NOI MARE. La visione di Marco Bucci per un futuro blu

Il presidente della Regione Liguria racconta il legame tra Genova e il mare: blue economy, Waterfront e nuove opportunità
di Lorenza Grillo, 1B

“Il mare coincide con l’identità di Genova e dei suoi abitanti”: è questo che pensa Marco Bucci, presidente della Regione Liguria, intervistato per cercare di comprendere il rapporto tra Genova e il mare.

Liguria Oggi – Il quotidiano di Genova e Liguria
Marco Bucci

Marco Bucci ha trascorso molti anni all’estero, negli Stati Uniti, ma una parte di sé è sempre rimasta ancorata alla sua città dove ha voluto portare il suo contributo per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni. Infatti è stato sindaco di Genova dal 27 giugno 2017 al 9 dicembre 2024 per due mandati consecutivi. Dal  6 novembre 2024, invece, è presidente della Regione Liguria succedendo a Giovanni Toti indagato per corruzione. Nel tempo libero è un appassionato velista che vede il mare con ammirazione e rispetto.
Stiamo vivendo un momento storico particolare che in molti casi frena lo sviluppo, ma come ha voluto sottolineare Bucci, anche in queste circostanze  l’economia ligure mostra segnali di crescita, in particolare, grazie alla blue economy. Infatti “nel primo trimestre del 2025 i porti liguri hanno registrato un incremento del traffico passeggeri del 2,5% in particolare grazie al +4% delle crociere solo una lieve flessione dell’1,1% per il traffico commerciale in tonnellate anche se crescono di un buon 6% i container movimentati.”

Presentato il progetto del Waterfront al Municipio VIII Medio Levante - Lavocedigenova.it
Progetto del Waterfront

Anche dal punto di vista di possibili contrasti tra lo sviluppo urbano e la qualità di vita della città, il presidente sostiene che le nuove tecnologie e gli strumenti che abbiamo a disposizione rendono sempre più possibile la convivenza pacifica e fruttuosa. Opere che dimostrano questa tesi sono ad esempio il Waterfront di Levante, un grande lavoro che ha permesso di integrare alla città un luogo considerato a lungo marginale. Il Waterfront sarà anche molto utile per tutti coloro che vorranno avviare una start-up: infatti Bucci dice che c’è la volontà di realizzare delle scuole del mare in modo che le tante professioni legate al settore siano sempre più qualificate. Per questi progetti è necessario, però, che la tutela dell’ambiente e la crescita vadano di pari passo senza sovrapporsi fra loro. Infatti “Da un lato il mare, con la sua ricchezza di fauna e flora, la sua biodiversità, è un monito importante, perché rappresenta un patrimonio ambientale che dobbiamo difendere e tutelare per il futuro dell’umanità. Dall’altro, come la storia ci insegna, il mare per Genova è una straordinaria fonte di lavoro e ricchezza; queste due dimensioni oggi possono andare avanti insieme”.

La città di Genova continua e continuerà a essere influenzata dal mare che ne determina lo sviluppo economico, sociale e culturale. La gestione del mare e delle sue risorse è quindi un tema centrale per il futuro di Genova.

 

 

NOI MARE. Un viaggio nel tempo nel porto di Genova

Quando i camalli scaricavano a spalla e papà andava al porto in tram

di Bianca Alvarado, 1b

Giancarlo Razeto, nasce a Sori il 17 agosto 1942 da una famiglia di imprenditori che decide di chiudere il negozio di pasta fresca e aprire una fabbrica produttrice di accessori per il settore navale. La guerra, la fame e la laboriosità segnano la sua infanzia. Oggi è amministratore delegato della società F.lli Razeto e Casareto S.p.A. di Sori. La sua vita, i suoi ricordi, le sue passioni sono legate al mare e al porto di Genova.

Parlando con Giancarlo Razeto riesco a immaginare un porto di altri tempi. Quando gli chiedo dei cambiamenti che ha visto, intravedo nei suoi occhi emozioni e malinconia: “Quando ero bambino le navi trasportavano prevalentemente passeggeri. Tra questi c’era un numero consistente di migranti che dall’Italia andavano a cercare lavoro nelle Americhe (del nord e del sud). Tutto era più lento e anche le navi viaggiavano tranquille in mezzo al mare. Per quanto riguarda le merci non esistevano i container, infatti, la merce veniva scaricata attraverso sistemi di imbragature dai cosiddetti “camalli” che la movimentavano a spalla senza l’aiuto di nessuna macchina. Mi ricordo quando per la prima volta ho assistito alla chiamata dei camalli. Quando arrivava una nave, la persona incaricata li radunava spiegando loro cosa avrebbero dovuto scaricare. A quel punto chi era disposto ad effettuare il  lavoro alzava la mano. Nel momento in cui era raggiunto il numero richiesto dei lavoratori, l’incaricato provvedeva a illustrare loro le pratiche di scarico”. Alla domanda se  la lontananza della fabbrica dal porto abbia causato criticità, risponde di no, la lontananza dal porto non li ha particolarmente penalizzati. Ricorda che quando era un bambino, suo padre si recava al porto in cerca di lavoro. Andava a contrattare direttamente con i cantieri navali e per lui era un viaggio, infatti, prendeva il treno fino a Nervi e poi il tram.

La situazione è migliorata quando hanno comprato la prima macchina aziendale, la 1100 FIAT-E, una giardinetta in dotazione anche alla Polizia, che aveva i sedili posteriori ribaltabili. Avrò avuto tredici anni. Salire su quella macchina è stata per me un’esperienza che non dimenticherò mai. Era l’unica in tutto il paese e la prima sulla quale fossi mai salito. Le prime consegne nel porto di Genova sono avvenute con questa auto. Sono dovuti passare quasi dieci anni per trasportare i nostri prodotti al porto con un  autotrasportatore. Al tempo ricordo che un carpentiere di  Sori detto “il Gamba” ha deciso di cambiare vita. Ha comprato un piccolo camion e ha iniziato a fare le consegne per noi e per altre aziende del luogo.

All’inizio in che modo la società teneva i contatti e riceveva gli ordini dai cantieri navali di Genova?

Al porto, mio padre andava direttamente negli uffici acquisti dei cantieri navali, portava con sé campioni e faceva preventivi. Intanto l’azienda cresceva e si adattava alle esigenze del mercato. Le grandi commesse per i transatlantici le abbiamo prese direttamente dall’Ansaldo proprio così ed è stata proprio l’Ansaldo a farci decollare. Oggi purtroppo le cose sono cambiate perché le grandi navi vengono costruite tutte a Monfalcone dalla Fincantieri e Genova ha perso il suo ruolo di leader in questo settore”.

Gli chiedo poi se la produzione della sua azienda sia cambiata molto dall’inizio dell’attività e mi risponde di sì, tantissimo: “siamo passati dall’attrezzatura rudimentale dell’inizio del ‘900 alle macchine a controllo numerico attuali che sono quelle che oggi mandano avanti la produzione”.

Alla domanda se secondo lui la generazione di oggi sia legata al mare come lo era la sua, la risposta negativa non sorprende. Giancarlo spiega che il tipo di lavoro che si svolge all’interno del porto è sicuramente meno attraente rispetto ad altre professioni più remunerative e meno faticose.

Che effetto gli ha fatto vedere una città di portuali e pescatori trasformarsi in una città turistica? Con voce tremante risponde: “Visto che non sono giovanissimo avrei preferito vedere il porto funzionante come un tempo. Oggi le navi da crociera invadono e portano turisti. Probabilmente la città è diventata turistica anche grazie al porto. Anche le persone che abitano nel centro storico non sono più quelle di un tempo. La prima volta che con mio padre ci siamo addentrati nel centro storico, mi ha portato a vedere la cattedrale di Genova e sono rimasto esterrefatto. La cosa che mi ha colpito di più sono state le statue dei leoni e il colore della facciata che solo successivamente ho scoperto essere tipica della nostra terra. Ai tempi i genovesi vivevano, lavoravano e godevano della bellezza del centro storico. Oggi purtroppo molte zone sono degradate”.

Qual è il ricordo più bello legato al porto?

E’ il fatto che ci andavo con mio padre. Per me lui è stato più che un padre. Tutte le cose che ho imparato sul lavoro me le ha insegnate lui. Penso di poter affermare che sono la persona che sono, grazie a lui e lo dico in senso positivo. Quando penso al porto di un tempo penso a lui”.

Se una delle sue nipoti le chiedesse consiglio, le consiglierebbe di lavorare nel settore marittimo oggi?

I tempi sono molto cambiati e fortunatamente all’interno del porto molte cose sono migliorate, per esempio le donne oggi ci lavorano, cosa impensabile ai miei tempi, quindi, direi di sì, se piace il settore. Io ho avuto la fortuna di amare il mio lavoro e per questo penso che si debba fare un lavoro che piaccia”.