L’enciclopedia d’Italia di Aldo Cazzullo

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Matteo Barcella, Chiara Capitanio e Greta Mumolo, 4B

 “Enea è l’eroe pio, misericordioso, che si fa carico del passato e del futuro, che fugge da Troia in fiamme, col padre Anchise sulle spalle e il figlio Iulo […] l’eroe degli antenati e dei discendenti”

Viene evocato così il progenitore delle genti romane, da Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, conduttore di Una giornata particolare su La7, ospite al Liceo Classico A. D’Oria per presentare lo spettacolo Il duce delinquente in scena al Teatro Modena di Genova.

Interrogato dalle domande degli studenti, raduna, come in un’enciclopedia, l’identità della nostra nazione.

“Non è nata dalla politica, dalla diplomazia, dalla guerra, ma è nata dall’arte, dalla bellezza, dalla cultura, dai versi di Dante, dagli affreschi di Giotto, dal Rinascimento. L’Italia è una nazione culturale” – afferma Cazzullo in un continuo riferimento ai veri fondamenti delle società del passato.

Si sofferma sulla pluralità delle personalità che hanno influenzato le scene del passato, da Virgilio, tanto amato dal Medioevo, che ha donato alla letteratura un nuovo modello di sentirsi italici, sino alle donne del “We can do it”, che come eroine ovidiane, hanno mantenuto salda l’economia durante la guerra.

È un viaggio di parole che attraversa anche le pagine nere del fascismo, ovvero quella mitomania che ha rinchiuso la penisola in una gabbia di ostilità e intolleranze, con a capo la criminalità, che lo spettacolo di Cazzullo ha sviscerato in una attenta introspezione dei vertici delle camicie nere.

Una continua contrapposizione fra “una Italia che fornisce molti mezzi per parlar male di lei”, che ancora soffre la disparità di genere, mentre allo stesso tempo ha partorito chi la rese fiera di essere nazione, sebbene il suo particolarismo territoriale e politico.

Qui giace Raffaello da lui, quando visse, la natura temette d’essere vinta, ora che egli è morto, teme di morire – ricorda Cazzullo l’epitaffio della tomba di Raffaello, sita nel Pantheon, l’emblema dello spirito di integrazione dei romani, che avevano dedicato un tempio a tutte le divinità dell’impero, dal vecchio Giove al nuovo culto di Mitra.

Le sue parole si fanno copione la sera del 26 gennaio. Durante lo spettacolo messo in scena al Teatro Modena, tratto dal suo saggio “Mussolini il capobanda”, Aldo Cazzullo ripercorre gli anni bui del fascismo, accompagnando lo spettatore tra i meandri della mente di Mussolini, protagonista indiscusso di quest’epoca. Cazzullo dipinge un ritratto estremamente cruento del duce, non maschera l’orrore delle sue azioni ma da loro voce per rivendicare la memoria delle vittime innocenti del fascismo. Mussolini viene presentato sotto un’ottica diversa rispetto al consueto, non soltanto come politico intransigente, ma anche come uomo senza scrupoli, nella vita privata e nei confronti dei suoi affetti personali.

Moni Ovadia prende in prestito le voci dei protagonisti del ventennio con minuziose imitazioni, si fa narratore e cantore di invasori e oppressi, vincenti e sconfitti, carnefici e vittime. Ebraico, greco, russo, spagnolo, tedesco, un viaggio tra lingue di popoli diversi tra loro ma uniti dal sangue versato negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Parole e canti non si perdono nel silenzio, ma vengono sospinte dolcemente dalle note della poliedrica musicista Giovanna Famulari, tra suoni dolci e delicati quanto profondi e oscuri degli strumenti che maneggia con maestria: violoncello, tastiera, armonica. Due sole mani si destreggiano in una colonna sonora varia ed emozionante e come se sul palco la musicista non fosse soltanto una, più strumenti producono melodie all’unisono.

‘’Il duce delinquente’’ sarà mandato in onda su la7 la sera del 24 aprile in onore della festa della Liberazione, perché ancora troppo spesso qualcuno afferma che Mussolini ‘’ha fatto anche delle cose buone’’ e che il suo unico errore sia stato quello di entrare in guerra. Il fascismo è ancora oggi una ferita aperta del nostro paese, un’ombra che l’Italia continua a portarsi dietro, e, sebbene molti riconducano questo fenomeno esclusivamente al secolo scorso, in realtà le sue ripercussioni affiorano anche nel nostro presente, manifestandosi nella vita di tutti i giorni in maniera più o meno velata.

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“Mai perdere la speranza, mai smettere di conoscere”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

“Smettiamola di dire che i mafiosi sono solo al Sud, lì, sono disperati, perché abbiamo deciso di reagire”

di Belotti Giorgia, Custo Francesca, Fineschi Rebecca, Odino Laura, Rosillo Martina, 2D

La mafia è un problema che coinvolge tutta la nostra Italia, presente come il prezzemolo in cucina. Un mafioso può essere chiunque, dai semplici cittadini alle istituzioni, nessuno saprebbe riconoscerlo, in quanto è perfettamente mimetizzato nella società.

Ad oggi, la necessità  di sensibilizzare le nuove generazioni è pressante, dato che costituisce l’unica possibilità di iniziare un nuovo capitolo per il nostro Paese. 

Mai un passo indietro, nemmeno per prendere la rincorsa”, questo è il messaggio che Tiberio Bentivoglio, lottatore per il futuro e la giustizia, ha voluto trasmettere agli studenti del Liceo D’Oria. 

Quella di Bentivoglio potrebbe essere la storia di un imprenditore come tanti, ma non è così; infatti la mafia lo aspetta dietro l’angolo, pronta a mettergli i bastoni tra le ruote. Un giorno Tiberio viene fermato per strada: è Nino, un mafioso della zona, che ha come unica e pesante richiesta quella di ricevere il pizzo. Lo ‘ndranghetista con naturalezza e sfrontatezza è determinato a spaventare l’imprenditore, facendogli notare che per quindici anni non ha pagato e si è arricchito.

Tiberio torna a casa, avvisa la moglie, la sua “marescialla”.

Non paghiamo!” replica lei. E infatti non pagheranno.

La mafia, che era sicura di atterrirlo, non si blocca davanti ad un rifiuto e inizia un lungo e complicato periodo per Tiberio ed Enza. L’unica soluzione, la denuncia, è ciò a cui ricorrono.

“Nonostante la paura, ci sono cose che dobbiamo fare.

Il coraggio è un sentimento che si deve trovare quando manca la forza.”

Certo che mettersi contro la mafia non è una passeggiata.  Eventi dolosi, incendi, furti, minacce e bombe sono all’ordine del giorno per la loro attività.

Distruzione deposito, da https://www.repubblica.it/cronaca/2016/02/29/news/calabria_ intimidazione_testimone_giustizia_bentivoglio-134467262/

Tiberio viene riconosciuto come obiettivo sensibile e quindi fornirgli una scorta sembra l’unico modo per iniziare a condurre una vita più serena e sicura.

Tiberio non accetta, non vuole perdere la poca libertà rimasta

Nonostante fossi sdraiato a terra, mi dovevo alzare.”

Il 9 febbraio 2011 gli sparano alle spalle, nel frutteto, il suo posto del cuore: 6 proiettili, 30 secondi di silenzio “assordante”. Si salva per miracolo.

Una volta  tornato a casa, nessuno va più a comprare nel suo negozio e nessuno in Calabria gliene vuole affittare uno.

Questo è stato il momento peggiore: l’indifferenza colpiva più della mafia.

La più grande malattia di questo mondo è l’indifferenza, non il Covid.

E pensare che tutto era iniziato nel 1979, con l’idea di creare un’azienda privata commerciale di prodotti per l’infanzia.

L’iniziativa si sviluppa, diventa un progetto, e così, proprio sotto casa di Tiberio ed Enza, viene aperto il primo negozio.

Tutto sembra andare per il meglio, le entrate aumentano e Tiberio decide di lasciare il precedente lavoro come farmacista: “Quello che guadagnavo in un mese, mia moglie lo guadagnava in un giorno.”

C’è la necessità di ampliare il negozio, affittano dunque un grande locale. Ma il sogno costruito onestamente dai sacrifici viene infranto dalla ‘ndrangheta

La sua testimonianza oltre a rappresentare grande coraggio ed esempio di vita vuole sottolineare l’importanza della determinazione e della conoscenza. Bentivoglio ha sempre agito conoscendo l’esistenza di un limite per la sua incolumità che non doveva essere superato. Questo è il caso dell’associazione culturale che Tiberio, Enza e alcuni loro amici decidono di aprire e che purtroppo saranno costretti a chiudere perché fastidiosa e non gradita.

Tiberio Bentivoglio, testimone di giustizia, non ha avuto e non ha alcuna paura di dire ciò che pensa, sia negli incontri con le scuole, sia nelle aule bunker dei tribunali. Si spinge addirittura ad affermare di non aver sentito il supporto dello Stato, come si intende dal  titolo del suo libro: “Colpito, da chi? Dallo Stato o dalla mafia?” ma la sua testimonianza è per noi giovani un invito a sperare e a credere nella Giustizia per desiderare un Paese diverso. 

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La lotta ai tumori comincia a scuola

Di Pietro Barosso e Irene Collufio, 3B

Giovedì 18 gennaio nell’Aula Magna del Liceo Andrea D’Oria si è tenuto un incontro, nell’ambito del progetto Martina, con il dottor Alberto Castellani, presidente di MK Onlus, che ha proposto ai ragazzi del liceo un’interessante conferenza  con tema principale la sensibilizzazione dei giovani riguardo alla prevenzione dei tumori.

Il progetto, promosso dal Lions Club Genova Diamante e patrocinato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, è nato dal desiderio di due professori di Padova di informare i giovani sulle modalità di prevenzione dei tumori.  Deve il suo nome a una giovane donna, Martina, colpita da un tumore che purtroppo non le ha lasciato scampo.

Martina aveva notato un nodulo al seno,  sottovalutato dal suo medico a causa della rarità dei tumori nelle giovani donne. Passato del tempo Martina però si era accorta della crescita del nodulo. Aveva perciò insistito per fare degli esami più approfonditi, scoprendo così un cancro alla mammella già in stadio avanzato.

Martina, prima di morire, ha lasciato un messaggio, che è oggi slogan del progetto che porta il suo nome: “I giovani non devono arrivare impreparati come lo sono stata io”.

Nonostante la maggior parte dei tumori si manifesti in età media o avanzata, la malattia inizia a svilupparsi già in età giovanile. Per questo è importante educare alla prevenzione, insegnando ai giovani a conoscere il proprio corpo per poter effettuare in autonomia dei controlli periodici e a ridurre o eliminare i fattori di rischio.

  • L’80% dei tumori infatti è causato da fattori ambientali o da stili di vita scorretti, perciò il dottor Castellani ha elencato i principali comportamenti da adottare che possono aiutare a prevenire i tumori: non fumare, moderare il consumo di alcol, non abusare di farmaci e droghe; mantenere una dieta salutare, fare attività fisica quotidianamente e mantenere un peso adatto; evitare un’eccessiva esposizione al sole, proteggersi dall’esposizione di agenti cancerogeni e ridurre i livelli di radon, un gas radioattivo di origine naturale, in casa; l’allattamento al seno, vaccinarsi e aderire ai programmi di screening, ovvero esami che permettono di individuare la presenza della malattia prima dell’apparizione dei sintomi.

Questi comportamenti sono elencati nel Codice europeo contro il cancro e sono stati raccolti su iniziativa della Commissione europea, che dal 1987 aggiorna periodicamente il Codice a seguito di nuove scoperte scientifiche. Si stima che, se tutti seguissero queste regole, il 30% dei tumori in Europa potrebbero essere debellati. 

Alcuni dei tumori più diffusi sono proprio quelli che si manifestano anche nella fascia di popolazione più giovane, che il dottor Castellani chiarisce essere anche quelli con una più facile individuazione. Nella componente femminile il tumore al seno e in quella maschile il tumore del testicolo. 

 

Il tumore alla mammella rappresenta il 30,3% dei tumori che colpiscono le donne, rendendolo il cancro più diffuso per il genere femminile. Ci sono vari metodi per prevenirlo, come mantenere uno stile di vita sano e aderire ai programmi di screening, gratuiti con cadenza biennale per le donne di età compresa tra  50 e 69 anni; inoltre è consigliabile effettuare una visita del seno presso un medico una volta l’anno, indipendentemente dall’età; infine effettuare un’autopalpazione una volta al mese dopo il ciclo mestruale , per verificare che non si stiano formando noduli. In alcune circostanze si può anche ricorrere a una mastectomia preventiva, ovvero alla rimozione chirurgica del seno. Questa pratica solitamente però è effettuata in seguito a dei test genetici che mostrano specifiche caratteristiche di rischio. Tra le più comuni ci sono le mutazione genetiche, infatti si stima che circa il 6% dei tumori mammari siano ereditari, cioè siano correlati ad una mutazione trasmessa dai genitori in specifici geni.

Per gli uomini invece il più diffuso nei giovani è il tumore del testicolo. Nonostante le cause siano sconosciute , si possono individuare alcuni fattori di rischio che aumentano le possibilità di contrarre un cancro. Un esempio è il criptorchidismo, ovvero la mancata discesa nello scroto di uno o entrambi i testicoli. Tuttavia è possibile diminuire questo fattore di rischio tramite l’effettuazione di una correzione chirurgica entro i due anni di età. Altri fattori sono la sindrome di Klinefelter, dovuta a una anomalia nei cromosomi,  e lo stesso cancro ai testicoli. Infatti chi ha avuto un tumore ad un testicolo ha un rischio più elevato di svilupparlo anche nell’altro. Sono da tenere in considerazione anche la storia familiare, l’etnia e un’infezione da HIV. 

Per questo tipo di tumore non esistono programmi di prevenzione organizzati, perciò diventa fondamentale l’autopalpazione, che invece per le donne è una precauzione aggiuntiva. L’autoesame dovrebbe essere effettuato una volta al mese, per poter identificare cambiamenti e agire tempestivamente.

La prevenzione dunque è fondamentale non solo per evitare di contrarre un tumore, ma anche per agire in tempo quando si nota qualcosa di diverso nel proprio corpo. Infatti, come ha detto il dottor Castellani, “il nostro corpo ci manda sempre dei segnali“, perciò è compito di ognuno di noi conoscerlo per essere in grado di cogliere i messaggi che ci manda. 

 

 

 

 

 

 

E’ possibile prevenire un tumore?

Giovani e tumori: argomento tabù o motivo di sensibilizzazione? Ce ne parla il Dott. Alberto Castellani

Di Vittoria Gandolfo, 3B

Martina, 1975-2003 a cui quest’iniziativa deve il suo nome.

Giovedì 18 gennaio, per la durata di due moduli, nell’aula magna del Liceo Andrea D’Oria si è tenuta una conferenza, presieduta dal Dott. Alberto Castellani, riguardante la prevenzione ai tumori e, in particolar modo, la loro diffusione tra i giovani.

Le classi terze del liceo D’Oria hanno avuto l’opportunità di partecipare a quest’interessante, e soprattutto utile, incontro grazie all’iniziativa del Progetto Martina.

Questo progetto, validato dal Ministero della Salute, nasce su iniziativa del Dott. Di Maggio, uno dei medici che aveva in cura Martina a Padova.  

Non era una ragazza normale.

Solare in tutti i sensi. 

Piena di iniziative.

Aveva tanta voglia di vivere, di fare.

Così viene descritta Martina: non come “qualcuno che aveva un tumore”, non solo come un numero che viene inserito in statistiche o grafici dall’aspetto spaventoso.

Il Progetto Martina, promosso dal “Lions Club Genova Diamante”, deve il suo nome a una giovane donna di Padova deceduta a causa di un tumore alla mammella, diagnosticato all’età di 28 anni. Martina, al medico che l’aveva in cura, diceva: “Io sentivo da un po’ un piccolo nodulo, ma era piccolo, non mi faceva male e non ci ho dato peso”.

Questo, dice il dottore, ci porta a un primo insegnamento: il nostro corpo ci manda dei segnali, che anche se piccoli e non drammatici devono essere ascoltati. 

Spiegate ai giovani l’importanza di alcuni piccoli disturbi perché non finiscano come me.

Queste, ancora una volta, le parole di Martina: “perché non finiscano come me“. Parole strazianti e al tempo stesso piene di consapevolezza. Perché la verità è che noi giovani ci sentiamo invincibili, forse com’è giusto che sia, non riusciamo a concepire l’esistenza di un qualcosa che spazzi via tutto quello in cui crediamo, tutto il nostro futuro, tutto quello che ci sembra importantissimo: e forse è giusto così, forse è giusto che esista un periodo della vita di ognuno nel quale nessuna preoccupazione può scalfirci, nel quale ci sentiamo sul tetto del mondo. Nella vita di Martina, questo qualcosa era un tumore alla mammella.

Ecco perché  è giusto e necessario fare prevenzione ai tumori anche e soprattutto tra i giovani, nonostante la loro non sia certamente la fascia d’età più soggetta a questo problema.

Di Maggio aggiunge che il Progetto Martina non porta il nome di questa ragazza a causa della malattia che l’ha colpita, ma a causa della frase che ha detto: non ricordiamo Martina per quello che le è accaduto, ma per quello che lei ha fatto, per l’eredità che ha lasciato a tutti noi. 

 Il Dott. Castellani ha iniziato il suo intervento spiegandoci cos’è un tumore e come nasce:  è il DNA a conservare il programma genetico delle nostre cellule. Se qualcosa “colpisce” il DNA di una cellula, essa perde il suo patrimonio genetico e di conseguenza “non si ricorda più” ciò che doveva fare: nel tempo tutte le cellule figlie da essa generate avranno questa particolare condizione. Un tumore infatti è proprio un insieme di cellule il cui DNA è stato alterato.

Ad oggi la medicina e la ricerca scientifica hanno fatto molti progressi, e sono stati scoperti molti metodi per provare a prevenire la formazione dei tumori, anche se naturalmente non si potrà mai avere una certezza matematica.

Castellani ci ha dunque parlato di dodici abitudini che, secondo il Codice europeo contro il cancro, possono aiutare a prevenire i tumori: si tratta di non fumare, rendere la propria casa libera dal fumo, mantenere un peso forma salutare, fare attività fisica giornalmente, seguire una dieta sana, non bere o limitare il consumo di alcol, limitare il contatto con il sole, per esempio usando crema solare e non usando lampade abbronzanti, proteggersi da sostanze cancerogene, ridurre i livelli di radon naturale nella tua abitazione, allattare al seno, le vaccinazioni, anche e soprattutto sui bambini, e partecipare ai programmi di screening.

Al giorno d’oggi si conosce un solo virus che provoca sicuramente tumori: il papilloma. Infatti il Prof. Castellani ci ha informati del fatto che i tumori spesso possono essere causati da fattori ambientali (come l’aria inquinata e i posti di lavoro pericolosi, ad esempio a causa dell’amianto che una volta era molto diffuso, non si sapeva infatti che fosse così dannoso), stili di vita scorretti (come ad esempio il fumo e l’alcol, che possono portare a un tumore al pancreas, l’abuso di droghe e farmaci non su prescrizione medica, e un’alimentazione scorretta).

Il grafico proposto dal dottore riguardante la curabilitá dei tumori nel tempo.

Il Professore successivamente ci ha mostrato un grafico che mostrava la variazione della sopravvivenza relativa nel corso degli anni di persone affette da tumori:  gli unici tumori il cui tasso di sopravvivenza è restato invariato dal 1971 ad oggi sono quelli che interessano i polmoni, il pancreas e l’esofago. 

Il Dott. Castellani inoltre ci ha parlato anche di altri due tumori molto diffusi: il tumore alla mammella  e al testicolo.

Per quanto riguarda il tumore alla mammella, uno dei più diffusi, ci ha fatto notare, tra le molte cose, che non si manifesta solo nelle donne, ma anche negli uomini, seppure in questi ultimi sia meno diffuso. 

Ci ha fatto notare che si possono effettuare alcuni accorgimenti per riuscire a prenderlo in tempo: innanzitutto è importante sapere che la mammografia è consigliata solo dopo i 30/40 anni, dal momento che è molto raro che questo tumore si manifesti precedentemente. Dopo i 50 anni ci si dovrebbe sottoporre a un controllo di questo tipo ogni due anni. Tuttavia anche le donne più giovani dovrebbero, a cadenza mensile, effettuare un’auto-palpazione. Essa dovrebbe essere effettuata dopo il termine del ciclo mestruale. 

Il Professore ha spiegato infatti che, in caso si percepisca qualcosa di diverso, è consigliato andare a farsi visitare da un medico, per assicurarsi che sia tutto nella norma.

Per quanto riguarda il tumore ai testicoli, invece, agli uomini è consigliato effettuare un’auto-palpazione ogni tre o quattro mesi, possibilmente dopo una doccia o un bagno caldo: l’auto-palpazione per prevenire il tumore al testicolo si effettua così.

Al termine di ciò il Dott. Castellani ha proposto a tutti gli alunni presenti un questionario, effettuato sul sito del progetto, riguardante l’incontro appena avvenuto. 

 

 

 

 

 

 

Alcuni risultati degli incontri negli anni scolastici 1999-2000 e 2010-2011.

Sembra difficile, quasi impossibile, pensare che qualcosa come un tumore possa colpire noi o le persone a noi care, ma non è così: tuttavia non si può essere passivi, bisogna anzi attivarsi per informarsi su come si possono prevenire. 

Se ne deduce quindi che i tumori non possono, e non devono, essere argomenti tabù dei quali non parlare: è importante invece diffondere consapevolezza e insegnare come comportarsi a riguardo, soprattutto ai giovani. 

 

 

    

Artemisia Gentileschi: ”Coraggio e Passione”

La prima artista donna ad essere ammessa in un’ Accademia d’arte, è in mostra a Genova presso la Fondazione di Palazzo Ducale. Pittrice determinata e geniale, ha fatto dell’arte la sua ragione di vita, trovandosi così  al centro di questa esposizione.

di Elena Bisio, 4B

Una vita segnata dalla sofferenza, quella di Artemisia, determinante per la sua arte, a partire dalla scomparsa precoce della madre e dal rapporto travagliato con il padre, Orazio Gentileschi. Fu  vittima di violenza e del contesto sociale in cui visse che, inizialmente,  non le aveva permesso di affermarsi come pittrice e come donna. Affascinata dalle opere del padre nasce in lei una volontà di emulazione.

Durante il percorso espositivo è possibile mettere a confronto le tele di Artemisia con quelle del padre e del collaboratore, nonché violentatore della donna, Agostino Tassi. Le opere dei Gentileschi sono a loro volta poste a confronto con quelle del Caravaggio, poiché aderiscono al suo stile pittorico.

Particolare di “Susanna e i vecchioni” di Artemisia Gentileschi

Artemisia reagisce ai traumi avviando un importante processo di resilienza e riscatto che ancora oggi a molte donne è negato:  per questa ragione predilige ritratti di figure femminili, assolute protagoniste della scena pittorica. Nella sua produzione artistica manifesta il suo disdegno tramite aspetti psicologici che emergono in maniera eclatante, trasmettendo un’importante capacità espressiva. Si ricordano due opere: “Susanna e i Vecchioni” e “Giuditta che decapita Oloferne”, emblemi della sua vicenda umana e dello stile caratteristico.

Il  desiderio di rivendicazione della pittrice è stato accompagnato dalle sue  geniali abilità, che le hanno permesso di affermarsi come artista riconosciuta per la prima volta nella storia.  Artemisia Gentileschi ha sfidato ogni tipo di convenzione e stereotipi radicati nel suo tempo, ponendo le basi di quello che oggi chiameremmo “femminismo” del quale lei, inconsciamente, è stata portavoce. 

Questa mostra ha portato con sé una polemica di cui si è molto discusso; la questione verte sull’articolo “Cronaca di uno stupro o riscatto di un’artista?”, recentemente  pubblicato su “La Repubblica”. 

Alcune studentesse del Corso di  Laurea in Storia dell’Arte e Beni Culturali dell’Università di Genova hanno duramente criticato e condannato la mostra; alla base delle critiche vi è la maniera in cui viene presentata la violenza subita dall’artista, come se mettesse in ombra  i suoi meriti professionali .

La Fondazione di Palazzo Ducale replica sostenendo  di aver voluto esclusivamente trasmettere un messaggio dedicato ai diritti e alla lotta contro la violenza sulle donne. A sostegno di questa tesi, la Fondazione conclude affermando che si tratta di una  mostra del progetto “L’Arte della solidarietà” il cui fine è quello di  “unire l’arte con la salute, la bellezza con la prevenzione”. 

Dietro lo schermo con “RAI Porte Aperte”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Ogni sera migliaia di liguri accendono la televisione sul canale RAI3 per rimanere informati su quello che accade nella loro regione. Un susseguirsi di servizi perfetti vengono trasmessi ogni giorno, ma cosa c’è dietro a quei soli 20 minuti di notizie? La classe 2D del Liceo D’Oria ha partecipato a “RAI Porte Aperte” proprio per scoprirlo.

di Giorgia Belotti, Giulia Masullo, Stefano Ribaldone, Elisa Rizzo e Lidia Rossi, 2D

Il giornale che ha informato generazioni

Il concetto di giornale regionale nasce negli anni ’50 con i gazzettini radiofonici introdotti dall’EIAR . I primi furono il Gazzettino di Roma e del Lazio e il Gazzettino Padano, l’unico ancora attivo. In seguito furono istituiti per le altre regioni. Poi, con la riforma della RAI nel ’75, cominciarono le trasmissioni di Rai3, e quindi del TG3 regione. 

Chiusura edizione notturna tg regionale Rai, da Tursi la richiesta di  rivedere la decisione

 

Inizialmente la sede dalla RAI di Genova si trovava in Via San Luca. In seguito, dopo la seconda guerra mondiale, si spostò in Piazza della Vittoria fino al 1966, data nella quale fu trasferita nel luogo attuale, Corso Europa. 


Ore di lavoro per pochi minuti di servizio

Appena entrati nella sede la cosa che stupisce è la quantità di persone che lavorano per questo servizio. 

La prima attività in cui si viene coinvolti è un tour della sede, dove si possono conoscere i diversi ruoli all’interno del giornale-radio e del tele-giornale. Tutti hanno un ruolo specializzato, e, nonostante il grande numero di dipendenti, regna nell’edificio una perfetta coordinazione e collaborazione. 

La nostra residenza nei servizi TG delle TV locali - Bozzolo

Infatti non pensiate che i servizi in diretta presentino dell’improvvisazione, il lavoro è metodico e organizzato, nulla è lasciato al caso: dai tecnici del suono, al regista che coordina le camere, dai cameraman che le gestiscono ai copywriter e agli annunciatori, tutti sanno cosa fare, quando farlo e come farlo al meglio. 

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Due studenti nella postazione radiofonica della redazione RAI con il giornalista Oscar Puntel.

 

Successivamente si svolge una simulazione riguardante il telegiornale. Questo è il momento in cui è possibile provare per una mattinata tutti i ruoli sopra citati e comprendere meglio cosa davvero ci sia dietro ai servizi che ogni sera guardiamo in tv o che all’ora di pranzo ascoltiamo in automobile.

 

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Due studentesse sul set del TGR Liguria durante la simulazione di un servizio. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Da dove prende le notizie chi le dà?

TGR Liguria - RaiNews

Basta accendere la televisione per rimanere aggiornati, ma il telegiornale utilizza mezzi molto più complessi e veloci. Alcuni di essi sono canali diretti, come gli inviati sul luogo, che, ricevute segnalazioni, si spostano direttamente sul territorio, per raccogliere fonti visive e dichiarazioni. Altri canali, come il collegamento con le forze dell’ordine o le sedi istituzionali,  sottolineano la grande importanza che il telegiornale ha a livello regionale e non solo. Al cittadino non resta che accendere la radio o il televisore e se ha perso qualche edizione può sempre recuperarla nel sito del TGR Liguria o riascoltarla su RaiPlaySound

Qui una sintesi video della nostra esperienza: 

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Il futuro “oltre il ponte”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Il messaggio di Italo Calvino partigiano “Santiago” raccontato da Giordano Bruschi, partigiano “Giotto” agli studenti del liceo D’Oria.

a cura di Andrea Malusel e Filippo Montalto, classe 5G

 

“Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di
piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari
prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima
di morire e la mia morte stessa, saranno pezzetti di
storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso
influiscono sulla storia di domani, sulla storia di
domani del genere umano.”

Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, 1947

Il 15 ottobre 2023 si è celebrato il centenario della nascita di Italo Calvino, non solo uno dei più importanti letterati italiani del XX secolo, ma anche un giornalista, un politico, un partigiano. Un uomo eccezionale ricordato con grande stima e affetto da coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. Tra questi Giordano Bruschi, testimonianza vivente della Resistenza, ha incontrato le classi quinte del liceo D’Oria per raccontare il proprio rapporto con il celebre autore, da lui incontrato di persona grazie al suo comandante di reggimento partigiano.

Giordano Bruschi partigiano “Giotto”
incontra gli studenti del Liceo A. D’Oria
mercoledì 22 novembre 2023

Italo Calvino proveniva da una famiglia particolare: il padre, Mario, e la madre, Eva Mameli, furono tra i pionieri  nello studio delle coltivazioni esotiche. Viaggiavano continuamente per studiare nuove colture,
e Italo Calvino nacque all’Avana, nel sobborgo di Santiago de las Vegas, il 15 ottobre 1923.
 Proprio a queste origini “latine” è dovuta la scelta del nome da partigiano “Santiago”. 
Nel 1942, mentre frequentava la facoltà di agraria, Calvino venne a contatto con l’ambiente antifascista  attraverso
 le celebri figure di Piero Calamandrei, autore
di Uomini e città della Resistenza. Discorsi, scritti ed epigrafi, e Teresa Mattei, partigiana e donna di grande carisma.

A seguito dell’uccisione da parte dei fascisti del giovane medico comandante partigiano
Felice Cascione, Calvino aderì alla Resistenza nel 1944, unendosi alla divisione d’assalto
“Garibaldi”. All’esperienza nella Resistenza e alla “definizione” della memoria di quest’ultima
Calvino dedicò in particolare il romanzo Il sentiero dei nidi di ragno (1947) e la raccolta di
racconti Ultimo viene il corvo (1949), scritti giovanili che presentano già alcune delle
peculiarità essenziali dello stile dell’autore e che rappresenteranno sempre per lo stesso
Calvino punti imprescindibili della sua produzione.
Il canto Oltre il ponte, scritto nel 1959 e dedicato alla figlia Giovanna, racconta la Resistenza
in versi, concentrandosi su quello che ne fu il più profondo motore, e il senso umano più alto:
la speranza, prima di tutto dei giovani, che nella lotta vedevano la prospettiva futura di un
mondo migliore, in cui avrebbe dominato l’amore, nel senso più ampio in cui il termine può
essere inteso. La Resistenza diventa quindi una esperienza di maturazione, di
consapevolezza, e il ponte da conquistare con le armi diventa il simbolo di tutto ciò che deve
essere superato per portare l’umanità al suo riscatto.

“Avevamo vent’anni e oltre il ponte
oltre il ponte che è in mano nemica
vedevam l’altra riva, la vita
tutto il bene del mondo oltre il ponte”

Calvino fu un grande pensatore. All’alba della Liberazione, si pose una domanda cruciale
“Quello che abbiamo fatto resterà?” Chi, insomma, avrebbe tramandato i valori per cui tanti
giovani avevano dato la vita? La risposta a questa domanda vive negli occhi di Giordano
Bruschi, partigiano “Giotto”, così come negli occhi delle nuove generazioni che ricevono,
dandole nuova vita, la testimonianza del miracolo di migliaia di giovani che, rischiando e
perdendo la propria vita, fecero una scelta, consapevole e soprattutto libera, di lotta contro le
ingiustizie della società in cui vivevano.

Gad Lerner su Gramsci: “Se lo dovessi associare a un vino, sceglierei il Cannonau”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Alice Preste e Vittoria Cappeddu, 4^B

Così il giornalista e conduttore Gad Lerner ha concluso Venerdì 1 dicembre il suo incontro con gli studenti nell’Aula Magna del Liceo classico “Andrea D’Oria” di Genova  per presentare lo spettacolo “Il sogno di Gramsci” , che è stato messo in scena la sera stessa al teatro Modena di Genova.

“Gramsci è il pensatore italiano più tradotto e studiato in tutto il mondo”:  ha esordito Gad Lerner per presentare il protagonista dello spettacolo, diviso in tre parti, che ha portato in scena con Silvia Truzzi.

La locandina dello spettacolo “Il sogno di Gramsci”

 

Gad Lerner ha successivamente brevemente delineato la vita di Gramsci, partendo dalla povertà, che ha caratterizzato la sua infanzia, fino al diventare una delle figure più importanti del Partito Comunista italiano negli anni 20’.

Lo spettacolo si basa su tre temi scolastici di Gramsci: furono trovati per un vero e proprio colpo di fortuna in uno degli armadi della casa di Francesco Scotti, amico di Carlo, uno dei fratelli di Gramsci, il quale probabilmente glieli aveva donati.

Lo spettacolo alterna testimonianze ad analisi del suo pensiero, che è in grado di stupirci e farci riflettere. Gramsci infatti aveva maturato l’idea della cultura come “emancipazione degli ultimi” ed era sempre stato caratterizzato da un’insaziabile e precocissima sete di conoscenza, tanto da rinunciare anche ai pasti al fine di usare il denaro per comprare riviste o andare a teatro.

Durante l’incontro il giornalista ha risposto alle domande che Riccardo Olivieri e Gabriele Coli, gli hanno posto:

Tenendo conto della sua esperienza personale e delle sue conoscenze, quali pensa siano le differenze maggiori tra la scuola ai tempi di Gramsci, la scuola ai tempi in cui lei l’ha frequentata e la scuola di oggi?

La scuola ai tempi di Gramsci era un privilegio di chi se lo poteva permettere. Ai miei tempi, con il baby boom, era nata per la prima volta l’idea del diritto allo studio e della scuola dell’obbligo, tanto che c’era stata una scolarizzazione di massa. Oggi l’idea che lo studio sia un diritto e che determini una crescita non solo personale ma anche dal punto di vista del benessere, in campo lavorativo ed economico, si sta lentamente perdendo: questo porta esclusivamente a una marcia indietro verso il passato. Oggi Internet aiuta moltissimo per quanto riguarda citazioni e fonti; invece, ai miei tempi, cosi come a quelli di Gramsci, ciò non era possibile. Infatti nei temi di Gramsci la presenza di citazioni d’autore (da Leopardi ad Aristotele per esempio) è da ritenersi più che meritevole di lode perché frutto unicamente della sua memoria e della sua conoscenza.

Nel primo tema Gramsci usa in riferimento all’Europa il termine “Americanarsi”, intendendo dire che al suo tempo il bello stava diventando qualcosa di elitario, la totalità degli edifici ricercava ormai solo l’utilità e non più il gusto del bello. Osservando gli edifici minimalisti e monotoni e un’arte rivolta più alla ricerca di un messaggio che alla bellezza in sé, ritiene che oggi ci si sia abituati a conformare la bellezza con l’utilità?

Partendo dal presupposto che il termine “Americanarsi“ è stato inventato esclusivamente da Gramsci, basatosi su conoscenze ricavate dal solo studio, visto che un semplice ragazzino di campagna non poteva sapere niente sull’America, esso esprime la preoccupazione presente nel suo pensiero sul rischio che correva l’Europa quando un importante potenza rivoluzionaria rischiava di “invaderla” culturalmente su ogni aspetto. Esso è difatti un tema che viene ripreso da Gramsci, specialmente in uno dei suoi diari scritti in carcere.

Per finire, sappiamo che lei era proprietario di una cascina. Quale vino assocerebbe ad Antonio Gramsci?

Per me Gramsci non può che essere il Cannonau, un vino rosso e sardo, con il quale ha quindi le origini in comune essendo Gramsci sardo e bilingue: difatti il sardo è una lingua e non un dialetto.

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Io Capitano: il film che dà voce a chi non ce l’ha

di Maia Fornaroli, Benedetta Lorenzon, Elisa Schena 3D

Giovedì 5 ottobre 2023 al Circuito Cinema Genova Corallo il Liceo Classico Andrea D’Oria è stato ospite di un’iniziativa interessante e formativa. Molti giovani hanno avuto la possibilità di vedere il film “Io Capitano” e di incontrare al termine della messa in onda il regista Matteo Garrone, disponibile a rispondere alle domande che gli studenti hanno posto.

Il film tratta di un tema molto attuale e di uno dei più grandi problemi che caratterizzano la nostra epoca: l’immigrazione e l’assenza di canali legali e sicuri. L’autore racconta la storia di due sedicenni senegalesi, Seydou (interpretato da Seydou Sarr) e Moussa (interpretato da Moustapha Fall), che vogliono coronare a tutti i costi il loro sogno: studiare musica per diventare, un giorno, cantanti famosi e migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie. Il film si concentra sul viaggio che compiono, mettendo in luce le loro speranze, ma soprattutto le atrocità in cui incorrono: le ore passate a camminare nel deserto, la tortura, la prigionia, la schiavitù e la sofferenza per l’annullamento della loro dignità.

Finito il film, piene di stupore e emozioni contrastanti, le persone in sala sono pronte ad ascoltare il punto di vista di chi ha realizzato tutto questo. Matteo Garrone inizia il suo discorso affermando che quella che tutti avevano appena visto è la storia di un’ingiustizia, perché l’unica colpa di questi due ragazzi, e degli immigrati in generale, è stata quella di voler vivere. Seydou e Moussa vivevano in una “povertà dignitosa”, come la definisce il regista, che però non ha impedito loro di aspirare ad avere una vita più stimolante e con maggiori opportunità in Europa. La stessa Europa che, vista attraverso i social, faceva loro promesse di benessere, felicità e inclusione, che nella realtà non avrebbe mantenuto. Per evidenziare il concetto della determinazione dei ragazzi, Garrone ha citato un episodio emblematico: durante le riprese della traversata del Sahara in fuoristrada, gli attori hanno riportato varie contusioni alla schiena a causa di una perdita di controllo del mezzo da parte del conducente. Nonostante ciò, alla domanda “Ve la sentireste di ripetere la scena?” tutti hanno risposto “Sì”, perché il desiderio di testimoniare la loro esperienza in veste di migranti era più forte dei rischi che potevano correre.



Il regista, infatti, spiega che tutti gli attori hanno preso parte nella realtà a un’odissea simile a quella narrata, da qui dichiara che “la forza del film è nell’autenticità della recitazione degli attori”. Molte volte i protagonisti, infatti, condizionati dal dolore risvegliato delle loro vere esperienze, hanno dato vita a scene fuori copione. Il pianto disperato di una madre, durante la traversata del Sahara, mentre veniva arrestata dalla Polizia Libica, così come l’abbraccio straziante di Seydou ad una donna morente, che gli ricordava la morte altrettanto dolorosa di suo padre.


L’autenticità del film, tuttavia, non sta solo negli attori, ma anche nella lingua adottata, il Wolof. Garrone dice che questa scelta coraggiosa e originale è stata dettata da una necessità di coerenza. L’utilizzo di questo idioma ha reso il film ancora più autentico e reale di quanto non lo fosse già. Aggiunge che il film, se doppiato, non avrebbe avuto lo stesso impatto.


In conclusione, Garrone si augura che questo film possa dare maggiore consapevolezza del viaggio che i migranti compiono ogni giorno sia al pubblico europeo sia a quello africano. Ha voluto anche mettere in luce il fatto che Seydou e Moussa non sono solo sopravvissuti, ma soprattutto eroi, i migliori esponenti dell’epica omerica nel mondo moderno. Il regista lascia i ragazzi con questa affermazione: “È il film che ha scelto me, non il contrario.”

 

Anche i quotidiani oggi sono social

Luigi Pastore, capo redattore di la Repubblica Genova, spiega agli studenti del D’Oria come è cambiato il mondo del giornalismo.

Di Chiara Bottino, Anna Cugurra, Linda Simonotto 2B

Venerdì 17 Novembre Luigi Pastore, caporedattore di “La Repubblica”, ha incontrato gli studenti delle seconde classi del corso “giornalistico”  del Liceo A. D’Oria.

Non ha voluto che fosse una conferenza ex cathedra ma piuttosto una chiacchierata riguardante il suo percorso per diventare giornalista, le possibilità che si aprono a un giovane oggi e i cambiamenti avvenuti nel mondo del giornalismo anche a causa dei social media.

Luigi Pastore è entrato nel mondo del giornalismo per la prima volta a soli diciannove anni, come telecronista sportivo di squadre calcistiche dilettanti, grazie a Telegenova. Con l’avanzare degli anni e con le numerose esperienze è riuscito ad ottenere collaborazioni ed incarichi sempre più importanti nel campo del giornalismo fino a ricoprire  oggi la carica di caporedattore della sede genovese di Repubblica.

Durante la sua carriera ha potuto notare come i social hanno influenzato e modificato il lavoro del giornalista. In una società in cui questi sono parte integrante delle nostre giornate, è diventato necessario per i giornali adattarsi; profili social, siti internet e applicazioni sono strumenti fondamentali per la condivisione immediata di notizie da parte delle testate giornalistiche.

Ormai quasi tutti i giornali hanno un profilo su diverse piattaforme, come per esempio Instagram e Tik Tok. I social sono spesso utilizzati dai giornali per la diffusione di rubriche specifiche, Sono approfondimenti che variano da social a social in base alla target audience del quotidiano. Questo parametro non è l’unico tenuto in conto dai giornali: infatti mediante applicazioni che permettono di visualizzare gli articoli più letti, è possibile individuare gli interessi degli utenti e progettare il quotidiano anche in base agli interessi dei lettori.

Pastore ci ha spiegato che all’interno di una redazione è presente un Social Team che si occupa di caricare le notizie online, di aggiornarle in tempo reale e di controllare quelle fornite dagli altri profili.

A causa del grande numero di notizie che circolano continuamente online è facile imbattersi in fake news. Queste sono informazioni false generalmente create per recare danno a qualcuno e che, grazie a una  condivisione spesso virale, rischiano di essere percepite come vere.

Luigi Pastore ci ha spronati raccontandoci che al giorno d’oggi le occasioni per entrare a far parte del mondo del giornalismo sono numerose e accessibili a tutti: concluso il liceo esistono molte facoltà con indirizzo giornalistico, come per esempio l’Università di Scienze Politiche. Inoltre sono presenti diverse scuole di giornalismo che permettono di entrare attivamente a far parte di questo mondo anche attraverso stages e varie opportunità.

L’incontro si è concluso con l’invito a noi ragazzi a saper cogliere le occasioni che ci vengono date ed inseguire i nostri sogni, senza farci ostacolare e senza inutili preoccupazioni .