di Niccolò Tizzoni, 1B

Si è svolta il 18 gennaio tra via Gobetti e Forte San Martino  la cerimonia di commemorazione per l’81° anniversario dell’eccidio al Forte San Martino, dove il 14 gennaio 1944 persero la vita per mano nazista otto concittadini genovesi.

Dopo la deposizione delle corone di alloro ai piedi della lapide in memoria dei martiri, in via Piero Gobetti, il corteo si è spostato a Forte San Martino. 

L’eccidio al Forte avvenne nel 14 Gennaio 1944, data ormai simbolica e di memoria per il quartiere di San Martino il quale ogni anno si ritrova raccolto presso il monumento, aperto al pubblico solamente in quella giornata, “per non dimenticare ciò che non dovrebbe essere dimenticato”.  Una frase molto importante per la comunità di San Martino, che, custodendo anche sette pietre d’inciampo presso Via padre Giovanni Semeria,  è diventata una comunità simbolo di testimonianza.

La cerimonia è stata curata dal Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova e l’orazione commemorativa è stata tenuta da Giacomo Ronzitti, presidente ILSREC – Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Raimondo Ricci”, presso cui riceviamo informazioni sull’accaduto:

“Il 14 gennaio 1944 otto patrioti, Dino Bellucci, professore, Giovanni Bertora, tipografo, Giovanni Giacalone, straccivendolo, Romeo Guglielmetti, falegname, Amedeo Lattanzi, giornalaio, Luigi Marsano, saldatore elettrico, Guido Mirolli, oste e Giovanni Veronelli, falegname, vennero condotti al Forte di San Martino per essere fucilati. Il Tenente dei Carabinieri Giuseppe Avezzano Comes e il plotone ai suoi ordini si ribellarono con straordinario coraggio all’ordine illegittimo. I patrioti vennero barbaramente massacrati dagli ufficiali della GNR (Guardia nazionale repubblicana) e dai nazisti presenti.”

Così riportano le testimonianze raccolte da ILSREC, aggiungendo, nei documenti riguardanti l’eccidio, che dopo la supposizione dell’illegittimità dell’ordine e il conseguente rifiuto del suo adempimento da parte del tenente Avezzano Comes, anche i Carabinieri che facevano parte del suo plotone si rifiutarono di giustiziare gli otto partigiani con l’atto di “sparare in aria”, gesto simbolo che causerà un richiamo scritto dalle forze SS ai danni del tenente che sarà successivamente rinchiuso nella Feldgendermeria di Albenga (una caserma appartenente alla polizia militare tedesca), come riportano le testimonianze dell’ ILSREC, .

In seguito all’esonero di Avvezzano Comes e del suo plotone dall’ordine, il colonnello della milizia fascista Console Grimaldi ordinò l’immediata fucilazione degli otto partigiani ed essi furono eliminati dove attualmente si erge il monumento di commemorazione “due per volta salendo sui corpi dei caduti” riportano le documentazioni.

Commemorazione dell’eccidio di Forte San Martino, Genova, 14 gennaio 1984