La schiavitù: un crimine ancora da estirpare in ogni sua forma.

di Riccardo Olivieri 1B.

Era il 2 dicembre 1949. Le Nazioni Unite abolivano definitivamente lo schiavismo, iniziava l’ascesa dell’uomo verso l’uguaglianza.

Questa disumana usanza nasce, secondo alcuni storici,  in Mesopotamia insieme all’agricoltura e le prime comunità. Non tutti però avevano ideali simili, quindi molte volte si sfociava in combattimenti, dai quali i vincitori ricavavano ricchezze, terre e prigionieri di guerra. Perché eliminare un nemico invece di umiliarlo sottomettendolo e rendendolo privo di diritti

 

Fu grazie ad Hammurabi, a Babilonia, che lo schiavo ebbe alcuni diritti minimi. Per la prima volta lo schiavo era più importante

della donna, in quanto un uomo libero poteva uccidere sua moglie ma non uno schiavo(secondo la legge, la quale non era sempre rispettata).

iloti spartani

Dopo che i popoli antichi svilupparono una maggiore organizzazione non fu raro divenire schiavi a causa di un debito non pagato. Questo succedeva per esempio nella Grecia arcaica tra aristocratici e abitanti.

Nella rigida Sparta la società era divisa in tre fasce tra cui gli iloti, gli schiavi. Gli schiavi erano maltrattati continuamente, basti pensare che un rito per i piccoli guerrieri spartani era di ucciderne il più possibile in poco tempo e di nascosto durante un periodo limitato (Krypteia).

MA OGGI LO SCHIAVISMO HA AVUTO LA SUA FINE?

Le Nazioni Unite hanno abolito lo schiavismo, ma non é raro trovare ancora oggi in paesi poveri o sotto governi dittatoriali sfruttamento minorile o schiavismo in altre forme: la sottomissione tramite debito, il lavoro forzato, la tratta di minori e di donne, la schiavitù domestica, la prostituzione forzata, inclusa quella minorile.

Nel mondo tra file e file di soldati possiamo ancora oggi ammirarne alcuni che non sono maggiorenni. Siamo nel 2020 e nel mondo ci sono ancora bambini che come gli spartani si allenano per la guerra dai 7 anni in su, la differenza é che non sono visti come “il futuro” dello stato, bensì sono solo strumenti di battaglia senza valore.

 

Ci vendicheremo: la rabbia dell’Iran

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Samuele Bozzo I B

Imam Khamenei's message following the assassination of the Nuclear Scientist, Mohsen Fakhrizadeh - Khamenei.ir

 

Ancora una volta le mani malvagie dell’arroganza globale, con il regime usurpatore sionista come mercenario, si sono macchiate del sangue di un figlio di questa nazione … ci vendicheremo”. Sono le prime parole pronunciate da Hassan Rohani, il presidente iraniano, riferendosi all’omicidio di Mohsen Fakhrizadeh,  uno degli scienziati di punta del programma nucleare di Teheran.

Al passaggio dell’auto del professore un camion è stato fatto esplodere. I cinque attentatori hanno iniziato a sparare sull’auto uccidendo gli uomini della scorta.

Adesso, l’unico uomo che potrebbe influenzare decisivamente le azioni del sistema politico iraniano è il neoeletto presidente americano Joe Biden. Teheran valuterà la posizione presa dal nuovo leader degli Usa. E poi deciderà.

L’ Unione Europea ha definito il gesto come “un atto criminale che contrasta con il principio del rispetto dei diritti umani che l’Ue sostiene.” Sottolineando come “in questi tempi incerti, è più importante che mai che tutte le parti rimangano calme ed esercitino la massima moderazione.John Brenan, già capo della Cia con Obama, condanna l’omicidio e consiglia ai leader iraniani di resistere alla tentazione di rispondere ai presunti colpevoli, aspettando la nuova leadership degli Usa.

       

Una generazione inclusiva

di Giulia Corona, 2B

I giovani propongono è un progetto che è stato fortemente voluto dall’agenzia di stampa Dire per dare voce e spazio ai giovani studenti e studentesse. Noi gli abbiamo chiesto ciò che secondo loro è davvero necessario e importante in questo momento storico per loro, per i loro coetanei, ma non solo: per tutti i cittadini e per la nostra comunità”, così esordisce Marta Nicoletti, mediatrice dell’incontro conclusivo di tale iniziativa. Otto ragazzi si sono cimentati nell’elaborazione di una proposta di legge che hanno poi presentato durante la diretta su Youtube.

Dei giovani si parla poco o a sproposito”, inizia il direttore dell’agenzia Dire, che continua dicendo che i giovani sono il futuro e che il progetto è nato dalla convinzione che meritino spazio e ascolto.

La prima proposta ad essere presentata è quella di Mercedes Maria Vitali, una studentessa del Politecnico di Milano. Mercedes parla dell’introduzione dell’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole. I vantaggi di un percorso di questo tipo si vedono in diverse indagini: in quella del 2013 realizzata dal Dipartimento di Direzione Generale delle Politiche Interne dell’UE viene dimostrato come nei Paesi in cui l’educazione sessuale è obbligatoria vi sia una riduzione delle malattie sessualmente trasmissibili. Inoltre parlare della sfera sessuale permette anche di aver maggiore coscienza di sé e di costruire rapporti interpersonali più sani”.

Il secondo a parlare è Emanuele Caviglia: “In Italia le madri hanno un problema di work life balance molto più degli uomini”. Emanuele, uno studente dell’Università Tre di Roma, espone una problematica femminile, che riguarda il lavoro e la famiglia. Le donne sono infatti costrette a scegliere fra l’essere madri o l’essere donne in carriera; Emanuele propone di creare più strutture pubbliche per l’infanzia, organizzare nelle aziende degli asili nidi e dei baby pit stop oltre che il tagesmutter. L’ultima soluzione proposta da Emanuele è l’estensione del congedo di paternità.

Successivamente è intervenuta Erica Ardu, alunna liceale di Catania. “Fornire un supporto finanziario adeguato all’università e alla Ricerca è il primo passo per far ripartire l’economia del Paese”, Erica afferma inoltre che finanziare la Ricerca porterebbe un rafforzamento della cultura italiana e rallenterebbe il fenomeno della fuga dei cervelli, riducendo lo spopolamento demografico.

La mia proposta è stata quella di introdurre una nuova materia di studio a scuola: l’educazione sociale, perché i giovani hanno bisogno di elementi per analizzare ciò che accade intorno a loro e di essere educati a rispettare tutte le persone e la natura che li circonda. E’ fondamentale per loro parlare di emozioni, di sessualità, di parità e di discriminazioni, per poterle riconoscere.

Secondo la mia esperienza la scuola non prepara abbastanza per il mondo lavorativo”, dice Dasha di Martino, studentessa presso un istituto tecnico di Pescara, e consiglia di strutturare meglio l’esperienza di PCTO dando l’opportunità agli studenti di ricoprire ruoli di maggiore importanza.

Francesco Pio Suraci, liceale di Reggio Calabria, vorrebbe modernizzare la didattica e fornire nuovi spazi alla scuola. “La scuola deve mirare a far raggiungere a tutti gli studenti i livelli più alti della società, senza distinzione di razza, di sesso o orientamento sessuale; deve essere quindi pronta, attrezzata ed aperta per accoglierci”.

 Chiara Citino, dell’Università degli studi di Milano, insieme ad altre due ragazze: Alice Biscuola e Teresa Tessari, nel mese di giugno ha lanciato una petizione su Change.org per denunciare la mancanza di considerazione dell’università nella progettazione della ripresa post-covid. Chiara ritiene infatti che da questa situazione difficile che abbiamo vissuto si possano trarre degli spunti per migliorare la qualità dell’istruzione universitaria.

L’ultima proposta, quella di Martino Monticelli, è stata anche apprezzata dal ministro per le politiche giovanili e per lo sport Vincenzo Spadafora, che ha preso parte alla diretta. “Mi piacerebbe avere più spazi verdi in Italia”, dice Martino, alunno di una scuola media di Genova, “Ogni capoluogo di regione dovrebbe avere almeno un parco attrezzato con postazioni per l’attività fisica, piste ciclabili e campetti, ma anche biblioteche con postazioni pc a ingresso gratuito”.

Questo incontro ha mostrato una parte molto attiva e consapevole della generazione Z, una generazione piena di risorse, forse capace di costruire un futuro migliore. L’evento ha portato alla luce i bisogni dei giovani che hanno voglia di fare parte di una comunità più aperta e inclusiva. “Credo che la vostra generazione avrà un ruolo fondamentale nella storia del futuro che ci attende”, afferma la ministra per la famiglia e per le pari opportunità Elena Bonetti  durante il suo intervento, Parlare di donne, di diversità, di educazione sessuale, di didattica integrativa significa costruire già oggi una società che abbia il volto dell’umanità che vogliamo essere”.

 

Se chiedessimo ai giovani ?

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Noemi Chiasserini 2B

Dei giovani o si parla poco o si parla a sproposito, oppure li si mette sempre in coda a questo o quel problema” queste sono le parole del direttore dell’agenzia Dire, Nicola Perrone, pronunciate all’inizio della presentazione del progetto “I giovani propongono”. Il cui significato è perfettamente riassumibile con le parole usate dal direttore. Noi giovani, come è naturale, siamo abituati a vedere persone molto più grandi di noi che decidono cosa è meglio. L’esempio più evidente è quello della scuola, un ambiente fortemente condizionato dalle scelte di chi spesso non concede all’istruzione l’importanza che merita.

Non è infatti un caso che la maggior parte delle proposte dei giovani che hanno partecipato a questo progetto hanno riguardato la scuola. Chi meglio di uno studente può accorgersi di tutto ciò che andrebbe migliorato in ambito scolastico?

Due aspetti in particolare sono emersi, il primo è il desiderio di modificare l’orario della scuola aggiungendo dei moduli in cui affrontare temi riguardanti i giovani, ma anche l’attualità, e il secondo è quello di investire più soldi sul mantenimento delle strutture scolastiche.

È molto importante notare come dei ragazzi si siano accorti subito delle carenze più grandi nel nostro sistema scolastico, spesso infatti gli stessi studenti si lamentano di come ci sia una certa mancanza per quanto riguarda la giusta informazione sui problemi di attualità e temi strettamente legati al mondo dell’adolescenza, che purtroppo vengono approfonditi dai ragazzi solo al di fuori dell’ambiente scolastico. Tutti questi aspetti dovrebbero essere invece inclusi nella formazione di ognuno di noi, per assicurare anche un apprendimento corretto grazie a degli esperti.

L’altro grande problema è quello delle strutture, poiché non vengono destinati abbastanza fondi al mantenimento delle scuole, questo testimonia perfettamente la noncuranza nei confronti della scuola nel nostro paese.

Inoltre abbiamo tutti visto come degli spazi più adeguati e soprattutto ampi avrebbero facilitato la situazione di convivenza con il coronavirus.

Grazie a questo progetto i giovani hanno potuto dimostrare ancora una volta di essere in grado di rendersi conto dei problemi all’interno dell’ambiente che frequentano maggiormente, cioè la scuola, con una sensibilità particolare, forse dovuta alla consapevolezza che per i grandi le  necessità e i problemi dei giovani sembrano essere sempre meno rilevanti.

Not my responsability: stop al body shaming

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Anna Di Paola, 2B

Nella società odierna, per gli adulti, ascoltare e prendere in considerazione le opinioni dei giovani sembra difficile ma, per fortuna, ad offrire loro voce e spazio ci ha pensato “I Giovani Propongono“, un evento fortemente voluto da diregiovani.it. Il giorno 26 ottobre, infatti, è stato trasmesso in live stream su YouTube un progetto che ha potuto permettere ad alcuni studenti provenienti da tutta Italia, di spiegare su cosa, secondo loro, sia importante riflettere in questo periodo storico. Sono sorti vari argomenti, come rendere obbligatoria l’educazione sessuale in tutte le scuole, modernizzare la didattica a distanza o ancora strutturare meglio l’esperienza “scuola-lavoro”. Tutti i ragazzi e le ragazze hanno esposto in modo eccellente le loro opinioni e proposte, ma una  in particolare, quella della studentessa Giulia Corona, ha attirato maggiormente l’attenzione. Quest’ultima ha suggerito di aggiungere una nuova materia di studio in tutte le scuole italiane, ovvero “Educazione Sociale”. Gli argomenti trattati sarebbero differenti in base alla fascia d’età, ma  in comune avrebbero un elemento essenziale: il rispetto. Che sia nei confronti della natura, del proprio prossimo o degli animali, il rispetto è fondamentale nella formazione dei ragazzi. “Penso che noi giovani abbiamo bisogno di elementi per analizzare ciò che accade intorno a noi, e di essere educati a rispettare tutte le persone e la natura che ci circonda“, sono le coraggiose parole di Giulia. Ancora oggi assistiamo a fenomeni di bullismo e cyberbullismo, ma anche sessismo, razzismo, omofobia, mascolinità tossica e violenza sugli uomini e sulle donne. Per evitare che ciò succeda anche alle generazioni prossime, è necessario cominciare a lavorare sui giovani adesso, per educarli affinché imparino ad affrontare la vita che li aspetta al di fuori delle mura scolastiche nel modo più corretto e rispettoso possibile, prima che sia troppo tardi. E’ piuttosto triste il fatto che la società odierna si basi prevalentemente sull’esteriorità. Dei canoni di bellezza ce ne parla sempre Giulia. Il così detto “body shaming” (ovvero derisione del corpo altrui), non è una novità al giorno d’oggi. Purtroppo siamo abituati a vedere in televisione troppe celebrità considerate “perfette” agli occhi del pubblico, e questo non fa altro che provocare una forte perdita di autostima da parte di chi, secondo i canoni di bellezza, non è considerato tale, nonché depressione o addirittura suicidio. E’ il caso di Valentina Dallari, una ex-partecipante dello show condotto da Maria De Filippi “Uomini e Donne”. Ella ha infatti dovuto combattere una pericolosa battaglia contro l’anoressia. Cominciò tutto quando sul web individuava di continuo foto di modelle, dei loro corpi ritenuti perfetti dagli utenti, e del thigh gap, ovvero lo spazio tra le cosce, tanto che Instagram ha dovuto bannare quell’hashtag che era considerato un incubo per tutte le ragazze.  “Mi dicevo che se fossi diventata così magra avrei avuto più follower e più brand“, ribadisce in un’intervista. Ma ad aggiungere benzina al fuoco furono i commentatori sotto i suoi post, i quali offendevano il suo fisico con epiteti malevoli. La ragazza, dopo varie cure in ospedale, ha poi raccontato la sua esperienza  in un blog, affermando di aver quasi sfiorato la morte. Ma Valentina non è l’unica tra le celebrità ad essere vittima di body shaming. Anche la cantante inglese Adele, infatti, ha avuto molte difficoltà negli ultimi tempi. La cantante britannica, in occasione del suo compleanno, lo scorso maggio, aveva postato una sua fotografia in cui appariva  molto dimagrita. E’ risaputo che Adele, in passato, è stata vittima di derisioni a causa del suo aspetto fisico che non è mai rientrato nei classici standard di bellezza, ma, nonostante la dieta, sono sorti comunque commenti offensivi che la accusavano di “aver tradito se stessa”. Per ultima c’è la giovane cantante americana Billie Eilish, che ultimamente è stata fotografata mentre camminava in canottiera, pantaloni corti e ciabatte, da alcuni paparazzi. La foto è diventata virale nel giro di poche ore, ma la cantante (la quale ha sempre indossato vestiti larghi per evitare questo genere di offese) non ha minimamente reagito. “Comunque fa più schifo di Adele”, è un esempio dei commenti esplosi su Twitter. La diciottenne, come molti altri ragazzi e ragazze in tutto il mondo, non ha mai avuto abbastanza confidenza con il suo fisico, e in un video che ha postato sul web chiamato “Not my responsability” (“Non è una mia responsabilità”), spiega tramite un toccante monologo che il suo valore non si basa sui pregiudizi e le percezioni altrui, e che nonostante nessuno abbia mai visto interamente il suo corpo non smettiamo di giudicarlo ogni giorno. I social media, come è ribadito nel nuovo docufilm “The Social Dilemma“, aumentano il rischio di depressione, ansia e suicidi. L’ossessione dell’essere belli, perfetti e popolari, non fa altro che incoraggiare la generazione Z, ovvero la generazione che dovrebbe dare l’esempio a quelle prossime, a valutare le persone  in base all’aspetto fisico, l’orientamento sessuale o addirittura al numero di follower. Così facendo si provoca un notevole distaccamento sociale che, piuttosto che unire le persone in un unico grande sistema, le suddivide fino ad isolarle. Ciò è alquanto rischioso. Per avere un futuro umanamente migliore e finalmente civile è necessario modificare ed educare il presente.

I giovani propongono: educazione sessuale, materia obbligatoria d’insegnamento

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Asia Simonelli, 2B

Sessualità, ultima frontiera. Come è infatti emerso dall’intervento di Mercedes Maria Vitali -una studentessa universitaria di Milano che lunedì 26 ottobre 2020 ha aderito al progetto “I giovani propongono“, organizzato dall’agenzia giornalistica “Diregiovani” al fine di permettere a studenti di tutte le età di esprimere la propria opinione su quelle che secondo loro sono le problematiche scolastiche attuali-  sono solo 21 gli stati membri che prevedono l’inserimento di un programma di educazione sessuale nelle scuole, tra questi, l’Italia non rientra. Le proposte avanzate dai giovani durante l’evento, le quali spaziavano dalla modernizzazione della didattica a distanza all’aggiunta di spazi dedicati ai giovani o, ancora, al miglioramento dell’esperienza scuola-lavoro, sono state tante, ma tra quelle più votate troviamo la richiesta di inserimento di un percorso obbligatorio di educazione sessuale nel sistema scolastico italiano. Esso andrebbe intrapreso già dalle scuole secondarie di primo grado, quando iniziano a sorgere le prime domande riguardanti la sfera sessuale, così da accompagnare i ragazzi fino al raggiungimento della maturità. I vantaggi, come varie ricerche hanno evidenziato, sono molteplici: riduzione delle malattie sessualmente trasmissibili; maggiore coscienza di sé rispetto al proprio corpo e agli altri; rapporti interpersonali più sani; minor esposizione ad abusi. Il fine ultimo sarebbe quello di offrire agli studenti occasioni di dibattito, così da sviscerare il tabù legato alla sessualità e coinvolgere degli esperti -ad esempio medici, psicologi o sessuologi- che possano fornire informazioni attendibili agli adolescenti, che altrimenti sarebbero in balia di internet; esso può aiutare coloro che, vergognandosi ad affrontare un simile argomento, cercano risposte sul web, ma è ugualmente vero che è anche in grado di sviare. Su internet ognuno può infatti scrivere ciò che vuole senza essere necessariamente ben informato su ciò che sta dicendo. Si dovrebbe inoltre parlare delle questioni inerenti la comunità LGBT, in modo da permettere a coloro che non si rispecchiano in uno schema eteronormativo di comprendere meglio il proprio orientamento sessuale e trovare risposte ai dubbi ad esso legati, limitando di conseguenza eventuali discriminazioni dovute all’ignoranza in tali ambiti. Se già è difficile parlare di certi argomenti, la situazione si complica ulteriormente per chi è a conoscenza del fatto che il proprio orientamento sessuale potrebbe portare a drastiche conseguenze, quali per esempio il venir rifiutato dai genitori o vedere la propria incolumità minacciata. Di conseguenza manca spesso il coraggio di esporsi, soprattutto in un periodo storico dove ognuno, nascondendosi dietro ad uno schermo, ha la libertà di dire ciò che vuole senza subirne poi le conseguenze, e dove certi ideali sono talmente radicati dal costringere tutti coloro che agli occhi altrui appaiono “diversi” a combattere contro gli stereotipi di un’intera società pronta a remare loro contro. Se le scuole per prime non normalizzano tutto ciò, come si può sperare che le future generazioni facciano altrettanto e che gli studenti imparino come proteggersi nel modo corretto? Questa è, dunque, l’importanza di una corretta educazione sessuale.

Aree verdi in città: un investimento per la salute di tutti

di Niccolò Zunino, 2B

In questi giorni difficili le richieste dei giovani spingono per essere ascoltate; tutto perché è dagli stessi giovani, quelli meno condizionati, che vengono percepite le esigenze per una società migliore. Cogliendo questa necessità, otto giovani da tutta Italia hanno partecipato al progetto “I Giovani propongono”, presentando alcuni problemi e le loro possibili risoluzioni ai Ministri per le pari opportunità e la famiglia, Elena  Bonetti e per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora.

Le proposte hanno toccato vari argomenti: dall’introduzione di nuove materie scolastiche alla costruzione di rinnovati e ampi spazi verdi per favorire l’attività fisica.

Una in particolare merita più attenzione, quella del giovane Martino Monticelli, della scuola media Massimo d’Azeglio di Genova: la richiesta di rinnovare e costruire più parchi e aree verdi, alcune anche attrezzate. Può sembrare una richiesta scontata, ma non lo sembra: è provato che avere aree verdi più accessibili e frequenti in città abbia un riscontro positivo sui cittadini; guardando ad una ricerca dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), emerge come la presenza di parchi urbani abbia molteplici effetti positivi: il verde riduce l’inquinamento atmosferico, e di conseguenza migliora la vita dei cittadini, mitiga le temperature in estate e ha un felice miglioramento del benessere psicofisico. Quest’ultimo aspetto può essere considerato anche come una testimonianza della nostra origine; abbiamo vissuto per migliaia e migliaia di anni in mezzo al verde e ci siamo evoluti a stretto contatto con la natura, per questo alla vista del verde reagiamo positivamente.

Martino propone inoltre l’installazione di alcune strutture per l’allenamento all’aria aperta, almeno in una città per regione; in questo momento storico, nel quale l’attività fisica al chiuso di una palestra rappresenta un rischio, una tale soluzione potrebbe rappresentare l’unico compromesso possibile.

La richiesta stessa di Martino racchiude un concetto importante: egli chiede una cosa che a molti adulti sembra non importare; chiede che la sua salute possa migliorare frenando l’inquinamento atmosferico, che attanaglia le nostre città sin dalla rivoluzione industriale. L’OMS stima che, nei Paesi ricchi, il 56% delle città con più di centomila abitanti non soddisfi il limite massimo annuale per le particelle sottili di 10 μg/m3. Tutti gli studi sembrano non influenzare le decisioni dei governanti, soprattutto dei Paesi più industrializzati: imporre limitazioni più stringenti di quelle già prese significherebbe mettere in crisi l’intero settore secondario. Si preferisce ignorare il problema dell’inquinamento piuttosto che rischiare di lasciare senza lavoro centinaia di migliaia di persone.

La soluzione a breve termine – costruire aree verdi – basterà solo fin quando ci accorgeremo che il Pianeta sta morendo, e che presto entreremo in una fase irreversibile. Nel frattempo però può essere una delle cose migliori da fare, perché tutelare la salute è un diritto di ogni cittadino.

Le difficoltà in tempo di pandemia.

di Sofia Allegro, 2B

Nel mese di ottobre si è svolta la diretta di ” diregiovani “, nel corso della quale diversi ragazzi, ognuno con la propria sensibilità e le proprie idee, hanno presentato delle proposte di legge che spaziano dalla sensibilizzazione su temi delicati, quali l’omosessualità o la lotta per la parificazione dei sessi, al miglioramento delle istituzioni scolastiche in vista della ripresa delle attività dopo l’arrivo sconvolgente del Covid-19. Oltre al direttore Nicola Perrone e alla giornalista Marta Nicoletti, hanno partecipato alla diretta anche il Ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora e la Ministra per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, che si  è complimentata per le proposte dei ragazzi, mostrando di comprendere le difficoltà sorte nel corso di questo periodo arduo e complesso, di cui non si riesce ancora a vedere la fine. Le sue parole di conforto hanno spronato a non arrendersi, a continuare a lottare, facendo notare come questo momento rappresenti una svolta cruciale per l’intera umanità, che si ritrova a rivalutare gesti quotidiani che prima della pandemia erano scontati, banali, quasi. La Ministra si è detta consapevole della difficoltà dell’essere studenti in questo periodo, dichiarando: ” siete come sentinelle in un tempo che deve accadere, ma che voi dovrete abitare e costruire “. Quest’intera situazione, pur se drammatica, permette agli studenti di connettere l’apprendimento all’esperienza di ciò che deve accadere, rendendoli più responsabili e più attenti, mantenendo il loro sguardo rivolto al futuro.

I ragazzi confermano le parole della Ministra, evidenziando le differenze riscontrate in questo seconda ondata della pandemia rispetto alla prima, di come si è più disattenti, tranquilli, come se il virus si fosse assorbito nella quotidianità e come se, perdendo quell’ombra di mistero di cui era avvolto nei mesi di marzo, aprile, fosse in qualche modo diventato meno spaventoso e mortale. Le regole si sono nuovamente irrigidite, il contagio ha rafforzato la sua presa, ma si è più insofferenti, l’idea di una possibile chiusura del paese, l’obbligo di rimanere fra le mura casalinghe, viene accolta con crescente nervosismo e maggiore preoccupazione da parte dei cittadini, che hanno perso fiducia nel governo. Avendo ritrovato l’importanza del contatto umano e del calore, non si ha più intenzione di tornare all’isolamento ed alla freddezza dei contatti virtuali. Avendo finalmente capito ciò di cui si ha più bisogno, come potersene allontanare nuovamente, perché i contagi stanno risalendo e il virus si sta imponendo con più insistenza nelle nostre vite?

La derisione del fisico, un dramma della nostro tempo

di Giovanni Mozzati 2B.

 

Durante la diretta sul canale youtube  di Diregiovani del 26 Ottobre 2020, alcuni  ragazzi e ragazze hanno espresso il  punto di vista dei giovani riguardo a certe situazioni che dovrebbero essere migliorate. Tra tutti, una ragazza di 15 anni, Giulia Corona, oltre ad aver esposto la sua opinione sul rendere consapevoli i ragazzi rispetto alla vita di tutti i giorni, ha esposto il suo parere su problematiche discriminatorie esistenti anche tra ragazzi e che rispecchiano il mondo degli adulti, come il cyber bullismo, il  body shaming, il bullismo ed il razzismo. In particolare il fenomeno del body shaming sembra spiccare su tutti; questo tipo di discriminazione, al contrario del bullismo o del razzismo, è molto legato al cyber bullismo, infatti si può reputare anche una parte di esso. In entrambi il mezzo è internet, ed in entrambi la vittima subisce violenze psicologiche da parte dell’esecutore tramite siti online. Purtroppo questo fenomeno è  comune anche tra i  ragazzi a causa dello smisurato uso del web, e soprattutto dei social instagram, facebook, twitter, snapchat.La crudeltà del body shaming, la specialità delle donne (verso altre donne) - Il Sole 24 ORE

Ma cos’è il body shaming?

Il body shaming è l’atto di derisione di una persona per le caratteristiche fisiche che non si ritengono entro determinati canoni di bellezza; questo fenomeno può colpire entrambi i sessi sia quello  maschile che  quello femminile.

Purtroppo  ciò non accade solamente a ragazzi comuni ma anche a celebrità, come è successo ad esempio a Los Angeles a Billie Eilish, famosa cantautrice americana 18enne nota oltre che per il suo tipo di musica anche per il suo modo di vestirsi con felpe e giacche molto larghe. Sfortunatamente per lei, è stata ritratta da alcune foto di paparazzi in abiti comuni ed è stato subito attaccato gravemente il suo aspetto esteriore da persone comuni e non fan che non hanno tenuto in conto i sentimenti della persona, eppure lei stessa aveva  fatto una dichiarazione contro il body shaming all’inizio di un suo concerto per cercare di diminuire gli insulti di questo tipo e di sensibilizzare le persone su questo argomento.

Nonostante tutto, ci sono figure di riferimento in questa lotta contro il body shaming, ad esempio Armine Harutyunya e Alessandro Michele, rispettivamente modella e direttore creativo di Gucci, una delle case di moda più famose al mondo. Il loro ruolo è stato chiave, infatti la modella era ritenuta troppo brutta e non rientrava nei canoni di bellezza per sfilare sulle passerelle e quindi di seguito è stata attaccata pesantemente con insulti sessisti ed ingiurie, ma Michele, nonostante ciò, l’ha fatta esibire nella sfilata di primavera/estate 2020 di Gucci a Parigi con un vestito fuori dal comune,  sembrava proprio  una camicia di forza usata nei vecchi manicomi. Facendo ciò il direttore creativo di Gucci ha voluto mandare un messaggio forte a tutti gli “haters” di Armine, che poi è stato condiviso da molti con messaggi di apprezzamento sui social.

Questo tipo di fenomeno è generato sicuramente dalla situazione attuale, dove l’aspetto fisico è preso molto in considerazione e viene usato anche per arrivare a certi scopi, al punto che molte persone, non contente di una loro parte del corpo, decidono di modificarla tramite interventi chirurgo-plastici.

Arrivati a questo punto risulta necessario abbandonare completamente il tipo di idea che abbiamo di bellezza e accettare l’idea che il  fisico è bello per come è; però questo non lo possono pensare e attuare solo Armine Harutyunya,  Alessandro Michele o Billie Eilish ma ogni persona, nel suo  quotidiano, deve trovare la forza e la voce per condannare il body shaming.

 

Il fenomeno del body shaming e l'effetto negativo nella società per le donne - Sociologicamente

 

 

 

 

Le donne e il lavoro, un problema di mentalità

di Davide Benvenuto 2B.

Il mondo va avanti, ma spesso le vecchie usanze rimangono radicate nella società. Sin dai tempi antichi la donna aveva il dovere di allevare i figli e fare lavori casalinghi come filare la lana. Questo, purtroppo, si può ancora riscontrare nella società di oggi. Infatti, come riporta l’I.S.T.A.T., 7 milioni e 300 mila donne italiane sono casalinghe, e quasi la metà ha un compagno e dei figli. In Italia la regione che ha in assoluto più casalinghe è la Campania, seguita dalla Lombardia e dalla Sicilia.

Invece, se guardiamo la percentuale di casalinghe per abitanti, c’è al primo posto la Sicilia.

 

 

Molte fanno lavori in casa, come per esempio assistenza ad anziani, ma generalmente questo accade in nero. In più la maggior parte delle casalinghe si trova in una situazione economica non facile o tale da non consentirne l’indipendenza.

Come si potrebbe risolvere questo problema? Bisognerebbe prima di tutto finanziare maggiormente gli asili in maniera che le madri non siano forzate a scegliere tra occuparsi dei figli o lavorare. Un altra soluzione potrebbe essere quella di estendere il congedo parentale dei padri, in maniera che la crescita del neonato sia meglio suddivisa tra i genitori.

Cos’è il congedo parentale? E’ un permesso che garantisce ai genitori il potersi assentare dal lavoro per poter seguire il proprio figlio.

Fortunatamente, le casalinghe sono poche tra le donne giovani, infatti le casalinghe fino a 34 anni sono l’8.5%. Nonostante ciò, i giovani sono interessati a risolvere questa problematica che affligge l’Italia. Infatti una delle proposte emerse durante la diretta “I Giovani Propongono“, promossa da DIRE e che ha visto la partecipazione della  Ministra per le pari opportunità e la famiglia,  Elena Bonetti  e del ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora   è stata proprio quella di permettere ai padri di lavorare da casa, riuscendo allo stesso tempo a curare il proprio figlio.

Ma le differenze di genere stanno lentamente sparendo: l‘occupazione femminile nel mondo lavorativo è in continua crescita. Nonostante ciò, si fa anche qualche passo indietro perché le donne rispetto ai propri colleghi uomini anche se hanno le stesse competenze capita spesso che vengano pagate meno.

In conclusione, nonostante la situazione non sia delle più rosee, le giovani donne stanno acquistando sempre più importanza nel mondo lavorativo rivendicando e raggiungendo e la parità di importanza degli uomini.