di Chiara Bottino, Giovanni Porceddu, Francesco Repetto (Classe 4B) — Redazione Acta Diurna

Un viaggio di istruzione in Sicilia offre l’opportunità di vedere con i propri occhi, dal vivo, il teatro che si è studiato per l’intero anno scolastico. Significa vivere una giornata intensa — com’è stato per noi giovedì 21 maggio — trascorsa tra il teatro di Palazzolo Acreide e quello di Siracusa, per assistere a rappresentazioni teatrali adeguate e messe in scena da studenti provenienti da tutta Italia, fino ad arrivare a una tragedia interpretata da attori professionisti alle luci del tramonto siracusano.

A Palazzolo Acreide, in occasione del Festival Internazionale del Teatro Classico dei Giovani, abbiamo assistito alla “Pace” di Aristofane (portata sul palco proprio dai nostri compagni di classe), ma anche alle commedie “Lisistrata” e “Le Nuvole” e alla tragedia “Antigone”, allestite da altre scuole d’Italia. I diversi istituti hanno optato per differenti modalità di rappresentazione: alcuni hanno scelto testi originali, altri degli adattamenti; alcuni hanno caratterizzato i personaggi in modo tradizionale, altri hanno preferito una messinscena corale (scelta condivisa anche dal nostro gruppo).

Per approfondire il lavoro dietro le quinte, abbiamo intervistato Anna, una delle studentesse-attrici protagoniste del festival.

Come vi siete preparati a questo spettacolo e come avete strutturato la messinscena?

«Le professoresse incaricate di seguire il progetto, Laura Dolcino, Ambra Tocco e Raffaella Pansardi, si sono occupate della traduzione del testo originale. Siamo rimasti molto fedeli all’opera, introducendo solo piccole variazioni per valorizzare le caratteristiche interpretative di ognuno di noi. Il regista Enrico Campanati ha deciso di applicare le modifiche più consistenti con l’eliminazione dei ruoli singoli e la divisione netta delle battute in cori maschili e femminili.»

Qual è stato il momento più complesso da gestire?

«Durante la messinscena a Palazzolo abbiamo riscontrato alcune difficoltà tecniche nella sequenza che precedeva la pace: la coreografia prevedeva l’uso di corde che avremmo dovuto attorcigliare intorno ai nostri corpi. Purtroppo alcuni di noi si sono impigliati, ma siamo stati bravi a gestire l’imprevisto e a non darlo troppo a vedere al pubblico.»

Cosa vi lascerà un’esperienza di questo tipo, sia a livello personale che scolastico?

«Nonostante il percorso sia stato a tratti molto faticoso, poiché i flussi di prove coincidevano con i numerosi impegni scolastici della fine dell’anno, sono davvero entusiasta di questo viaggio. Si è trattato di un’esperienza altamente formativa: d’altronde non capita tutti i giorni di avere l’opportunità di recitare su un vero palcoscenico greco!»

La sera dello stesso giorno, le classi si sono dirette al teatro greco di Siracusa, all’interno del parco archeologico della Neapolis, per assistere alla messinscena dell’“Alcesti” di Euripide, per la regia di Filippo Dini. La rappresentazione ha colpito per il contrasto visivo tra i gradoni millenari della struttura a una scenografia decisamente contemporanea, caratterizzata da una riproduzione di una villa design e installazioni moderne che hanno reinterpretato lo spazio antico senza snaturarlo, accompagnando il dramma fino al tramonto.

Il diario del viaggio: tra storia, mito e barocco

Il nostro itinerario nell’isola è iniziato via mare: siamo arrivati a Palermo in traghetto e da lì, a bordo di un pullman, ci siamo diretti verso Agrigento. Nella mattinata di mercoledì 20 maggio abbiamo visitato la suggestiva Valle dei Templi e abbiamo camminato lungo la via sacra tra i maestosi resti del Tempio della Concordia e del Tempio di Giunone, mentre nel pomeriggio ci siamo spostati a Noto, universalmente riconosciuta come il cuore pulsante e la capitale del barocco siciliano, con le sue caratteristiche facciate in pietra dorata adornate dai balconi a petto d’oca; in entrambi i siti siamo stati accompagnati da una guida professionista.

Estate 2025 al Teatro di Taormina: concerti, spettacoli e tanto altro |  Citymap SiciliaVenerdì 22 maggio, prima di tornare a Palermo per imbarcarci sul traghetto di ritorno, abbiamo visitato Taormina in autonomia, dall’ora di pranzo fino al tardo pomeriggio. Molti di noi hanno scelto di accedere alla splendida cornice del teatro antico, situato nel punto più panoramico della cittadella, da cui si gode contemporaneamente della vista dell’Etna e del Mar Mediterraneo. Dal punto di vista storico-architettonico, l’impianto attuale risale in realtà all’età romana, epoca in cui la struttura ha perso parte della sua originaria autenticità greca a causa della costruzione della monumentale scena retrostante il palcoscenico.

Questo viaggio di istruzione ha dimostrato e fatto emergere il valore più autentico del liceo classico. Vedere i testi di Aristofane o Euripide uscire dalle righe delle versioni pomeridiane per riprendere la loro funzione originaria — quella di parlare a una comunità riunita in un teatro — ha dato un senso concreto e tangibile a mesi di studio formale. L’esperienza non si è configurata come una semplice parentesi di svago, ma come la naturale e ideale prosecuzione delle ore passate sui banchi, rivelandosi uno dei momenti più stimolanti ed emozionanti dell’intero quinquennio.