“Negli occhi la bellezza” di Tommaso Sacchi, fra arte ed umanità.

di Virginia Sabatini e Riccardo Veneziani, 3d

Il 20 febbraio Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura di Milano, ha presentato la sua ultima pubblicazione, “Negli occhi la bellezza. 16 esperienze tra arte e natura da vivere prima dei 16 anni”, al Museo Diocesano di Genova, , dialogando con lo storico dell’arte Claudio Sagliocco e l’assessore alla Cultura di Genova Giacomo Montanari.

Il libro, pubblicato nel 2025 da Mondadori, propone un itinerario originale alla scoperta di 16 tappe scelte tra i patrimoni dell’Unesco in Italia che l’autore ha ritenuto fondamentali per un adolescente.

Ad aprire la conferenza è stato Claudio Sagliocco che ha condiviso una citazione di Franco Maria Ricci, grafico ed editore ideatore della rivista d’arte FMR: ”Certamente FMR sarebbe riuscita diversamente se io non fossi cresciuto in una città come Parma avendo negli occhi i miracoli dell’Antelami e del Correggio, e sfogliando nella Biblioteca Palatina l’edizione di Giambattista Bodoni; se non fossi figlio di un paese che fu grande e universalmente ammirato nelle epoche in cui l’amore per la bellezza era considerato una virtù civica.” La citazione sottolinea come la bellezza sia un’esperienza formativa e come crescere circondati da essa segni profondamente nell’animo le persone. L’obiettivo di Tommaso Sacchi è quello di invitare i giovani alla ricerca della bellezza tramite il viaggio inteso da lui come una commistione tra aspetto naturalistico, storico, artistico e  fattore umano, e questa caratteristica personale è ciò che trasforma quella che in apparenza potrebbe sembrare una guida turistica in un vero e proprio quaderno sentimentale.

La dimensione emotiva si riscontra già nella scelta della prima tappa: Milano, città dove l’autore è cresciuto e dove insieme al nonno all’età di 15 anni visitò il Castello Sforzesco. È qui che Tommaso Sacchi vide per la prima volta la Pietà Rondanini, scultura che Michelangelo Buonarroti non riuscì a terminare prima della morte. Davanti ad essa l’adolescente si è emozionato per la prima volta al cospetto dell’arte. La statua ha avuto un’importante influenza sull’assessore tanto che una volta divenuto tale ha deciso di riservarle un’intera stanza, in modo da permettere ai visitatori di girare intorno alla Pietà per apprezzarne i dettagli.

L’assessore Montanari ha colto l’occasione per sottolineare come la soggettività dello sguardo umano che ammira l’opera sia il vero veicolo dell’arte e prevalga sulla mera bellezza oggettiva. L’appello dei due assessori è lo stesso: bisogna lasciarsi travolgere dalla meraviglia che contraddistingue l’Italia e che troppo spesso si dà per scontata.

L’incontro ha permesso a Sacchi di raccontare anche due figure molto importanti per la sua vita, entrambe legate a Genova.

La prima è quella di Mario Dondero, fotografo e fotoreporter milanese, che aveva ricevuto l’incarico di un servizio fotografico sul Porto Antico. Dondero aveva scelto di raccontare il quartiere attraverso le persone che lo abitavano e lo animavano ogni giorno: fu lui a portare Sacchi nel caveau di Palazzo San Giorgio, dove i negativi e i provini conservati divennero per il giovane una lezione autentica sulla vita del luogo.

La seconda figura è quella di Don Andrea Gallo. Il loro primo incontro avvenne nella sacrestia di San Benedetto al Porto: Sacchi, ancora giovane,  con un amico, si era presentato per organizzare un intervista in vista di un evento artistico. Dovettero aspettare diverse ore, finché, ormai a notte fonda, da una porta uscì un ragazzo tossicodipendente in stato di disperazione, e dietro di lui Don Gallo, che si rivolse ai due giovani stremati dall’attesa: ”Vi assicuro che ne è valsa la pena di aspettare.” Sacchi riporta quest’episodio per mostrare come Don Gallo ritenesse decisamente le persone in difficoltà più importanti rispetto a qualsiasi progetto culturale.

Con queste due storie l’assessore ha ricordato al pubblico come il valore di una città non risieda soltanto nei suoi monumenti e nei suoi paesaggi quanto nelle persone che la abitano. Montanari ha fatto eco a questo pensiero, aggiungendo che la bellezza significa saper stare bene in un luogo, coglierne le sfumature e accompagnarne i cambiamenti: il bello, in fondo, non è una dimensione assoluta, ma qualcosa di profondamente soggettivo che varia da persona a persona.