Toga, martello e accuse pesantissime: l’uomo moderno è finito sotto processo nell’aula magna del liceo Andrea D’Oria in occasione della Notte nazionale del liceo classico.
di Marta Cordone, 1B
E’ stato rappresentato e messo in scena da alcuni studenti di quinta del liceo Andrea D’Oria un processo diretto all’uomo moderno, accusato dalla corte di aver perso tutti quei valori che nel corso della storia hanno reso degno di essere chiamato “uomo” un umano.
La messa in scena è iniziata dopo l’entrata del giudice vestito interamente come tale, interpretato da Francesco Crosio, uno dei rappresentanti d’istituto.
In scena c’erano il Giudice (Cronos), l’Etica nei panni dell’accusa, l’Umanità come imputato, e quattro testimoni: Polibio, Terenzio, una Studentessa contemporanea e l’Efficienza.
Il dibattito si apre discutendo sulla causa principale dell’accusa: la perdita del concetto di Humanitas, proveniente dall’antica Roma, particolarmente dal Circolo degli Scipioni.
L’Humanitas è il valore che distingue gli uomini dagli animali e rappresenta un traguardo per gli esseri umani.
L’accusa è semplice – dice l’Etica – l‘imputato ha tradito quel
patto. Ha barattato l’educazione dell’anima con il consumo delle merci; ha sostituito il dialogo con l’urlo e la riflessione con l’impulso. L’Umanità oggi corre velocissima, ma non sa più verso dove.
Terenzio sostiene che al giorno d’oggi si vive solamente per un like, ognuno ha dimenticato i valori che costituiscono un uomo, si cerca sempre di annientare l’altro per sentirsi superiori ad esso, dimenticando totalmente quel senso di fratellanza che un tempo costituiva ogni relazione.
Polibio, prigioniero greco a Roma, dice che l’imputato considera la storia uguale ad un filo vecchio da scordare, irrilevante per il presente. La storia in realtà è il nostro pane di tutti i giorni: noi viviamo grazie alla storia che ci ha insegnato a ricordare ogni avvenimento nel bene o nel male, per imparare a non commettere gli stessi errori.
L’umanità di oggi ritiene l’Humanitas un processo troppo lento ed inutile e afferma che perdendo questo valore, il progresso si è velocizzato talmente tanto che si potrebbe paragonare ad un macchinario, oppure ad una catena di montaggio.
Il fatto più grave è proprio questo, paragonare l’uomo con delle macchine, motivo per cui la pena sarà legata al tempo, bisogna rallentare per dare più tempo alla mente per pensare ed esercitare il proprio lato profondo.
Il discorso più significativo è stato fatto dalla Studentessa contemporanea del liceo classico che afferma che lo studio dei poemi antichi e la ricerca della sapienza, ritenuti inutili dall’Efficienza, sono in realtà i modi migliori per riscoprire l’umanità prima che diventasse così corrotta, attaccata al denaro, alla fretta e alla pigrizia.
Il rumore del martello provoca un immediato silenzio.
L’ Umanità è condannata per “amnesia spirituale” e la sua pena sarà tornare a scuola, riscoprire i libri e rallentare.
All’ultimo risuono del martello non sono mancati applausi scroscianti, simbolo dell’approvazione del discorso e della bravura dei ragazzi, che ci hanno ricordato perché il liceo classico esiste e ci sono riusciti bene.
