La lunga notte della cultura

di Aurora Borriello, Alessia Grandicelli e Linda Manni, 1B

Venerdì 5 maggio si è tenuta nel nostro liceo la Notte Nazionale del Liceo Classico. Il tema della serata era la guerra. Nella prima parte le esibizioni hanno avuto la funzione di suscitare nel pubblico  la consapevolezza dell’orrore e della disperazione che accompagnano ogni guerra.  Viceversa nella seconda parte sono prevalsi sentimenti come la speranza e tutte le emozioni che si provano dopo un periodo di instabilità come quello della guerra.

 

Verso le 18:45 Federico Davini, studente di 4B si è esibito in una “improvvisazione” ispirata al brano di   John Cage “4 minuti e 33 secondi”. Lo schermo nero e i rumori di guerra in sottofondo, mentre Davini simulava una performance al piano.  hanno saputo far immergere il pubblico in un’atmosfera di tensione e paura.

In seguito Beatrice Papei, recentemente nominata Alfiere della Repubblica per la sua opera di divulgazione delle testimonianze sulla Shoah ha recitato il “Monologo del grande dittatore” di Charlie Chaplin tratto dal film uscito negli Stati Uniti nel 1940, durante la seconda guerra mondiale.

Il tema principale è quello dell’ascesa del nazismo e degli effetti che ha provocato sulle persone. Chaplin prese ispirazione da eventi realmente accaduti documentandosi tramite i giornali. Inoltre abbiamo chiesto ad alcune persone del pubblico la loro opinione sul pezzo; hanno dichiarato di essere rimaste affascinate dall’argomento grazie alle frasi toccanti e alla bravura della recitazione.

Come ha dichiarato Beatrice Papei è importante parlare di temi come la guerra perché ciò che sta succedendo in molte parti del mondo, non solo in Russia e in Ucraina, ci fa capire come possa riaccadere tutto di nuovo. Conoscere la storia ci aiuta a non fare più gli stessi errori o a farli con “consapevolezza”.

I ragazzi di 5°F hanno recitato  “La primavera hitleriana”, una poesia di Eugenio Montale tratta da “La Bufera”.  Nella breve introduzione hanno raccontato come la poesia abbia preso spunto dalla visita di Hitler a Firenze nel 1938. La poesia invoca la donna girasole, cioè Irma Brandeis rappresentata come la donna che custodisce i valori di cultura e civiltà che il nazismo insidia e che è costretta a fuggire dall’Italia a causa delle leggi razziali promulgate sotto il fascismo. Alcuni versi della poesia, con l’evocazione della trasformazione di Clizia in girasole richiamano alcune celebri immagini dell’autore latino Ovidio.

File:Palazzo della Meridiana Salone Cambiaso Affresco Ulisse.JPG - Wikipedia

Dopo l’esecuzione musicale di “Zombie” dei Cranberries da parte di tre studenti del nostro liceo, alcuni ragazzi hanno messo in scena il quadro “Ulisse saetta i Proci con l’aiuto di Minerva e di Telemaco” del pittore Luca Cambiaso, esposto a Palazzo della Meridiana. Il dipinto rappresenta la vendetta di Ulisse contro i pretendenti di Penelope che si stavano impossessando dei beni dell’eroe greco.

 

 

Poco dopo il pubblico ha potuto assistere all’esecuzione di “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta e Fabrizio Moro cantata da Lorenzo Manenti.

Terminata la canzone la studentessa Halima Ouanane ha letto davanti ai presenti alcune poesie.

La prima parte della serata si è conclusa le esibizioni musicali: notevoli in particolare Due vite” di Mengoni cantata da Alessia Garbugino, che parteciperà anche al Genvision con la canzone di Elodie “Vertigine”, e alcune rappresentazioni al pianoforte.

Le esibizioni della prima parte della serata hanno contribuito ad aumentare la curiosità del pubblico nei confronti di argomenti delicati come la guerra, di cui non si parla mai troppo, facendo sì che i presenti si emozionassero e divertissero nonostante la tristezza del tema trattato.

La tormentata notte di Medea chiude la serata.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Amore, passione, presagio di guerra e morte nella recitazione del passo delle Argonautiche.

di Vittoria Marfella, Anna Moscatelli e Lucia Riggio, classe 2B

Il  filo conduttore della “Notte” di quest’anno  era  il tema della guerra, anche in relazione alle notizie di cronaca dell’ultimo anno. Tutte le esibizioni si sono quindi svolte con attinenza a questo tema. Dopo molti spettacoli, letture e monologhi, la serata si è conclusa con la lettura in greco di un passo delle “Argonautiche” di Apollonio Rodio, il poema epico di età ellenistica che racconta il viaggio dell’eroe Giasone e degli Argonauti per recuperare il Vello d’oro in Colchide e la relazione tra Giasone e la principessa Medea.

In particolare gli studenti  hanno letto il passo riguardante la lunga e tormentata notte di Medea, prima di decidere se rimanere fedele alla patria e alla famiglia o se tradire i propri affetti per amore del giovane straniero.

Una studentessa, Halima Ouanane rappresentava Medea, mentre il nostro rappresentante d’istituto  Leonardo Pibiri accompagnava la lettura in greco con la traduzione in italiano.

E’ la notte in cui Medea vive il contrasto lancinante fra il senso del pudore (αἰδώς) e il desiderio amoroso (ἵμερος). Medea dorme profondamente ed è turbata da sogni terribili e rivelatori, ma ormai al rispetto dei genitori e della patria  ella senza esitare antepone l’amore per i giovane straniero.
In chiusura della Notte un’esibizione quindi che, dal tema della guerra si allarga a quello dell’amore e della morte e abbraccia diversi aspetti della formazione classica, dalle lingue antiche, alla letteratura, all’arte espressiva. 

Interpretazione delle ”Argonautiche”

“La  caduta dei giganti”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Edoardo Malfettani e Pietro Speroni, 1B

Nella serata di venerdì  5 maggio al liceo classico Andrea D’Oria di Genova, come in tutti i licei classici d’Italia, si è svolta “La notte nazionale dei licei classici” durante la quale gli studenti del liceo si sono esibiti con recitazioni, interpretazioni, canzoni e letture di poesie o di passi di poemi omerici.

Nell’aula della classe 2C le ragazze di 4C, 4H e 4I hanno esposto una presentazione di storia dell’arte riguardante gli affreschi di alcune dimore nobiliari  di Genova, che hanno portato a far comprendere e ammirare di più il patrimonio artistico del capoluogo ligure.

Le studentesse hanno raccontato la loro esperienza all’interno dei palazzi di Genova e la decisione di  collegare mito e arte per rispettare il tema della “notte bianca” ovvero la guerra.

Le tre classi si sono concentrate principalmente su tre affreschi: “La caduta dei giganti”, da cui ha preso il nome la presentazione, “La battaglia di Ercole contro le amazzoni” e “Apollo che saetta i Greci”.

Il tema della “Caduta dei giganti” oltre ad essere presente a Genova nel Palazzo del Principe è presente anche a Mantova, a palazzo Tè. I due affreschi sono stati dipinti nella stessa epoca da due autori diversi: l’affresco di Genova era stato affidato a Perin del Vaga, mentre quello di Mantova a Giulio Romano.

Quest’opera illustra la fase finale dello scontro tra giganti e divinità, quando i Titani vengono scacciati dal Monte Olimpo dai fulmini di Zeus. I due affreschi rappresentano la stessa vicenda in modo diverso: l’opera di Giulio Romano è esclusivamente manierista e rappresenta meglio la storia, mentre quello di Perin del Vaga si concentra esclusivamente sul momento della caduta.

L’opera di Palazzo Tè è un riferimento alla caduta di Roma, mentre l’interpretazione dell’affresco genovese può avere più varianti: la prima vedrebbe Carlo V nelle vesti di Zeus e, la seconda Andrea D’Oria nelle vesti del Dio greco .

La seconda opera presentata si trova nel palazzo della Prefettura, il Palazzo D’Oria-Spinola, affrescato per volontà di Antonio D’Oria, fratello di Andrea. Questo affresco raffigura Ercole che combatte con una clava contro le Amazzoni, un popolo di donne guerriere.

 

“Apollo che saetta i greci” è un affresco che rappresenta una scena dell’Iliade di Omero, l’affresco è rappresentato in una stanza del palazzo della Prefettura. Il dipinto era stato realizzato dal monegliese Luigi Cambiaso.

Le ragazze, al termine della loro relazione, hanno sottolineato quanto abbiano apprezzato l’opportunità di ammirare questi affreschi. Al di là delle competenze specifiche, infatti, hanno trasmesso il loro entusiasmo per l’arte e l’emozione provata nell’immergersi nello studio e nell’osservazione di questi capolavori.

L’orrore della guerra e il desiderio di pace nelle poesie degli studenti del Liceo D’Oria.

 di Simone Zaccarini, 1B 

Il 5 Maggio  2023 presso il Liceo Classico A. D’Oria, si è tenuta la Notte Nazionale del Liceo classico durante la quale si è svolto anche  un concorso poetico.

Il concorso si è tenuto nell’aula utilizzata dalla 3B, al pianterreno. La classe era stata sistemata in modo da avere i banchi disposti in fila lungo le pareti e le poesie incorniciate erano appese ai muri. Tutte le poesie erano inerenti agli orrori della guerra.

Tra le venti poesie in gara, si evidenziava “Verrà un giorno” di Ginevra Venturi. In questo componimento l’autrice sposta l’attenzione sullo stato d’animo delle famiglie coinvolte in una guerra, in cui madri e padri non vogliono soltanto sognare la libertà per loro e per i loro figli, ma sognano un mondo senza il rumore delle bombe, senza la distruzione e la desolazione che queste portano. Infine l’autrice  auspica l’arrivo della pace che porterà prosperità sulle macerie e non più morte e lacrime, ma amore, speranza e libertà.

 Verrà un giorno

Come vorrebbero i bambini avere il pane

Come vorrebbero le madri poterli sfamare

Come vorrebbero i padri non dover loro asciugare le lacrime

Come vorrebbero la notte sognare la libertà.

Bramano un mondo silenzioso,

Senza ceneri e detriti.

Verrà un giorno in cui una nuova luce 

Illuminerà le strade

E lì, sulle antiche macerie, cresceranno erba e fiori, 

prosperità.

Non più morte e lacrime, 

ma amore, speranza e libertà.

 

Tra tutte le poesie, colpisce l’attenzione anche “La guerra degli scacchi” di Elisa Schena.  Questa poesia parla della guerra attraverso il linguaggio degli scacchi. Nelle prime righe viene detto che se non ci fosse la pace, il mondo sarebbe un’enorme scacchiera abitata da impotenti pedine, in cui il genere umano vivrebbe sempre con l’ansia di un re in scacco.

Si  racconta poi come sarebbe il mondo senza la guerra:  la partita sarebbe in un perenne stallo, con il timore di una brusca mossa, dove nessun pedone sarebbe forzato dal re ad avanzare con la paura di ritrovarsi un arrocco alle spalle. Infine l’autrice conclude con una riflessione nella quale afferma che se ci fosse la pace, la scacchiera sarebbe abitata da pedine coscienti delle proprie mosse, munite di consapevolezza della partita.

 La guerra degli scacchi

Se non ci fosse la pace

Il mondo sarebbe una grande

scacchiera popolata da inermi pedine

Se non ci fosse la pace

l’umanità vivrebbe la struggente tensione 

di un re in scacco

Se non ci fosse la guerra 

la partita sarebbe in stallo

segnata dalla paura di una mossa repentina

Se non ci fosse la guerra

nessun pedone sarebbe costretto ad avanzare

temendo un arrocco alle proprie spalle

Se ci fosse la pace 

la scacchiera sarebbe popolata da consapevoli

pedine armate di cognizione della partita.  

  

  

Inno alla Pace al Liceo D’Oria durante la Notte Nazionale del Liceo Classico

Di Isabella Manni, Emma Riciputi e Linda Simonotto, classe 1B

La sera del 5 maggio 2023 si è aperta la IX edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico. Dalle  18:00 alle 23:00 nell’Aula Magna e nelle classi del  Liceo Andrea D’Oria, così come in altre centinaia di licei italiani si sono susseguite rappresentazioni teatrali, canzoni e poesie.

La prima esibizione canora della serata è stata eseguita da Giulia Corona di 4 B che ha portato il brano “La guerra di Piero” di Fabrizio De Andrè. Questo brano richiama il tema annunciato per la nona edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, ovvero la guerra. Come dichiarato dall’autore il significato di questa canzone è una vera e propria critica alla guerra e alle sue atrocità. L’ispirazione per questa canzone venne a De André dallo zio, sopravvissuto del campo di concentramento durante la Seconda guerra mondiale.

Successivamente la serata è proseguita con una denuncia alla guerra da parte dei ragazzi di 1 F che hanno rappresentato, attraverso alcuni monologhi, diverse scene e situazioni che sono realmente accadute durante conflitti recenti o meno. La prima rappresentazione è stata messa in atto da parte di tre alunni che hanno declamato alcuni aforismi e  frasi riguardanti la guerra pronunciati nel corso della storia da diversi personaggi famosi, tra cui Cicerone, Annibale ma anche da personaggi più recenti come Martin Luther King e J.F. Kennedy. Una delle frasi che più ha fatto riflettere chi ascoltava è stata pronunciata da Papa Francesco: “Ogni guerra lascia il mondo peggio di come l’ha trovato”. Al termine della piéce teatrale “La guerra è guerra” è stata recitata una poesia sulla luna, la “Luna di Kiev” di Gianni Rodari, simbolo di speranza per chi la guarda da un paese tormentato dalla guerra.

In seguito il pubblico ha assistito a un monologo sulla Shoah: “Canto del popolo Yiddish messo a morte”.

Abbiamo intervistato l’alunna della classe 4F del D’Oria, Beatrice Papei Allori, recentemente insignita dell’onorificenza di “Alfiere della Repubblica” dal presidente Mattarella proprio per il suo impegno nella divulgazione della Shoah, che ha recitato un intenso monologo sulla vita degli ebrei del ghetto, raccontando scene di vita quotidiana in Via Mila, nel Ghetto, durante il periodo della Germania Nazista.

 

“Come hai ribadito anche tu, sei stata nominata alfiere della Repubblica dal presidente Mattarella. Cosa hai provato quando hai ricevuto la notizia che avresti di questo incarico importante?”

“Ho ricevuto la notizia da mia madre mentre ero a scuola e non potevo dirlo a nessuno. Le sensazioni che ho provato in quel momento sono indescrivibili: non riuscivo a smettere di tremare.

 

“Sappiamo che ti sei dedicata molto anche in campo letterario e teatrale alla Shoah; hai avuto ispirazione da qualcuno oppure la passione per ricordare ciò che è accaduto ti è venuta dal cuore?”

“Direi che mi è venuta dal cuore, anche perché durante l’estate tra la prima e la seconda media mi sono dedicata alla lettura di testimonianze di sopravvissuti ai campi di concentramento che mi hanno colpito molto, e in seguito ho voluto approfondire l’argomento.

“E’ una domanda forse un po’ scontata:  perché è importante ricordare ciò che è accaduto nel passato?”

“E’ essenziale ricordare il passato per far sì che non si ripetano gli stessi errori. Come possiamo vedere oggi, il pericolo è sempre alle porte e può arrivare in qualsiasi momento, ed è per questo che bisogna farsi trovare pronti. Bisogna sapere cos’è successo perché la conoscenza storica può portare le persone a non commettere gli stessi errori o a commetterli, ma con consapevolezza.”

La lettura delle Argonautiche di Apollonio Rodio conclude la serata del 5 Maggio 2023

di Alice Moretti e Carlotta Berni di 1B

Il 5 maggio 2023 si è svolta la Notte Nazionale del Liceo Classico, ovvero una serata che ha come finalità la promozione della cultura classica, in particolare quella greca e latina. Le attività svolte durante la serata sono diverse come la lettura di poesie, la rappresentazione di scenette teatrali, l’esposizione di svariate mostre e la riproduzione di brani musicali.
La serata al liceo Doria si è conclusa con la lettura di alcuni versi del libro III delle Argonautiche di Apollonio Rodio. Questa lettura non è stata svolta solo al liceo Doria, infatti si è deciso di leggerla in tutte le scuole che partecipavano all’evento.

La scelta del passo delle Argonautiche era in linea con il tema della guerra e della pace, a cui la serata era dedicata. Un argomento molto toccante e attuale a causa delle diverse guerre che si stanno svolgendo al giorno d’oggi. Nelle Argonautiche il tema della guerra è centrale  a causa delle battaglie che Giasone e gli Argonauti dovranno affrontare per ottenere il Vello d’oro in Colchide. L’esposizione è stata effettuata sia in lingua originale, ovvero in greco, che in italiano per trasmettere meglio il messaggio a tutti i presenti. 

Medea

Il passo ritrae Medea nella notte prima della sfida imposta da Eeta a Giasone, durante la quale la ragazza è tormentata da un sogno angosciante. Lei immagina che Giasone non voglia solo sfruttarla per ottenere il vello d’oro, ma per farla sua sposa una volta tornato in Grecia. La fanciulla, una volta sveglia, nega il suo amore e non sa se aiutare Giasone, e perciò tradire la sua famiglia, o se uccidersi. Ma mentre sceglie il veleno per togliersi la vita, dentro di lei nasce una paura irrefrenabile dell’Ade. Dopodiché ella prepara delle pozioni per aiutare Giasone. Questa lettura si può collegare al tema della Notte Nazionale del Liceo Classico perché, dovunque passi, dalla guerra in ogni sua forma scaturiscono tradimenti, sofferenze e dolori. 

 

 

Per non dimenticare la follia atomica

Heisenberg e Bohr, la seconda guerra mondiale e l’atomica nazista

Di Chiara Bottino, Eleonora Capone e Anna Cugurra 1B

Il 5 Maggio del 2023, in tutti i Licei Classici d’Italia, si è svolta la nona edizione della “Notte Nazionale del Liceo Classico”, un’iniziativa che propone al pubblico eventi di tipo culturale, tra cui letture animate, performance, arti visive, letture di poesie, musica e presentazioni. Nelle aule del Liceo Classico Andrea D’Oria alcuni alunni hanno presentato diversi progetti. Il tema proposto su scala nazionale era quello della guerra: abbiamo deciso di approfondire la presentazione di Agnese Dighero e Lucia Ciberti, due studentesse della classe 3F, che hanno esposto la loro ricerca riguardante Heisenberg e Bohr. 

Ricordiamo i loro nomi per essere stati due dei più grandi fisici nel secolo delle grandi guerre, il Novecento. I due scienziati ricevettero i premi Nobel per la fisica: nel 1922 Bohr per le scoperte sulla struttura dell’atomo e nel 1932 Heisenberg per gli studi sulla meccanica quantistica. 

Bohr fu un’insegnante di Heisenberg, ma non solo, i due erano legati da una particolare amicizia, che durante la guerra dovette lasciare spazio alla rivalità politica, poiché Bohr, dalla Danimarca, decise di trasferirsi in America a causa dell’antisemitismo. In America decise di collaborare alla costruzione delle due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

Heisenberg, che aveva approfondito gli studi sull’atomica di Bohr, viveva nella Germania nazista, il suo obbiettivo era quello di progettare la bomba atomica, ma non ci riuscì a causa delle scarse risorse, anche di tipo economico. 

Nel 2002, un’intervista all’unico testimone in vita che partecipò alla costruzione incompiuta della bomba atomica tedesca, Carl Friedric Von Weizsäcker, ha permesso di capire che la progettazione dell’arma atomica era effettivamente possibile.

Nel corso della loro amicizia, Heisenberg e Bohr si scambiarono diverse lettere, ma allo scoppio della guerra interruppero il loro rapporto epistolare, a causa della rivalità politica. 

Un piano impensabile, ideato e attuato dagli americani, per portare allo scoperto gli studi sulla fissione nucleare e sulla realizzazione della bomba atomica tedesca, fece sì che il 3 Maggio 1945, dieci tra i maggiori scienziati tedeschi fossero rapiti e fatti prigionieri per sei mesi in una villa nella campagna inglese chiamata “Farm Hall”. All’interno della villa erano nascosti dei microfoni, che registrarono tutte le conversazioni tra gli scienziati. Recentemente una parte di questi discorsi è stata resa pubblica.

Dopo aver partecipato alla presentazione delle due ragazze di 3F, abbiamo posto loro alcune domande sulla progettazione dell’attività da loro svolta e sulle loro opinioni riguardo all’evento e all’attualità.    

“Siete soddisfatte del lavoro che avete esposto?”  

Lucia: “Sì, siamo molto soddisfatte, è stato molto bello lavorare tra di noi, ci siamo aiutate e abbiamo studiato i materiali insieme, siamo molto felici di questo”

Agnese: “Mi reputo molto soddisfatta, non mi sarei aspettata che andasse così bene”

“In prima superiore avreste mai detto di arrivare in terza e produrre un lavoro di questo genere?” 

Lucia: “Non credo, soprattutto perché ho scelto il percorso dell’artistico espressivo, pensavo magari che avrei fatto qualcosa di più teatrale, ma ho capito che gli interessi mutano e sono molto felice di essermi appassionata alla scienza” .

Agnese: “Assolutamente no, per due motivi: il primo è che in prima superiore di scienze andavo male e non avrei mai pensato in seconda di scoprire questa mia innata passione per la chimica e per la biologia, il secondo è perché non ero molto estroversa e “lanciata”, quindi non mi sarei mai esposta davanti a tanta gente”

“Avete delle considerazioni generali sulla “Notte del Liceo classico” di quest’anno?”  

Lucia: “Io non sono mai venuta purtroppo alla “notte bianca”, questa è la prima volta che partecipo e sicuramente mi ha fatto molto piacere: c’è un bel clima in tutta la scuola”

Agnese: “Io avevo già partecipato l’anno scorso, sempre per presentare un progetto della nostra classe, e mi piace tutti gli anni questo ambiente in cui gli studenti si trovano tutti insieme e ognuno rappresenta la propria sezione e le proprie passioni”

“Perché vi siete appassionate alla scienza?” 

Lucia: “Credo che anche i nostri professori ci abbiano sicuramente aiutato. Se una materia è spiegata bene, è più facile appassionarsi; in generale sono argomenti importanti che ci fanno capire come è fatto il mondo che ci circonda e in qualche modo rispondono a tante domande” 

Agnese: “Io mi ricordo una lezione che verteva sulla mitosi e la meiosi in seconda, lì ho scoperto la mia passione per la scienza, proprio attraverso la riproduzione delle cellule”

“Cosa pensate della guerra?” 

Lucia: “Reputo la guerra un crimine contro l’umanità e credo che sia triste vedere l’uomo che non impara mai dai propri errori e assistere a queste continue guerre, non solo in Ucraina” .

Agnese: “Sì, sono d’accordo, soprattutto perché la guerra viene vista come se fosse un combattimento tra territori, quando in realtà la guerra è tra esseri umani”

“Cosa  pensate invece di quei conflitti di cui ormai non si sente più parlare?”

Lucia: “Il fatto che ci sono guerre, la cui esistenza è di poco conto per fare notizia, è davvero brutto: sembra che non ci sia solidarietà  tra esseri umani”

Agnese: “Penso sia terribile che alcune guerre che vanno avanti da tempo vengono “normalizzate”, temo che anche nel caso in cui la guerra in Ucraina dovesse andare avanti per molto tempo ancora,  succederanno eventi altrettanto terribili”

Abbiamo chiesto a due spettatori, studenti di prima superiore, Giovanni e Annalisa, cosa  pensassero della “Notte bianca” e del progetto su Heisenberg e Bohr.

Entrambi erano entusiasti dell’esperienza: hanno apprezzato molto la presentazione delle ragazze di 3F, ben esposta, nonostante la tematica fosse ardua.

Abbiamo inoltre posto alcune domande al Professore Walter Bennucci, che ha assistito alla presentazione.

”Cosa  pensa della Notte Bianca?”

“Mi sembra una bellissima iniziativa  che non solo valorizza i talenti presenti nella nostra scuola, ma la apre alla città e la mette in rete con gli altri Licei Classici genovesi ed italiani”

“E’ soddisfatto di come l’evento è stato organizzato?”

”Il grande impegno che i nostri studenti dedicano alla buona realizzazione della serata, sia per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, sia per quelli delle molteplici performance musicali e teatrali, ci riempie di orgoglio. Un pensiero ed un ringraziamento va ovviamente ai numerosi docenti che hanno aiutato le studentesse e gli studenti e che, spronati solo dalla passione per il proprio lavoro, hanno dedicato tempo e fatica alla buona riuscita della serata.”

Crediti foto: profilo Twitter @DoriaNotte

“Cosa  pensa riguardo al lavoro delle studentesse di 3F su Heisenberg e Bohr?”

“L’idea di Agnese e Lucia di portare in scena il rapporto tra i due genii della fisica, Bohr e Heisenberg, nasce da una loro passione personale per le materie scientifiche, ma non si ferma qui. Il loro interesse anche per ciò che risiede nell’animo umano le ha portate ad esaminare diverso materiale epistolare, recentemente reso pubblico, che i due premi Nobel si sono scambiati durante il primo dopo guerra e che testimoniano che la loro esistenza fu segnata dalle scelte fatte durante quel terribile periodo per l’umanità che fu la Seconda Guerra Mondiale. Un’amicizia, se pur fraterna, può vacillare di fronte a due scelte così opposte  e cioè mettere il proprio sapere al servizio degli alleati o del Terzo Reich, ma alla fine sembra che con l’affievolirsi del tuono delle armi, arrivi forse una riconciliazione.”     

Dalla desolazione alla speranza: il messaggio della 5F per la notte bianca del liceo classico

Di Francesco Repetto e Giovanni Porceddu, 1B

 

Durante la IX edizione della notte nazionale dei licei classici il Liceo D’Oria di Genova ha ospitato diversi spettacoli e approfondimenti sul tema della guerra, scelto come filone conduttore dell’evento. Nella seconda parte di serata la classe 5F ha letto delle poesie di Ungaretti e di Pasolini: “Sono una creatura”, “San Martino del Carso”, “Veglia”, “Fratelli”, “Soldati” e “La Resistenza e la sua luce”.

La classe ha voluto mettere in evidenza la desolazione della guerra raccontata dal poeta soldato e la speranza di una pace raccontata da Pasolini.

Ungaretti racconta in prima persona l’orrore della guerra sottolineandone la desolazione e il dolore, descritti nella poesia “San Martino del Carso”, in cui rappresenta un paesino abbandonato a causa della guerra e lo paragona al suo cuore, vuoto e straziato per la perdita dei compagni.

 
“Di queste case                                             
non è rimasto
che qualche
brandello di muro                                     
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato”     

Lo stile di Pasolini nel raccontare la guerra si differenzia molto da quello di Ungaretti. “La Resistenza e la sua luce” è contraddistinta da un tono speranzoso e da un verso ricorrente: “…ed era pura luce”. La luce di cui parla è la luce della liberazione, della pace. La luce sono i partigiani, nell’oscurità della guerra. La luce poi si trasforma in un’alba incerta, un’alba dopo una lunga notte, un faro per un popolo in balìa della tempesta che è la guerra, come recita un canto partigiano: “il sol dell’avvenir”. Sole che per Pasolini rappresenta la giustizia.  Nemmeno un poeta del suo calibro riesce a trovare le parole per descriverla e definirla, ma riesce solamente ad esternare il desiderio proprio e di tutti gli italiani di ritrovarla.

 
“…Quella luce era speranza di giustizia
non sapevo quale: la Giustizia.”

 

Dopo la lettura delle poesie la professoressa Raffaella Pansardi, che ha diretto e aiutato i ragazzi nell’organizzare l’esposizione, ci ha concesso una breve intervista.

 

“Quali sono i messaggi che vogliono trasmettere queste poesie?”

“Ungaretti è stato il poeta soldato e ha descritto la terribilità della guerra. Eppure, è riuscito a resistere alla violenza tramite la fratellanza. Il messaggio che ci vuole dare ancora oggi è quello di restare tutti uniti per la speranza.”

 

“Come possono essere sfruttati dalle nuove generazioni?”

“Queste poesie sono dei classici che vanno letti perché sono sempre attuali. Come scrive Calvino, i classici ci dicono sempre qualcosa di nuovo: ogni volta che li leggo ho delle sensazioni e ricevo dei messaggi nuovi.”

 

“I giovani di oggi percepiscono i fatti e i sentimenti descritti in queste poesie come vicini o lontani?”

“Queste poesie per i miei alunni sono belle e attuali anche perché questa scrittura è veramente vicina a noi, rispetto al complicato italiano di Dante e Petrarca e di tutti gli autori che hanno studiato prima di arrivare, in quinta, finalmente all’epoca moderna. I ragazzi hanno amato molto Ungaretti perché le sue poesie sono sempre nuove: ha la capacità di risemantizzare le parole e renderle di nuovo vitali.”

 

“Cosa si prova a trasmettere agli alunni questi insegnamenti e vedere una risposta del genere?”

“È una gioia incredibile vedere che ciò che ho amato passa nei miei ragazzi. Lo noto quando i loro occhi si illuminano. Anch’io frequentavo il D’Oria; ciò che la mia prof. Cesari mi ha insegnato lo riporto a loro rielaborandolo personalmente. Questo significa “tramandare con differenze” e questa tradizione è legata da un filo d’amore.”

 

 

 

 

Per non essere “indifferenti”: la testimonianza di Giordano Bruschi, partigiano “Giotto”

Pagine dell’Internazionalismo dalla Resistenza Europea alla Casa dello Studente.

Classi 1F (con il particolare contributo di Lia Lenoci) e 4G (con il particolare contributo di Marie Nai Fovino, Ginevra Sivori e Nicoleta Zamaru).

La locandina dell'iniziativa

Nella mattinata dello scorso 18 aprile, come altre classi del nostro Liceo (si veda l’articolo del 22 aprile 2023 La Casa dello Studente: la verità che ignoriamo di Vittoria Gandolfo, 2aB), ci siamo recati alla Casa dello Studente di Corso Gastaldi, Museo della Resistenza Europea, per partecipare a una delle iniziative organizzate dal Centro di documentazione Logos in collaborazione con altre associazioni (vedi locandina).

 

La Casa, inaugurata nel novembre del 1934 dal vice segretario del Partito Nazionale Fascista, come luogo di residenza “d’élite” per gli studenti universitari, il 2 ottobre del 1943 viene occupata dalle SS, che vi stabiliscono il proprio quartier generale, vi costruiscono quattro celle di reclusione “per gli arrestati in attesa di interrogatorio”, e ne adibiscono i sotterranei a luogo di tortura dei sospettati di attività “sovversive”, ossia di una qualsiasi collaborazione con la Resistenza.

Dopo la fine della guerra, questa “pagina” della storia della Casa fu fisicamente nascosta: l’accesso al “Sotterraneo dei tormenti” fu sigillato e murato, e le celle piastrellate e adibite a dispensa della mensa della Casa tornata all’originaria funzione di residenza studentesca. A “riscoprire” questa pagina furono gli studenti internazionalisti del “Comitato Direttivo della Casa dello Studente” nel 1972.

 

 

 

 

 

La scoperta delle celle e del “Sotterraneo dei tormenti” , Il Lavoro, 19 novembre 1972.

Oggi il sotterraneo e le celle ospitano una mostra permanente, pensata e allestita dal Centro di documentazione Logos con il patrocinio dell’ANPI di Genova, e sono stati adibiti a Museo della Resistenza Europea. Per una panoramica più ampia della storia della Casa e del Museo rimandiamo al già citato articolo della nostra compagna della classe 2B, che li ha visitati il 20 aprile.

 

Con questo articolo vorremmo condividere alcune delle nostre impressioni sulla visita e l’esperienza dell’incontro con uno dei protagonisti di questa pagina della storia, Giordano Bruschi, il partigiano “Giotto”, che, con una estrema lucidità e forza d’animo nonostante i suoi 98 anni, ci ha parlato della propria esperienza, ha riflettuto con noi sulla propria scelta e su quella di altri partigiani, e soprattutto ci ha stimolati a ragionare sull’attualità del messaggio lanciato da questi protagonisti del loro tempo alle successive generazioni.

Gli alunni della classe 4G con Giordano Bruschi, partigiano “Giotto” davanti alle celle.

Fra le altre testimonianze di combattenti, Giotto ci ha raccontato la storia della staffetta partigiana Stefanina Moro. Era una ragazza di soli 16 anni. Suo padre Ottavio le insegnò i valori tipicamente antifascisti di libertà, uguaglianza, solidarietà. Stefanina venne catturata a Cornigliano dai fascisti  e torturata, ma ha continuato a non parlare, pur di proteggere i propri compagni. Venne quindi portata alla Casa dello Studente, dove subì torture indicibili. Ormai moribonda, fu portata all’ospedale di Asti, dove muore il 9 ottobre 1944, a pochi giorni di distanza dal padre partigiano, anche lui ucciso mentre combatteva per la medesima causa.

Prima dell’incontro con il partigiano Giotto, i giovani volontari del Centro di documentazione Logos e GenovaSolidale ci hanno raccontato la storia dell’edificio e ci hanno poi fatto entrare 10 per volta nelle 4 celle che “ospitavano” le persone che attendevano di essere interrogate.

Ospitare in realtà non è il verbo adatto per descrivere la permanenza nelle celle perché la guida ci ha detto che in quelle stanzette di pochi metri quadri ci stavano in 10, e quelle persone non avevano neanche spazio per sedersi: quando siamo entrati dentro eravamo tutti stupiti che degli esseri umani abbiano potuto sopravvivere in quelle condizioni.

Sui muri delle celle c’erano scritte di speranza e ricordi per lasciare un segno e non morire nell’indifferenza, perché chi era recluso in quel luogo conosceva già il proprio tragico destino.

Infatti nelle celle le urla che provenivano dai sotterranei, dove i prigionieri venivano torturati, erano amplificate e molti rivelavano le informazioni anche prima di essere toccati per paura del dolore. Solo i più forti resistevano e non parlavano.

 

Il “Sotterraneo dei tormenti” con la mostra permanente.

Quando tutti hanno visitato le celle ci siamo spostati nel “Sotterraneo dei tormenti”, un luogo freddo e pieno di inquietudine. Lungo le pareti sono appesi pannelli su cui sono riportati i testi di alcune delle lettere scritte dai partigiani per i loro cari – nonostante la brutalità della situazione erano piene di speranza –, su altri pannelli invece sono riportate alcune testimonianze delle terribili cose che succedevano nel sotterraneo. 

Come ci spiega la guida, quando il  sotterraneo e le celle furono riportati alla luce si posero le basi per la creazione di un luogo di memoria, che non fosse dedicato solo alla Liguria o all’Italia ma che fosse dedicato ai movimenti di resistenza contro la barbarie sorti in tutta l’Europa in guerra. Proprio per questo nel 1974 la Casa dello Studente fu dedicata a Rudolf Seiffert, un operaio tedesco che organizzò nella fabbrica in cui lavorava un gruppo di resistenza contro il governo nazista e fu per questo ghigliottinato nel 1945. La volontà è quella di ricordare una pagina, spesso dimenticata ma essenziale, della resistenza e dell’internazionalismo in Europa: l’opposizione tedesca al nazismo, che solo tra il 1933 ed il 1939 portò alla reclusione nei campi di concentramento circa un milione di tedeschi. Lo spirito che anima questa scelta e il progetto stesso del Museo è il medesimo che emerge dalle lettere esposte: “… al momento di morire, proclamo che non porto alcun odio verso il popolo tedesco …” (lettera alla moglie di Misaak Manouchian, 38 anni – Francia); “… a guerra terminata, vi esprimo il mio ultimo desiderio: dovete adottare un orfano tedesco al mio posto.” (lettera ai genitori di Christian UlriK Hansen, 23 anni – Danimarca). 

La società odierna non ha ancora imparato dagli errori del passato, è ingiusta, non ha limite alla crudeltà, per questo bisogna ricordare.

La visita del figlio di Seiffert alla Casa dello Studente il 25 aprile del 2011.

Una testimonianza molto toccante è la lettera scritta da Seiffert poco prima della sua decapitazione: il figlio decise di donare una riproduzione dell’originale di questa lettera nel 2011 al Museo.

Ci ha molto colpito anche l’ultimo messaggio di Paul Camphin, 21 anni, francese, che scrive : “… non rimpiango nulla, solo di non aver fatto abbastanza; se dovessi ricominciare una seconda  vita, la ricomincerei simile alla prima …”.

 Ciò che si può notare leggendo i testi è l’orgoglio dei condannati: nonostante la morte imminente, essi erano felici di aver perseguito i propri ideali, di aver combattuto e di non essere rimasti “indifferenti”.

È questo il titolo di un articolo del 17 febbraio 1917 scritto da Antonio Gramsci ne “La città futura”, di cui ci ha parlato Giordano Bruschi. 

Proprio in questo articolo, Gramsci fu il primo a utilizzare il termine “partigiano” per identificarsi e per definire coloro che parteggiano, che fanno il proprio dovere e che si propongono di lottare per un cambiamento. Con il termine “indifferenti”, Gramsci definisce, invece, coloro che non schierandosi e rimanendo apparentemente neutrali non si assumono alcuna responsabilità e vogliono mostrarsi come eterni innocenti, ma di fatto, non agendo, contribuiscono alla conservazione delle contraddizioni del mondo in cui vivono.

Cosa c’è da sapere per salvare una vita.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Gloria Oppedisano, 2B

Nel 2022 il numero registrato di persone morte per omissione di soccorso, in caso d’incidente stradale, era di oltre 40 persone.  Il 21 aprile scorso gli studenti del secondo anno  del liceo Andrea D’Oria di Genova hanno avuto la possibilità  di seguire un corso di pronto soccorso svolto da una collaboratrice della Croce Rossa Italiana.

La prima certezza che abbiamo acquisito è che intervenire, pur sbagliando, è legalmente più giusto di non reagire affatto o  addirittura scappare.

Cosa c’è da sapere di fondamentale in caso di necessità di soccorso?

Innanzitutto gli organi principali sono tre e costituiscono “il triangolo della vita”. Sono i polmoni, il cuore e il cervello. Bisogna assicurarsi che questi continuino a funzionare regolarmente o la situazione si aggraverà.

Il primo gesto fondamentale ed estremamente semplice è quello di chiamare il 112, numero riconosciuto a livello europeo per la sicurezza. La centralina del 112 è geolocalizzata per aiutare i mezzi ad arrivare nel punto esatto in caso di confusione da parte del soccorritore. La  chiamata, a seconda dell’esigenza, verrà trasferita al numero specializzato in materia, come ad esempio il 118 per i problemi fisici. La chiamata  generalmente ha una lunga durata, almeno fino all’arrivo dell’ambulanza col personale medico. In città un’ambulanza ci deve mettere dai 5 agli 8 minuti per arrivare nel luogo richiesto, mentre per eccezioni di zone più isolate si va da un minimo di 12 ad un massimo di 18 minuti. Durante l’attesa dalla centralina arriveranno domande continue sul paziente: una delle prime sarà se le tre funzioni vitali, coscienza,  respiro e circolazione, sono mantenute ed in seguito alla risposta verranno fornite informazioni e consigli su come comportarsi.

I battiti cardiaci normali sono tra i 60 e i 70 al minuto, la coscienza è verificabile attraverso diversi stimoli rivolti al paziente come ad esempio chiamarlo per nome o procurargli un leggero dolore vedendo se reagisce, come un pizzicotto.

In caso di ostruzione delle vie aeree la prima cosa da fare è verificare se è parziale.  Bisogna evitare le pacche sulla schiena date senza un criterio perché rendono l’ ostruzione da parziale a totale. Le due manovre di soccorso sono le pacche sulla  schiena sulle scapole tenendo la persona ferma e la manovra di Heimlich.

Come si svolge la seconda manovra?

Bisogna mettere la mano meno forte delle due con il mignolo all’altezza  dell’ ombelico e l’indice sotto le costole, chiudere a pugno la mano più forte e infilarla nel buco rimasto tra l’altra mano e la pancia del paziente, successivamente bisogna muovere la mano a pugno come se si muovesse un cucchiaino, senza timore di far del male.

Se il soccorso viene prestato, la percentuale di riuscita è del 98%. Dopo 5 minuti in asfissia il cuore va in arresto cardiaco ed iniziano i primi danni fisici, dopo 10 minuti iniziano i primi danni irreversibili al cervello.

Cosa fare in caso di arresto cardiaco?

Innanzitutto il massaggio cardiaco è fondamentale e va fatto con una certa velocità. A livello internazionale sono state riconosciute due canzoni che hanno lo stesso ritmo che bisogna mantenere durante tale operazione: Staying alive e Baby shark.

Se il massaggio cardiaco non dovesse funzionare e vicino a noi trovassimo un defibrillatore potremmo usarlo, tutti possono usare un defibrillatore. Non è difficile come sembra, appena attivato il macchinario inizia a dare le indicazioni su cosa fare e rende tutto più semplice.

Un’altra manovra fondamentale è quella di GAS: Guardo, ascolto, sento.

La posizione più adatta per un soccorso è quella laterale.

In caso di attacco epilettico, invece, le cose che si possono fare per aiutare sono molte meno. Durante una crisi epilettica il cervello si spegne e tutto ciò non può essere fermato, tutto ciò che si può fare è allontanare ogni cosa pericolosa dal paziente e fare attenzione che non sbatta la testa contro qualcosa o che comunque non si faccia male.

L’ultima cosa da sapere è che in caso di un eventuale nostro malore, se ci trovassimo in mezzo a tanta gente, la richiesta di pronto soccorso riconosciuta internazionalmente è quella di alzare le braccia.

È importante soccorrere chi si trova in difficoltà , senza paura né imbarazzo, c’è sempre una buona percentuale di salvataggi riusciti ed è sicuramente meglio di non averci nemmeno provato.