domande con l’obiettivo di far conoscere approfonditamente ad un bacino più ampio di utenti i segreti e le sfaccettature di un mondo tanto vasto quanto indispensabile. Durante il colloquio si è a lungo discusso riguardo alle differenze tra il giornalismo di un tempo e quello attuale, sull’ambiente di lavoro, le competenze necessarie e della passione come motore della propria professione.

 

Ascolta l’intervista a Tarcisio Mazzeo realizzata da Andrea Catzeddu e Chiara Zuanazzi di 4B (Riprese di Andrea Catzeddu)

 

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Ci si è dunque chiesti, visto il percorso professionale dell’intervistato, se fosse stata una sorta di “vocazione”, di voce interiore a spingerlo verso questa scelta di vita.

Alla domanda Mazzeo ha risposto affermando di aver sempre provato un grande amore verso il campo della comunicazione, in particolare nell’ambito della scrittura, e di aver capito fin dall’età adolescenziale di voler intraprendere questo genere di strada. Tale fermezza ed istinto lo hanno infatti portato a svolgere per più di quarant’anni la propria passione, ogni giorno crescente, con grande fierezza, determinazione e devozione verso il proprio mestiere. Sin da subito agli alunni è stato dunque possibile comprendere quanto sia fondamentale ed importante credere ed investire nel proprio percorso, quanto risultino indispensabili lo studio, la curiosità e l’interesse verso il mondo che li circonda.

 

Il Dizionario che cura le parole della Fondazione Tullio De Mauro. Mazzeo ha curato la voce “Giornalismo”

L’esperienza con la 4B: fare giornalismo a scuola 

Vista la viva partecipazione degli studenti ed il sincero interesse con cui le lezioni sono state seguite, i giovani studenti hanno cercato di comprendere il significato di un’esperienza come questa da parte del giornalista stesso, quali fossero state le sue impressioni e se fosse rimasto colpito da questo genere di condivisone del proprio percorso. “E’ stato sicuramente un progetto stimolante – risponde Mazzeo – vissuto da parte mia con grande interesse e partecipazione, un percorso che mi ha tenuto impegnato, per cui ho studiato e fatto ricerca. Avere a che fare con giovani interessati, preparati e partecipi è stato estremamente formativo, un qualcosa che mi sento di raccomandare a molti miei colleghi. Il bello di una carriera lunga sono l’amore e la passione che la animano, sentimenti indelebili che incentivano a divulgare e spiegare il proprio trascorso. Quello che più conta è infatti il desiderio di condividere le proprie esperienze; essendo il giornalismo un mestiere che si ruba, è allo stesso tempo facile da trasmettere, ed è questa una direzione estremamente interessante”.

A proposito delle difficoltà e delle opportunità riscontrabili all’interno dell’ambiente giornalistico, il professionista ha spiegato quanto sia importante crearsi una credibilità, costruendola attraverso un continuo ed incessante progresso, un costante lavoro sulla propria persona e professionalità senza mai chiudersi in sé stessi ma guardando e collaborando con l’altro. Il giornalismo è infatti una professione in cui l’interazione con chi si ha davanti risulta fondamentale, alla pari dello studio e dell’impegno; in definitiva un ambito decisamente dinamico e stimolante, dove l’adattamento alle nuove esigenze, richieste ed aspettative rendono il professionista una figura flessibile e capace di adattarsi al mondo circostante.

 

Tarcisio Mazzeo con i collaboratori del TGR Rai Liguria

Consigli agli aspiranti giornalisti

Infine Tarcisio Mazzeo si è reso disponibile a fornire consigli utili a tutti coloro che intendono affacciarsi ed addentrarsi in questo mondo : egli ha innanzitutto sottolineato l’importanza di seguire percorsi formativi presso le scuole di giornalismo, ma solamente quelle al termine delle quali sarà possibile svolgere l’esame di Stato per diventare professionisti del mestiere.

Fondamentale e necessario è inoltre oggi lo studio di una seconda lingua, come ad esempio l’inglese, fattore che permette l’accesso a numerose opportunità lavorative e che, in specifici ambienti come ad esempio quello del giornalismo sportivo, risultano competenze capaci di fare davvero la differenza. Al pari delle precedenti assumono poi sicuramente rilievo la passione per la scrittura e naturalmente verso la lettura, elementi che aiutano nella creazione di una propria identità professionale e nell’acquisizione di una maggiore padronanza del lessico e della lingua italiana.

In conclusione tuttavia, l’ex giornalista ha ribadito ancora una volta che a fare la differenza nella vita -lavorativa e non solo- siano tuttavia la passione, l’amore, l’impegno e il credere nel percorso intrapreso, cercando di imparare e trarre qualcosa da ogni tipo di esperienza, investendo in una professione come quella del giornalista, a suo dire “bella, varia, stimolante e poliedrica, necessaria per ogni paese democratico, propria della natura umana e che dunque, senza mai scomparire, sarà sempre soggetta al cambiamento”.

Bisogna dunque infondo chiedersi “Perché non posso essere io a svolgere questo genere di attività, una delle più importanti all’interno della società in cui vivo e al costante servizio del bene comune?”

Chiara Zuanazzi, 4B

La boutique del mistero: trentuno storie di magia quotidiana che raccontano l’oggi

di Matteo Barcella, Samuele Bozzo, Filippo Vassallo, 2B

Anche quest’anno si sono tenuti, da remoto, i Colloqui Fiorentini, l’annuale convegno che propone un intenso studio e approfondimento di un autore della letteratura italiana a cui hanno partecipato più di 1200 studenti provenienti dalle diverse regioni d’Italia. Durante la manifestazione, presieduta dai Direttori Gilberto e Pietro Baroni, sono intervenuti alcuni relatori, giornalisti, scrittori, professori che hanno affrontato con minuziosi approfondimenti le opere, le tematiche e lo stile di uno delle voci della letteratura italiana del Novecento: Dino Buzzati

Dopo una breve introduzione al convegno, con l’intervento del giornalista Davide Perillo i lavori hanno avuto inizio.

Perillo si è soffermato sui 31 racconti scelti e ordinati da Buzzati che compongono La boutique del mistero trentuno storie di magia quotidiana che raccontano l’oggi, connotando nella parola mistero la stratificazione tridimensionale più profonda di un interrogativo o di una paura; di qualcosa che non si può né toccare né vedere. 

Partendo da questa riflessione ha indagato attraverso alcune di queste storie il messaggio che Buzzati ha voluto lasciarci.                                                                   

Nei racconti I sette messaggeri, Inviti superflui, La giacca Stregata, la Goccia emerge sempre la stessa domanda:  La realtà è muta o ha qualcosa da comunicare? Si ferma dove si ferma lo sguardo o reclama qualcosa di più? Diventa qualcosa di sfuggente e alterato e ci fa scorgere solo lo strato più superficiale?

Noi cerchiamo di censurare costantemente l’inquietudine e l’attesa inesorabile che abitano la realtà, ma queste tornano e continuano a bussare alla nostra porta. Come la goccia d’acqua che sale i gradini della scala. La senti? Disteso a letto nel buio, ascolto il suo arcano cammino. Come fa? Saltella? Tic, tic, si ode a intermittenza.

Quanto più semplice e banale di una goccia? Eppure sale le scale e non si sa dove si fermerà. Dunque è naturale ragionare se la realtà è muta o vuole, comunicare con noi; ci dà risposta il docente e scrittore Alessandro D’Avenia, analizzando il simbolismo e il vincolo di ξένια greco, ma la risposta purtroppo è la stessa: portiamo con noi un frammento del coccio che abbiamo spezzato, mentre la realtà conserva la sua precisa corrispondente; cerchiamo in tutti i modi, costernandoci e lottando, di arrivare a unire l’integrità pristina, ma non troviamo mai l’altra faccia, celata nella concentricità della quotidianità.

Come i protagonisti di Qualcosa era successo o Eppure battono alla porta, spesso rifiutiamo il dramma incompreso fino all’ultimo e cerchiamo di “tappare” l’angoscia crescente.

La grande domanda quindi si trasforma in un bivio, possiamo passare il tempo a cercare di fuggire dalla realtà oppure possiamo accettare la sfida che attimo dopo attimo incalza le nostre esistenze. 

Quello che c’è in gioco è, come ne Il Colombre, la perla del mare, la felicità.

Buzzati protagonista dei Colloqui Fiorentini 2022

Sabato 19 marzo si sono conclusi i Colloqui Fiorentini, edizione 2022. “Uno ti aspetta”, il titolo che ha invitato migliaia di studenti di tutta Italia a sviscerare completamente le tematiche e lo stile dei racconti e dei romanzi più celebri dell’autore Dino Buzzati

di Gabriele Coli, Riccardo Olivieri, Elena Papini 2B

Cosa sono i Colloqui Fiorentini

Nel 2002 da un gruppo di docenti nasce un’attività con lo scopo di arricchire l’offerta formativa delle scuole italiane. Infatti, proprio dal 2002 con Eugenio Montale, fino a quest’anno con Dino Buzzati, i Colloqui Fiorentini danno agli studenti di tutta Italia la possibilità di conoscere ed interessarsi allo stile di scrittura di un certo autore e alle sue tematiche principali. Lo studio di preparazione culmina in coinvolgenti convegni e seminari di approfondimento.

I Colloqui propongono  un concorso con premiazione finale secondo 3 diverse sezioni: quella artistica, concentrata sull’aspetto grafico-visivo, quella narrativa, che propone di inventare e scrivere un racconto secondo le tematiche e lo stile dell’autore, e per finire, la sezione delle tesine, che mirano a raccontare un tema dell’autore per sviluppare una ipotesi di interpretazione che nasce da una lettura attenta e personale dei testi.

L’esperienza di quest’anno

I partecipanti di quest’anno hanno dovuto scrivere e presentare entro fine gennaio i loro prodotti finali, disegni, racconti o tesine.

A causa delle restrizioni per il Covid, il convegno e i seminari si sono tenuti in diretta streaming, dal 17 al 19 marzo, e sono state approfondite diverse tematiche riguardanti la produzione di Buzzati. Gli incontri sono stati presentati e accompagnati dal presidente dell’Associazione Diesse, Gilberto Baroni e dal direttore dei Colloqui Fiorentini, Pietro Baroni.

Nella prima giornata, il giornalista Davide Perillo ha introdotto Buzzati toccando i temi più consueti dell’autore e portando i partecipanti a ragionare sulla sua mentalità e sul suo pensiero. La parola mistero ha legato insieme tutti i racconti dell’autore, definendo non qualcosa di incomprensibile, ma una profondità negli aspetti quotidiani della vita, qualcosa che non vediamo e non possiamo toccare, ma che Buzzati ha saputo raccontare. Strettamente connesse al mistero sono l’inquietudine e la magia, presenti nei racconti Il Colombre, La giacca stregata, Una goccia, Eppure battono alla porta.

Il secondo relatore è stato il professor Alessandro D’Avenia, che ha proposto una lettura de “Il deserto dei Tartari”, comparando le parole a disegni meno noti del Buzzati pittore. Ha toccato, in particolar modo, i temi della solitudine, il senso dell’attesa, l’impossibilità di tornare alla vita di prima dopo il drastico cambiamento del protagonista. Il professore ha inoltre evidenziato gli aspetti fortemente autobiografici e quasi profetici del romanzo, analizzando in particolare il finale del libro e l’ultimo disegno dello scrittore prima della sua morte che lascia senza fiato il lettore. 

Gianfranco Lauretano, poeta e scrittore, ha aperto la seconda giornata, proponendo un’accurata analisi testuale del romanzo Un Amore, ma non prima di spiegare in che modo vada letto un libro. Ci sono tre suggerimenti in base ai quali si può davvero studiare un autore:

Sentire un libro, trovarsi nella condizione di volerlo leggere, provare piacere nel leggerlo;

Capirlo, farsi delle domande, capire il pensiero dello scrittore.

Ultima, ma non per importanza, la condizione che molte volte a scuola viene tralasciata, ossia

Decidere, dare un giudizio, riflettere sugli insegnamenti che l’opera trasmette.

Alle parole illuminanti di Lauretano è seguito l’incontro con la giornalista saggista, Lucia Bellaspiga, che ha proposto un intervento creativo e appassionante, in grado di trasmettere la modernità dello scrittore. Lanciando la domanda: Buzzati come avrebbe raccontato il Covid-19? la giornalista ha cercato di immaginare come Buzzati avrebbe scritto della pandemia basandosi sui numerosi racconti e dipinti ed è riuscita a dimostrare come già, a modo suo, Buzzati aveva raccontato l’umanità che si dibatte nella paura, o le scene di catastrofe che portano con sé l’ottusità e la cecità di molti come nel racconto, All’idrogeno o in  Poema a fumetti. Il narratore Buzzati aveva già immaginato l’infodemia o la bolla dell’informazione capace di travolgere tutto.

Il direttore Pietro Baroni ha chiuso i Colloqui offrendo una sintesi efficace dei lavori dei due giorni. Di Buzzati ha sottolineato il rapporto con la speranza, citando in particolare i racconti Uno ti aspetta, I sette messaggeri, Sciopero dei telefoni, Plenilunio, Il califfo ci aspetta. 

L’importanza di questo evento

I Colloqui sono un’attività molto costruttiva e stimolante per gli studenti. Infatti, permettono loro di imparare a conoscere il proprio stile di scrittura, riflettere su tematiche del passato che talvolta si scoprono essere ancora quotidiane, conoscere meglio se stessi ed i propri compagni, approfondendo un solo autore per un lungo periodo di tempo, non leggendo i soliti esempi antologici proposti dai libri di scuola, ma approfondendo l’opera, la vicenda umana di un autore riuscendo, come ha ricordato lo scrittore Lauretano, citando Dostoevskij, a trovare l’uomo nell’uomo.

Un risultato straordinario per il D’Oria

Chi ha scritto questo articolo non è un osservatore esterno: Gabriele Coli, Riccardo Olivieri ed Elena Papini sono gli stessi studenti che, con il racconto “Voci”, si sono classificati primi nella sezione Narrativa, coordinati dalla professoressa Cristina Frisone. Una doppia testimonianza, quindi — di chi ha vissuto i Colloqui dall’interno e ne è uscito vincitore.

Elena di Troia, una ragazza tutta social, imbambolata davanti alla webcam.

L’adattamento dalle “Troiane” di Euripide del regista Andrea Chiodi è un monito a non rimanere indifferenti al dolore della guerra.

di Marta Uva, 2^B

Sebbene il titolo, “Troiane”, sembri essere molto indicativo, questo spettacolo è molto di più che una lezione di storia del teatro antico, quanto uno squarcio su un dramma che, come ci mostra il regista Andrea Chiodi, purtroppo è ancora a noi vicino. 

Andato in scena al Teatro Eleonora Duse dal 23 al 27 febbraio 2022, con attrice protagonista Elisabetta Pozzi, lo spettacolo è una rivisitazione della tragedia greca di Euripide, risalente al 415 a.C., in cui l’autore immagina i momenti successivi alla guerra di Troia, soffermandosi sulle figure delle donne troiane, che oltre allo straziante dolore per la perdita di figli e mariti devono affrontare la paura di ciò che il destino ha in serbo per loro. Le protagoniste di questo spettacolo sono Ecuba, Cassandra, Andromaca ed Elena: chiuse in una stanza, attendono che Taltibio, il freddo messaggero degli Achei, venga a portar loro notizie e rivivono, attraverso dialoghi tormentosi, i propri drammi. 

La scelta del regista di modernizzare costumi e scenografia, ricchi di particolari anacronistici, ha certamente un motivo, ossia quello di avvicinare alla società odierna il dramma vissuto dalle povere donne in questa tragedia, che altrimenti potrebbe sembrare solo un vecchio testo impolverato. Il regista vuole invece sottolineare che il messaggio di disperazione trasmesso dalle troiane è universale e terribilmente attuale. Quante sono le popolazioni che ancora oggi, a causa di guerre devastanti e immotivate, subiscono ingiustizie, maltrattamenti e sofferenze al punto da potersi immedesimare fin troppo bene nelle parole scritte da Euripide. Inoltre il minimalismo dell’intera scenografia permette allo spettatore di concentrarsi meglio sui dialoghi tra i personaggi, nei quali si coglie l’essenza dello spettacolo, e in più aiuta ad immedesimarsi nel loro stato d’animo: umile, svuotato. 

Il successo dello spettacolo è dovuto soprattutto alla capacità degli attori di tenere il palco e coinvolgere il pubblico nonostante la staticità delle scene. Oltre all’interpretazione intensa e magnetica del personaggio di Ecuba di Elisabetta Pozzi, notevole è la figura indomita di Cassandra, con i suoi deliranti (eppure così razionali) monologhi. Nonostante la rivisitazione in chiave moderna il regista ha mantenuto lo spettacolo pressoché fedele alla tragedia di Euripide. Il personaggio di Elena è stato invece rappresentato in modo insolito, trasformato in una sorta di influencer che davanti alla webcam recita un monologo rivolto a tutti coloro che la criticano per la sua bellezza, causa di tante sofferenze. Sebbene questa scelta del regista possa essere criticata in quanto lontana dalla figura classica di Elena, tuttavia  risulta molto azzeccata, poiché ben rappresenta l’idea di bellezza che viene diffusa oggi tramite i social: una bellezza superficiale, arrogante, esibizionista non curante della realtà che la circonda. 

Dunque lo spettacolo, mescolando armoniosamente classicità e modernità,  coglie nel segno e mantiene  il pubblico attento e coinvolto per tutta la durata.    

Il dolore della tragedia che scandisce i nostri giorni 

Le “Troiane” di Euripide: un corale no alla guerra

 

di Samuele Bozzo, 2B

Se si dovesse utilizzare un aggettivo per descrivere la tragedia di Euripide “Le Troiane”, rappresentata al Teatro Nazionale di Genova tra il 23 e il 27 febbraio 2022, bisognerebbe scegliere, senza dubbio, minimalista.

Il regista  Andrea Chiodi, infatti, ha voluto trasmettere al pubblico un’atmosfera moderna e spoglia, come le mura di Troia alla fine della guerra. Una presenza scenica di oggetti che, accentuati dalle note di “Lascia ch’io pianga la cruda sorte” di Händel, infondono una sensazione di grigiore e lamento.

Unica presenza maschile (se escludiamo il “bambolotto” Astianatte…) è Taltibio, personaggio dinamico, che annuncia ad Ecuba, Cassandra ed Andromaca il doloroso e violento futuro che le aspetta. Elisabetta Pozzi (alias Ecuba) e Federica Fracassi (alias Cassandra) sono capaci di coinvolgere passionalmente il pubblico con una recitazione intensa e penetrante; in particolare, la Fracassi interpreta con grande accuratezza la pazzia e la rabbia razionale  di Cassandra. Interessante, ma, allo stesso tempo, rischiosa, la scelta di rappresentare in chiave moderna Elena (Alessia Spinelli): infatti, mentre gli altri personaggi, seppur rivisitati, comunque, conservano uno stile di recitazione in linea con la tragedia, Elena, invece, recita il suo monologo davanti a un Mac della Apple, truccata e in veste di influencer.

Coinvolgente e coerente nella sua modernità, anche la rappresentazione del coro, che in Euripide entrava in scena dalle tende: in scena compare quasi come se fosse una riunione di Meet, infatti, le voci, completamente al femminile, delle donne proiettate sullo sfondo, riempiono la scena e, suscitano la paura e l’insicurezza per il futuro.                                     

La presenza di elementi “freddi” e moderni, come un tavolo in metallo circondato da sedie, gettate per terra dalla violenza della guerra, ha contribuito non passivamente alla disperazione e alla desolazione della scena. Anche le luci, perlopiù grigie o tendenti al rosso, si adattavano a seconda dell’atmosfera teatrale.

A livello scenografico, molto efficace  la scelta di utilizzare il coperchio del bidone dei rifiuti, come scudo di Ettore, per contenere il corpo del piccolo Astianatte al momento della sepoltura.         

Indubbiamente, alcune parti scenografiche possono essere più o meno condivisibili (soprattutto per i puristi del teatro), tuttavia, si può ritenere che il regista e gli attori siano riusciti a trasmettere le emozioni ed il pathos di ciò che sono la guerra e le sue conseguenze, purtroppo ancora profondamente radicate nel genere umano e presenti nella cronaca di questi giorni.      

 

Genova, Teatro Duse: dal 415 a.C. tutto è cambiato ma nulla è diverso da allora.

La disperazione delle donne di Troia rivela la totale insensatezza di ogni guerra

di Vittoria Cappeddu, 2^B

Angoscia e disperazione sono state messe in scena da Andrea Chiodi che, affidandosi al talento di attori straordinari come Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza, Federica Fracassi, Francesca Porrini e Alessia Spinelli, ha dato vita ad uno spettacolo che ha riportato alla luce le tematiche della distruzione di Troia rendendole profondamente attuali. troiane, teatro duse, spettacolo

Il regista si è dimostrato fedele alla tragedia originale di  Euripide, “Troiane”, messa in scena al teatro Eleonora Duse di Genova da mercoledì 23 febbraio a domenica 27; la fine della guerra viene vista dal punto di vista delle donne di Troia, che devono essere assegnate come schiave ai Greci.

Le protagoniste, Ecuba, Cassandra e Andromaca, vengono destinate rispettivamente a Odisseo, Agamennone e Pirro.

A questo si aggiungono le previsioni di Cassandra e l’uccisione di Astianatte, che contribuiscono a impregnare la vicenda di dolore. Ecuba ed Elena, nella parte finale, discutono per stabilire chi sia stata la causa scatenante della guerra. 

Gli occhi degli spettatori rimangono incollati sul palco per tutta la durata dello spettacolo: gli attori creano una buona chimica e catturano l’interesse del pubblico con le loro voci cariche di emozione. 

L’attrezzatura scenica suscita molto stupore: sul palco sono presenti pezzi di arredamento e oggetti di età moderna (persino un computer!) che rendono evidente l’intenzione del regista di attualizzare la tragedia. troiane, teatro duse, spettacolo

In ogni spettacolo teatrale il cambio di scena ha certamente una grande importanza perché aiuta a tenere alto l’interesse dello spettatore. La sceneggiatura in questo caso si dimostrata statica e minimalista, il che tuttavia contribuisce a elevare le figure femminili sofferenti. Una sceneggiatura troppo ricca e complessa si sarebbe dimostrata infatti fuori luogo e avrebbe rubato la scena alle profonde emozioni provate dai personaggi. 

Lo stesso si può dire dei costumi, molto semplici e per nulla appariscenti. In questo senso il regista Andrea Chiodi e la costumista Ilaria Ariemme hanno preso una decisione ardita, affidandosi completamente alla capacità degli attori di padroneggiare il palcoscenico.  

Il testo rimane fedele a quello di Euripide ma le attrezzature sceniche sono attuali: il coro è formato dalle voci di alcune donne, presenti solo tramite un video che compare sullo sfondo (accompagnati dal testo greco che scorre nella parte bassa)  mentre la musica e il gioco di luci contribuiscono a creare un’atmosfera inquietante e angosciante. 

Il personaggio più discusso è quello di Elena: chi è rimasto disorientato, chi  stupito. Ciò che è certo è che sicuramente la sua comparsa genera molto scalpore, creando un bel colpo di scena. 

La scelta di modernizzare la tragedia è stata sicuramente ardua: rendere attuale un testo antico non è mai un’iniziativa semplice e spesso si rischia di rovinare il dramma, deludendo le aspettative. Nonostante ciò le conversazioni animate e piacevolmente sorprese degli spettatori all’uscita da teatro hanno reso evidente che l’impresa è andata a buon fine. 

Questa buona riproposizione ha toccatole tematiche fondamentali del dramma (dolore ma anche speranza, specie nelle parole di Ecuba: “Su poveraccia! Alza la testa, tieni dritto il collo!”) offrendo agli spettatori uno spunto di riflessione per interrogarsi su tematiche più che mai attuali. 

 

Nasce la Web Tv del Liceo D’Oria: gli studenti si mettono alla prova

Maria Vittoria Buzzi e Simone Maragliano, 3B

Mercoledì 9 marzo 2022, presso il Liceo classico Andrea D’Oria di Genova, le classi 3B e 4G, hanno partecipato online al contest finale del progetto PNSD “Reti nazionali di scuole per le metodologie didattiche innovative” per l’implementazione delle competenze digitali applicate alla conoscenza e alla valorizzazione del patrimonio culturale del Territorio. Si tratta di un progetto nazionale cui hanno aderito 8 scuole in Italia, tra cui il nostro Liceo.
Nel pomeriggio, al contest è seguito un workshop aperto al pubblico, per la presentazione della Web Tv del liceo D’Oria .

Durante la mattina, le due classi si sono collegate con Meet alla scuola polo IIS Boccardi-Tiberio e alle altre scuole coinvolte nel progetto e hanno presentato i loro lavori innovativi. Nello specifico, il Liceo D’Oria si è impegnato nella realizzazione di una Web Tv del Liceo e nella creazione e programmazione di pagine HTML, mostrando i diversi video realizzati dagli studenti,  focalizzati sulla valorizzazione del patrimonio culturale genovese.

Genova “La Superba” viene rivelata in tutti i suoi aspetti, da quello gastronomico a quello artistico, tramite video servizi caricati sul canale Youtube della Web Tv della Cultura, con l’obbiettivo, caratterizzante l’intero progetto, di sensibilizzare il pubblico sulle modalità innovative con cui il patrimonio culturale genovese, e in generale italiano, può essere valorizzato e fatto “emergere”.

Noemi Chiasserini, speaker del video “Sulle orme di De André”
Giorgia Mori: intervista alla Confetteria Romanengo

Tale obbiettivo può essere raggiunto proprio mediante un utilizzo “smart” della tecnologia digitale, basato principalmente sulla creatività e sull’inventiva degli studenti e delle studentesse, che grazie all’aiuto e ai numerosi consigli dell’ingegnere Marco Penso, che ha tenuto loro un corso di formazione all’uso delle tecnologie per promuovere la cultura, sono riusciti a realizzare contenuti digitali, volti alla divulgazione del vasto patrimonio genovese.

Proprio Penso, nel pomeriggio, durante un workshop aperto al pubblico,  ha illustrato gli obbiettivi a cui aspira la Web Tv del liceo: saper gestire e diffondere efficacemente varie tipologie di contenuto digitale; valorizzare la peculiarità del territorio, utilizzando contenuti e metodi differenziati e , tra gli altri, la padronanza delle tecnologie e delle competenze digitali.

 

 

La web Tv della cultura del Liceo D’Oria

 

Dopo aver fatto riflettere le classi sull’importanza del progetto Web TV, Marco Penso, ingegnere elettronico, Digital Content Curator e formatore dell’associazione diGenova, si è reso disponibile a rispondere ad alcune domande:

“Pensa che il progetto della Web Tv possa aiutare le scuole italiane ad assumere maggiore visibilità?”
“Si, era uno degli obbiettivi fondamentali di questo progetto, permettere alle scuole di comunicare.

A scuola in realtà si fa tantissimo, ma si ha  difficoltà nel comunicarlo: ogni progetto rischia di rimanere confinato in ambiti molto ridotti. Oppure in occasione di eventi particolari, si invita qualcuno, ma – finito quell’evento – tutto sparisce ed è un peccato. L’obbiettivo della Web Tv infatti è anche quello di mantenere una memoria di tutti gli sforzi che sono fatti sia dagli studenti che dagli insegnanti.”

“Potrebbe commentare il lavoro svolto dal Liceo D’Oria?”
“Devo dire che sono rimasto sorpreso di come le competenze digitali siano ormai patrimonio dei giovani, in maniera molto più forte e molto più strutturata di quanto si pensi. Devo dire, quindi, che la facilità con cui sono stati realizzati contenuti di qualità è non tanto merito del corso, ma direi soprattutto della capacità e delle competenze già acquisite dai ragazzi: il che dimostra che basta dare un’indicazione o un indirizzo, senza inserire tante nozioni, e dare loro la possibilità di esprimersi…  è la scoperta che mi ha fatto più piacere in questo corso. Mi sono divertito come loro, se non di più.”
“Pensa che in futuro potrebbe collaborare nuovamente con la nostra scuola?”
“Con molto piacere, proprio perché considero la Web Tv uno strumento che deve vivere nel tempo. E’ un fatto che voi abbiate delle idee innovative e  un modo di vedere le cose che, per quanto noi adulti ci si sforzi, è completamente diverso e fresco. Io mi occupo proprio di innovazioni, quindi non apprezzo solo quelle tecnologiche, ma soprattutto quelle che vengono da un diverso modo di vedere le cose. Credo che questa sia una competenza fondamentale nel mondo moderno: guardare da un altro punto di vista ciò che viene dato per scontato. Spero, quindi, di partecipare ad  altre attività e di continuare a divertirmi e a interessarmi, così come mi avete divertito e interessato voi.”

Da sinistra, l’Ing. Marco Penso di diGenova, Simone Maragliano e Maria Vittoria Buzzi di 3B

Si conclude così una giornata all’insegna della condivisione di un percorso iniziato grazie ad una scuola trasversale e alla disponibilità di persone competenti e abili a incentivare giovani studenti a “mettersi in gioco” .