di Maria Sole Venturino, 2B

Al giorno d’oggi molte persone sono vittime del fast fashion, del desiderio cioé di essere sempre alla moda e al passo con i tempi, anche rinunciando alla qualità di tagli e tesuti. Ma è davvero necessario comprare vestiti dalle grandi industrie per riuscire in questo intento? O ci sono molti altri metodi più sostenibili e meno dannosi per il nostro pianeta?

Il concetto di fast fashion, che è chiamato anche moda veloce, è caratterizzato da una produzione e un consumo molto rapidi con la realizzazione di capi di abbigliamento in grandi quantità e a basso costo, di conseguenza con un ciclo di vita molto breve. Le aziende creano nuove collezioni quasi ogni settimana e meno dell’1% dei vestiti vecchi viene riciclato.

Il fast fashion comporta a gravi impatti ambientali creando quindi inquinamento per il nostro pianeta. In questo modo fare shopping non si basa su bisogni reali, ma su una continua ricerca della novità, infatti molti dei vestiti prodotti da queste grandi industrie, anche se inizialmente possono sembrare entusiasmanti, in poco tempo perdono il loro fascino.

Proprio per questo l’obiettivo di abbandonare il fast fashion nasce dal desiderio di comprare vestiti che duri nel tempo, che non impattino sul pianeta e che siano creati con materiali di buona qualità, perché molti dei vestiti delle grandi industrie sono spesso in poliestere, cioé un materiale molto dannoso perché impiega diversi anni a decomporsi.

Lo slow fashion è la risposta 

Scegliere lo slow fashion significa comprare in modo più consapevole: per esempio recandosi nei negozi che rivendono vestiti di seconda mano, oppure in negozi vintage, dove si possono trovare moltissimi articoli differenti tra loro. Si può anche comprare su siti web che adottano pratiche più sostenibili, come per esempio  ECOALF, un marchio che propone alternative eco-friendly come l’uso di materiali riciclati. ECOALF propone inoltre un progetto innovativo e molto ambizioso: ovvero quello di recuperare i rifiuti marini del mare, con l’aiuto dei pescatori, e dargli una seconda vita. È un progetto nato in Spagna nel 2015, ma che ad oggi si è esteso a diversi paesi come Thailandia, Grecia, Italia, Francia ed Egitto. Oltre a dare una seconda vita ai rifiuti riescono anche a contribuire nella pulizia degli oceani. I rifiuti vengono recuperati, poiché rimangono incastrati nelle reti dei pescatori, vengono poi depositati e trasportati negli impianti appositi, in cui vengono convertiti in materiali riutilizzabili.

Questi sono solo alcuni degli esempi su come si possa fare shopping in modo più responsabile.

Se ognuno di noi mette in pratica diverse abitudini, come comprare solo ciò di cui si ha veramente bisogno, riciclare e riutilizzare i vestiti si riuscirà comunque ad avere un abbigliamento alla moda, preservando il pianeta.