Sui passi dei pellegrini: i ragazzi del D’Oria raccontano il cammino di Santiago-1B

di Ludovica Dufour, 1B

In occasione della Notte Nazionale dei Licei Classici, alcuni alunni della 2F, guidati dalla professoressa Raffaella Pansardi, hanno esposto una ricerca riguardante l’antico e celebre percorso di pellegrinaggio che ha come meta la Cattedrale della città di Santiago de Compostela, nella regione spagnola della Galizia.

Anna Ferraris, una delle alunne che ha portato avanti il progetto, racconta che l’idea è nata quasi per caso: mentre la classe leggeva il capitolo VIII de “I Promessi Sposi”, la professoressa ha spiegato che l’abito indossato dal Griso proprio in quel passo era lo stesso tipico dei pellegrini del Cammino di Santiago.

Da lì è nata l’idea di parlare di questo argomento ad un pubblico più ampio.  I ragazzi, continua Anna, hanno iniziato a fare ricerche, raccogliendo anche testimonianze dirette, fino ad ottenere il prodotto definitivo. La sera della mostra quindi è stato proiettata una presentazione; gli spettatori hanno anche avuto la possibilità di osservare cimeli originari relativi al cammino, come le tipiche conchiglie che i pellegrini erano soliti portare al collo come collana.

Anche quest’anno la “notte bianca” del liceo classico ha dato la possibilità agli studenti non solo di aprire le porte della scuola, ma anche quelle della conoscenza, approfondendo un argomento tanto insolito quanto interessante quale il Cammino di Santiago. 

 

Tra letteratura e magia: “La tempesta” di Shakespeare raccontata dai giovani attori.

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Viola Sommer, 1B 

Durante la notte nazionale dei licei classici, svolta il 4 aprile 2025, presso il Liceo Doria si sono esibiti molti studenti. Nella seconda parte della notte, varie classi presentavano numerosi spettacoli relativi al tema dell’undicesima edizione della serata, ovvero il mar Mediterraneo.

La  3E si è esibita recitando cinque atti della “Tempesta” di Shakespeare in inglese. Sono scene che parlano di perdono, magia ma anche di amore e seconde possibilità. Tra costumi, atmosfera e interpretazioni gli studenti sono riusciti a ricreare molto bene il capolavoro shakespeariano.

Abbiamo avuto l’occasione di intervistare quattro ragazzi impegnati nello spettacolo.

Alessandro Bruno, Giovanni Sabattini, Paolo Tonoli e Massimiliano Fareri hanno raccontato che portare in scena questo testo non è stato semplice. Soprattutto nella scelta dei dialoghi, degli spezzoni, anche a a causa  del poco tempo a disposizione. Il testo era molto complesso ma sono soddisfatti del loro lavoro e sono felici di come lo hanno rappresentato.

L’ispirazione a scegliere questo argomento è stata tratta da uno spettacolo della  precedente 3E e dallo studio di Shakespeare nelle ore scolastiche, avvicinandoli così alle sue opere. La collaborazione della professoressa di inglese ha aiutato molto i ragazzi e soprattutto tra di loro c’è stata una ottima atmosfera che ha permesso di lavorare al meglio.

Il messaggio che vogliono trasmettere con la messa in scena di questa opera è l’importanza del perdono. Nel testo viene anche evidenziato l’abbandono da parte di Shakespeare del mondo della finzione per tornare a quello della realtà.

Infatti questa è la sua ultima opera e l’unica che non presenta una fine tragica. Inoltre lo scopo dello spettacolo è stato anche quello di avvicinare gli adulti e in generale gli spettatori allo studio di questo importante e celebre autore. Questa loro interpretazione ha cambiato molti punti di vista, tra cui l’importanza del perdono e della fiducia in questa società. Sono stati molto attenti a perfezionare la loro esibizione, ripetuta ben tre volte, vista l’affluenza di pubblico e  sperano di aver  dato una buona  impressione e di aver coinvolto al massimo gli spettatori.

Onde di creatività: gli studenti cantano per il D’Oria

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

Di Camilla Balbi, Viola Sommer ed Elena Traverso, classe 1B del liceo D’Oria.

La sera del 4 aprile 2025 nel liceo classico di Genova Andrea D’Oria si è tenuta la undicesima edizione della “Notte nazionale dei licei classici“, il cui tema era il Mediterraneo.

Molti studenti hanno contribuito alla realizzazione della serata presentando canzoni, poesie e spettacoli attraverso le quali hanno messo in scena i loro talenti .

Tra le varie esibizioni in aula magna c’è stata quella della studentessa Alice Villa della classe 3D che ha cantato e suonato le canzoni “Boat” di Ed Sheeran, e “Ocean eyes” di Billie Eilish. Il gruppo della sezione giornalistica della scuola ha avuto l’opportunità di intervistarla per conoscere la sua opinione e comprendere il suo punti di vista.

La cantante Alice Villa ha apprezzato la scelta del tema sul Mediterraneo, infatti il mare è un argomento ricorrente nei testi delle sue canzoni.

Ha raccontato di aver trovato più semplice imparare “Boat” di Ed Sheeran rispetto alla canzone di Billie Eilish, poiché ha impiegato più tempo nella preparazione del brano del cantante, che presenta una modulazione più complicata; nonostante ciò, spera di essere riuscita ad esibirsi al massimo.

Ogni anno attende con impazienza e entusiasmo la notte dei licei classici: è un’occasione nella quale si riesce ad essere tutti uniti, instaurando nuovi  rapporti attraverso la musica.

Da quando ha otto anni ha la passione per la musica e ci svela di non essere una persona ansiosa prima delle esibizioni: se per caso è tesa il suo metodo per scaricare  la tensione è quello di saltellare su se stessa.

In conclusione spera che negli anni a venire ci sia sempre questo entusiasmo da parte degli studenti nel partecipare alla notte bianca perché si tratta di  un’esperienza splendida e di un vero trampolino di lancio.

A seguire ci sono state le esibizioni di Rebecca Vaccari e Giulio Auxilia di 2F , che hanno cantato e suonato al piano e alla chitarra “Torna a casa” dei Manneskin, e quella di Rebecca Farina che ha interpretato la canzone “Somewhere you know” di Keane.

Tutti i ragazzi hanno riscosso molto successo e hanno coinvolto gli spettatori.

È stata una serata molto emozionante, gli studenti si sono impegnati e hanno colto la grandissima possibilità che si era presentata a loro: esprimere il proprio talento liberamente, senza timore di giudizio e mostrando un lato di sé speciale e unico.

A Savignone gli studenti incontrano la passione per la stampa

di Matilde Procopio 1B

Grafiche G7 è un’azienda fondata da Bruno Guzzo circa trent’anni fa a Savignone. Negli anni ha avuto una grande evoluzione e oggi ha ancora progetti.

La società realizza prodotti come pieghevoli, libri, riviste e manifesti, ed è conosciuta per l’alta qualità delle sue macchine da stampa. Ogni anno, Grafiche G7 ospita studenti per il PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento), offrendo loro un’esperienza diretta nella produzione grafica. Quest’anno, tre ragazzi dell’Istituto Omnicomprensivo Vallescrivia hanno lavorato in azienda, apprezzando l’esperienza. 
       


 
Grafiche G7. La sua nascita e i lavori che vengono realizzati.

Bruno Guzzo, socio dirigente di 72 anni, ha raccontato la storia della sua famiglia, che inizia quasi per caso circa trent’anni fa, quando Bruno, insieme a due soci che non avevano esperienza nel settore, si lancia in un’avventura grafica. Dopo poco, gli altri due soci si arrendono, ma a Bruno questo mondo era entrato subito nel cuore. Si appassiona immediatamente e con l’aiuto della moglie Stefania decide di proseguire su questa strada.

Grafiche G7, infatti, nasce da un’evoluzione di un piccolo studio grafico e tipografico che realizza piccole lavorazioni in un modesto laboratorio. Quando i coniugi Guzzo si innamorano totalmente del mondo della stampa, cominciano a investire in attrezzature di qualità, scegliendo macchine da stampa come Heidenberg, le migliori a livello mondiale. Il sogno di Bruno prende forma, con l’acquisto della sua prima macchina da stampa a quattro colori. Man mano che l’azienda cresce, Bruno amplia l’offerta con macchine da legatoria, fino a quando gli spazi diventano insufficienti. Definendosi “pazzo”, Bruno decide di acquistare un capannone di 3500 mq, a Savignone, per rispondere alle nuove esigenze del mercato, successivamente entrano a far parte dell’azienda anche i figli Cinzia e Claudio Guzzo; da qui nasce quella che viene definita un punto di riferimento della stampa commerciale, editoriale e digitale in tutto il nord d’Italia: la Grafiche G7 vera e propria.

Grafiche G7 è specializzata nella produzione di pieghevoli, opuscoli, monografie, cataloghi, libri, riviste e manifesti.

Dal 2012, Sagep Editori è entrata a far parte del gruppo Grafiche G7, portando con sé un forte focus su arte, architettura e territorio, i tre ambiti che meglio descrivono la sua identità. Insieme, le due realtà hanno creato libri premiati e di grande successo, alcuni dei quali sono arrivati fino negli Stati Uniti, come quello dell’artista Banksy. Grafiche G7 e Sagep rappresentano un binomio perfetto, unendo cultura e qualità di stampa.

 

Ora la famiglia Guzzo ha intenzione di ristrutturare il capannone di proprietà. In questo caso potrebbe mettere a disposizione dei giovani amanti dell’arte (grafica, fotografia e pittura) uno spazio importante, a stretto contatto con la produzione.

 

Grafiche G7. I ragazzi delle scuole si mettono al lavoro, (PCTO).

Cinzia Guzzo, 50 anni, socio preposto all’ organizzazione e controllo del processo produttivo dell’azienda, ha raccontato come ogni anno l’Istituto Omnicomprensivo Vallescrivia interpelli Grafiche G7  per ospitare il Progetto Formativo Individuale (PCTO) per alcuni ragazzi. Quest’anno sono stati prescelti dall’istituto tre  ragazzi che frequentano il terzo anno con indirizzo di studio “Grafica e Comunicazione “.

Il loro percorso formativo in alternanza scuola-lavoro si è svolto presso l’ azienda dal 17 al 21 febbraio. I ragazzi durante il percorso hanno avuto modo di seguire le varie fasi del processo di produzione: dall’apertura del file, al controllo, all’imposizione grafica fino alla realizzazione dello stampato mostrando interesse e curiosità in ogni sua fase interagendo con gli operatori. Da diversi anni Grafiche G7 accetta con entusiasmo queste proposte dagli Istituti che ne fanno richiesta perché secondo loro è un’ottima occasione per avvicinare, anche se per un breve periodo, i ragazzi al mondo del lavoro.

 

Grafiche G7. L’esperienza di uno dei ragazzi.

Andrea Villarosa, un ragazzo di 17 anni, ci ha raccontato la sua esperienza. Si è  trovato benissimo durante la settimana di PCTO, affermando che in soli cinque giorni ha compreso molto di più riguardo alla stampa e alla carta rispetto a quanto avesse appreso in cinque mesi di scuola. Ha lodato il personale, sottolineando che, essendo la sua prima esperienza in un posto di lavoro, è stato eccezionale.

Pur lavorando, ha trovato anche momenti di “scherzo” che hanno reso l’ambiente più sereno. Ha aggiunto che questa esperienza gli è stata molto utile non solo per imparare il lavoro, ma anche per comprendere come funziona un ambiente lavorativo in generale. Ha concluso dicendo che, se dovessero mai accoglierlo, lavorerebbe sicuramente con loro, poiché un posto di lavoro come questo è difficile da trovare.

“La giustizia non è certezza, ma una ricerca ostinata di senso”

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Laura Grimaldi, Cecilia Leonetti e Ludovica Zocchi, 1d

Non capita spesso che il volto della giustizia entri in un liceo, si sieda davanti a te, ti guardi negli occhi e inizi a raccontarsi. È successo al Liceo “D’Oria”, dove il dottor Giuseppe Longo, Sostituto Procuratore della Repubblica di Genova, ci ha incontrati ponendosi con umiltà ed estrema disponibilità.

Lontano dall’immagine rigida e distaccata che spesso si cela dietro le toghe, Longo ha spiegato con parole chiare cosa significa essere un magistrato: non dare per scontata la condanna, ma ricercare la verità, anche se quella verità porta ad una assoluzione.

Longo ci ha guidati dentro le fasi del processo penale: dalla notizia di reato alle indagini, fino alla sentenza. Ci ha spiegato che dietro ogni decisione ci sono storie, vite reali e che la giustizia richiede equilibrio, pazienza, umiltà. Non è una macchina fredda, ma un meccanismo delicato, fatto di regole ma anche di coscienza.

Ha descritto l’aula di tribunale ed i ruoli dei singoli attori: giudice, pubblico ministero (che gli siede proprio di fronte), avvocati e imputati. Ma più che i ruoli, ha sottolineato il significato: lì dentro si gioca una parte della dignità di una persona. Anche per questo, occorre ricordarsi sempre dell’umanità di chi si ha di fronte.

Infine, ha descritto come si arriva alla sentenza; il momento in cui il giudice, dopo aver ascoltato tutte le parti, prende una decisione con senso di responsabilità e con la consapevolezza che ogni parola pronunciata in aula può cambiare una vita.

Ha toccato temi complessi come: il fermo di un sospettato quando c’è pericolo di fuga o di reiterazione del reato; i reati gravi come l’omicidio, che finiscono davanti alla Corte d’Assise, dove i cittadini, in qualità di giudici popolari, siedono accanto ai togati.

Quando gli abbiamo chiesto se il sistema giudiziario italiano fosse adeguato nel trattare la violenza di genere, ha voluto evidenziare come la giustizia arrivi tardi e che quando si entra in tribunale, qualcosa di grave sia già successo. È qui che ha parlato della necessità di fare prevenzione, educare, formare nelle scuole, in famiglia, tra i media; facendoci capire come il cambiamento cominci da noi.

Ne  L’orizzonte della notte, Carofiglio scrive che la giustizia non è mai un terreno di certezze assolute, ma una ricerca ostinata di senso in mezzo all’oscurità. In questo incontro abbiamo capito che anche nella realtà la giustizia è fatta di domande, dubbi, attese. Non è mai perfetta, ma può essere umana, se chi la esercita sa ascoltare, riflettere e mettersi in discussione.

La giustizia, quella vera, non si trova solo nei codici ma vive nelle scelte difficili, nelle domande senza risposta e nel dubbio che non smette di cercare un senso.

L’ orizzonte della notte” di Gianrico Carofiglio, narra di Guido Guerrieri, un avvocato barese malinconico e riflessivo, che affronta una crisi personale e professionale. Il caso che lo coinvolge riguarda Elvira Castell, una donna accusata di aver ucciso l’ex cognato violento. Lei sostiene di aver agito per legittima difesa, per proteggere se stessa e la memoria della sorella, vittima di abusi e suicida.

Su questo punto, si crea un collegamento con ciò che Giuseppe Longo ci ha raccontato: anche nella realtà, la valutazione della legittima difesa non è mai semplice o automatica, ma richiede un’analisi profonda del contesto, delle intenzioni, della proporzionalità della reazione.

Entrambi – libro e realtà – mostrano quanto il processo sia una ricerca complessa, in cui la verità giuridica deve fare i conti con il dolore, la paura e i vissuti delle persone.

Prima di salutarci, ci è rimasta una domanda che avremmo voluto porre al dottor Longo:

C’è spazio per l’empatia nel lavoro di un magistrato?”

A questa domanda vorremmo dare noi una risposta. Speriamo in una giustizia che abbia rispetto per chi subisce e per chi sbaglia e che l’empatia, se accompagnata dal rigore e dalla coscienza del proprio ruolo, non sia una minaccia ma ciò che la rende davvero tale.

L’orizzonte della notte tra omicidio premeditato e legittima difesa

Agorà del Liceo Classico D'Oria a Genova

di Francesco Canepa, Alice Costa e Ludovica Dolcini, 1d

Il romanzo intitolato L’orizzonte della notte, scritto da Gianrico Carofiglio, narra la storia di un omicidio: la signora Elvira Castel ha ucciso a colpi di pistola Giovanni Petacci, ex compagno della sorella gemella, Elena Castel. Quest’ultima si era suicidata qualche settimana prima in enigmatiche circostanze. Spetterà all’avvocato Guido Guerrieri trovare la verità e far valere la giustizia, nonostante le sue prime impressioni e i suoi pensieri glielo impediscano. La mancanza di prove non aiuta l’avvocato in primo luogo a trovare una linea difensiva per la sua cliente, in secondo luogo a capire se si tratti di omicidio premeditato o di legittima difesa. 

Le principali distinzioni giuridiche nel romanzo

Ma qual è la vera differenza tra queste due tipologie giuridiche?

Si parla di legittima difesa quando chi commette un omicidio lo fa per difendersi dall’aggressore questo è un diritto della vittima approvato dalla legge, ovviamente prima che un caso sia ritenuto tale ci devono essere molti accertamenti.

Si parla di omicidio premeditato quando una persona uccide la sua vittima dopo aver pianificato con calma e lucidità l’atto da compiere. L’omicida non agisce mai d’impulso ma pensa e programma in anticipo il delitto. Chi decide di compiere un omicidio doloso, detto anche volontario, va incontro a pene gravi, fino anche a raggiungere l’ergastolo. Oltre a queste due tipologie nel romanzo vengono trattate altre situazioni giuridiche come: la facoltà di non rispondere, quando la persona ha diritto di non rispondere a domande poste in interrogatorio, senza essere punito; il fermo che serve per trattenere temporaneamente una persona sospettata di un reato molto grave, prima che possa fuggire, inquinare le prove o commettere altri reati.

I procedimenti investigativi

Nell’opera le indagini vengono spiegate in modo chiaro: l’avvocato Guido Guerrieri viene aiutato dal suo amico e collega investigatore Tancredi per costruire la linea difensiva. Spetterà a quest’ultimo ritornare sul luogo del delitto, trovare qualche dettaglio sfuggito alla scientifica che possa essere utile come prova di legittima difesa e indagare sul passato di Petacci. I processi sono narrati in maniera verosimile, infatti rendono partecipe il lettore della procedura che si sta svolgendo. Il romanzo è ricco di termini legali che non sono noti a tutti i lettori che decidono di intraprendere questa lettura.

Dal punto di vista narrativo il romanzo è coerente con il funzionamento e le pratiche reali del sistema giuridico. Come in ogni omicidio: l’imputato viene interrogato dalla polizia e può decidere di rispondere alle domande poste oppure di avvalersi della facoltà di non rispondere; la scientifica si reca sul luogo del delitto, poi si procede con l’udienza dove il caso viene discusso in presenza di giudice, avvocati, pubblico ministero, testimoni e parte civile; infine la sentenza dove si decide la pena dell’imputato e la cauzione da pagare. Queste pratiche sono accurate e rigorose nel romanzo dato che è un legal thriller e soprattutto perché Gianrico Carofiglio ha esercitato la carica di magistrato.

Una visione complessa della giustizia

Lo scrittore Gianrico Carofiglio elabora una versione della giustizia che non sempre è nota agli occhi dei lettori. Infatti per coloro che non sono a conoscenza dei procedimenti e del linguaggio giuridico, è difficile venire a conoscenza di cosa si cela dietro al lavoro dell’avvocato. Nel romanzo l’avvocato Guido Guerrieri si scontrerà più volte con la sua idea di giustizia, fino ad arrivare a una conclusione inaspettata e che non soddisferà completamente la sua percezione di giustizia. Ricordiamoci che l’accuratezza della giustizia non è netta, infatti la storia è narrata in prima persona e perciò comprende molto spesso pensieri e riflessioni dell’avvocato sia nell’ambiente lavorativo sia nella sua vita privata.

L’omicidio narrato nella storia potrebbe trattarsi di legittima difesa e purtroppo ogni giorno si ritrovano omicidi di questo tipo anche in Italia. Ne è un esempio, un omicidio avvenuto in Trentino, il 4 aprile di quest’anno. Il caso riguarda un ragazzo diciannovenne, che per difendere la madre vittima di violenze da parte del padre, avrebbe accoltellato quest’ultimo con un coltello da cucina. Dall’interrogatorio è emerso  che il giovane aveva reagito d’impulso e che dopo aver ferito mortalmente il padre, aveva cercato inutilmente di rianimarlo. Dopo aver capito che non ci fosse più nulla da fare, il ragazzo ha chiamato i carabinieri e si è recato in questura per confessare. Questo caso colpisce maggiormente perché riguarda un giovane e spinge ad interrogarsi sulle reazioni possibili di un nostro quasi coetaneo.

Ora come ora, tutto ciò che si legge oppure si sente nei canali di informazione influenza le nostre idee. L’orizzonte della notte, con le sue pagine di riflessione durante le sedute dell’avvocato Guerrieri con lo psicologo e nelle pagine più tese, durante l’udienza e la sentenza, mostra un nuovo aspetto della giustizia che non sempre si riesce a comprendere fuori dalle aule di un tribunale. Coloro che hanno letto o leggeranno questo romanzo comprenderanno che molto spesso si deve andare contro le proprie idee e di conseguenza non far valere solo ciò che si pensa sia giusto.

 

Dentro l’ombra della legge

Riflessioni su L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio e l’idea di giustizia

di Marta Tognoni, Alice Celada e Alice Crosa di Vergagni, 1d

 

L’orizzonte della notte di Gianrico Carofiglio è un romanzo che fa immedesimare il lettore nei panni di Guido Guerrieri, avvocato che si trova a dover difendere una donna accusata di omicidio. Nel corso della narrazione il legale deve far fronte ad un’accusa sostenuta da numerose prove contro la sua cliente che sembra essere palesemente colpevole. Nel libro troviamo esclusivamente il punto di vista della difesa e quindi dell’avvocato che basa la sua tesi sulla legittima difesa, eventualità molto difficile da provare nel campo giuridico.

L’autore del libro, Gianrico Carofiglio, prima di dedicarsi alla scrittura è stato un magistrato, infatti la terminologia usata, la trascrizione fedele degli interrogatori e dello svolgimento del processo, rendono il legal thriller talvolta difficile da comprendere per i non addetti ai lavori, come dichiarato dal sostituto procuratore della Procura di Genova,  Giuseppe Longo, durante l’incontro avvenuto nel nostro liceo.

Il concetto di verità nel sistema giudiziario 

Nell’ambito di un’attività di lettura e legalità abbiamo discusso riguardo l’idea di giustizia con il magistrato Giuseppe Longo che ci ha spiegato la difficoltà di venire a conoscenza di una verità assoluta in tribunale.

Il Pm Longo ci ha spiegato l’importanza delle testimonianze dei presenti sulla scena di un crimine che sono fondamentali nel processo, ma soprattutto determinano la sentenza finale; non esiste infatti una verità assoluta, ma racconti di persone che riescono ad incastrarsi tra di loro come pezzi di un puzzle e il tentativo di ricostruire una verità il più possibile attendibile sulla base dei fatti ricostruiti grazie alle testimonianze. Questo si evince anche dal romanzo di Carofiglio in cui un’ambiguità sul movente rimane nonostante le ottime capacità legali dell’avvocato Guerrieri e di tutti gli attori dell’inchiesta.

Il romanzo è un alternarsi di capitoli nei quali è scritto lo sviluppo del caso ad altri nei quali l’avvocato frequenta diverse sedute con uno psicanalista; Guerrieri ci appare perfetto nell’ambito lavorativo, ma negli incontri con lo psicoterapeuta riusciamo a scoprire le sue grandi fragilità emotive, causate da una personale ricerca della felicità che ognuno di noi affronta ogni giorno. Un altro aspetto sicuramente incisivo nel carattere del legale è la non accettazione dell’errore che lo porta ad un’incessante frustrazione. Questa sua aspirazione alla perfezione gli nega infatti la possibilità di raggiungere la felicità.

Una rappresentazione realistica della giustizia 

Il modo in cui viene rappresentata la giustizia nel romanzo è accurato perché fa vedere che non è infallibile, poiché Elvira Castel, la donna colpevole di omicidio, uccide l’ex fidanzato della sua defunta gemella, nonostante ciò, grazie alla difesa priva di fondamenti sostenuta dall’avvocato Guido Guerrieri sulla legittima difesa, riesce ad ottenere la minima pena. 

Quando rammentiamo un evento, se abbiamo questa inclinazione, lo riorganizziamo mentalmente, anzi riorganizziamo mentalmente le informazioni per fornire anche solo a noi stessi una storia coerente.”  

Questa citazione è fondamentale per comprendere  il comportamento di Guerrieri che trovatosi in difficoltà nel cercare di difendere la cliente ha dovuto “immaginare” prove a favore dell’imputata andando a sostenere l’ipotesi di una legittima difesa, nonostante la cliente non avesse neanche accennato alla possibilità di un simile evento.

Lo scrittore, ex magistrato, Gianrico Carofiglio.

Negli ultimi anni, la sensibilità pubblica verso il tema dei femminicidi è cresciuta notevolmente. Sempre più persone riconoscono che si tratta di una grave emergenza sociale e anche in questo romanzo è presente indirettamente  questa tematica. Infatti il lettore condanna Petacci e “giustifica” Elvira riguardo l’omicidio, questo accade a causa della sensibilità che si ha verso l’argomento dei femminicidi e della violenza domestica, sia fisica che psicologica. Elvira Castel viene compresa per il reato che commette a causa del passato di Petacci con la sorella dell’imputata, che si è tolta la vita per colpa delle violenze che Petacci esercitava su di lei. 

La ricostruzione della verità processuale è complessa e rischia di essere influenzata da pregiudizi ed emozioni, portando a conclusioni affrettate. I giudizi superficiali, alimentati da sentimenti come rabbia o paura, possono distorcere la percezione dei fatti e compromettere la giustizia. È fondamentale, quindi, che i temi legati alla giustizia e alla metodologia processuale vengano trattati a scuola, per educare le nuove generazioni a riconoscere i propri pregiudizi, sviluppare un pensiero critico e formarsi come cittadini consapevoli. Questo aiuta a costruire una società più giusta e a proteggere la democrazia.