di Lorenzo Verga, 1D

Paolo Acanti, responsabile per la Liguria dei corsi di Apnea Academy, nonché membro dei fondatori di Spazzapnea, ci racconta di un’iniziativa sempre più ambiziosa, che si propone di dare una svolta all’ inquinamento delle acque marine, coinvolgendo i ragazzi.

ocean dumping-totale inquinamento su una spiaggia tropicale - mare inquinato foto e immagini stock

Il mare e Paolo Acanti hanno sempre avuto un rapporto speciale: lui è apneista e istruttore di apnea dal 2002, ha avuto un’invidiabile carriera agonistica e un fulminante percorso lavorativo che lo hanno portato a fare l’aiuto istruttore dopo un solo anno di corso, e dopo due anni il corso istruttori con Umberto Pelizzari, ex pluricampione del mondo di apnea.

Da anni ha deciso di fare qualcosa di concreto per un posto che gli ha dato tanto, il mare.

Spazzapnea consiste in una gara tra giovani apneisti, con l’obiettivo di pulire il più possibile i nostri fondali.

L’idea della gara è nata nel 2018, avevamo già tentato di fare una manifestazione ma avevamo avuto pochissima partecipazione, mi ricordo che quell’ anno fu un successo

Come si è evoluta Spazzapnea dalla sua prima edizione?

Coinvolgendo altri istruttori  in varie località italiane, nelle quali oggi si svolgono le gare di Spazzapnea,  come la Marina di Pisa, Bari, Roma, fino alle Egadi, siamo riusciti a creare a Genova questo format per facilitare il lavoro a tutti gli altri, abbiamo creato un regolamento e un’organizzazione di volontario in modo tale che tutte le persone che vogliono organizzare in altri posti facciano esattamente come facciamo qui noi. Per loro è anche più semplice perché noi gli forniamo tutta l’attrezzatura gratuitamente e l’assicurazione anche se naturalmente nel regolamento possono esserci delle eccezioni da una località all’altra in base alla spiaggia.

2.000 + Immersioni Subacquee e Natura immagini gratis - Pixabay

Qual é il contributo ambientale di Spazzapnea e quali sono i risultati concreti che avete ottenuto finora? 

La notizia triste è che se ogni anno andiamo a pulire la stessa spiaggia, l’anno dopo la ritroviamo sempre uguale. Praticamente tutte le volte che arriva una mareggiata o una piena di un fiume si sporca di nuovo in modo uguale perché c’è tantissima plastica e la gente continua a buttarla in mare. A Genova che è una delle città in cui ci sono più partecipanti raccogliamo all’ incirca 800-1000 chilogrammi di spazzatura alla volta; in tutta Italia si arrivano a contare tonnellate di rifiuti.

E invece quali sono le difficoltà in cui si imbattete nell’organizzazione di un evento come Spazzapnea?

Nei primi tempi la difficoltà più grande è stata quella di trovare i soldi; fortunatamente abbiamo trovato delle aziende che ci finanziano e ci danno la possibilità di riproporre Spazzapnea tutti gli anni. Ora è la parte burocratica che è veramente impegnativa: fino a qualche anno fa era vietato prendere della spazzatura dal mare e buttarla nel cassonetto, ti denunciavano. Per questo motivo ci vuole il patrocinio del Comune di Genova o della Regione in modo tale che ti diano l’ autorizzazione e ti mettano a disposizione l’ente municipalizzato della raccolta rifiuti per differenziare i rifiuti. La parte più difficile è proprio ottenere i permessi della Capitaneria di Porto per andare in mare quel giorno, permessi dal Comune per occupare il suolo pubblico, dai Vigili Urbani per riservare i parcheggi dell’Ambulanza, tutto per fare un servizio che dovrebbe essere il Comune a pagare e invece non riusciamo neanche a farlo gratuitamente.

Quali sono gli obiettivi futuri?

Ovviamente aumentare sempre di più le località partecipanti anche se diventa sempre più difficile perché noi siamo solo volontari, ad esempio io partecipo perché voglio fare qualcosa per l’ambiente, ma sta diventando sempre più oneroso dal punto di vista del tempo, impiego ed è sempre più difficile trovare i soldi perché sia tutto gratuito. Però siamo determinati, abbiamo persone molto capaci e vorremmo che il nostro evento si allargasse anche all’estero, ci piacerebbe che diventasse internazionale. E’ un obiettivo che ci siamo proposti di raggiungere sarebbe veramente eccezionale.

C’è un messaggio che vorrebbe lanciare per i ragazzi e coinvolgere sempre più gente?

Quello che vorrei dire alle persone è più che pulire bisognerebbe evitare di sporcare, perché noi volontari possiamo anche pulire, ma non riusciremo mai a togliere tutto, purtroppo. Vedo tanta gente che butta la spazzatura nei bidoni in spiaggia ed è un bene, ma io vedo tanti rifiuti che arrivano dai corsi d’ acqua, dalle colline, ed è incredibile, buttano tutto nei fiumi. Anche negli stabilimenti balneari, lasciano le canoe, le barche, le cabine, tutto in riva al mare senza curarsi di una possibile mareggiata che trascinerebbe tutto in mare. I ragazzi dovrebbero avere la forza di denunciare quello che vedono. Secondo me è l’ unico modo per limitare il danno delle cose che vengono buttate in mare.

Evitare di buttare, non pulire, questo è il messaggio.