Chi era Aldo Gastaldi e perché il suo “Codice Cichero” rappresenta ancora oggi una lezione di giustizia e di fede per noi giovani.

di Noa Braggio, 2D

Lo chiamavano Bisagno, un uomo che sapeva guardare lontano e lottare per i propri ideali, per la propria libertà. Attraverso l’incontro avvenuto giovedì 23 aprile con il nipote Aldo e attraverso lo splendido lavoro delle studentesse e degli studenti della classe 5^ I del liceo classico D’Oria, Aldo Gastaldi è tornato a vivere tra i banchi di scuola per raccontare la propria esperienza e i propri valori. Le sue parole riemergono attraverso la presentazione curata dagli studenti che ha ripercorso le tappe fondamentali della sua vita, dalla nascita a Genova, all’arruolamento, fino ad arrivare alla coraggiosa scelta di salire sui monti.  Un momento della presentazione

Un aspetto importante però è stato il ricordo dell’uomo dietro alla divisa. Nonostante infatti fosse il comandante della divisione “Cichero”, Gastaldi interpretava il comando come un servizio: era il primo a farsi carico dei compiti più complicati e l’ultimo a sedersi a tavola, assicurandosi che ogni suo uomo avesse ricevuto la propria parte prima di pensare a se stesso. 

Questo suo modo di pensare fu alla base del famoso “Codice Cichero”, un insieme di regole etiche che Gastaldi impose ai suoi uomini per disciplinare la vita partigiana. Il codice è ciò che lo differenzia da tantissimi altri comandanti proprio perché grazie a questo la popolazione locale non vedeva nei partigiani dei ribelli allo sbaraglio, ma dei liberatori. 

 Però giovedì 23 aprile, in Aula Magna, Aldo Gastaldi non è stato l’unico partigiano a ritrovare la propria voce. Insieme a lui, attraverso le parole degli studenti e delle studentesse, molti altri compagni d’armi, come Scrivia e Bini, hanno offerto un ritratto collettivo, hanno riportato parole importanti e frasi che rappresentano dettagliatamente la figura di Bisagno:

Bisogna capire che per combattere il falso, lo sgradevole, il disonesto e l’ingiusto è necessario essere leali, onesti e giusti.” 

Ora però è importante capire cosa significhi quel codice oggi. Quali sono i valori che devono caratterizzare le nostre scelte e le nostre azioni? È possibile che in un mondo come il nostro questi valori ci permettano di costruire un futuro migliore? Da che cosa dobbiamo partire se non da noi stessi?

Bisagno ci ha fatto capire come a volte la fede e la misericordia siano tutto ciò che serva a un uomo per combattere per ciò in cui crede, anche nei momenti più difficili dove l’egoismo umano e l’istinto di sopravvivenza superano la sensibilità. 

Il nipote di Aldo GastaldiInfine ascoltare  le parole del nipote Aldo ha reso tutto più vicino. Ha trasformato questo incontro in una testimonianza viva. Ci ha ricordato che Bisagno non sognava gloria o potere ma un’Italia pulita e libera. Un’Italia che lo ha ringraziato conferendogli la medaglia d’oro per la Resistenza e definendolo “Primo Partigiano d’Italia”. Ora è per lui in atto un processo di beatificazione iniziato nel 2019 che, come ci ha tenuto a sottolineare il nipote Aldo, ha reso tutta la famiglia orgogliosa e onorata. In questo processo  Bisagno è stato definito “Servo di Dio“. Per concludere il proprio discorso il nipote ha anche ammesso di essere stato profondamente influenzato dalla fede del nonno che lo ha spinto a vedere la vita in  un modo del tutto diverso.  

In conclusione l’eredità di Bisagno non deve restare un concetto astratto. Deve spingerci a credere e a difendere i nostri ideali e a chiederci cosa siamo disposti a fare per la nostra libertà. Perché la libertà non è un regalo del passato ma un impegno continuo da portare a termine ogni giorno cercando di essere, prima di tutto, persone giuste.