Dalla tutela dei coralli al recupero delle tartarughe: l’impegno dell’Acquario per il Mediterraneo.
di Cecilia Toma, 1B
Quando si parla di Genova, l’immagine che affiora subito alla mente è quella del mare. Fin dai tempi delle Repubbliche Marinare, la distesa blu ha rappresentato la sua ricchezza e identità, influenzandone cultura e tradizioni. Il mare rappresenta dunque il nucleo vivo della città. Luogo di fascino, l’Acquario non è soltanto una meta turistica ma un’icona di Genova e una fucina di progetti e obiettivi che gravitano attorno alla conservazione degli ecosistemi in via di estinzione. Un argomento che abbiamo approfondito durante l’Intervista con la dott.ssa Bruna Valettini, Responsabile dei progetti europei presso Costa Edutainment S.p.A.- Acquario di Genova.
I progetti di conservazione: un impegno concreto
L ’Acquario di Genova opera su molteplici fronti per la conservazione e la ricerca. Innanzitutto i progetti di ricerca sui mammiferi marini, che vanno avanti da molti anni e che consentono, anche attraverso un network internazionale, di disporre di un numero sempre maggiore di dati sulla presenza dei cetacei nel Mare Mediterraneo.

Un’altra tematica cruciale è il “Progetto Coralli”, una collaborazione tra l’Acquario e l’Università Bicocca di Milano per la tutela dei coralli tropicali. Questi organismi sono soggetti a numerosi rischi dovuti all’innalzamento della temperatura a causa dei cambiamenti climatici, che provoca il cosiddetto: “sbiancamento dei coralli”. Si stanno conducendo molti studi e i coralli vengono riprodotti direttamente all’Acquario. È stato creato un centro per questo progetto direttamente alle Maldive, per intervenire sul campo. Un altro fronte importante è la reintroduzione di specie che vengono allevate in cattività. Ne è un esempio la testuggine palustre, specie di acqua dolce che viene riprodotta in un centro ad Albenga; i piccoli vengono poi portati in Acquario, dove rimangono in stabulario per circa un anno, per poi essere riportati al centro di riproduzione e successivamente reintrodotti negli stagni intorno alla piana di Albenga. Questo progetto ha ottenuto un importante finanziamento dall’Unione Europea.

Al centro dell’attenzione ci sono anche le tartarughe marine: da anni l’Acquario è centro di recupero autorizzato e riconosciuto per il salvataggio di questi animali. Quando viene avvistata una tartaruga marina, viene segnalata e la Capitaneria di Porto che la conduce all’Acquario, dove viene curata. Si tratta spesso di tartarughe rimaste impigliate nelle reti o che, purtroppo, hanno incontrato per loro sfortuna le eliche di qualche imbarcazione. Quando possibile, vengono poi rilasciate nuovamente in mare.
Innovazione tecnologica al servizio del mare

Sul fronte tecnologico, l’Acquario sta portando avanti diverse ricerche innovative, il primo è lo studio sui bioattivatori, sostanze naturali utili per il risanamento delle acque del porto, in grado di degradare le sostanze nocive presenti nei fanghi dei fondali.
Alcuni studi prendono in considerazione il DNA ambientale, in particolare per individuare la presenza della foca monaca, di cui esistono veramente pochi individui, difficili da osservare direttamente. Quando se ne sospetta la presenza, vengono prelevati e analizzati campioni d’acqua, nei quali si verifica l’eventuale presenza attraverso il DNA. Questa tecnica innovativa viene portata avanti dalla Fondazione Acquario di Genova nell’ambito del progetto sulla foca monaca.
Un altro progetto concreto è stato quello che ha interessato i cavallucci marini, riprodotto in Acquario e grazie alla collaborazione con l’università, reintrodotti nel Mar Piccolo di Taranto.
Educare per conservare
L’Acquario di Genova ha come missione quella di sensibilizzare ed educare il grande pubblico alla conservazione, al rispetto e all’applicazione di comportamenti sostenibili. Questo avviene tramite attività di educazione, sensibilizzazione e laboratori educativi sia con le scuole sia con gli adulti perché è fondamentale far conoscere le diverse specie in pericolo, gli habitat minacciati e l’importanza della conservazione dell’ambiente marino. Attraverso azioni concrete, come progetti di conservazione e di ricerca che prevedono anche attività con impatto diretto sul campo, l’Acquario dimostra che è possibile fare la differenza.
La dott.ssa Valettini conclude con una visione che unisce conservazione marina e inclusione sociale: “Se potessi avere ampie risorse e possibilità, mi piacerebbe provare a realizzare un progetto, in collaborazione con enti, università e associazioni che si occupano dell’assistenza a persone con bisogni speciali, per fare in modo che possano usufruire non solo dell’Acquario e delle attività che svolgiamo, ma anche di esperienze come, ad esempio, la nautica o la subacquea, in maniera più facile, accessibile e inclusiva, cercando gli strumenti e le tecniche migliori affinché tutto ciò possa avere un beneficio concreto su di loro e migliorare la loro qualità di vita.”

