La Fiat: un nome, una storia secolare
di Lorenzo Verga, 2d
Il marchio che ha accompagnato l’Italia e gli Italiani dal 1899 nasce in una via traversa di corso Dante, presso il parco del Valentino a Torino, come tante piccole realtà di costruttori automobilistici che stavano sbocciando in quel periodo.
Molte di queste erano destinate ad appassire e la Federazione Italiana dell’Automobile non aveva niente di diverso da altre case nell’anno della fondazione.
Grazie ai primi investimenti, di Giovanni Agnelli, Cesare Gatti e il Conte Emanuele di Bricherasio la Fiat iniziò a farsi spazio sviluppandosi.
La sede di corso Dante, inaugurata ufficialmente nel 1900, diventa un museo nel 1961 per volere di Vittorio Valletta, allora Presidente della Fiat.
Presenta un archivio di inestimabile valore, al cui interno compaiono documenti ufficiali, ma anche schizzi di modelli che avrebbero fatto la storia del marchio.
O pubblicità storiche che rimangono nella mente di chi le vide per la prima volta e contribuiscono alla leggenda di un modello.
La storia si costruisce con l’arte
La Fiat si adatta ingaggiando artisti di fama del tempo per disegnare i propri manifesti, come Plinio Codognato, Giuseppe del Bava, Marcello Dudovich e molti altri, mostrandosi come la prima scelta di gente altolocata e abbiente, con l’intento di diventare oggetto di desiderio anche delle classi sociali più basse.

All’interno di questi manifesti sono raffigurati elementi della cultura classica, che esaltano l’operosità e la produttività delle fabbriche Fiat, e l’eleganza dei nuovi modelli, che inizieranno a fondersi anche nelle pubblicità con l’arte celebrativa del regime fascista.
Durante la guerra, la pubblicità diventa un mezzo per promuovere le forniture militari, e su questo il marchio torinese non fa eccezione; al MAUTO, sempre a Torino, sono presenti moltissimi modelli Fiat di vetture dedicate all’ambito militare.
Uscendo dalla guerra, la Fiat cambia per sempre, e cambia anche l’informazione: con l’arrivo del televisore, le pubblicità letteralmente esplodono, diffondendosi a macchia d’olio.
Storici gli spot con la Vitti, quello della Fiat Uno (di cui al museo è possibile vederne lo schizzo su carta) e della Fiat Panda.
Un altro emblema dell’evoluzione della struttura è il suo logo: durante tutta la sua storia la Fiat lo cambia ben 25 volte.

Le automobili, un patrimonio storico
Il marchio italiano fondato nel 1899 in Corso Dante guida da sempre il cambiamento dell’automobile.
E poi ci sono loro, le vetture. In ogni angolo del museo sono sparse auto di ogni epoca, dalle pioneristiche del primo ‘900 a quelle contemporanee, che accompagnano il visitatore lungo il percorso.
Incanta la 508 Spider/Sport, con le fitte branchie situate nella zona inferiore della scocca, tra le prime vetture da competizione della casa, vincitrice della Mille Miglia.

Salendo un piano, il museo cambia completamente; al secondo livello del museo sono presenti ricostruzioni di imponenti velivoli, modellini, ma soprattutto motori, dalla stazza impressionante.
In un angolo si prende la scena una piccola stanza, al cui interno il tempo si è fermato; lo studio di Dante Giacosa, grandissimo ingegnere e designer della FIAT, padre di celeberrimi modelli come la 500, la 600 e la 128.
Al di là della teca si trovano una scrivania, documenti e schizzi, mobili d’altri tempi e un tecnigrafo, culla dei progetti di Giacosa.
Questi ultimi, disseminati in ogni dove nella stanza nella loro eleganza, completano l’atmosfera.

Impressioni finali
Entrato nel Museo, ho subito percepito un clima particolare. Ho sentito fin dai primi passi l’importanza del luogo in cui mi trovavo. Ho potuto vivere un’esperienza che ha fuso le mie più grandi passioni, la storia e l’automobilismo, con un percorso dedicato al nostro indirizzo giornalistico. Proprio quest’ultimo mi ha affascinato particolarmente, poiché ho potuto ascoltare dalla nostra guida i metodi che un’azienda usa per promuovere i suoi prodotti, oppure, come ha fatto la Fiat, per influenzare e plasmare una società.
