Con “sIamo umAni”, gli studenti del D’Oria esplorano i confini dell’umanità tra letteratura e tecnologia
di Eleonora Birardi, 1B
In occasione della XII edizione della Notte Nazionale del Liceo Classico, venerdì 27 marzo 2026, la classe 2 E del Liceo Andrea D’Oria ha portato in scena lo spettacolo “sIamo umAni”, dedicato al tema dell’intelligenza artificiale e al rapporto tra uomo, tecnologia e identità.
L’ispirazione letteraria

L’idea è nata dalla lettura di due testi: il romanzo Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro che racconta la storia di ragazzi cresciuti in una scuola apparentemente normale, ma in realtà destinati a diventare cloni donatori di organi, e il saggio Essere umani di Madhumita Murgia, dedicato al rapporto tra tecnologia e identità umana.
Dopo aver discusso insieme i due libri, gli studenti hanno scritto un testo originale e costruito una sceneggiatura per trasformare le loro riflessioni in uno spettacolo teatrale. In scena compaiono i personaggi del romanzo, in particolare i cloni, ma anche la figura dello scienziato che li ha creati, a cui gli studenti hanno voluto dare voce.
Una domanda fondamentale: che cos’è l’umanità oggi?

La rappresentazione si apre con alcune ragazze sedute attorno a un tavolo, impegnate a trovare il modo di unire i due romanzi in un’unica messa in scena. A quel punto si rivolgono anche all’intelligenza artificiale, che restituisce la trama del romanzo. Da qui nasce una riflessione più ampia: chi ha creato i cloni? E soprattutto, per quale ragione gli umani li temono?
Entrano così in scena i cloni, che si interrogano sul proprio destino e sulla paura che gli uomini provano nei loro confronti. Una delle frasi più significative dello spettacolo è:
“Se il mondo ha imparato ad usarci, noi abbiamo imparato a sentire.”
I cloni chiedono risposte, vogliono essere riconosciuti come esseri umani.
A questo punto, gli studenti seduti al tavolo introducono anche un confronto con Frankenstein, per riflettere sui limiti della creazione artificiale e sulle responsabilità di chi dà vita a qualcosa di nuovo senza prevederne le conseguenze.
Lo spettacolo si conclude con una riflessione sui pro e i contro dell’intelligenza artificiale: da una parte le sue potenzialità, dall’altra il rischio che algoritmi e sistemi digitali possano invadere la privacy e limitare i diritti fondamentali dell’uomo.
La chiusura è affidata alla canzone Essere umani di Marco Mengoni, scelta come simbolo di tutto il percorso. Il testo, che parla del bisogno di sentirsi vivi, fragili e autentici in un mondo sempre più dominato dalla perfezione artificiale, risuona come una risposta diretta alle domande che i cloni pongono in scena: non è la perfezione a renderci umani, ma la capacità di provare, sbagliare e cercare.
