Di Alice Moscatelli, Angelica Addesi, Chiara Ravaschio, Malatesta Eleonora, Bianca Stefanelli, 2B e Agata Reggiardo, Emma Benvenuto, Chiara Flacco, 2D
Incontrare Luigi Pastore, capo redattore di Repubblica Genova, è stata una delle opportunità che abbiamo avuto quest’anno per capire in che cosa consiste concretamente la professione del giornalista oggi.
In modo semplice e informale Pastore ha risposto a quesiti e chiarito dubbi, illustrando anche i possibili percorsi che si possono intraprendere per arrivare ad esercitare la professione.
La formazione. Innanzitutto ci è stato spiegato come sia necessario seguire un percorso che combini pratica e teoria: la formazione teorica può avvenire attraverso scuole di giornalismo o corsi specializzati, dove si acquisiscono le competenze necessarie per svolgere al meglio il lavoro. Oltre a saper scrivere, è fondamentale avere anche competenze giuridiche o tecniche, per poter comprendere temi di vari ambiti. La competenza pratica viene acquisita principalmente in redazioni, dove i cronisti alle prime armi spesso si occupano di notizie di carattere locale e vengono seguiti da giornalisti esperti. Corsi universitari come Scienze della Comunicazione e Scienze Politiche sono ottime scelte per chi desidera intraprendere la carriera di giornalista, ma anche una laurea in Lettere costituisce una solida base per questa professione.
Quotidiani on line. Con l’avvento della tecnologia molte persone hanno cominciato ad affidarsi al giornale online per rimanere sempre aggiornati. I lettori che utilizzano il sito gratuitamente possono consultare solo un numero limitato di articoli o una parte di essi, mentre gli abbonati hanno accesso completo ai contenuti, con la possibilità di effettuare ricerche e consultazioni più approfondite .Nella gestione di un quotidiano on line è importante conoscere il numero di persone che visualizza i vari articoli e quanti sono gli “utenti unici”, ovvero di chi si è collegato al sito più volte e questo avviene grazie all’utilizzo dell’applicazione Chart Beat, che fornisce informazioni sull’andamento di un giornale.
Un sito web di un giornale viene continuamente aggiornato con nuovi articoli, ma questa rapidità può aumentare il rischio di errori sia di battitura che di contenuto. Inoltre, una volta pubblicato, un articolo è difficile da rimuovere e può essere facilmente condiviso su altre piattaforme online. Un altro problema nella pubblicazione di un articolo online è quello del Copyright, che mette in difficoltà molte testate giornalistiche per la pubblicazione di foto e video.
La redazione. A questo punto dell’incontro ci siamo chiesti come sia strutturata una redazione. Luigi Pastore ci ha illustrato come funziona quella di Repubblica Genova: è composta da circa 12 persone, di cui 4 o 5 sono cronisti, che spesso si recano sui luoghi per raccogliere notizie e sono gli autori della maggior parte degli articoli; gli altri sono i deskisti, che dirigono, revisionano e confezionano il giornale. La sede di Repubblica, la redazione centrale, si trova a Roma, ed è composta da più di 300 persone. Con gli anni il mestiere del giornalista si è ampiamente evoluto e non comprende solo i giornalisti che compongono la redazione, ma racchiude anche figure come i freelancer.
Nonostante i cambiamenti che il giornalismo ha subito negli anni, l’importanza e lo scopo di questo lavoro sono rimasti gli stessi: informare in modo chiaro, preciso e responsabile. L’evoluzione tecnologica ha portato nuove opportunità, ma anche sfide, richiedendo ai giornalisti di adattarsi a un mondo sempre più veloce e interconnesso. La digitalizzazione ha trasformato il modo in cui le notizie vengono diffuse, ma il valore di un’informazione di qualità resta fondamentale.
Molte persone, quando pensano a Sampierdarena, immaginano un quartiere degradato, malfamato e pieno di persone poco raccomandabili. Un luogo da cui tenere alla larga i propri figli. Siamo veramente sicuri sia così? O forse bisogna solo allungare lo sguardo e saper andare oltre gli stereotipi?
Intervistando alcuni cittadini, residenti da anni nel quartiere, ci rendiamo conto di come fosse diversa la percezione di Sampierdarena negli anni ’80: tutti ricordano un quartiere molto vivo, pieno di opportunità per il futuro e con un commercio fiorente.
Secondo Sandro Avvenente, residente a Sampierdarena dalla nascita, il problema principale è dovuto all’impoverimento delle persone e alla modifica del tessuto sociale. Molti giovani, infatti, tendono a preferire altri quartieri come nido per creare una nuova famiglia. Certamente, come ci spiega Michele Colnaghi, presidente del Municipio Centro-Ovest, la diversa percezione di Sampierdarena oggi è dovuta a problemi di sicurezza, decoro e pulizia. Problemi che però affliggono tutto il capoluogo negli ultimi anni.
Adesso – aggiunge Colnaghi – si sta discutendo sul posizionamento nel quartiere di 80 mila metri quadri di depositi chimici e sulla costruzione di un nuovo nodo ferroviario che passerà sul territorio, implicando la modifica di viabilità e costruzioni. Decisioni come queste rischiano di penalizzare ulteriormente un quartiere che in passato è già stato sacrificato alle esigenze della città.
I progetti avviati con i fondi del PNRR: ville, roseti, ninfei, restauri nel centro storico.
Tuttavia, grazie ai fondi del PNRR, il municipio ha acquisito alcuni immobili di pregio, tra cui villa Carpaneto, in cui sono stati rinvenuti alcuni affreschi dello Strozzi, patrimonio da aggiungere alle 70 ville già presenti nel quartiere, accessibili durante le giornate dei Rolli a testimonianza della bellezza ed eleganza della Sampierdarena del passato.
Sempre grazie a questi fondi, si stanno recuperando i voltini della ferrovia in via Buranello e sono in via di rifacimento le strade del centro storico; si stanno inoltre costruendo nuovi parcheggi. Ci sono dei lavori in corso per riaprire Salita Mille Lire, una creuza storica, e per restaurare Villa Fortezza e Villa Scassi, dove verranno riaperti roseti e ninfei storici.
Un quartiere ricco di associazioni e realtà culturali
A Sampierdarena esiste anche il CIV, cioè il Centro Integrato di Via, chiamato “Il Rolandone”. Gianfranco Medone ci spiega che è un’associazione fondata dai commercianti Sampierdarenesi nel 2012, mirata all’organizzazione di eventi, feste e manifestazioni per valorizzare il quartiere. È inoltre uno strumento dei proprietari di piccoli negozi per combattere il nuovo mercato dei centri commerciali.
Ci sono anche molte realtà poco conosciute, che offrono servizi alla persona e alla cultura. Tra questi ci sono il teatro Modena, il cinema, l’ospedale di Villa Scassi, la biblioteca, il Centro Civico Buranello. Quest’ultimo organizza eventi per valorizzare il quartiere, come mostre sulla storia di Sampierdarena o spettacoli, conferenze e incontri di grande richiamo culturale.
L’importanza di creare una comunità: il ruolo fondamentale della scuola
In un quartiere difficile come Sampierdarena è fondamentale creare una comunità anche all’interno delle scuola, come ci spiega Suor Domenica, insegnante in una classe della scuola primaria paritaria parificata Don Daste. Per lei l’insegnamento è una vocazione, nutrita dall’amore per i bambini, con lo scopo di trasmettere dei messaggi e insegnamenti di vita. Molto importante è anche essere un punto di riferimento per le famiglie, una persona su cui contare. Suor Domenica non è l’unica a impegnarsi attivamente nella scuola. Questa è infatti completamente gestita dalle suore, che si occupano dell’organizzazione della struttura, della chiesa, di un oratorio e di campi estivi a Busalla.
Sofia Provenzano, alunna del Mazzini linguistico, conferma che gli insegnanti sono molto preparati e che ci sono docenti di conversazione inglese, francese e tedesca. A suo vedere è una scuola che offre un’ottima base per il mondo del lavoro e alcuni interessanti progetti specifici di PCTO (Percorsi e competenze trasversali per l’Orientamento) nella facoltà di Giurisprudenza e sulle grandi navi da crociera, con Compagnie come Costa e MSC.
I giovani che risiedono a Sampierdarena sono contenti del luogo in cui abitano. Riescono a trovare attività che li soddisfino, come nel caso di Gaia Triolo. Gaia è una ballerina che frequenta i corsi di danza classica e contemporanea nella scuola Universale Danza. Ci dice che l’insegnamento è di alta qualità, le maestre sono severe ma permettono di apprendere efficacemente. I risultati sono tangibili, infatti la scuola è andata più volte in televisione con un proprio spettacolo. Nonostante non sia particolarmente competitiva, la scuola partecipa a innumerevoli concorsi.
Sampierdarena si rivela una realtà ricca di possibilità, nascoste solo a occhi poco attenti.
E’ prevista per metà 2026 l’apertura di una nuova fermata della metropolitana di Genova, situata nei pressi di Piazza Corvetto, all’ inizio di Via dei Santi Giacomo e Filippo, in una posizione intermedia fra le fermate De Ferrari e Brignole. L’ architetto Jacopo Baccani, 43 anni, è il presidente di Associazione MetroGenova, un’ organizzazione che si occupa del trasporto pubblico di Genova e in particolare della metropolitana della nostra città. La data vera e propria di inaugurazione della nuova fermata, spiega l’ architetto, è ancora da definire, ma a grandi linee si presume possa essere a metà 2026: la data esatta è ancora incerta a causa di alcuni ritardi nel corso dei lavori.
La fermata in realtà è stata progettata già negli anni 2000, ma – trattandosi di una stazione intermedia – si è preferito dare la priorità al capolinea della metropolitana; essa pertanto è stata realizzata “al grezzo”, una specie di scatola senza alcuna finitura, fino ad ora. Durante la progettazione della fermata – specifica l’architetto – non ci sono stati problemi particolari, ma l’orografia genovese non aiuta, in quanto il dislivello varia da area ad area e può essere notevole. Sicuramente la nuova fermata inciderà positivamente sul traffico cittadino. Essendo vicino a molti uffici pubblici e privati e a quartieri densamente popolati, essa riuscirà ad assorbire una notevole quota di traffico privato.
Le prossime fermate della metro genovese Baccani riferisce anche che, restando nell’ambito della metropolitana genovese, ci saranno nuovi sviluppi nel prossimo futuro: infatti, sta andando avanti, malgrado qualche incertezza, il prolungamento della linea oltre Brignole, verso levante: il prossimo obbiettivo sarà la costruzione di una fermata in Piazza Martinez. Successivamente si intende prolungare ulteriormente la linea fino all’ Ospedale di San Martino: sarebbe un traguardo considerevole per favorire il trasporto pubblico genovese il fatto che la metro arrivi a servire un ospedale così grande e così affollato. In Val Polcevera, invece, è in corso di costruzione il prolungamento fino a Canepari e la prospettiva è quella di arrivare all’interscambio con la ferrovia presso la stazione di Genova Rivarolo.
Migliorare il mondo un passo alla volta, illuminando il cammino degli altri
di Lisa Ferrari, 1B
Negli ultimi tempi, la Band degli Orsi, fondazione che da più di venticinque anni si occupa di aiutare le famiglie dei bambini ricoverati all’ospedale Gaslini di Genova, cerca volontari che possano portare avanti questo magnifico percorso.
“I nostri progetti si stanno ampliando-sostiene il presidente Pierluigi Bruschettini-abbiamo bisogno di tutte le mani possibili.”
Ma anche per il momento la Band riesce comunque a dimostrare perfettamente che la loro è una splendida opera umana. Un volontario lavora nell’ombra senza chiedere nulla, eppure riceve moltissimo in cambio del suo gesto buono: l’amicizia delle persone in difficoltà e l’affetto incondizionato di tanti bambini.
Alcuni membri dell’associazione spiegano che cosa significhi intraprenderne il percorso.
Come si fa a diventare volontari e perché ha scelto di intraprendere questo percorso?
Ho scelto di tuffarmi nell’esperienza del volontariato per mettermi in gioco e per aiutare i piccoli pazienti del Gaslini-spiega Roberta Ferieri, volontaria da nove anni-Entrare della Band è un’esperienza bellissima e aperta a tutti: basta iscriversi al corso d’inserimento, contattando telefonicamente la Tana degli Orsi oppure un’altra struttura. Durante questo periodo di preparazione, volontari più esperti insegnano come muoversi con cautela in tutte le situazioni. Nella nostra organizzazione ci sono mille e più compiti che un volontario può eseguire: dall’animazione nei reparti ospedalieri alla gestione delle varie strutture. Ognuno può scegliere con tranquillità a cosa dedicarsi, a seconda della propria disponibilità, fra lavoro e famiglia.
Come avviene l’animazione all’interno dei reparti del Gaslini e delle strutture della Band?
Il volontario Aldo Bruzo prima di dedicarsi all’animazione.
L’animazione è il settore in cui mi sono specializzato ed è di certo quello che preferisco tra tutte le possibilità offerte dalla Band-prosegue Aldo Bruzo– Non c’è niente che mi renda più felice di far ridere un bambino in difficoltà. Mettere di buon umore i piccoli pazienti è un grande aiuto, dopotutto la nostra organizzazione è partita proprio da questo: scherzi e giochi fra i letti d’ospedale.
Io ho imparato a divertire i bambini frequentando con un amico la scuola di magia e adesso ogni volta entro nelle camere del Gaslini con un mazzo di carte, un naso da clown o una parrucca arcobaleno. Basta poco per donare un istante di gioia, che per quanto piccolo, può smuovere le montagne. La parte più bella della giornata è sicuramente quando i bambini mi chiedono “Quando torni la prossima volta?”. Una domanda che è un dono, e mi ricorda quanto i volontari della Band siano importanti per loro, così come i piccoli pazienti per noi.
Per voi sostenere le famiglie di questi bambini è senza alcun dubbio una missione importante. Che tipo di aiuti fornite a queste persone, che si trovano in situazioni così complicate?
Le famiglie che arrivano qui molto spesso non hanno niente: nemmeno lo spazzolino da denti -aggiunge Cristiana Mazzinino-
A volte alcuni bambini si ammalano così improvvisamente che i genitori hanno soltanto il tempo di portarli in ospedale, affrontando viaggi anche da altri Paesi. Quando arrivano a Genova però non sanno dove soggiornare, per stare vicino al figlio nella fase di guarigione. Ed è qui che entriamo in gioco noi. Nelle nostre strutture in questo momento ospitiamo famiglie dall’Italia del sud, ma anche dai Balcani e dall’Africa.
Ad esempio nel Covo degli Orsi vi sono adesso due mamme provenienti dalla Costa d’Avorio, i cui figli cardiopatici devono essere sottoposti a lunghe terapie. Come avrebbero fatto a trovare un alloggio senza conoscere la lingua? Ma nella casetta rossa, le accogliamo gratuitamente, le seguiamo durante il processo di guarigione dei loro bambini, supportandoli come possiamo.
Il compito di un volontario non è sempre facile: a volte si va incontro a realtà frustranti, che provocano momenti di sconforto. La risposta, in questo caso, sono i bambini stessi, che a volte tengono ai volontari come se facessimo parte della stessa famiglia. Ma alla fine non è così? La Band degli Orsi è una grande famiglia sempre in movimento, c’è chi parte e torna a casa e chi rimane per degli anni…ma alla fine contano i ricordi. E quello che tutti i bambini, in ogni misura, riescono a dare.
Contatti della Band degli Orsi:
La Tana dell’Orso Via Redipuglia 125R 16147 Genova
Il nuovo furgoncino aiuterà i volontari a “portare i sogni a destinazione”.
Di Lisa Ferrari, 1B
Martedì 11 Marzo 2025: un giorno come un altro, ma non per la Band degli Orsi. La nota associazione di volontariato, che accoglie le famiglie dei bimbi ricoverati al Gaslini, ha ricevuto una consegna molto speciale. Per l’occasione il Covo, l’edificio di legno in Via del Tritone 2, a Genova, si è adornato di palloncini colorati: si è festeggiata la donazione di un veicolo commerciale Ford Transit Courier. Il furgoncino, soprannominato “Ercolina” dai volontari della fondazione, è stato donato dal Gruppo GE, una importante concessionaria di auto di Genova.
Il mezzo è stato recapitato alla casetta rossa della Band, in riva al mare, dove si è svolta una vivace inaugurazione del veicolo, con tanto di rinfresco, a cui hanno partecipato anche i bambini, ospiti della struttura.
Era presente alla manifestazione anche il presidente di Gruppo GE, Michele Montanella, che ha illustrato le motivazioni e l’importanza della consegna del furgoncino per i volontari della “Band”
Michele Montanella davanti a Ercolina.
Qual è significato della donazione del veicolo per la sua azienda?
Per noi è un piacere collaborare con la Band degli Orsi: supportiamo ormai da diversi anni la loro attività di sostegno ai bambini del Gaslini. Oggi abbiamo donato un mezzo commerciale, in sostituzione del vecchio furgone rosso “Ercolino”, che ha prestato servizio per 15 anni. La mobilità è essenziale per il lavoro quotidiano dei volontari e il veicolo consentirà loro di trasportare più efficientemente le merci di cui hanno bisogno.
L’occasione di oggi però è molto importante anche per la nostra concessionaria: infatti con la consegna, apriamo una nuova sede commerciale per veicoli industriali in via Adamoli, nel Lungobisagno. Non c’è migliore attività inaugurale che compiere una buona azione.
Gruppo GE ha fatto un importante regalo all’associazione, supportando, insieme a molte altre aziende, l’opera preziosa dei volontari, come ci spiega il pediatra Pierluigi Bruschettini, presidente della Band.
Michele Montananella e Pierluigi Bruschettini brindano in onore della loro collaborazione.
Quali sono le iniziative future della Band degli Orsi e quelle che sono in corso di svolgimento?
Fra i nostri progetti c’è sicuramente quello di ampliarci, ora più che mai. La costruzione del nuovo padiglione del Gaslini, infatti, comporterà probabilmente un aumento di richieste d’alloggio. Noi della Band vogliamo poter garantire il sostegno a tutti coloro che ne hanno bisogno, ma per farlo necessitiamo di più rifugi.
Inoltre vorremmo occuparci anche di altre categorie di persone fragili: ad esempio desideriamo dare il via a un progetto per le ragazze molto giovani che affrontano gravidanze indesiderate.
Volantino della Band Junior
Ci sta molto a cuore un’altra iniziativa: proteggere gli adolescenti più insicuri, che non dispongono di una buona formazione o di un appoggio familiare solido. Crediamo che sia nostro ruolo anche far sapere ai giovani che c’è qualcuno di noi disposto ad ascoltarli.
Infine stiamo lavorando per dare il nostro sostegno ai ragazzini che hanno perso alcune funzionalità del corpo per malattia o per incidente e con esse anche la speranza. Stiamo provando ad accompagnarli, ma sarebbe fondamentale anche l’aiuto dei più giovani. Voi potete far capire alle persone in difficoltà che c’è qualcuno pronto a mettersi in gioco per loro. E perciò abbiamo attivato un programma per volontari junior fra i quindici e i diciotto anni.
Quindi lei vede i giovani come il futuro della fondazione, ma non bisogna dimenticarne nemmeno la storia. La Band degli Orsi è nata proprio da una sua idea: che cosa può dirci in proposito?
La Band è una realtà incominciata nei reparti del Gaslini, quando lavoravo ancora lì come pediatra. E’ partito tutto da un progetto coraggioso, la “Gaslini Band Band” che ha coinvolto una trentina di medici e infermieri. Tentavamo di strappare un sorriso ai bambini che attraversavano la sofferenza di un ricovero ospedaliero.
Poi però mi sono accorto che tutto questo, per quanto utile, non bastava. E’ successo una sera, quando uscendo a fine turno ho visto una famiglia dormire in macchina davanti all’ospedale: da qui ho deciso di portare avanti un’iniziativa più grande, che comprendesse anche le famiglie dei piccoli pazienti. La nostra associazione ha acquistato diversi rifugi e ha cambiato nome in “Band degli Orsi” perché in genere abbracciare un orsetto di peluche dona conforto ai bimbi in difficoltà. E io continuo ad entrare nell’ospedale tutti i giorni, non più come medico ma come presidente della Band che ho fondato ben venticinque anni fa.
Maja Dudic, responsabile del Covo degli Orsi, la struttura più importante della fondazione, ci descrive l’organizzazione dei diversi edifici.
Maja Dudic, responsabile della casetta rossa sul mare.
Quanti appartamenti avete in tutto al momento?
Abbiamo diversi appartamenti per più nuclei familiari. Il rifugio numero uno, due, tre in Via Redipuglia, proprio dietro l’ospedale. Il quattro qui vicino in Via Tabarca. Il cinque a Quinto nell’ex canonica di S. Erasmo e il sei a Quarto nell’ex canonica di S. Bartolomeo.
Infine questo, la casetta rossa, ottenuta ristrutturando uno storico cantiere navale costruito nel 1899. E’ una struttura prefabbricata realizzata integralmente in abete rosso proveniente dall’Alto Adige ed è il rifugio numero 7 che riesce ad accogliere dodici famiglie contemporaneamente. Negli anni abbiamo ospitato più di 22 mila parenti dei bimbi malati. Le persone ci contattano attraverso il passaparola o ricevono informazioni direttamente nei reparti ospedalieri, dove di solito stanno vivendo un dramma e hanno preoccupazioni enormi. Noi offriamo supporto e cerchiamo soluzioni ai problemi per quanto riguarda l’alloggio.
Il Covo degli Orsi
Quali sono gli sponsor più importanti che sostengono la vostra associazione?
I principali sostenitori della Band degli Orsi.
Sicuramente la nostra è una fondazione che sta affrontando diversi progetti e sta lavorando molto bene, ma non ce l’avremmo mai fatta ad arrivare fin qui senza l’aiuto di tanti amici generosi che ci hanno sostenuto nel corso degli anni. Sto parlando dei supermercati Basko, che periodicamente ci forniscono vari generi alimentari per le famiglie che ospitiamo, di Ikea , che ha arredato gratuitamente tutto il Covo degli orsi. Altre aziende sono ad esempio Balocco, Leroy Merlin, MSC Crociere e banche come Passadore e Fineco. Senza il loro contributo la casetta rossa sul mare sarebbe ancora l’abbozzo di un sogno lontano.
Oltre ai rifugi che tipi di strutture gestite?
Tutto parte dalla Tana degli Orsi: il nostro primo punto di riferimento per le famiglie in difficoltà. Si trova in Via Redipuglia 125, proprio dietro l’ospedale Gaslini, ed è la nostra sede centrale, dove si dirigono i genitori dei piccoli pazienti. Possono lavarsi, cucinare un pasto caldo o fare una lavatrice. Tutti gesti minimi, che però hanno una grande importanza nelle loro vite trasformate dalla preoccupazione. Di qui, le famiglie provenienti da fuori Genova vengono indirizzate verso il Covo o uno dei Rifugi. La storia della nostra sede è un po’ particolare: infatti è stata il primo locale ad essere acquistato dall’associazione nel 2010. Il professor Bruschettini non ha resistito davanti al cartello “Vendesi” del locale e così abbiamo compiuto il nostro primo grande passo come Band.
Poco distante c’è anche l’asilo nido, la Tana degli Orsetti, che permette di ospitare bambini sottoposti a terapie e controlli con i loro fratellini. E’ uno spazio gratuito dove i bimbi possono giocare e trovarsi degli amici, sotto la guida di maestre professioniste. Si tratta di un luogo fuori dal comune, aperto a tutte le età: qui si possono trovare sia neonati sia bambini fino agli otto anni.
Attraverso tutte queste istituzioni i volontari della Band ce la stanno mettendo davvero tutta per aiutare le famiglie in difficoltà. E, come aggiunge Maja: “Vogliamo fare sempre di più. Certo a volte può essere difficile trovarsi a contatto con determinate realtà. Ma i sorrisi dei bambini riescono sempre a illuminarci e a convincerci che stiamo facendo la cosa giusta.”
Contatti della Band degli Orsi:
La Tana dell’Orso
Via Redipuglia 125R
16147 Genova
A questa domanda ha risposto il Vicesindaco e Assessore al riciclo dei rifiuti Alessandro Luigi Parodi, che ha spiegato che questo macchinario ha lo scopo di compattare le bottiglie di plastica, che andranno inserite al suo interno. Dopo aver deposto al suo interno una buona quantità di plastica si riceverà uno sconto da utilizzare in diversi supermercati della zona: un vantaggio economico per il depositario ma soprattutto un aiuto all’ambiente.
E’ importante immettere nell’eco-compattatore unicamente bottiglie di plastica, più semplici da riciclare rispetto ad altri prodotti, come confezioni di detersivo o anche bottiglie di vetro, che non sono facilmente riciclabili a causa delle lavorazioni a cui sono sottoposti i materiali che le compongono.
Il macchinario è stato installato grazie all’ aiuto di Corepla, (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Plastica) che insieme all’Amiu è il gestore del riciclaggio .
Corepla, che gestisce diverse iniziative di riciclo in un’ottica nazionale, oltre che comunale, si sta occupando anche del sistema di premialità di questi “mangiaplastica”
Negli ultimi anni il Comune e l’Assessore si sono impegnati molto per cercare di far effettuare a tutti i cittadini una buona raccolta differenziata.
L’Assessore Parodi ha ribadito infatti come nel 2019 la percentuale della raccolta differenziata a Serra Riccò era circa del 20%, e in seguito sono state collocate in tutto il territorio, che comprende 80 chilometri di strade carrabili più una decina di chilometri di mulattiere, circa 220 isole ecologiche stradali che hanno nel loro posizionamento vetro ,carta, plastica e umido. Il residuo secco invece viene smaltito diversamente: le case singole hanno un mastello che viene svuotato settimanalmente mentre i condomini (dalle 6 abitazioni in su) un bidone carrellato anch’esso destinato al residuo secco. Oltre a queste utenze domestica ci sono anche quelle non domestiche ( panifici, supermercati ecc…), che hanno singoli contenitori specifici per la loro attività.
L’insieme di tutte queste iniziative ha portato la raccolta differenziata ad una percentuale dell’80%, superando anche gli obiettivi prefissati negli anni precedenti.
Infatti una volta superato il 65% i cittadini del comune non devono più pagare l’ecotassa regionale, un premio che quindi aiuta la comunità, oltre ad aiutare l’ambiente.
Infine L’Assessore Parodi ha voluto evidenziare l’importanza del servizio dell’ Ecovan, che aiuta gratuitamente a smaltire rifiuti come vecchi frigoriferi o televisori che non devono essere lasciati in prossimità delle isole stradali.
I cittadini aspettano adesso che l’eco-compattatore sia messo in funzione, così da poter avere un nuovo modo per aiutare l’ambiente, perché no, con un piccolo incentivo.
Bogliasco, un’incantevole paesino della riviera ligure è nel pieno di una crisi economica: la maggior parte dei negozi sta chiudendo, uno dopo l’altro. Secondo quanto riportato da un anziano abitante locale, la crisi ha avuto inizio in seguito all’apertura del primo supermercato nel 2003. Anni dopo, con l’apertura di un grosso negozio di cinesi e di un secondo supermercato, il calo dei profitti di alcuni negozi è stato inesorabile.
A questo si aggiunge il fatto che oggi l’ e-commerce, ovvero la vendita online, sta sorpassando la tradizionale vendita nei negozi fisici, pertanto sta scomparendo il contatto umano con la clientela e tra le persone.
Un tempo le persone si incontravano in piazza, ossia il fulcro del paese, dove si trovavano anche la maggior parte dei negozi e tra una chiacchiera e l’altra si osservavano le vetrine e si facevano gli acquisti.
Oggi invece la piazza è deserta, la maggior parte delle saracinesche dei negozi sono abbassate. Infatti hanno chiuso il tabacchino, il bar, due negozi di abbigliamento, un negozio di scarpe ed un’erboristeria. Al loro posto sono stati realizzati degli appartamenti in affitto e nessuna attività commerciale è stata riaperta.
Questo percorso di chiusura che con grande tristezza sta avvenendo pare irreversibile e Bogliasco si sta trasformando sempre di più in un paese “fantasma“ dove verso il tardo pomeriggio non si incontra più nessuno.
”Bogliasco è un paese che sta morendo”afferma il parroco, Don Silvio, intervistato che si augura che le autorità ed il Sindaco possano trovare delle soluzioni per risollevare il paese.
Le storiche proprietarie di un negozio di alimentari “Mini Market Lino” in piazza, raccontano quali strategie adottino per salvaguardare la loro attività dalla grande concorrenza dei due supermercati. Scelgono con cura e personalmente prodotti di prima qualità comprando da piccoli produttori artigianali come ad esempio il miele, confetture, vini e prodotti dolciari che al supermercato sono invece industriali. Cercano di puntare sulla relazione con il cliente ascoltandolo e consigliandolo in base alle esigenze o preferenze.
Questa cura del cliente è sicuramente un valore aggiunto rispetto al supermercato dove le persone possono trovare di tutto ma senza nessuno che le consigli o commessi impreparati e senza esperienza.
Un altro aspetto sul quale puntano è quello di tenere il negozio aperto più ore possibile in modo da offrire un migliore servizio alla cittadinanza e aumentare le vendite. Inoltre per ampliare i loro servizi hanno deciso di offrire servizio a domicilio soprattutto per gli storici clienti anziani che hanno difficoltà a muoversi.
Mezzarancia è un’associazione no-profit, fondata nel 2017 da tre soci (due mamme e un padre) situata in Via Cesare Battisti 5, con lo scopo di riqualificare il quartiere di Albaro. Il nome “mezzarancia” deriva dallo spagnolo castigliano: l’espressione “sei la mia mezzarancia” indica la propria metà, come in italiano si dice “sei la mia metà della mela”. In questo contesto, il nome simboleggia che l’associazione è la metà della mela per la comunità tanto quanto la comunità lo è per l’associazione stessa.
Attività e corsi
Alcune tra le attività più frequentate sono il corso di inglese, il corso di ceramica, un laboratorio creativo nel fine settimana e, il mercoledì mattina, uno spazio gratuito dedicato alle neo-mamme.
Il corso di inglese è particolarmente apprezzato poiché comprende un viaggio in Irlanda della durata di una settimana, durante la quale i ragazzi vengono ospitati da famiglie residenti nella parte nord-ovest irlandese, vicino al mare. Grazie alla vicinanza del mare, alcune delle attività più gettonate sono il surf e la canoa; mentre sulla terraferma si organizzano cavalcate e visite ai castelli storici della regione.
Creatività e sostegno: i fiori all’occhiello dell’associazione
Il laboratorio creativo del fine settimana è tenuto da un’allieva di Emanuele Luzzati, che guida i bambini nella realizzazione di piccole opere di carta, stimolando la loro creatività infantile.
Per quanto riguarda l’iniziativa del mercoledì pomeriggio, si tratta di un momento in cui le neo-mamme ricevono uno spazio per riposare in collettività con altre future mamme, bevendo una tazza di tè offerta dall’associazione.
In un solo mese si iscrivono circa 210 persone la cui età media è intorno ai 10 anni. Uno degli aspetti che ha sicuramente incrementato il numero di iscrizioni è il fatto che il locale sia affacciato su una strada trafficata e abbia uno spazio esterno ben curato con le aiuole fiorite e un albero di arance.
L’intervista è stata rilasciata dalla presidentessa Vittoria Paolillo, una dei tre soci fondatori dell’associazione. Per quanto riguarda un’eventuale espansione, la presidentessa ha chiarito che non ci sono progetti concreti in tal senso: trattandosi di un’associazione finalizzata alla riqualificazione del quartiere, l’obiettivo principale non è l’espansione, ma il miglioramento della conoscenza e della cultura dei ragazzi della zona.
L’iscrizione è annuale parte da settembre a settembre dell’anno successivo ad un costo accessibile a tutte le famiglie.
Bisogna preoccuparsi o la situazione è sotto controllo?
Prendere l’autobus o la metro a Genova è molto comodo, economico ed ecologico, ma purtroppo negli ultimi anni si sono verificati episodi di borseggi, vandalismo e situazioni che hanno messo a disagio i passeggeri, in particolare nelle ore serali o sulle linee più affollate. Per molti giovani, specialmente gli studenti che prendono i mezzi tutti i giorni, la sicurezza è una questione importante. C’è chi si sente tranquillo e chi invece preferisce prestare più attenzione, soprattutto in certe linee e orari.
Ma cosa pensa e che provvedimenti ha intenzione di prendere l’AMT di Genova?
Per rispondere a queste domande l’Ufficio di Comunicazione e Media ci ha rilasciato un’intervista che ricorda innanzitutto che la sicurezza a bordo dei mezzi pubblici di AMT è un fattore prioritario per l’azienda e, di conseguenza, costantemente monitorato.
Protocolli di sicurezza: come interviene il personale AMT in caso di problemi
In caso di problema a bordo, l’autista, dopo aver valutato la gravità della situazione, può decidere se fermare il mezzo, gestire il problema in autonomia o chiedere il supporto del centro operativo tramite fonia (solo per comunicazioni audio) o tramite il pedale allarme (nei casi più gravi, per visionare da remoto le telecamere di videosorveglianza presenti a bordo bus). Eventualmente, può chiamare anche le forze dell’ordine. Il centro operativo di AMT, ricevuta la chiamata del collega, può controllare la situazione da remoto supportare l’autista sul comportamento da seguire. Inoltre, se la situazione lo richiede, può inviare sul posto un addetto all’esercizio e richiedere a sua volta l’intervento delle forze dell’ordine.
In caso di aggressione verso personale AMT (aggressione che può essere fisica o verbale), l’autista è tenuto a compilare un modulo specifico previsto dal regolamento aziendale, con i dettagli di quanto accaduto e trasmetterlo al centro operativo.
Il “Protocollo Misure per il miglioramento della sicurezza” del 2023
La sicurezza a bordo dei mezzi pubblici resta un tema di fondamentale importanza per l’azienda. A questo proposito, nel settembre 2023, AMT ha siglato insieme a Città Metropolitana di Genova, Comune di Genova e le organizzazioni sindacali il protocollo “Misure per il miglioramento della sicurezza del servizio e del personale nel trasporto pubblico locale”. Lo scopo di questo documento è quello di individuare una serie di misure e azioni a tutela delle condizioni di lavoro del personale e a garanzia di un migliore servizio per l’utenza. È inoltre ormai consolidata la presenza di un tavolo permanente tra Comune di Genova, AMT e le quattro organizzazioni sindacali, per un monitoraggio costante del fenomeno sul territorio.
La collaborazione con le Forze dell’Ordine, l’isolamento del posto guida e la videosorveglianza a bordo sono alcune delle azioni più rilevanti messe in atto a tutela della sicurezza di personale e utenza. In particolare, tutti i mezzi di nuova immatricolazione sono già dotati di separazione del posto guida, mentre sugli altri sono state via via implementate alcune azioni correttive, come l’aggiunta di paratie ad hoc per mitigare il fenomeno. Inoltre, la videosorveglianza e la registrazione delle immagini a bordo, sistema che svolge anche funzione di deterrenza, verranno progressivamente estese a tutti i mezzi. Le immagini sono comunque registrate anche in assenza di allarme e mantenute per 72 ore a disposizione per le eventuali richieste da parte delle Forze dell’Ordine.
Tutele per il personale: polizze assicurative e supporto psicologico
Tra le principali novità contenute nel Protocollo sulla sicurezza, una polizza infortuni AMT, integrativa di quella Inail, che prevede la copertura degli infortuni che comportino invalidità permanente, non solo a causa di sinistri accaduti durante l’attività lavorativa, ma anche di aggressioni. È prevista anche una polizza per il riconoscimento di una diaria giornaliera da infortunio per il personale. Tra le altre misure contenute nel protocollo, l’istituzione, ove necessario, di programmi di protezione e sicurezza attraverso la presenza di personale dedicato (anche guardie giurate), da utilizzare come deterrente nelle zone a maggior rischio; l’attivazione di programmi formativi specifici sulla gestione del conflitto, dedicati al personale, per prevenire e gestire situazioni critiche; assistenza e supporto anche di natura psicologica, da parte di AMT, al personale vittima di aggressione; assistenza legale e costituzione di parte civile da parte di AMT nei confronti dei responsabili di eventuali aggressioni.
Il futuro del trasporto pubblico genovese sembra quindi orientato verso un miglioramento della sicurezza, nell’interesse di tutta la comunità, lavoratori e utenti.
La protagonista di questa storia è una giovane ragazza che ha 11 anni e una grande passione per la danza sin dalla sua prima esperienza, anche grazie all’esempio della sorella maggiore. Frequenta la scuola di danzaArti’sdi Genova da circa sette anni. Duri allenamenti e costante disciplina l’hanno portata ad ottenere importanti risultati nella danzamoderna e contemporanea(vittorie di concorsi nazionali con varie borse di studio).
Improvvisamente, circa due mesi fa, ha dovuto interrompere gli allenamenti a causa di un forte dolore all’anca sinistra. Inizialmente si è pensato che si trattasse di un dolore dovuto ad un sovraccarico di lavoro, ma il sintomo ha continuato a persistere anche durante il riposo. Nei giorni successivi, il dolore, unito alla paura di non poter più ballare, ha iniziato ad intensificarsi. Nonostante ciò ha continuato, pur non potendo ballare, ad assistere alle lezioni di danza, rimanendo in costante contatto con il “suo mondo”.
I genitori l’hanno accompagnata da diversi medici per effettuare controlli approfonditi nei quali le è stato detto che non c’era nessun danno evidente e che avrebbe potuto continuare il suo percorso.
Dopo queste rassicurazioni, il dolore ha iniziato man mano a diminuire e adesso la ragazza è quasi completamente guarita.
Si è chiaramente trattato di un caso diautosuggestione come ci spiega Rosanna Carattini, educatrice e psicologa:
“La nostra mente è un intricato intreccio di informazioni e processi, ciascuno con un fascino unico. Alcuni di questi processi sono attivati consapevolmente, mentre altri si innescano in modo automatico, spesso senza che ce ne rendiamo conto. Tra i vari processi psicologici attualmente conosciuti, l’autosuggestione si distingue come un fenomeno naturale, simile alle emozioni, che possiede il potere di influenzare il nostro modo di pensare e percepire il mondo. Questo avviene, quando non sono gli altri o un evento esterno, a suggestionarci, ma noi stessi e spesso senza che ce ne rendiamo conto. Fermo restando che la suggestione è un processo naturale e che non in tutte le circostanze può avere effetti negativi, è importante imparare ad usarla in maniera consapevole. La consapevolezza è alla base della sconfitta di questo fenomeno, ma per ottenerla occorre lavorare su noi stessi.Questo vuol dire che dobbiamo imparare a mantenere un certo livello di attenzione sulle informazioni che ci arrivano dall’esterno e dalla nostra stessa mente. Dobbiamo filtrarle, analizzarle in modo da mettere in atto comportamenti che siano adeguati a quella specifica situazione.”
La danza rimarrà una fonte di forza e passione per la protagonista di questa storia, non solo per il corpo, ma anche per la mente.