Una grave ferita per l’ambiente: l’inquinamento in Ecuador

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Sofia Puggioni 1D

Il cambiamento climatico e l’inquinamento sono due argomenti estremamente discussi negli ultimi tempi . L’Unione europea si è prefissata degli obbiettivi per salvaguardare l’ambiente, in conseguenza al cambiamento climatico. Ma negli altri paesi, qual è la situazione? Per questo motivo, ho intervistato Riccardo, un ragazzo nato a Guayaquil, in Ecuador, che è stato nel suo paese di origine, l’ultima volta quest’estate. Lui fa parte di una Onlus ecuadoriana che si occupa anche di ambiente.

Da quando eri piccolo fino ad ora, hai notato dei cambiamenti nel clima del tuo paese? Se si, quali?

Da quando ero piccolo io, in Ecuador, soprattutto per colpa del riscaldamento globale, si sono alzate moltissimo le temperature, che arrivano tranquillamente e frequentemente a 45°. Un altro cambiamento è dovuto dalla presenza di periodi molto lunghi di siccità, durante i quali non piove mai e le temperature si alzano ulteriormente. Dopo questi periodi privi di piogge si alternano dei periodi caratterizzati da precipitazioni abbondanti e continue.”

Trovi che nel corso del tempo l’inquinamento in Ecuador sia aumentato? A cosa è dovuto secondo te?

Sicuramente si. L’aumento dell’ inquinamento secondo me è dovuto all’aumento di industrie e alle emissioni dei veicoli, che sono ancora per la maggior parte molto antichi. I controlli sugli scarichi delle automobili sono molto scarsi se non quasi nulli e non sono molte le soluzioni prese per ridurre l’inquinamento. Per di più si utilizzano ancora benzine ad alto contenuto di piombo.”

L’Unione Europea ha fissato un traguardo: ridurre del 20% le emissioni di gas serra entro il 2050. In Ecuador hanno stipulato un obbiettivo riguardante l’inquinamento?

No, non hanno obbiettivi particolari, nonostante l’Ecuador sia il primo paese al mondo che ha una Costituzione che tutela i diritti della natura. Esistono molte Onlus in Ecuador, che aiutandoci a salvaguardare la vita ci aiutano anche a proteggere l’ambiente ma nessuna di queste riguarda lo stato. Si ignora molto il problema e questo è davvero preoccupante.”

Parliamo dell’Amazzonia ecuadoregna, una grave ferita ambientale.

“Di sicuro l’Amazzonia è uno degli argomenti più discussi a livello ambientale. Nello specifico, nella parte nord dell’Amazzonia ecuadoregna, Lago Agrio, hanno estratto petrolio per 28 anni, senza preoccuparsi degli effetti che queste attività stavano apportando al territorio. Così facendo, hanno guadagnato moltissimi soldi illegalmente, danneggiando 30 comunità rurali e contaminando 10 fiumi. Secondo uno studio condotto da Acciòn Ecologica  in collaborazione con la Clinica Ambiental, su 23 campioni presi nei pozzi d’acqua naturali di uso familiare, 22 avevano elevata percentuale di idrocarburi policiclici aromatici, che logicamente creano conseguenze sanitarie devastanti. Insomma possiamo dire che le aziende petrolifere, soprattutto Texaco e Chevron, hanno distrutto tutto.”

Cos’è “Chevron”?

Chevron Corporation è un’azienda petrolifera americana. Non so molto della storia di questa società ma so che sono anche loro responsabili per la distruzione di una parte così meravigliosa del mio paese e questo mi fa molta rabbia. Lago Agrio era un nostro vanto, il vero polmone verde del nostro paese, e ci è stato portato via solo per interesse.”

E “Texaco” ?

Texaco è una multinazionale petrolifera che per prima ha cominciato l’estrazione a Lago Agrio, intorno agli anni ’70, ma non sono sicuro anche perché non ero ancora nato. Comunque negli stessi anni anche la CEPE, (oggi Petroecuador) ottenne una parte ( il 25% ) degli introiti dalla vendita del petrolio della Texaco. Negli anni novanta la Texaco cedette la maggior parte degli introiti alla Petroecuador che diventò l’unica proprietaria dei giacimenti petroliferi. Successivamente anche molte altre aziende petrolifere hanno occupato l’Amazzonia ecuadoriana, ma non basterebbe una giornata intera per elencarle tutte.”

 

L’Ecuador è abitato da cittadini che tengono molto all’ambiente circostante, ma paradossalmente il loro stesso paese è uno di quelli meno impegnati nella riduzione dell’inquinamento. Nel corso del tempo sono state distrutte innumerevoli bellezze di questo paese ed indelebilmente contaminate le risorse per la popolazione. E’ necessario lavorare per proteggere il nostro pianeta, ma bisogna impegnarsi tutti insieme: non potranno mai essere sconfitti l’inquinamento e il cambiamento climatico se solo pochi continenti collaborano per questo scopo. Il pianeta è di tutti noi e va salvaguardato, non bisogna rimanere indifferenti.

Pianeta in fiamme: intervista ad un vigile del fuoco

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Asia Simonelli, Martina Medulla e Giorgia Marchetti, 1B.

 

In climatologia, l’espressione “riscaldamento globale” indica il mutamento climatico terrestre, caratterizzato dall’aumento della temperatura media globale e da fenomeni atmosferici ad esso legati. Per chiarire meglio gli aspetti riguardanti questo fenomeno, abbiamo deciso di intervistare il signor L.M., vigile del fuoco da sei anni, presso il comune di Arenzano.

Pensa che l’aumento degli incendi nelle foreste sia dovuto al riscaldamento globale?

«Penso che ci sia una concomitanza di cause; l’aumentare degli incendi nei boschi e nelle foreste è in parte dovuto a lunghi periodi di siccità, collegati al riscaldamento globale e ai cambiamenti climatici, ma è anche dovuto alla mancanza di cura del territorio. In passato, infatti, i boschi venivano mantenuti maggiormente rispetto ad oggi.»

E come possiamo avere maggior cura del territorio?

«Dovremmo assumere, nel nostro piccolo, alcuni accorgimenti per fare in modo di salvaguardare la boscaglia e limitare il livello di inquinamento. Voi giovani, soprattutto, dovreste stare attenti nel differenziare i rifiuti, segnalando alle autorità l’eventuale presenza di oggetti inquinanti nelle vicinanze di boschi. Non abbiate paura di farvi sentire!»

Esistono molti modi per farci sentire, ma essi non sempre sono condivisi dalla società. Cosa ne pensa lei del Fridays for future?

«Sono d’accordo. Apprezzo infatti i ragazzi, gli uomini e le donne che manifestano per un loro diritto: il diritto di crescere se stessi e i propri figli in un mondo che ha un futuro. Tuttavia, penso che non basti protestare per pretendere che le industrie e i politici adottino un sistema a favore della salvaguardia dell’ambiente, ma si dovrebbe anche accompagnare la partecipazione a questa manifestazione con un comportamento quotidiano ecosostenibile.»

Crede che l’assenza sempre più numerosa di alberi possa avere a che fare con le calamità a cui siamo sottoposti a livello territoriale?

«Sì. La mancanza di alberi crea problemi a livello di dissesti: le radici degli alberi fanno sì che il terreno rimanga stabile e, di conseguenza, la loro assenza causa frane che si sarebbero altrimenti potute evitare.»

E’ vero che il riscaldamento globale ha avuto impatto nel nostro quotidiano?

«Oltre ai lunghi periodi di siccità prima citati, abbiamo anche una temperatura climatica elevata. Perciò, ogni giorno, siamo portati ad avere maggiormente caldo rispetto al passato, il che, seppur per alcuni risulta piacevole, è un’innaturale conseguenza che, a lungo andare, potrebbe poi costituire un grave problema.»

Ha mai notato, nell’ambito del suo mestiere, cambiamenti dovuti al riscaldamento globale?

«Nonostante la mia poca esperienza, posso affermare con sicurezza che, a livello statistico, il numero di alcune tipologie di interventi è aumentato in maniera vertiginosa: terremoti, alluvioni… Sono tutte cose che, nei decenni passati, si sono verificate meno frequentemente.»

Il clima è sempre cambiato. Perché questo, oggi, dovrebbe costituire un problema?

«Oggi, probabilmente, c’è maggiore consapevolezza di quello a cui andremo incontro continuando così e, pertanto, ci stiamo attivando per impedire che ciò avvenga.»

Dentro al Friday for Future

di Gaia Castellini, 1B

Il nostro pianeta sta vivendo una situazione davvero difficile a livello climatico, soprattutto a causa di alcune attività dell’uomo.  Per questo molti studenti partecipano al Fridays for Future, cioè un movimento internazionale di protesta per il clima. Tutto è partito nell’agosto 2018 quando la ragazza svedese Greta Thunberg ha organizzato un’azione di protesta fuori dal Riksdag (Parlamento nazionale del Regno di Svezia) con un cartello che citava la frase “sciopero scolastico per il clima”.

Ecco il racconto di una studentessa genovese liceale di 14 anni, la quale ha partecipato ad una di queste manifestazioni che da marzo 2019 sono diventate mondiali.

 Cosa pensi della situazione che sta vivendo il nostro pianeta?

Penso che la situazione del nostro pianeta sia molto critica e la colpa è prevalentemente dell’uomo. Un grave problema che il mondo sta affrontando riguarda la temperatura. Una dimostrazione, anche se banale, è il fatto che due settimane fa andavamo in giro con i giacconi e le sciarpe, due giorni fa andavamo in felpa e adesso di nuovo con i giacconi.”

 Perché sei andata alla manifestazione del 27 settembre?

“Ho partecipato perché penso sia giusto protestare per cercare di salvare il nostro pianeta dato che è il luogo in cui abitiamo.  Inoltre spero che queste manifestazioni siano un modo per far capire a chi ha in mano il potere che è giunto il momento di fare qualcosa per il nostro pianeta, quindi più siamo, meglio è!” 

 Puoi raccontarci come si è svolta?

“E’ partito tutto da piazza Principe fino ad arrivare al Palazzo Ducale e durante il tragitto le persone si univano alla protesta. Una volta arrivati a destinazione abbiamo mostrato i cartelloni con frasi in difesa del pianeta o motivazionali per condurre uno stile di vita più ecosostenibile. Successivamente abbiamo ascoltato un discorso di una signora che parlava dei pericoli che sta affrontando il mondo.”

Pensi che questa manifestazione sia servita a qualcosa?

“Se devo essere sincera penso di no. Non mi pare che siano cambiate molte cose dal 27 settembre ad oggi e tutto ciò mi rattrista molto, ma è un buon motivo per partecipare ancora più numerosi alle prossime manifestazioni sperando in qualche cambiamento.”

 Cosa pensi di Greta Thunberg?

“Penso che sia una ragazza molto saggia e la ammiro tanto per il fatto di essere riuscita a smuovere gran parte della popolazione e per il fatto di star cercando si sensibilizzare le persone riguardo alla situazione del nostro pianeta. Quello che mi dispiace è che spesso sento derisione o maldicenze quando si parla di lei. Sinceramente io non ne vedo proprio il motivo dato che è una delle poche, se non l’unica, che si sta dando da fare per cercare di salvare il nostro pianeta.”

In futuro parteciperai ad altre manifestazioni?

“Certo! Se posso dare il mio contributo per provare ad aiutare il pianeta non vedo perché non dovrei:”

 Oltre a partecipare alle manifestazioni, nella tua vita quotidiana cosa fai per salvaguardare il pianeta?

“Nel mio piccolo cerco di aiutare il più possibile. Ad esempio da quest’anno ho sostituito le bottigliette di plastica con una borraccia; in questo modo utilizzo meno plastica e l’acqua rimane più fresca. Poiché la quantità d’acqua a disposizione sulla terra è limitata cerco di non sprecarla, ad esempio mentre mi lavo i denti chiudo il rubinetto e lo riapro solo per sciacquare la bocca e lo spazzolino. Inoltre io sono un’amante del mare quindi quando sono in spiaggia e vedo un sacchetto o una bottiglia di plastica nel mare li prendo e vado a buttarli nel cestino. Con questo voglio dire che anche un piccolo gesto fa la differenza.”

16 ore di pioggia ininterrotta: paura in Val Lemme.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Sofia Allegro, 1B

Fra il 21 e il 22 di ottobre 2019, una possente alluvione ha colpito il territorio della Val di Lemme, in provincia di Alessandria. Si sono susseguiti episodi di frane, strade bloccate e allagate, diverse zone isolate e l’evacuazione dalle zone più a rischio; alcuni alloggi sono stati privati a lungo di corrente elettrica.

La signora M.S., abitante di Lerma, piccolo paesino un provincia di Alessandria, e i gestori del centro ippico “Cascina Carrata” di Montaldeo hanno raccontato la difficoltà di quei due giorni.

Le piogge sono iniziate verso le 16:30 e sono terminate il mattino seguente, all’ incirca fra le 7:30 e le 8:00. Sono rimasti isolati per tutto il giorno, dalle 7:30 del mattino alle 23:00 circa: ci sono state svariate frane e le strade sono state liberate solo verso le  19:30 e le 20:00.

Ci sono stati dispersi?

Sì, sì, sì, ci sono stati dei dispersi. Mi pare quattro, di cui poi uno è il padre di una mia amica e lo hanno ritrovato al mattino miracolosamente illeso. Ha 84 anni, è di Lerma,  ed è rimasto appeso ad un ramo tutta la notte. Quest’uomo è rimasto intrappolato fra due frane mentre stava ritornando a casa in automobile; è uscito e si è aggrappato ad un ramo e lì vi è rimasto per ben 10 ore.  Poi è stato ritrovato e portato in ospedale, ma gli hanno detto che probabilmente lui non era umano, ma un immortale, dato che non aveva subìto nessun danno; era solo un pochettino in ipotermia”. spiega M.

Riguardo agli altri tre scomparsi, sono stati tutti ritrovati e solo uno (un taxista) è purtroppo deceduto.

Nonostante molte persone siano state impossibilitate a muoversi, in quanto le strade sono risultate impercorribili, non si sono fatte trovare impreparate: abituate alla neve, hanno ormai preso l’abitudine di tenere in casa i generi di prima necessità indispensabili affinché possano affrontare emergenze anche improvvise senza perdersi d’animo: cibo, farmaci, mangime per gli animali domestici.

L’istruttrice del centro ippico ‘Cascina Carrata’ afferma di essere uscita durante la pioggia per dar da mangiare ai cavalli; era un po’ preoccupata per loro, ma poi ha visto che mangiavano e si è rasserenata. Durante la notte l’ansia è aumentata, in quanto il temporale continuava ad infuriare. Ciò che le ha causato più preoccupazione è stata la quantità d’acqua che è scesa durante la notte: il temporale è durato incessantemente all’incirca dodici ore.

La signora M. invece, si è vista entrare l’acqua in casa: non poteva raggiungere i sacchi di pellet, visto che si trovavano in giardino, altrimenti avrebbe potuto metterli davanti alla porta in modo tale che arginassero l’acqua che saliva inesorabile.

Basta, il diluvio universale è arrivato anche da noi, cosa ci possiamo fare?“ Sembrava l’unico e sconsolato commento che i poveri protagonisti riuscivano a fare.

Il cambiamento climatico secondo i giovani.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Sara Bellè, 1B

Il cambiamento climatico è una realtà che in pochi prendono seriamente e per la quale in pochi fanno qualcosa di utile per rimediare. Sentiamo spesso dire dagli adulti che i giovani non prendono sul serio la questione, ma ora diamo a loro la parola. In questa intervista una ragazza di quattordici anni che vuole rimanere anonima racconta il  suo punto di vista.

Iniziamo parlando degli effetti che il cambiamento climatico ha su di noi.Tu credi di risentirne in prima persona?

Ora come ora noto solo una temperatura diversa, più caldo, più freddo, ma temo che gli effetti peggiori verranno in un futuro ancora più prossimo se continuiamo cosi, anche nuove malattie pensando al peggio.

Fai qualcosa per migliorare la situazione?

Ci provo: cerco di usare meno plastica possibile e meno mezzi possibili, anche se spesso non ho successo in quest’ultima. Un’altra cosa che faccio è raccogliere l’immondizia che trovo per terra, lo faccio per lo più nella mia via e ovviamente nel limite del possibile.

Credi che i tuoi coetanei abbiano a cuore quanto te questo problema?

Dipende, ad alcuni non importa per niente, ad altri invece interessa e fanno anche più di quel che riesco io.

Hai partecipato ai Friday for Future? Credi che abbiano attirato l’attenzione di quelle persone a cui non importa?

Sì, ma solo perché è parsa una buona scusa per non andare a scuola, all’inizio ero d’accordo anche io però poi mi ci sono messa in mezzo e ho cambiato opinione. Durante una delle manifestazioni eravamo tutti ammucchiati ad ascoltare una ragazza e a cercare di farci ascoltare dal presidente della regione Liguria Giovanni Toti e protestavamo perché lui lavorasse per noi e per fermare quello che sta succedendo.

Pensi dunque che queste manifestazioni funzionino?

Si, fanno capire a chi ci ascolta che noi siamo tanto arrabbiati e sicuramente sono molti quelli che cercano di risolvere, ma non stanno concludendo molto.

E come potrebbero farlo?

Usando meno plastica possibile, gli oggetti di uso comune si possono fare con tanti diversi materiali, usare mezzi di spostamento elettrici, più raccolta differenziata e istruire bene i ragazzi a partire dalle scuole.

Gli adulti vi ascoltano? Cosa pensi che pensino? Vi prendono sul serio?

Sì ci ascoltano, anche perché è colpa loro.” dichiara con tono fermo, poi si spiega: “noi giovani siamo nati con già questo problema e stiamo pure cercando di risolverlo, avrebbero dovuto fare qualcosa molto prima, ora ci hanno lasciato con un mattone sulle spalle”.

Il contributo di ognuno.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Niccolò Zunino e Lorenzo Giors, 1B

Ultimamente si è discusso molto del tema del cambiamento climatico e gli ingenti danni che l’uomo sta procurando alla sua Madrepatria, anche con le manifestazioni denominate ‘Fridays for Future’, ma che cosa ne penserà un nostro coetaneo che è sempre stato molto sensibile a proposito? Abbiamo intervistato una ragazza che ha partecipato a tutte le occasioni per farsi sentire, ecco cosa ci ha detto:

Cosa ne pensi dell’attivista Greta Thunberg?

Ho un’alta considerazione della sua persona perché, nonostante sia affetta dalla sindrome di Asperger, riesce a diffondere un messaggio positivo che è capace di sensibilizzare perfino capi politici di nazioni potenti. Inoltre è diventata il simbolo della lotta a favore di un mondo migliore.

Ritieni che partecipare alle manifestazioni possa indurre qualche politico a prendere provvedimenti a favore del Pianeta?

Sì, perché vedendo tutti questi giovani uniti per lottare a favore del proprio Pianeta, devastato dall’avidità di gente ricca, non possono fingere di non vedere.

Cosa ritieni che sia necessario all’educazione che ci viene fornita affinché possa esserci un cambiamento dal punto di vista ambientale?

Secondo me l’argomento non è trattato a sufficienza per riuscire a sensibilizzare gli studenti che spesso ignorano ciò che i professori dicono. Secondo la mia opinione bisognerebbe chiamare esperti del settore a illustrare i pericoli del Riscaldamento Globale, i quali sarebbero più qualificati e potrebbero riuscire a coinvolgere anche l’alunno medio.

Cosa fai, nel tuo piccolo, per ridurre il tuo impatto sull’ambiente?

Ho ridotto lo spreco d’acqua utilizzandola in maniera più consapevole, prediligo l’acquisto di prodotti imballati con materiali non plastici, spengo il riscaldamento quando non serve, ho eliminato l’uso di posate, piatti e bicchieri di plastica. Ho iniziato a utilizzare le borracce al posto delle bottigliette e soprattutto faccio la raccolta differenziata. Mi sto impegnando veramente tanto perché credo veramente nei miei ideali.

In conclusione, secondo te è veramente possibile riavere un mondo pulito?

Io credo che sia possibile e vedo l’obbiettivo sempre più vicino, mi sembra che sia un momento veramente positivo. E’ ovvio, però, che se le persone smettessero di collaborare e fare la loro parte il raggiungimento del nostro scopo si trasformerebbe in una meta irraggiungibile.

 

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Salviamo il pianeta manifestando per il clima

di  Veronica De Astis 1B

Nata da poco, ad agosto del 2018, il Friday  for Future è una manifestazione che ha come scopo quello di ottenere azioni concrete che possano fermare il cambiamento climatico.

Molti giovani, ma non solo, prendono spunto da Greta Thunberg, sedicenne svedese che ogni venerdì protesta davanti al Parlamento del suo paese, e si riuniscono nelle piazze delle città con cartelli che rappresentano la loro idea per aiutare il pianeta in modo da poter vivere in un mondo migliore e meno inquinato.

Ecco l’intervista a una ragazza genovese che partecipa attivamente, manifestando il venerdì contro i cambiamenti climatici, che racconta il fenomeno dal punto di vista di una quattordicenne italiana.

INTERVISTA

Perché partecipi al Friday for Future?

Io partecipo perché più siamo a protestare per il clima meglio è; il nostro pianeta ha bisogno di aiuto e mi fa piacere stare insieme a persone che la pensano come me. Sarebbe bello che la scuola organizzasse lezioni sull’ambiente in modo che uno studente partecipi attivamente con consapevolezza  e non vada alle manifestazioni solo per saltare la scuola.

Cosa fai nel tuo piccolo per  il clima?

Io uso la borraccia perché in questo modo ogni volta che l’acqua finisce basta solo riempirla e si riduce l’uso di plastica giornaliero. Penso che una cosa semplice come la raccolta differenziata dei rifiuti possa essere fatta da tutti.

Cosa cambieresti della tua città o della  tua scuola per essere più ecologici e in linea con la salvaguardia  dell’ambiente?

Nella mia città sarebbe bello ci fossero più piste ciclabili perché in questo modo la gente sarebbe più invogliata a girare in bici che è un mezzo di trasporto che non inquina. Nella mia scuola metterei dei distributori d’acqua in modo che ognuno possa riempire la sua borraccia quando vuole senza dover comprare bottigliette di plastica.

Cosa ne pensi dei mezzi di elettrici ?

Secondo me, sono una cosa molto furba perché le auto non elettriche lasciano nell’aria un gas di scarto inquinante; è anche vero che per ora il costo di queste vetture è elevato e forse molte persone scelgono di comprare delle altre automobili più economiche.

Cosa ne pensi delle persone che sono  indifferenti  o non fanno niente per migliorare il mondo, perché ormai di una certa età e forse non gli importa  del futuro delle  nuove generazioni ?

Non capisco perché alcuni adulti e ragazzi non si accorgano che nel mondo ‘sporco’ che stanno creando ci vivranno le loro famiglie e i loro figli.

Per concludere: come ti aspetti il mondo tra 20 anni?

Se continuiamo a sottovalutare i cambiamenti climatici è quasi certo che i ghiacciai si scioglieranno e moriranno diverse specie di animali che sono già in via di estinzione; ci saranno inverni gelidi ed estati afose. Io sinceramente penso che sia difficile vivere con questi enormi sbalzi termici. Per questo è meglio agire oggi e al più presto per cercare di cambiare in meglio le sorti del nostro pianeta.

Reporter per un giorno: La nostra “mission impossible”? Aiutare chi ha una disabilità ad integrarsi e trovare lavoro

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Angela Bianchi

Sonia Pelloni, Fulvio Ghio e Milena Bozzo hanno deciso di portare all’interno dello stand di Asl3 dei laboratori sulle disabilità motorie e sensoriali “al fine di sensibilizzare i ragazzi a non discriminare, ma accettare e capire”, come dice Sonia. I laboratori che verranno  svolti dai ragazzi sono tre e riguardano la dislessia, la disabilità alle braccia e la cecità. Bastano poche domande ai tre esperti, per capire bene quale sia il loro lavoro. 

Sonia nasce come una fisioterapista, ma dopo una laurea triennale di educatore diventa un’educatrice attualmente dipendente della Asl. Lavora con persone, maggiorenni, che hanno disabilità: aiuta loro ad integrarsi e a trovare lavoro. E’ la sua mission impossible. Come lei Fulvio che, grazie alla sua passione per i bambini, ha intrapreso questo percorso. 

Milena, attuale collega di Sonia, ci spiega il suo lavoro.

Come è arrivata a svolgere questo lavoro?

 Dopo aver frequentato il liceo artistico ho iniziato a fare burattini e casualmente sono  finita a lavorare con persone disabili in un centro diurno. Attualmente sono dipendente della Asl e sono trent’anni che faccio questo lavoro.

Come definirebbe il suo lavoro?

Il mio è un  lavoro ” creativo”, sono in contatto con tante persone diverse e cosa più importante rivedo i miei parametri: capisco cosa sono veramente le cose importanti.

Cosa ha imparato durante i suoi trent’anni di lavoro?

Ho imparato che nel mio lavoro è importante il distacco, bisogna mantenere una giusta distanza, mai affezionarsi troppo.

Alcuni ragazzi dopo essere stati intervistati ci hanno detto che si sono immedesimati nelle persone con quella disabilità, hanno provato le loro sensazioni ma non solo. Sono molto significative sono le parole di Marco, del Vittorio Emanuele, frequentante la quinta  liceo: “Prima magari scherzavo su questi argomenti, adesso non lo farò più”. In generale credono possa servire molto ai loro coetanei.

LABORATORIO SULLA DISLESSIA: prova a leggere

LABORATORIO SULLA DISABILITÀ ALLE BRACCIA: completa il puzzle

LABORATORIO SULLA CECITÀ: indovina gli oggetti toccandoli solamente

 

Reporter per un giorno – A caccia di notizie allo stand di Asl3 al Salone – Alcol alla guida? Tolleranza zero per i neopatentati.

di Chiara Tacchino

 Gli studenti di 2B del Liceo Classico D’Oria si sono trasformati in “reporter per un giorno”, a caccia di notizie interessanti per i loro coetanei,  presso lo stand allestito da Asl3 durante il Salone “Orientamenti”.

Martina Favilli e Massimiliano Buccino  hanno presentato presso lo stand ASL al Salone un laboratorio sull’etilometro, per sensibilizzare gli studenti ai  pericoli dell’alcol e delle sostanze stupefacenti alla guida.

Essere ubriachi al volante è una delle prime cause di morte giovanile. Oltre al rischio di provocare un incidente, c’è quello di farsi fermare dalle forze dell’ordine: guidare un veicolo in stato di ebrezza è un reato.

Per i neopatentati durante i primi tre anni di guida il tasso alcolico consentito è … zero!

Superati i primi tre anni, il tasso alcolico consentito è di 0,5; fino a 0,8 si riceve una sanzione amministrativa, superata questa soglia la sanzione diventa penale.

Ma come fanno i poliziotti a sapere quanto alcol circola in corpo? E come si può scoprirlo da soli?

Facile! I primi dispongono di un etilometro, un attrezzo cioé dove soffiare fino a che esso non emette un segnale e indica sullo schermo il  tasso alcolico raggiunto…rifiutare di sottoporsi a questa operazione dà la possibilità ai poliziotti di trasferire il conducente “sospetto” in ospedale ed effettuare esami per rilevare l’eventuale presenza di alcol e droghe.

Come prevenire situazioni spiacevoli? Basta eseguire il test del palloncino per scoprire il proprio tasso alcolico e non mettersi alla guida.

 

Il cambiamento climatico: ieri, oggi… e domani?

di Pietro Gnecco classe 1D

Il cambiamento climatico è un fenomeno che interessa tutti quanti noi.

Alla luce dei recenti avvenimenti che si sono verificati a causa delle numerose e violente precipitazioni lungo tutta la penisola in quest’intervista ci racconta la propria esperienza Ezio Sabatini, Coordinatore Provinciale della Protezione Civile di Siena – Vice Presidente  AMS  (Associazione Meteorologica Senese).

Cosa ha provocato i  grandi cambiamenti climatici nei secoli passati  visto che non vi era la presenza massiccia delle attività umane (auto, fabbriche, inquinamento) di oggi?

Il clima non è mai stato uguale a se stesso. Grazie alle trivellazioni nei ghiacci dei Poli siamo riusciti a trovare i pollini delle piante che erano nell’aria di millenni fa. Da questo siamo riusciti a capire che il mondo è stato molto più freddo di adesso o molto più caldo. I motivi si possono cercare nell’attività della nostra Stella, il Sole, oppure nella variazione dell’attrazione lunare che varia l’asse di inclinazione terrestre. Più vicino a noi sicuramente possiamo dare la colpa all’attività dei Vulcani che, con le loro polveri, possono coprire gli strati alti dell’atmosfera ed influire sul clima. Il fatto è che tutto questo una volta avveniva nell’arco di molte generazioni mentre oggi si calcola che tutto ciò  stia succedendo in nemmeno 50 anni.

Iceberg, Ghiaccio, Groenlandia, Congelati, Freddo, Mare

Che conseguenze può avere un cambiamento climatico così rapido sulla popolazione umana, gli animali e l’ecosistema?

Noi viventi siamo tutti legati a doppia corda con l’ambiente che ci circonda. Il nostro sviluppo tecnologico non ci ha liberato dal dipendere dal meteo per l’ agricoltura per esempio, oppure dal freddo e dal caldo per essere più o meno esposti ai batteri. La salute dell’uomo risente molto del caldo eccessivo; basta pensare che da 3 anni a questa parte ogni estate è più calda di quella dell’anno precedente. In estate i nostri sistemi sanitari vanno spesso in blocco per il massiccio accesso ai pronto soccorso, a  causa delle ondate di calore.
Per gli animali il problema è leggermente diverso. Ogni specie animale occupa quella che si chiama “nicchia ecologica”  (https://it.wikipedia.org/wiki/Nicchia_ecologica )  per cui si può trovare a dover uscire da questa sua naturale area di vita. Pensiamo alle zanzare portatrici di alcune malattie tropicali, una volta assenti in Europa ed adesso presenti in tutta l’area mediterranea.

E’ evidente che questo rivolgimento delle varie aree di vita delle razze animali comporterà sempre più uno stravolgimento dell’ecosistema nel suo complesso. La natura, a meno di eventi eccezionali, non avrà il tempo per poter riorganizzare questo caos e, per questo, molte specie andranno incontro all’estinzione mentre altre verso una crescita demografica impazzita.

Che eventi calamitosi dovremmo aspettarci nel breve termine dal “global warming”?

E’ presto per poter avere un bilancio chiaro di quali catastrofi saranno più presenti in futuro. Di sicuro possiamo dire che, già oggi, i temporali dispongono di molta più energia. Questo non sempre si traduce in un evento meteorologico estremo ma ne aumenta il rischio. Per l’Italia le ipotesi sono quelle di una “tropicalizzazione” del clima che porti ad una sostanziale desertificazione del Meridione. Nel caso dello scioglimento dei ghiacci dei Poli potremmo pensare ad un innalzamento delle acque costiere tale da cancellare gran parte della pianura Padana. Se pensiamo che lo stivale è, per la gran parte del suo territorio, a rischio idrogeologico per frane ed alluvioni, dobbiamo dare per certo che questa sarà una delle sfide del futuro.