Reporter per un giorno. Al Salone OrientaMenti 2019 i protagonisti sono gli studenti.

OrientaMenti 2019 di Benedetta Vignolo e Bianca Lugaresi

Progetto ‘Reporter per un giorno’ in collaborazione con ASL3

Nella giornata di martedì 12 novembre durante il Salone dell’orientamento presso i Magazzini del Cotone,  i protagonisti erano loro: gli studenti frequentanti la terza media in cerca di un’ispirazione per trovare la scuola dove formarsi nei prossimi cinque anni.  Abbiamo posto loro alcune domande mentre visitavano gli stand delle diverse scuole superiori.

 

Vi siete recati al Salone con la scuola o autonomamente?

Giulia, 13 anni: ‘Sono venuta qui con la scuola per cercare di capire quale liceo fosse più adatto ai miei interessi.’

Matteo, 13: ‘Mi ha portato mia madre perché la scuola non organizzava un’uscita al Salone.’

Quali scuole superiori vi interessano maggiormente fra quelle osservate oggi?

Pietro, 12 anni: ‘Vorrei iscrivermi ad un istituto tecnico o professionale che abbia laboratori di informatica, pensavo al Giorgi o al Montale.’

Elisa, 13: ‘Mi piacerebbe seguire i percorsi di studio del liceo scientifico oppure di quello delle scienze umane, perciò ho visitato gli stand di King, Cassini e Pertini.’

Alessia, 12: ‘Ho ancora le idee un po’ confuse, devo decidere se iscrivermi al liceo linguistico Montale o al liceo classico D’Oria.’

Sapete cos’è l’ente ASL3 (azienda sanitaria locale) della Liguria? Siete a conoscenza del fatto che qui a OrientaMenti è presente un suo stand?

Matteo: ‘Conosco l’ASL, ma non sapevo ci fosse una postazione qui oggi.’

Elisa: ‘Sì, ci sono passata prima e mi hanno proposto di assistere ad una conferenza. È stata breve ma piacevole.’

Giulia: ‘Ho incontrato due ragazzi che mi hanno chiesto di compilare un rapido questionario per conto di ASL3 e mi hanno spiegato le principali attività dell’ente.’

Reporter per un giorno. Il Centro Giovani ASL3: la difficoltà di trovare le parole giuste.

di ALICE VASSALLO 2B

 

 

L’ASL3 è una struttura complessa che si articola in vari dipartimenti finalizzata alla promozione della tutela socio-sanitaria delle persone.
Sotto il dipartimento materno infantile opera il Centro Giovani che afferisce all’assistenza consultoriale di ASL3 ed è uno spazio di accoglienza dove i ragazzi dai 14 ai 21 anni possono trovare professionisti disponibili ad ascoltarli e a fornire consulenze con accesso libero e totalmente gratuito.

Le due sedi principali si trovano una a Carignano e l’altra all’interno del palazzo della salute alla Fiumara nella stanza 18 e gli operatori dei centri ricevono dal lunedì al giovedì dalle 14 alle 18, senza appuntamento.
Il centro rappresenta un opportunità per i giovani che magari non hanno ancora un problema vero e proprio ma che stanno attraversando una fase delicata della loro vita e trovano nel consultorio un ascolto e delle figure competenti che possono aiutarli a risolvere i loro dubbi oppure indirizzarli se invece si è di fronte ad un vero e proprio problema a servizi più specifici.

Ci si può rivolgere al Centro Giovani per visite ginecologiche, contraccezione e difficoltà psicologiche, per parlare di rapporti con amici, partner, famiglia o di scuola, sessualità, alimentazione e dipendenze.
All’interno del centro operano assistenti sanitarie, ostetriche, psicologhi, ginecologi, psichiatri e assistenti sociali.
Il Centro Giovani si occupa inoltre di varie attività come brevi consulenze ai genitori o ai professori e ospita uno spazio in cui gli stessi giovani organizzano e progettano il loro centro per aiutare ed ascoltare i loro coetanei.

Inoltre, dall’anno scorso, offre le proprie attività di formazione in house attraverso un percorso formativo ed uno di alternanza scuola-lavoro,entrambi accreditati dal Miur ed Alisa (Azienda Ligure Sanitaria).
Un altro lavoro del consultorio è quello di intermediario e di interfaccia agli altri servizi giovanili nel momento in cui si manifesta una problematica non risolvibile con un semplice colloquio (come i disturbi alimentari o le dipendenze).
Secondo quanto riferito dalle assistenti sanitarie Isabella Scopsi e Stefania Venuti, ascoltare quello che dicono i ragazzi non è mai semplice: si ha poco tempo per individuare la gravità del problema e decidere come agire al meglio trovando le parole giuste da dire.

Inoltre gli operatori svolgono un ruolo delicato anche in relazione al problema delle fake news proprio perché gli adolescenti si affidano ciecamente alle informazioni prese da internet, il più delle volte inaffidabili.
Un esempio concreto in merito a questa tematica ci viene riferito da Venuti stessa che racconta che una volta  una  ragazzz si è recata al centro in compagnia del proprio ragazzo, preoccupatissima perché aveva letto su internet che dopo la terza pillola del giorno dopo si poteva morire.

Ci riferisce inoltre che le richieste di aiuto riguardo gli amici, la famiglia e l’amore si equivalgono mentre inaspettatamente, le richieste più numerose sono quelle riguardanti la scuola proprio a causa della pressione e dell’eccesso di aspettative sia da parte dei genitori che dai professori che generano anche crisi di panico e blocchi psicologici.

Reporter per un giorno. Cyber-bullismo: la generazione dei “leoni da schermo”. A colloquio con Rudy Lucini

di Giulia Angerosa

Incontriamo Rudy Lucini, 52 anni, psicologo specializzato in cyber-bullismo, presso lo stand Asl3 al Salone Orientamento.
Spiega subito chiaramente il motivo per cui ha scelto questo lavoro: essere utile sia a se stesso, sia agli altri. Lucini racconta della difficoltà del suo mestiere e di quanto possano stupire persino lui stesso i casi che segue.

E’ presente allo stand della Asl 3 per un progetto riguardante il cyber-bullismo e per aiutare i ragazzi che ne subiscono gli effetti.

Spiega, inoltre, che secondo recenti statistiche circa il 20% della popolazione studentesca attuale è vittima di cyber-bullismo e si meraviglia di come questo fenomeno possa essere così frequente soprattutto tra i più piccoli, bambini frequentanti le elementari a cui viene attribuito, ingiustamente, odio su Internet per debolezze, amicizie, religione, etnia, disabilità, caratteristiche fisiche ecc… e di quanto possa essere importante il giudizio altrui nella giovane età. Basti pensare a come i social media influiscano molto anche sui personaggi pubblici che dibattono costantemente sul web.

La somministrazione di questionari sull’argomento agli studenti porta a definire , mediamente, una statistica di quante vittime di bullismo o cyber-bullismo ci siano in Liguria e di quanto possano variare i grafici in base al quartiere in cui si vive, alla condizione economica della propria famiglia, alle relazioni tra adolescenti ecc…

Il messaggio più importante di Lucini? Il fatto che “la parola è la miglior soluzione”: infatti egli sostiene che, soprattutto tra i più piccoli, si ha la tendenza a non riuscire a raccontare il proprio malessere e che questo sia il principale problema per cui il fenomeno del bullismo è sempre più diffuso.
Ad oggi il consultorio Asl accorre in aiuto proprio per garantire alle vittime di questi fenomeni un supporto, per aiutarli a superare una situazione di disagio quale può essere il bullismo; grazie ad un progetto recente, i consultori Asl tengono diversi incontri nelle scuole medie per invogliare gli studenti a parlare dei propri problemi.

 

Reporter per un giorno. ASL3 presenta le sue attività al Salone dell’Orientamento di Genova

ASL3 presenta le sue attività al Salone dell’Orientamento di Genova.

Di Stefano Memore.

Martedì 12 novembre, presso il salone dell’orientamento di Genova, ha avuto modo di presentarsi anche la ASL3. ASL3 è una particolare organizzazione sanitaria, formata da consulenti e specialisti(ginecologi, ostetriche…). Al salone era pure presente il direttore di questa associazione, il dottore Luigi Canepa. Per far conoscere agli studenti le loro attività, i responsabili di ASL3 hanno organizzato varie conferenze, giochi particolari, quiz… Il liceo D’Oria ha avuto modo di intervistare vari specialisti e studenti e di  assistere di persona ai laboratori allestiti.

 

 

 

 

Intervista alle assistenti sanitarie specialiste Isabella Scopsi e Stefania Venuti:

Che cos’è il Centro Giovani della ASL3?

Il centro giovani è un particolare centro per i ragazzi dai 14 ai 21 anni: esso si occupa delle prevenzioni di tematiche non ancora di carattere primario. Abbiamo due sedi: la prima è in via Rivoli (Carignano) e la seconda al Palazzo della Salute della Fiumara, stanza 18. La prima è aperta dal lunedì al giovedì, dalle 14 alle 18, mentre la seconda solo  al lunedì e al giovedì, nello stesso orario.

Quali attività svolgete durante le ore lavorative?

Noi offriamo ai ragazzi che si presentano delle brevi consulenze. Molto spesso esse riguardano la depressione legata a problemi amorosi o al proprio corpo. Ad esempio, molte ragazze si guardano allo specchio e pensano di essere grasse, rischiando di diventare anoressiche. Alcuni ragazzi hanno anche problemi di relazione con i genitori o con gli amici, oppure sono disperati perché non reggono la pressione scolastica. Alcuni si presentano anche per disturbi legati all’alcool, alla droga e al fumo. Il nostro scopo è quello di aiutare i giovani e, se necessario, indirizzarli a persone più competenti. A questo proposito noi abbiamo un ginecologo, delle ostetriche, degli psicologi…Il nostro stesso direttore, Luigi Canepa, è un ginecologo.

In media, quanti ragazzi si presentano al giorno? Avete uno spazio anche per i genitori?

Dipende. Il nostro lavoro va a periodi. Certe volte ci ritroviamo con quindici ragazzi al giorno, in altre occasioni con solo due. Abbiamo un’area genitori in cui aiutiamo specialmente madri che non riescono a capire il cambio di comportamento improvviso dei loro figli. In questi casi spieghiamo loro che è l’età della crescita e diamo dei consigli su come agire meglio.

Qual è l’età dei ragazzi che si presentano in maggior numero?

La fascia d’età prevalente è quella che va dai 16 ai 18 anni. Ciò è dovuto al fatto che, con l’avvicinarsi alla maggiore età,  si inizia a cercare di capire meglio il mondo adulto.

Offrite delle attività per l’alternanza scuola lavoro?

Abbiamo tre diverse tipologie di attività. Nella prima gli studenti scrivono degli articoli di carattere scientifico sui rischi che ritengono più elevati: questi articoli finiscono poi sulla nostra piattaforma web. Nella seconda attività istruiamo gli studenti a fare il nostro mestiere di consulenti  e li facciamo interagire con i ragazzi che vengono al Centro come utenti.  Invece, nella terza attività, ci occupiamo della violenza di genere.

L’utilizzo di internet è positivo o negativo?

Internet ci dà alcuni problemi. Dobbiamo lottare in particolare con numerose notizie false che circolano su internet. Alcuni ragazzi le leggono a poi vengono preoccupati da noi. La nostra squadra cerca di rassicurarli e spiega loro come stanno realmente le cose.

Intervista ad alcuni ragazzi sulle tematiche trattate dalla ASL3 e il loro pensiero su questa associazione.

1)Lorenzo e Niccolò della scuola di San Fruttuoso. 13 anni.

-Cosa pensate della ASL3?

– Lorenzo: E’ un’ottima associazione che vorrei imparare a conoscere meglio.

– Niccolò: Concordo con il mio compagno. Vorrei imparare a conoscerla molto bene anche attraverso i work-shop.

Secondo voi, quali sono le tematiche più importanti trattate dalla ASL3?

– Lorenzo: Direi tutte.

– Niccolò: Anche io. La tecnologia è un grosso problema. Siamo sempre tutti con il cellulare in mano. Me compreso!

2)Intervista ad un gruppo di ragazzi di terza media della scuola “Maria Ausiliatrice”.

Conoscete la ASL3?

– Non la conosciamo molto bene. Siamo qui proprio per questo!

Secondo voi, è importante la prevenzione?

– Moltissimo. Ci aiuta a diventare anche più maturi.

Secondo voi, quali sono le dipendenze più gravi?Perché?

– Molto gravi sono la droga e la tecnologia. Forse è quasi più grave la tecnologia. Infatti, tutti noi usiamo in continuazione la tecnologia. Ne siamo tutti dipendenti!

Reporter per un giorno: l’Assistente sanitario compie quest’anno 100 anni di vita

a cura di Aurora Piccardo

L’assistente sanitario compie quest’anno 100 anni di vita. Solo nel 1919 infatti,  l’Italia, a differenza dell’Inghilterra ove esistevano già gli health visitors, sentì la necessità di creare una figura infermieristica che si spostasse nelle case dei piccoli centri urbani.

Dal 12 al 14 novembre ’19 presso i Magazzini del Cotone si è svolto il Salone dell’Orientamento, al quale ho partecipato come “reporter per un giorno”. Vi era presente anche uno stand dedicato alla promozione della salute: tra le diverse attività è stato spiegato il ruolo di “assistente sanitario”. In questo percorso ci ha guidato Roberto Rosselli, attraverso un spiegazione dettagliata di questa professione, dalle sue origini fino ad oggi.

Inizialmente i problemi della sanità erano rappresentati dalle malattie infettive. Fino agli anni Cinquanta erano molto frequenti la malaria, l’influenza Spagnola, la tubercolosi, e molte altre ancora. Inoltre la popolazione mancava di igiene, e la promiscuità era altamente diffusa.

A tutt’oggi invece, a causa dell’industrializzazione le malattie infettive sono diminuite, ma sono aumentate quelle cardiovascolari e i tumori. Tuttavia, per il cambiamento climatico, in paesi temperati come il nostro sono giunte varie zanzare tropicali, vettori di malattie dell’Africa. Pertanto al giorno d’oggi uno dei grandi obbiettivi da raggiungere è la garanzia di una vita lunga ed al contempo sana, indipendentemente dalla propria disponibilità economica. Ciò può essere supportato anche da nuovi dispositivi tecnologici (che misurano la pressione, il modo di camminare, il battito cardiaco) ma sono ancora troppo costosi.

Rosselli evidenzia infine lo scopo principale della professione di assistente sanitario: la “prevenzione”. Si tratta infatti di una figura professionale che deve  essere in grado di ascoltare, analizzare, e comunicare nella maniera adatta  le problematiche sanitarie le relative soluzioni.

Reporter per un giorno: professioni. Come si diventa assistente sanitario

di Anna Sartini

Le doti utili per scegliere la professione di assistente sanitario?

E’ necessario innanzitutto saper ascoltare, comunicare e saper analizzare le diverse problematiche, ed è inoltre fondamentale avere un buon rapporto con i pazienti e sapersi relazionare con le persone che hanno dei disagi.

Lo ha spiegato – durante il workshop allestito presso lo stand della Asl3 al Salone dell’Orientamento – Roberto Rosselli, Responsabile area Professioni della Prevenzione Asl3 , che ha illustrato la storia e il significato di una professione legata alla sanità: ha parlato a lungo del ruolo dell’Assistente Sanitario, una professione nata nel 1919, subito dopo la Prima Guerra Mondiale.

A quei tempi per curare le persone malate c’erano solo gli ospedali ed i medici condotti. Nell’ 800 le malattie più frequenti erano la malaria, l’influenza, la tubercolosi, la pellagra e la parassitosi, tutte malattie infettive. Ora non si muore più per queste malattie, che sono molto diminuite, ma si muore più frequentemente a causa dei tumori.

Ma quali problematiche affronta l’assistente sanitario?

Al giorno d’oggi nella nostra società ci sono molte persone con forti disagi o per questioni economiche o per la solitudine: se si è poveri, oppure vedovi e soli, spesso non è possibile permettersi determinate cure o avere a disposizione persone che si prendano cura di eventuali malattie e si rischia di morire. L’assistente sanitario fa azione di prevenzione, informa sulle possibili cure e sui rischi per le categorie più fragili.

Il sistema sanitario italiano è uno dei più solidi al mondo e non esclude i più fragili.

Un altro grande problema è il cambiamento climatico: ormai gli inverni non sono più freddi come una volta e per mancanza di freddo tutte le zanzare (anche quelle che trasmettono malattie infettive) sopravvivono all’inverno:  di conseguenza si riproducono più facilmente e si spostano in ambienti sempre più caldi come l’Italia, in Friuli Venezia Giulia e in Emilia Romagna, infettando gli abitanti di queste zone, anche se, per fortuna, oggi ci sono molti vaccini per proteggersi da queste punture molto pericolose che mettono a serio rischio la salute. Anche in questo caso l’azione informativa e preventiva esercitata dagli assistenti sanitari è fondamentale.

I progressi in campo medico ci permettono anche l’uso di nuove tecnologie per la sicurezza personale, chiamate Medical wearable devices: si tratta di oggetti che evitano dolori dovuti a cadute, per esempio una cintura che ha al suo interno un cuscino che, in caso di caduta, si apre proteggendo la persona. Il mondo della sanità  e quello delle professioni ad essa legate è quindi estremamente dinamico, in continua evoluzione.

Reporter per un giorno. Due domande a Luigi Canepa, Direttore del Centro Giovani ASL 3

Di Anna Giacon, Sergio Bolog e Andrea Catzeddu

Dopo aver intervistato Cinzia Colombani, assistente sociale ASL, abbiamo avuto l’onore di porre alcune domande a  Luigi Canepa, direttore del Centro Giovani.

Buongiorno Direttore, innanzitutto vorremmo sapere di che cosa si occupa.

Buongiorno a voi, io sono il direttore del consultorio giovani, inoltre, di professione, sono medico ginecologo.

Si occupa esclusivamente del Centro Giovani?

No, mi occupo di tutti i consultori sparsi nel territorio di ASL3, che comprende 40 comuni e 19 sedi e 160 addetti al personale. E’ tanta roba!

Che cosa è il Centro Giovani?

Il Centro Giovani è uno spazio a indirizzo sanitario al quale i giovani possono rivolgersi in caso di problemi o domande riguardanti l’adolescenza e la crescita in generale, sia dal punto di vista fisico che psicologico, Inoltre possono consultare i nostri assistenti sociali e sanitari, sessuologi, ginecologi e psicologi. Il nostro obiettivo è quello di orientare il giovane verso la soluzione dei suoi problemi e dubbi.

Dove si trova il Centro Giovani?

Abbiamo molte sedi: una alla Fiumara, aperta il lunedì e il giovedì, e un’altra in via Rivoli, aperta tutti i giorni dal lunedì al giovedì.

 

Reporter per un giorno. La somministrazione dei questionari della ASL3 al Salone Orientamento Genova

Di Elena Dellacasa, 2B

 

Quest’anno, in occasione della 24ª edizione del Salone Orientamento di  Genova, la ASL (Azienda Sanitaria Locale) ha promosso e presentato i servizi offerti dalla ASL3 attraverso un proprio stand dedicato. Qui è stato possibile prendere parte alle diverse attività proposte: laboratori pratici, workshop, incontri con professionisti per approfondire temi relativi all’adolescenza, affettività e relazioni, dipendenze, bullismo e cyberbullismo, disturbi alimentari ecc…. Inoltre alcuni ragazzi presenti al Salone, a campione, sono stati invitati a compilare questionari somministrati dall’ente in questione.

 

Questa iniziativa è stata rivolta specificatamente ai giovani, poiché in grado di fornire opinioni personali riguardanti i servizi ASL3 per loro pensati. I questionari sono stati un mezzo per esaminare, attraverso i dati raccolti, l’efficienza, la funzionalità del supporto e della consulenza forniti, in particolare quella del Centro Giovani.                                                              

All’interno dei questionari erano presenti domande sulle fonti a cui ci si rivolge per ricevere informazioni in merito alla propria salute, sui rapporti con la ASL e con  lo stand della ASL3 al Salone, giudizi e suggerimenti futuri.

E’ stato osservato che un gruppo di ragazzi ha preferito non rispondere alle domande. Questo purtroppo è forse dovuto a disinteresse, superficialità, mancanza di conoscenze e sottovalutazione della grande importanza che costituiscono in realtà dei “semplici fogli di carta”. Infatti l’attività è stata proposta per aiutare il più possibile gli adolescenti, proprio attraverso i loro coetanei.

I pareri rilasciati da questi ultimi possono essere di esempio e di modello, un suggerimento sulla cui base affinare i servizi e di conseguenza garantire maggiori benefìci proprio ai giovani.                                                            

I risultati dei questionari, elaborati dalla ASL, saranno infine rilasciati e pubblicati in un altro articolo correlato.

Reporter per un giorno. Intervista ad Anna De Michele, assistente sanitario della Asl3

di Stella Panavjia – 2B

I servizi del Centro disturbi alimentari 
Tra i  numerosi specialisti presenti al salone dell’Orientamento per Asl3, abbiamo intervistato Anna De Michele, un’assistente sanitario del Centro disturbi alimentari, un servizio aperto nel 2004 nei locali dell’ex ospedale psichiatrico di Quarto; il centro si occupa di disturbi alimentari e della formazione nelle scuole e vi è un équipe di lavoro a disposizione degli utenti.

Che cos’è il disturbo da alimentazione incontrollata?
Questo disturbo consiste in un attaccamento patologico al cibo, che non vede il cibo per quello che è il suo scopo principale ovvero il nutrimento, ma come “consolatore” quando ci si sente tristi o arrabbiati; sono in genere persone molto sovrappeso. Se prima era un disturbo che colpiva le donne di una certa età che non si sentivano più parte della vita del loro figlio, ora sono anche presenti ragazzine di dodici, tredici anni che hanno questo problema.

Il tasso dei disturbi alimentari è cresciuto o diminuito negli anni?
Inizialmente il periodo di insorgenza era il periodo dell’adolescenza, al giorno d’oggi invece questi disturbi colpiscono qualsiasi età e ceto sociale e si trovano ragazzine di undici anni con un esordio di disturbo alimentare, purtroppo aumentato anche a causa dei social media, che presentano dei modelli di bellezza fasulli, foto che spesso vengono alterate con l’uso di applicazioni per correggere i difetti, e che quindi non rappresentano persone reali.

Bisogna quindi anche ricorrere all’intervento di uno psicologo?
Certamente, perché il cervello è formato prevalentemente da grasso, e non ingerendo nulla – come nel caso dell’anoressia – non si riesce a ragionare. Quindi la terapia deve percorrere due binari, quello psicologico e quello nutrizionale.

Qual è dunque l’esito dei disturbi alimentari?
Quello alimentare è un disturbo che si può guarire, ma che richiede molto tempo, pazienza e forza di volontà per non ricadere nel turbine del disturbo. Talvolta non serve solo l’intervento ambulatoriale che offriamo noi, ma bisogna recarsi in centri di riabilitazione perché anche la famiglia deve accompagnare la terapia. Molti genitori spesso non riescono ad accorgersi del problema e ad intervenire in tempo. Il percorso è lungo e la terapia ha una durata minima di diciotto mesi.

Quali tipi di servizio sono presenti nel centro?
Nel centro sono presenti dietiste, infermiere, nutrizioniste, assistenti sanitari che hanno tutti il compito dell’educazione alimentare, e quindi si occupano di accompagnare le persone nell’alimentazione. Nel centro forniamo anche i pasti assistiti a mezzogiorno che hanno la durata di un’ora e mezza, nei quali si cerca di inserire i cibi “fobici” per chi teme di ingrassare, come la pasta e il pane.

Reporter per un giorno. Il peggior nemico del bullismo? Qualcuno con cui parlare.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Penco Ilaria – 2B

Il 12 novembre del 2019 presso il Salone dell’orientamento, Rudy Lucini, educatore professionale di 52 anni, specialista dell’Asl3 nel campo del bullismo e cyberbullismo, ci ha raccontato come un semplice gesto quotidiano, parlare, possa evitare la depressione o addirittura il suicidio dei ragazzi vittime dei bulli.

Perché ha scelto questa specifica professione?

Ho scelto di diventare un educatore professionale 32 anni fa, perché volevo avere una professione che mi garantisse di che vivere, ma soprattutto per essere utile a me stesso e agli altri. Non mi bastava una professione, ma cercavo nel mio lavoro una dimensione umana che mi potesse, in qualche modo, arricchire e quindi ho scelto di fare questo lavoro.

Quale progetto avete portato oggi al Salone dell’Orientamento?

Oggi sono qui con un progetto che si chiama “DisLike Cyberbullismo”. E’ un progetto che noi, come Asl, proponiamo nelle scuole medie. E’ rivolto agli insegnanti e agli studenti per sensibilizzarli sull’uso dei media e per dare loro la disponibilità, qualora ci fossero persone che stanno soffrendo o che hanno sofferto di atti di bullismo, di avere un riferimento, delle persone a cui chiedere una mano.

In Liguria il tasso delle vittime di bullismo è molto elevato?

I questionari che proponiamo oggi agli studenti ci servono proprio per raccogliere dei dati. La percezione che ho dopo tutti questi anni è che sia molto diffuso e ci sia una buona cultura di prevenzione da parte vostra. Si ha una fitta rete di supporto molto importante. Credo comunque che il tasso vari molto da zona a zona, da quartiere a quartiere, da scuola a scuola, da gruppo a gruppo, quindi non ho un dato per poter generalizzare. Comunque questo fenomeno a livello internazionale coinvolge il 20% della popolazione studentesca. Un numero in ogni caso elevato.

I vostri utenti arrivano affranti, depressi o spaventati?

Assolutamente sì. Sono sicuramente affranti, anche perché è una situazione che provoca paura, preoccupazione, senso di diversità e di isolamento. Sapete meglio di me quanto sia importante per un adolescente essere integrato e approvato dai propri compagni o no? Questa è una domanda che pongo a voi.

Il giudizio altrui è molto importante, specialmente a questa età. Quando si è bambini e adulti non ci si fa molto caso o comunque non ci si dà molto peso, nel periodo adolescenziale invece siamo molto influenzati dai giudizi dei coetanei.

Da questo punto di vista i social media sono negativi?

Paradossalmente i media non hanno un ruolo totalmente negativo, ma neanche del tutto  positivo. Se ad esempio un ragazzo raccoglie molti like, non è di per sé un esperienza negativa, anzi questo rafforza l’autostima. Può anche capitare di avere esperienze negative ma non solamente. Dipende da come si usano i social e anche da chi si incontra. C’è comunque un tipo di supporto positivo per i ragazzi.

Sono capitati dei casi che in cui ragazzi vittime  di bullismo, sofrrano poi anche di disturbi alimentari? Collaborate con i vostri colleghi specializzati in questa casistica?

Se si presentano casi di questo genere, collaboriamo. Il modo con cui si esprime lo stare male è strettamente personale e può capitare che si verifichino disturbi alimentari, quindi si collabora se serve. Loro sono molto bravi nel loro lavoro e  danno una mano a risolvere il problema dell’utente.

Gli atti di bullismo possono portare le vittime alla distruzione psico-fisica totale, tanto da non volere più continuare la propria vita, da suicidarsi. Voi riuscite a prevenire questi fenomeni?

Affrontare il problema con l’aiuto psicologico e – se occorre –  anche con i farmaci, serve per ricominciare la propria vita. Quello che blocca molti ragazzi è il non poter condividere ciò che è  successo con persone di fiducia.

Quindi ciò che porta allo stato depressivo non è l’atto in sè di essere ridicolizzato e/o bullizzato, ma il non poter condividere?

In un certo senso sì. Se io vivo un esperenza negativa, ma ho la possibilità di parlarne, di farmi aiutare per risolvere questa situazione, non mi sento solo e questa è una situazione di cura e di salute. Se non posso, non voglio o addiritura mi vergogno di parlare di ciò che mi è successo con qualcuno di fidato – un amico, un parente, un insegnante – è chiaro che il potere di questo silenzio mi fa sentire più solo e mi provoca più dolore: questa è una situazione terribile. Lo sfogo è molto importante ed è una soluzione concreta. Se il problema non si affronta, diventa insormontabile, quando non è così. Rivolgersi a qualcuno mostra la soluzione al problema, migliorando la salute mentale e di conseguenza anche quella fisica della persona.