Stefano Donati e il mestiere che sta scomparendo
di Isabella Morando, 1B
Il mare di Genova non è solo una via di commercio o un posto di lavoro: è un luogo che rappresenta parte della vita dei lavoratori e dei cittadini che vivono a contatto con esso. Il porto Antico, più precisamente vicino al Museo del Mare, è il luogo in cui l’ex pescatore Stefano Donati ha lavorato per un decennio, insieme a suo padre e suo zio che lo hanno introdotto nel mondo della pesca. Da subito ha voluto chiarire che il pescatore non è un lavoro semplice: richiede impegno, costanza, pazienza e molto studio.
Il rapporto tra un pescatore e il mare va oltre il semplice guadagno. 
Che cosa le viene in mente quando pensa al mare e, in particolare, a Genova?
“Pensando al mare mi vengono in mente tanti ricordi piacevoli. Ricordo per esempio quando andavo a Monterosso con mio padre, vedevamo i delfini, passavamo intere giornate completamente circondati dal mare.” Il mestiere del pescatore non è caratterizzato solo da ricordi, ma anche dalle soddisfazioni che si possono ricavare. “Ricordo la soddisfazione di svolgere un lavoro così faticoso: una volta con mio padre abbiamo trascorso un’intera giornata provando a pescare delle ricciole che continuavano a scappare dalle reti. Dopo un giorno e una notte che continuavamo a fallire e aspettare, siamo riusciti a catturarle. Il piacere di questi momenti è indescrivibile”.
La difficoltà del mestiere è ripagata da emozioni che non si possono esprimere a parole.
“Mentre stai pescando, sei a contatto con la natura, con l’acqua, con un mondo completamente diverso da quello terreno”.
La pesca diventava ancora più particolare di notte, come ci racconta. Da aprile a maggio avveniva la pesca delle acciughe, da luglio ad ottobre la pesca sugli scogli, a dicembre la pesca delle orate. In questi mesi amava particolarmente pescare di notte. “Mi è sempre piaciuto vivere il mare di notte. La notte è magica, è scura, è strana… fa un certo effetto. Tutti dormono e tu sei lì, in mezzo al mare, a pescare, e ti senti come se fossi sopra le nuvole su un altro mondo”.
Il suo rapporto con il mare, come tutte le relazioni, non è sempre semplice. “Il mare è un amico, ma può diventare anche un nemico e per fare questo lavoro devi esserne consapevole”. Essere pescatori oggi richiede non solo di saper pescare, ma di saper rispettare il mare. Grazie alle nuove tecnologie la pesca sta cambiando sempre di più. Gli strumenti si sono rinnovati, e per questo è aumentata anche la quantità di pesce che si può pescare, causando anche una riduzione del pesce in mare. Molti pesci tipici di Genova, come le acciughe o le ricciole, vengono pescati in grandi quantità perciò non si ripopolano velocemente. “Essere pescatori oggi non richiede soltanto abilità, ma anche tanto impegno e soprattutto rispetto per il mare. È per questo che il progresso rende la pesca più efficiente ma allo stesso tempo più complicata di prima”.
Quali sono i valori più importanti che ha appreso da questo mestiere?
“Sicuramente ho imparato ad essere calmo, paziente, poco impulsivo. Questo è un lavoro destinato a scomparire. Un ragazzo non inizierà mai di sua spontanea volontà a pescare. Deve essere guidato, deve imparare questi valori. Gli si deve spiegare più che la tecnica, l’approccio che si deve avere. La pesca sarebbe un’esperienza meravigliosa per tutti e sarebbe bello poter diffondere di più l’idea di poter fare questo mestiere. La voglia di un ragazzo di pescare deve nascere dal cuore. Non si può iniziare nel modo corretto senza la più sincera volontà di farlo.
Più che un lavoro la pesca è una passione. Ci vuole passione. Se non ce l’hai, non puoi fare il pescatore. Questa dedizione deve nascere da dentro la persona, deve essere più forte di ciò che potresti guadagnare. Se hai l’amore per questo mestiere poi puoi arrivare ad un guadagno. Non ha senso partire con il presupposto di farlo come un lavoro, perché non si ottiene nessun risultato.”
Oggi Stefano Donati gestisce la pescheria “La Lampara” a Genova. Nonostante abbia lasciato il mestiere di pescatore, continua a trasmettere i suoi valori di rispetto per il mare e per la pesca alle nuove generazioni che, forse, manterranno viva questa tradizione.


