The Black Bag, sacchi, guanti e attrezzi per un posto migliore.

“Passeggiavo sulla spiaggia con il mio cane e avevo un tappeto di plastica sotto i piedi, da quel giorno è nata un’idea”

di Nicolò Timossi, 1D

 

Questo è quello che ci racconta Andrea, il presidente di “the Black Bag ” (nome che richiama i sacchi neri della spazzatura), l’associazione no-profit nata nel 2019 dall’iniziativa di un gruppo di giovani genovesi che si impegna a ripulire le spiagge di Genova dai rifiuti. Un’associazione che non solo vuole rendere un posto migliore l’ambiente che ci circonda ma anche sensibilizzare i cittadini al tema dell’inquinamento ambientale attraverso il suo sito e il canale instagram  che pubblica interessanti articoli di ecologia apprezzati da circa cinquemila lettori al mese.

Prima pagina di un articolo di The Black Blag.

Non crediamo che pulire le spiagge ogni giorno sia una soluzione, bensì uno strumento per interagire e conoscere nuove persone ai fini di diffondere la nostra iniziativa” afferma Andrea, che insieme ai suoi soci svolge una vera e propria “impresa” ovvero quella di interessare e coinvolgere i giovani delle nuove generazioni al concetto di “rispetto dell’ambiente“. Oggi l’associazione ha soci in tutta Italia e organizza anche incontri e conferenze nelle scuole. 

Una delle principali difficoltà è la burocrazia“, precisa Andrea, che ci spiega come sia spesso difficile ottenere i permessi e le autorizzazioni per svolgere la loro attività. Sarebbe infatti necessario un maggiore dialogo con la pubblica amministrazione e la collaborazione con enti specializzati per lo smaltimento dei rifiuti.

Chiunque può aderire e partecipare attivamente a questa attività mettendosi in contatto con l’associazione attraverso il suo sito web.            

       

         

 

Giovani attivi nelle realtà locali

Il CCR, un organismo di partecipazione dei ragazzi per essere cittadini protagonisti della propria città.

di Giorgia Belotti, 1d

Il Sindaco dei Ragazzi che tiene un discorso in Comune

Il CCR è l’acronimo di Consiglio Comunale dei Ragazzi. È un’istituzione riconosciuta dallo stato nazionale italiano e presente sul territorio di Recco da circa vent’anni. E’ costituito dalla figura del Sindaco dei ragazzi, il quale ha il compito di coordinare l’attività dei Consiglieri. Comprende la fascia di età che va dai 10 ai 14 anni e il consiglio è composto da circa 14/15 consiglieri. 

Il Sindaco dei Ragazzi ed i Consiglieri possono partecipare alle iniziative e cerimonie istituzionali del Comune insieme al Sindaco della città e tutta l’Amministrazione Comunale. Questo permette ai ragazzi di conoscere da vicino la realtà politica e di capire come viene amministrata la propria città. Viene data la possibilità di portare in consiglio comunale delle problematiche evidenziate o delle nuove idee.

I ragazzi coinvolti e soprattutto il Sindaco dei ragazzi comprendono l’opportunità del loro ruolo che consiste nel rappresentare il cittadino nel proprio territorio ed aiutarlo nelle eventuali difficoltà. Questa sinergia permette di migliorare la vita di tutti i cittadini di tutte le fasce di età, all’interno del proprio Comune. 

La figura politica di riferimento del CCR e delle sue attività è l’Assessore della Pubblica Istruzione della Giunta Comunale Recchese. Recco non è l’unica realtà che ha un Consiglio Comunale dei Ragazzi, ma in Liguria è presente in altri comuni come per esempio, Sori, Bogliasco, Arenzano.  

Da quest’anno a Genova è presente il Sindaco dei Giovani, una figura un po’ differente da quella del Sindaco dei Ragazzi, in quanto rappresenta la fascia di età che va dai 15 anni ai 30 anni e la sua nomina non è di origine elettiva. 

Nella realtà di Recco, il CCR partecipa a molte attività con proprie iniziative, la giornata di volontariato in Croce verde, la pulizia delle spiagge e mercatini di beneficenza.

Ogni anno il Sindaco dei Ragazzi di Recco si reca con gli alunni delle classi quinte elementari della scuola primaria presso il Comune di Ponte di Legno, per celebrare il gemellaggio che lega questi due comuni.

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Un nuovo teatro, per pensare e guardare al futuro

Dopo la chiusura causa Covid-19 una nuova fascia di popolazione ha scoperto il teatro.

di Martina Rosillo, 1D

Il Teatro Nazionale di Genova, ha riscontrato che dalla riapertura post pandemia, l’interesse dei ragazzi per il teatro è aumentato notevolmente. Infatti il 30% dei giovani fra gli 11 e i 15 anni dichiara di aver assistito ad uno spettacolo teatrale per la prima  volta proprio nel 2022.

da OvadaOnline

Ma per quale motivo i giovani si stanno avvicinando al teatro?

Vediamo cosa ne pensa l’attore e regista Pino Petruzzelli:

Pensa innanzi tutto che uno dei fattori più importanti sia che gli artisti abbiano messo da parte il proprio ego e abbiano iniziato ad avere un rapporto di sinergia con la platea, in modo da rendere lo spettacolo uno strumento per comunicare e non un modo per esprimere la forza e il sapere.

Inoltre sicuramente questo è successo dopo la pandemia perché la quarantena e la chiusura, hanno aumentato la voglia di comunicare e hanno dato tanto tempo agli artisti per riflettere, questa riflessione ha portato a una riforma del teatro che evidentemente è riuscita dopo tanti anni a coinvolgere una nuova fascia di popolazione.

Una classica opera difficile da comprendere.
Da Connessi all’opera.
Anche se uno stile teatrale diverso interessa i giovani.
Da alternativa sostenibile.

Oggi lo spettacolo che funziona deve essere accessibile a tutto il pubblico: giovani, adulti, persone che conoscono e che non conoscono quello che guardano; perché è importante rispettare ogni spettatore.

Ma cosa vuole comunicare il teatro?

Siamo in un momento storico in cui i temi di attualità importanti e di grande interesse come la sostenibilità, la guerra e le discriminazioni ci sopraffanno e  spesso non abbiamo gli strumenti per capirli e affrontarli; proprio da qui nasce il progetto del Teatro della Tosse di Genova di unire la storia ed elementi alla base dell’umanità come la natura, ai temi odierni.

 

Perfettamente in linea con questo pensiero è l’ultimo spettacolo di Petruzzelli, La via degli alberi, in collaborazione con il teatro della Tosse che ci ricorda il rapporto ormai perso tra uomo e natura e l’importanza di quest’ultima.

Da Teatro della Tosse

 

Da ultimo Petruzzelli si congeda con due riflessioni: ritrovare l’importanza della storia, perché “la memoria non guarda alle spalle ma al futuro” proprio perché senza conoscere il passato, non conosciamo la strada per continuare e per riconoscere le cose. Riconoscere la capacità del teatro, in quanto forma d’arte, di far pensare e rendere consapevoli le persone, ma specialmente i giovani, nonostante la nostra società, involontariamente o volontariamente, abbia messo in secondo piano l’importanza dell’arte e quindi il pensare.

 

 

 

 

Nel dubbio, vai in biblioteca

 “…e se la lettura è ritenuta un vizio solitario, in genere chi legge vuole condividere con altri ciò che il libro gli ha trasmesso.

di Laura Odino 1D

Intervista a Floriana Bavastro, ex insegnante di Lettere in pensione e volontaria attiva nella biblioteca comunale Bertha Von Suttner di Busalla. Floriana ci spiega come i giovani svolgano un ruolo importante all’interno della biblioteca e come questa sia diventata negli anni luogo di aggregazione e di scambi culturali nel paese.

Il GGG di Roal Dahl disegnato da Quentin Blake nella sezione Ragazzi

Quando è nata la biblioteca e che ruolo ha?

La struttura ha riaperto nell’agosto del 2014, dopo 7 anni di chiusura, in un edificio completamente ristrutturato, che prima ospitava una piccola palestra. La nostra biblioteca offre principalmente libri di narrativa contemporanea e si avvale anche di una sezione ben fornita per bambini. Il primo passo è stato riattivare il rapporto con il paese, perché una biblioteca è fatta di libri, ma soprattutto di lettori. E ora possiamo dire che l’obiettivo è stato pienamente raggiunto. In un mondo sempre più frenetico e alienato dalle nuove tecnologie si è sentito il bisogno di aprire uno spazio di aggregazione per bambini e ragazzi.”

Murales ispirato allo spazio sulla parete di ingresso

Quali iniziative proponete?

“Una delle iniziative più significative si chiama: “Nati per leggere” e coinvolge dai neonati ai bambini in età prescolare. Vengono inoltre organizzati interventi nelle scuole primarie con letture a tema, anche durante il Festival dello Spazio. L’ambiente piuttosto confortevole della nostra struttura viene spesso utilizzato anche come luogo di studio,  manifestazioni musicali e intrattenimento per ragazzi.”

Organizzate attività specifiche rivolte ai giovani ?

“Fino a pochi anni fa c’era una zona nebulosa, indefinita, costituita dagli adolescenti che non frequentavano la biblioteca. Fortunatamente questa situazione è andata via via a modificarsi. I ragazzi negli ultimi tempi hanno cominciato a partecipare maggiormente, sia come lettori che come volontari. Dopo il periodo di reclusione forzata, i giovani hanno sentito il bisogno di rendersi utili nella cittadinanza attiva e hanno trovato nella biblioteca un luogo di ritrovo con tanti spunti di accrescimento personale. Le attività di volontariato in biblioteca sono fonte di crediti formativi per le scuole secondarie e molti ragazzi del Liceo “Primo Levi” ci aiutano nell’accoglienza degli utenti e nella catalogazione dei testi.”

Negli ultimi anni, a causa dell’avvento delle tecnologie e della pandemia, avete subito un calo di affluenza?

“Molti  potrebbero pensare che a causa dei nuovi dispositivi digitali i libri cartacei siano passati in secondo piano. É statisticamente provato che la lettura sul cartaceo ha resistito a quella su tablet. Le persone non riescono a rinunciare al piacere di toccare la carta e al suo profumo. Durante il lockdown il rapporto tra il lettore e la biblioteca non si è mai totalmente interrotto perché il libro arrivava direttamente a casa, come i beni di prima necessità e così va considerato. Molti sono invece quelli che chiedono consigli sui libri e domandano: è bello? Noi non rispondiamo mai a questa domanda perché non esistono libri belli o brutti in assoluto, ma è tutta una questione soggettiva.”

Ci sono corsi di lingua per gli ucraini e in generale per gli stranieri?

Abbiamo istituito dei corsi di lingua e la biblioteca diventa quindi un luogo di scambio culturale tra mentalità e società differenti. Con i corsi, riusciamo anche a coinvolgere e introdurre le persone all’interno della nostra realtà, in cui si sentono spesso spaesati. La nostra biblioteca cambia quindi radicalmente la vita di molti e li aiuta ad inserirsi e a sentirsi accettati. Anche in questa circostanza i ragazzi ci aiutano e riescono a stringere amicizie, creando una vera e propria fusione di culture e usanze.”

 

 

Nessun ragazzo è solo

La realtà della cooperativa sociale Agorà

di Francesca Custo, 1d

Come fanno le grandi comunità d’aiuto per ragazzi ad aiutarli tutti, uno per uno?

Norma Scacchetti, la coordinatrice del CET, un ramo dell’Agorà, lo ha spiegato in un’intervista.

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Il CET è stato fondato da più di vent’anni e da allora sono molte le segnalazioni di ragazzi in difficoltà che riceve; queste provengono dalle loro famiglie, se ammettono i propri problemi interni, o dalle scuole, per la maggior parte dei casi. Durante il lockdown, infatti, le segnalazioni hanno avuto un grande calo, dovuto alle lezioni a distanza che non permettevano ai professori di capire gli stati d’animo degli studenti.

La comunità può essere diurna se frequentata nel pomeriggio quando c’è scuola, o anche durante il pranzo nel periodo estivo; può essere “di alloggio”, invece, quando ci si ferma anche la notte di tutti i giorni della settimana, con la possibilità di tornare a casa i weekend.

I ragazzi che vengono accolti sono divisi i gruppi in base all’età: il primo va dai 12 ai 18 anni (la fascia più consistente è quella dai 14 ai 17 anni), ma nei casi peggiori è composto anche da bambini di età inferiore. Il secondo gruppo va dai 18 ai 21 anni, ed infine il terzo, quello degli “alloggi dell’autonomia”, va dai 21 ai 25 anni. Poche persone frequentano tutte e tre le fasce, molti vanno a convivere con amici o compagni, o semplicemente terminano il loro percorso. La durata di quest’ultimo è varia, si può decidere se rimanere a farne parte qualche anno o solo alcuni mesi, in base alle difficoltà da superareQuesta immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è download-2-1.jpg.                                            

Non sempre i ragazzi sono contenti di dover entrare in queste associazioni, molti infatti sono spaventati di iniziare un cammino di crescita insieme ad altre persone. Tuttavia, interagiscono molto tra di loro formando un buon gruppo casa e aiutandosi nel raggiungimento di obbiettivi. La giornata si svolge in questo modo: i ragazzi vanno a scuola, tornano e pranzano assieme, occupano il loro tempo studiando e facendo attività pomeridiane.

I motivi per i quali si decide di intraprendere un percorso nelle comunità sono molteplici: possono essere economici, di conflittualità con o tra i genitori, di violenza assistita o diretta oppure di dipendenza da alcol o droga. Per risolverli si lavora con un assistente sociale, che si occupa del contesto sociale o familiare, e con educatori professionisti e progetti individuali per ogni ragazzo.

I finanziamenti per le comunità, i lavoratori e gli alloggi, sono dati dal comune che eroga denaro alle associazioni private e riconosce una retta.

“E’ un onere e un onore occuparsi di questi ragazzi”, 

conclude Norma Scacchetti, raccontando di come questo percorso aiuti i giovani anche nel mondo scolastico, permettendo loro di conseguire sia la maturità sia la laurea, proprio come una ragazza che ha trascorso alcuni anni nella comunità ed  è riuscita ad arrivare al traguardo della Laurea in Ingegneria.    

Carolina: una per tutti

La storia di Carolina, che ha permesso di cambiare le dinamiche del cyberbullismo  

Di Egle Gatto, Pietro Barosso, Elena Iannacchino e Serena Ferrari, classe 2B. 

Carolina Picchio, quattordicenne di Novara, era descritta da amici e familiari come estremamente intelligente, altruista e sognatrice, sempre sorridente e piena di energie.

 

Nel 2013 si tolse la vita dopo la diffusione di un video che la mostrava priva di sensi a causa di un eccessiva assunzione di alcolici insieme ai suoi compagni che mimavano atti sessuali con lei, riprendendo l’azione con un cellulare.

 

Le dinamiche dell’accaduto

Una sera di novembre Carolina Picchio va ad una festa accompagnata da amici, tuttavia, dopo aver bevuto un’eccessiva quantità di alcol, la ragazza perde i sensi in bagno.

Un gruppo di ragazzi, con cui si trovava quella sera, la filma e invia ad alcuni amici il video che diventerà poi virale in cui alcuni di loro fingevano di avere dei rapporti sessuali con la ragazza.

La notte tra il 4 e il 5 gennaio 2013, Carolina riceve migliaia di messaggi in cui viene derisa e insultata, non solo da conoscenti, ma da tutti coloro che hanno guardato la registrazione.

La ragazza decide di togliersi la vita: prima di farlo trova la forza di denunciare, di fare nomi e di raccontare la sua storia in una lettera.

 

La fondazione Carolina 

La fondazione Carolina, fondata dal padre della ragazza, Paolo Picchio, è nata per dare sostegno e supporto a tutti i giovani, vittime di cyberbullismo e altri disagi online.

La fondazione vuole assicurarsi che il web sia un posto sicuro, per quanto possibile, per bambini e adolescenti, per questo collabora con istituzioni specializzate nel prevenire i reati digitali.

L’associazione previene o offre riparazione a questi crimini con incontri nelle scuole e guide per adulti e bambini sui pericoli di internet.

 

Cosa è successo ai ragazzi del video?

Ai cinque ragazzi che hanno filmato e condiviso il video, tutti minorenni e alcuni sotto i 14 anni, durante il processo, è stato permessa la “messa alla prova”: uno strumento creato per gli imputati minorenni che prevede un percorso di recupero affiancato da una psicologa.

Al termine i ragazzi affermarono di aver capito i loro errori e la gravità del gesto commesso ai danni di Carolina.

 

Legge 71

Dopo l’accaduto è nata la legge italiana contro bullismo e cyberbullismo: “disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

L’obiettivo è espresso nell’articolo 1 della legge:

La presente legge si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione, tutela ed educazione nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti, assicurando l’attuazione degli interventi senza distinzione di età nell’ambito delle istituzioni scolastiche.

 

…Perché questo? Il Bullismo. Tutto qui. Le parole fanno più male delle botte. Cavolo se fanno male! Ma io mi chiedo, a voi non fanno male? Siete così insensibili? Spero che adesso sarete più responsabili con le parole”.

(Dalla lettera di Carolina Picchio)

Bullismo: come difendersi

Di Martina Cao, Eleonora Majorana, Anna Moscatelli e Vittoria Marfella, classe 2B   

Il consulente informatico Scarafia, consulente della polizia postale ed esperto  nella prevenzione dei pericoli di Internet, con una lezione che si è tenuta in Aula Magna il 17 novembre scorso, ha insegnato agli studenti  delle classi seconde del D’Oria come  difendersi da bullismo e cyberbullismo, insidie di cui sono vittime 7 ragazzi su 10.

Si sente parlare ogni giorno di violenza in Rete e atti di bullismo sia fisico che verbale che vanno ad intimidire la vittima scelta da parte di un bullo o un gruppo di bulli, esortati dalla forza dell’indifferenza delle persone che assistono a tali episodi.

Si tratta di un fenomeno in sensibile aumento negli ultimi anni e  per questo motivo sono state create piattaforme efficaci per la tutela delle vittime di tali azioni provocatrici e ostili, come il sito della Polizia di Stato.

 La piattaforma online della Polizia di Stato

La Polizia di Stato, nata nel 1981 come corpo di polizia ad orientamento civile, ha realizzato appositamente una piattaforma,  poliziadistato it. dedicata a vari temi rilevanti fra cui bullismo e cyberbullismo; nella pagina sono raccolte le notizie, testimonianze, i consigli e le iniziative per contrastare il fenomeno.

“Gli adolescenti hanno bisogno di essere educati e guidati alla sicurezza, in Rete come per strada. Sta a noi parlare con i ragazzi ed avvicinarli ad una cultura della legalità che li aiuti a comprendere la gravità di simili azioni” , così affermano gli operatori della Polizia di Stato.

Spiegano anche che le vittime spesso scelgono il silenzio per  vergogna o non sapendo che esistono leggi a tutela di determinati comportamenti, come la legge 17 che si pone l’obiettivo di contrastare il cyberbullismo in ogni sua  manifestazione.

 

È necessario che i ragazzi conoscano le misure d’uso dei social e delle applicazioni di cui dispone quasi ogni adolescente se non vuole sentirsi escluso da una società al passo con il mondo online.   

Attraverso un’informazione precisa è possibile adottare delle misure di comportamento in caso di pericolo e nello stesso tempo essere d’aiuto e sempre presenti per le vittime: sul sito della polizia vi è una sezione dedicata a consigli per ragazzi, genitori e insegnanti e guide per riconoscere in che modo si presenta un atto di bullismo e come non sottovalutare il problema.

L’applicazione Youpol: come testimoniare in maniera anonima   

È stata appositamente creata l’app Youpol, il cui uso è stato recentemente esteso anche alla comunicazione di atti di violenza domestica e di spaccio di droga. L’applicazione è caratterizzata dalla possibilità di inviare, in maniera semplice e veloce, segnalazioni attraverso una chat collegata direttamente con la polizia; le segnalazioni vengono poi subito geolocalizzate dalla sala operativa della questura competente per territorio.

Chiunque non voglia fornire propri dati ha la possibilità di fare segnalazioni in forma completamente anonima.

È inoltre possibile servirsi dall’app del numero di emergenza unico europeo, NUE (112) e qualora non fosse attivo del numero della Polizia di Stato (113).

La sua estensione ad altri ambiti è un ulteriore passo avanti per contenere fenomeni che negli ultimi anni hanno toccato picchi molto elevati.

In occasione della Giornata Mondiale Contro Il Bullismo, 7 febbraio, sono stati operati aggiornamenti per migliorare l’efficacia di Youpol con l’aggiunta di una chat istantanea con gli operatori, che fornisce indicazioni su come agire in caso di bisogno di aiuto.

 

 

 

Cyberbullismo: basta accendere il cervello

Di Sabrina Pieralisi, Lucia Riggio e Giulia Silvestrini, 2B

Un tragico caso di bullismo digitale ha aperto la strada alla Legge 71/2017.

Oggi una maggiore consapevolezza aiuta a difendersi da un fenomeno di origine recente.

Carolina, 14 anni nel 2013. Una mattina si sveglia, è un po’ intorpidita perché la sera prima è stata a una festa. Guarda il telefono e trova migliaia di messaggi con insulti, insulti pesanti e molti ripetono una parola: “puttana”.

Carolina Picchio, vittima di cyberbullismo

Ma non basta, le arriva anche un video, è girato alla festa della sera prima: un gruppo di ragazzi mima atti osceni con lei.

Carolina ha bevuto un bicchiere di troppo, ha vomitato, ha perso conoscenza: per questo non ha fermato i ragazzi che hanno inoltrato il video in rete.

L’epilogo è tragico. Il 5 gennaio 2013 Carolina, volendo farla finita una volta per tutte, si lancia dalla finestra. Sembrava uno scherzo innocente, un momento di goliardia pensato da coetanei o da ragazzini più piccoli della vittima.

A volte anche un gioco può avere conseguenze inaspettate. Basterebbe accendere il cervello: un po’ il branco, un po’ l’euforia della festa, un po’ l’alcol o il fumo confondono le idee. Questa terribile storia ci lascia un chiaro insegnamento: bisogna imparare a essere responsabili delle proprie azioni.

Il caso di Carolina ha fatto scuola, ispirando la legge 71 del 2017 sul bullismo digitale.

All’epoca il processo suscitò molte discussioni; il giudice decise di mettere in prova i ragazzi maggiori di quattordici anni: senza una legge che desse disposizioni precise, per loro non si spalancarono le sbarre del carcere minorile.

In questo caso, poi, i colpevoli non sono solo le persone che hanno diffuso materialmente il video, ma anche le migliaia che hanno inviato messaggi offensivi a Carolina.

Dal bullismo digitale alla porno vendetta

Scarafia, tecnico informatico esperto sul cyberbullismo nell’incontro “Prevenzione delle insidie di Internet”

A quello di Carolina seguiranno altri casi di suicidio per le medesime ragioni, accentuati da un nuovo tipo specifico di cyberbullismo: il Revenge porn.

Il Revenge porn, tradotto in italiano “porno vendetta”, è la divulgazione senza il permesso del proprietario di immagini intime su Internet. Le vittime più colpite sono le donne, che nel 2021 compongono il 73% delle segnalazioni di questo genere.

Le motivazioni possono essere molteplici, spesso a scopo di vendetta dopo la fine di una relazione, oppure foto scattate in stato di scarsa lucidità.

Così, dopo la legge sul bullismo digitale, nel 2019 è nata la legge Codice Rosso, per condannare i crimini contro le violenze sessuali, stalking e revenge porn.

L’insegnamento che ci danno questi provvedimenti legislativi è chiaro: al giorno d’oggi è importante essere prudenti. Infatti non possiamo sapere dove finiranno le nostre foto private. Ma soprattutto è fondamentale ragionare senza nascondersi dietro a uno schermo.

L’ultimo insegnamento arriva direttamente da un biglietto scritto da Carolina prima di togliersi la vita:

“Le parole fanno più male delle botte”

Carolina Picchio

Fonti:

Il Corriere della Sera un’icona milanese

di Christian Giannini 2B

Via Solferino 28, qui si trova uno dei palazzi più importanti del giornalismo  se non della storia del nostro paese.

Qui infatti si trova la sede del Corriere della Sera, la casa delle notizie delle opinioni libere, disegnata dall’architetto che ha ricostruito il castello Sforzesco di Milano, Luca Beltrami.

 

Questo palazzo racconta la storia dell’Italia, fondato da Eugenio Torelli Viollier il 5 marzo 1876: è da allora che  il Corriere della Sera si impegna a garantire la divulgazione di informazioni quotidianamente in tutta Italia.

In via Solferino è passata la storia, come documentano le foto appese nello scalone di marmo e nei corridoi della direzione che vanno da Pirandello a Montale, passando per Verga e per D’Annunzio, insomma se queste mura potessero parlare racconterebbero quasi 150 anni di giornalismo e cultura.

Il Corriere è diventato ormai indispensabile a Milano e la identifica quasi come la Scala, la  Galleria o addirittura il Duomo.

Ma perché è così importante restare informati su quello che ci circonda?

Oggi più che mai bisogna essere preparati su cosa accade a livello nazionale e internazionale: viviamo in un’era in cui la disinformazione dilaga e l’ignoranza è sempre più diffusa, soprattutto tra i  giovani che – ammaliati dalla potenza di Internet – non si informano più come un tempo.

Ormai informarsi sembra diventato più un mito che qualcosa di comune…

Informandosi si riesce a sviluppare un senso critico che permette di avere propri pensieri e di non seguire per forza la massa.

Di fatto il globo viaggia sempre più velocemente ed è importante non rimanere indietro.

Ciò significa allargare i propri confini e allontanarsi dalla propria zona sicura, specificamente, comprendere le dinamiche internazionali è una fondamentale chiave di lettura della contemporaneità, che consente di superare, non solo le barriere geografiche, ma anche quelle ideologiche e politiche, che separano i popoli e gli Stati tra di loro.

Chi vuol essere giornalista?

Al liceo “D’Oria” due ore a tu per tu con il caporedattore de “La Repubblica” di Genova.

di Eleonora Gatti, Giorgia Tucci e Giovanni Catelani, 2D

Il caporedattore de “La Repubblica”, Luigi Pastore, ha incontrato il 16 Novembre 2022 gli studenti delle seconde dell’indirizzo Umanistico del liceo classico Andrea D’oria di Genova, per raccontare loro come è cambiato il mestiere del giornalista rispetto al passato.

Per prima cosa Pastore ha spiegato lo “scheletro” generale del giornale. 

Il primo punto affrontato è stata la differenza tra soft news e hard news. Come suggeriscono i termini stessi, le prime sono notizie “leggere”, quindi meno impegnative da leggere, che si occupano di temi come rubriche di cucina o di costume.

Al contrario, le hard news sono articoli, ad esempio di cronaca nera, che colpiscono l’emotività del lettore e per questo sono poste in primo piano sia nel giornale cartaceo che in quello digitale.

Questa suddivisone stabilisce una gerarchia delle notizie.

Il giornale cartaceo ha la sua specifica suddivisione: le notizie cambiano ogni tre o quattro pagine, a seconda dell’importanza, perché il lettore si aspetta approfondimenti e spiegazioni su ciascun tema.  Queste notizie sono dette “monografiche”.

Diversamente la particolarità del quotidiano online è data dalla sua scansione di lettura verticale che si suddivide in “blocchi”, riguardanti diversi temi. 

Ad esempio, su “La Repubblica” si trova “Green and blue”, importante raccolta di articoli riguardanti clima, inquinamento, riscaldamento globale, fonti alternative che riporta le azioni di aziende che si stanno convertendo alla sostenibilità.

Il giornalista ha poi spiegato che,  diversamente dal passato, negli ultimi anni la comunicazione delle notizie avviene principalmente via web, dove si trovano molti siti, di diverso genere, che trattano la stessa notizia, alcuni più autorevoli, altri meno. 

Il compito del lettore è riuscire a distinguere quali siti web siano i più affidabili e su quali si possa riporre fiducia.

Luigi Pastore ritiene più autorevole un sito che pubblica notizie selezionate e brevi, ma che vengono poi approfondite sul cartaceo il giorno seguente. Infatti, la pubblicazione online è istantanea e non modificabile perché rimarrà per sempre nella memoria storica, a differenza del cartaceo.

Bisogna, di conseguenza, riflettere maggiormente sui contenuti prima della loro pubblicazione. 

Tramite i mezzi tecnologici, i giornalisti ottengono facilmente molte notizie in breve tempo, ma è più difficoltosa la scelta di quali approfondire.

L’ANSA è la principale agenzia di stampa da dove vengono prese le notizie, infatti, garantisce la loro verificabilità.

L’altro metodo di ricerca delle fonti, è rimasto il più antico, nonché il più affidabile, è quello in prima persona, ovvero, quando è possibile, constatare l’accaduto direttamente con i propri occhi. 

Un’altra evoluzione di questo mestiere sono i tempi di produzione che, anni fa, erano più dilatati perché la notizia doveva uscire solo sul cartaceo, così si aveva il tempo di rileggere e correggere fino a tarda sera. Ora, essendo le notizie principalmente divulgate online, bisogna essere rapidi, ma non per questo meno seri, ci ricorda Pastore.

Un’ultima differenza affrontata è quella degli orari del lavoro: un tempo il giornale veniva “chiuso” a mezzanotte, di conseguenza i giornalisti iniziavano a lavorare di pomeriggio e finivano a tarda sera, mentre oggi si comincia a postare le notizie già la mattina presto, quando le persone vanno al lavoro o a scuola. Il vantaggio di avere un sito è che se accade qualcosa durante la sera, o di notte, la notizia può immediatamente essere postata.

Visto l’incalzante avanzamento della tecnologia, gli studenti si sono però chiesti:

“Come sarà questo mestiere nel futuro?”

Pastore ritiene che non si possa prevedere il destino dei quotidiani cartacei con certezza, anche se ormai solo una minima parte di popolazione si reca nelle edicole dal momento che la maggior parte delle notizie vengono lette sul web. Ma dagli Stati Uniti arrivano segnali incoraggianti che vedono la carta stampata prendersi la rivincita sul digitale con un fenomeno in controtendenza.

Nonostante ciò, il consiglio alle generazioni future di giornalisti, è quello di aprirsi a tutte le forme di comunicazione, perché in un mestiere in continua evoluzione come questo, è importante avere competenze multimediali ma soprattutto mantenere il coinvolgimento e la curiosità, doti che spingono centinaia di giovani a scegliere una professione come questa.