La titolare della pescheria storica del Mercato Orientale racconta come il riscaldamento e la sovrapesca stanno trasformando il nostro mare

di Martino Piana, 1B

La storia di Pescherie Conti Genova risale alla fine dell’Ottocento e nonostante diverse difficoltà resiste ancora oggi.

Nata nel centro storico di Genova, in quella che un tempo si chiamava Ciappa Vegia (oggi Piazza della Raibetta), l’attività è stata proseguita dalla famiglia, di generazione in generazione, con le donne al banco e gli uomini dediti all’ingrosso. 

La sede storica della pescheria in piazza della Raibetta

Oggi l’attività continua nel Mercato Orientale (via XX Settembre) e al mercato di Piazza Scio alla Foce, dove un banco storico come quello di Pescherie Conti offre quotidianamente pesce di qualità da specie pregiate fino al “pesce povero”.

Alla domanda se la gente incontrata ogni giorno sia diversa da quella di una volta, Caterina risponde che con il passare del tempo inevitabilmente cambiano anche le persone che contrastano molto con ricordi del passato legati a una vita più semplice, a una clientela cresciuta con la tradizione del pesce e del mercato.

 

Cambiamenti in mare: inquinamento e riscaldamento mettono a rischio il pescato

Non solo le persone sono cambiate. Anche il mare e le sue creature risentono profondamente delle trasformazioni ambientali. «Il fenomeno più importante adesso, oltre l’inquinamento, è il riscaldamento delle acque del Mediterraneo… questo sta cambiando il nostro mare

Secondo Caterina, l’aumento delle temperature ha alterato l’equilibrio marino: alcune specie che erano comuni un tempo quasi non esistono più, mentre ne arrivano di nuove, non autoctone, che spesso compromettono la vita delle specie locali. Ad esempio, spiega, «i muscoli stanno soffrendo tantissimo di questo cambiamento»: quest’anno è stata vietata la raccolta di una varietà tipica, perché ormai troppo rara.

Il risultato è una rottura dell’armonia del mare: l’equilibrio che regnava prima viene turbato da un ecosistema che si adatta a fatica ai mutamenti continui.

Metodi di pesca e danni all’ambiente

Caterina spiega che a nuocere all’ambiente non è il cambiamento dei metodi di pesca che si mantengono sempre uguali (strascico, traino, circuizione…) ma a cambiare è la potenza tecnologica e l’intensità eccessiva con cui la si applica che non permette alla fauna marina di riprodursi adeguatamente.

Proprio per questo motivo, continua, sono stati istituiti i “fermi pesca”: nei periodi stabiliti, in certe zone a seconda dei cicli naturali si sospende la pesca per permettere ai pesci di riprodursi. Attualmente ,spiega, stiamo vivendo un fermo pesca dalla Liguria fino alla Sicilia che sarebbe dovuto concludersi a fine mese, ma in alcune zone è stato prorogato, per volontà degli gli esperti che monitorano i mari. I fermi pesca sono utili per salvaguardare la fauna ma vanno applicati con criterio anche per tutelare i lavori che, come il suo, dipendono molto dal mare “sono mestieri antichi che ci permettono di mangiare il pesce locale

Cambiamenti nei gusti e nella domanda

Un altro cambiamento evidente rispetto al passato riguarda le richieste dei clienti.

Per esempio quando iniziò a lavorare con la madre aveva circa 15 anni e sul banco non c’erano pesci come il salmone.

Oggi, invece, il salmone è spesso richiesto, spinto dalla moda del sushi e del pesce “esotico”. Ma per lei questa tendenza ha poco senso. «È un pesce che vive tra mare e fiume, ma i salmoni che mangiamo noi non sono originari di queste zone… e gli omega-3 che ci sono in un pesce di mare non ci sono in un pesce di allevamento

Secondo la sua esperienza, il pesce allevato perde gran parte del valore nutrizionale e ambientale rispetto al pescato locale. Per questo continua a consigliare l’acquisto di specie tradizionali e di stagione, come l’orata e il branzino, evitando di seguire mode momentanee.

Caterina Conti nella sede del Mercato Orientale

Tanti sono i pesci che rispetto a una volta si vedono molto meno in vendita, o addirittura scompaiono. Tra questi, Caterina cita il “bronco”, le “bughe”, gli sgombri (detti “i laĝerti”) e il pesce azzurro piccolo, ricco di sapore e nutriente, ma spesso trascurato dalle nuove generazioni perché richiede pulizia e attenzione.

«Bisogna imparare a conoscere i pesci per conoscerne le proprietà».

Un tempo, i bianchetti i piccoli delle acciughe o sardine erano regolarmente pescati e venduti. Oggi, invece, una legge europea blocca del tutto quella pesca in alcuni paesi come il nostro, rendendo queste specie pressoché introvabili nei mercati italiani.

Un consiglio per i consumatori: variare e scegliere “pesce povero”

Concludendo, Caterina lancia un appello al buon senso del consumatore. Mai mangiare sempre lo stesso tipo di pesce. Consumare poche specie in grandi quantità danneggia la biodiversità marina e, di riflesso, la nostra salute. Prediligere il pesce “povero”, cioè quello locale, di stagione, poco costoso e nutriente. Alternare tipi diversi di pesce: seppie, polpi, triglie, piccoli pesci azzurri e pescato del giorno.

«La natura ve ne provvede, è quello che costa poco. È quello da mangiare di più».

La famiglia di Caterina deve tutto al mare, dall’apertura della pescheria alla pesca quotidiana e per questo lo rispetta molto. Ogni giorno da più di un secolo gli fornisce una fonte di guadagno ma anche molto altro come il venire a contatto con persone nuove e lavorare nel posto che amano, dove sono cresciuti.